Racconti Piccanti
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Tuo figlio succhia meglio di te, Giulia!

Tuo figlio succhia meglio di te, Giulia!

26 Marzo 2026·9 min di lettura

Mi chiamo Luca, ho venticinque anni e ieri ho discusso la mia laurea in Economia. Un traguardo importante, qualcosa che mia madre Giulia ha voluto festeggiare in grande stile. Ha organizzato una festa a casa nostra, una villetta a schiera appena fuori città, con pochi invitati ma “speciali”, come li ha definiti lei. Non immaginavo quanto “speciali” sarebbero stati.

La giornata è iniziata in modo normale. Mia madre, una donna di quarantotto anni con un corpo ancora tonico grazie alla palestra, ha passato la mattinata a sistemare il salotto e a preparare una torta enorme. Indossava un vestito blu aderente che le arrivava appena sopra il ginocchio, e io non potevo fare a meno di notare quanto fosse ancora attraente, con i capelli castani mossi e un sorriso che illumina qualsiasi stanza. Abbiamo riso insieme mentre disponevamo i piatti e le bottiglie di vino sul tavolo. “Vedrai, Luca,” mi ha detto con un occhiolino, “stasera ci divertiamo.”

Verso le otto sono arrivati gli ospiti. Solo due persone, ma che presenza. Franco e Marco, due ex calciatori di Serie C, amici di mio padre quando era ancora vivo. Due colossi, alti quasi due metri, con spalle larghe e un fisico che, nonostante i quarant’anni passati, trasudava potenza. Franco aveva una barba folta e i capelli corti, mentre Marco era rasato a zero, con un torace peloso che spuntava dalla camicia aperta di un bottone di troppo. Mi hanno stretto la mano con una forza che quasi mi ha fatto male, congratulandosi per la laurea con voci roche e risate sguaiate. “Grande, ragazzo!” ha detto Marco, dandomi una pacca sulla schiena che per poco non mi ha mandato a terra.

La serata è iniziata con brindisi e chiacchiere. Abbiamo mangiato la torta, bevuto vino e poi passato al whisky. Mia madre rideva alle battute di Franco, che raccontava aneddoti di partite e spogliatoi, mentre Marco mi chiedeva dei miei piani per il futuro, guardandomi con occhi che, col passare dei bicchieri, diventavano sempre più intensi. Non so esattamente quando l’atmosfera è cambiata, ma a un certo punto ho sentito un calore strano nello stomaco. Forse era l’alcol, forse era il modo in cui Marco mi fissava, o come Franco posava la mano sulla coscia di mia madre, ridendo troppo vicino al suo orecchio.

“Giulia, sei sempre una bomba,” ha detto Franco, con un tono che non lasciava spazio a interpretazioni. Mia madre ha riso, arrossendo appena, e ha risposto: “Smettila, sei il solito esagerato.” Ma non ha spostato la mano di lui. Io li guardavo, un po’ a disagio, un po’ incuriosito. Marco, seduto accanto a me sul divano, si è chinato e mi ha sussurrato: “Tua madre è uno spettacolo, ma tu non sei da meno, sai?” Ho deglutito, non sapendo cosa rispondere. Il suo fiato odorava di whisky, e la sua voce era bassa, quasi un ringhio.

Non so come siamo arrivati al punto di rottura. Forse è stato quando Franco ha proposto un “gioco” per “scaldare l’ambiente”. Forse è stato il modo in cui mia madre, con le guance arrossate dall’alcol, ha detto: “Va bene, ma solo se Luca è d’accordo.” Io ho annuito, più per curiosità che per altro, senza capire bene cosa stesse per succedere. Marco ha sorriso, un sorriso predatorio, e ha detto: “Allora ci siamo. Toglietevi i vestiti, tutti e due. Subito.”

Il cuore mi batteva forte, ma c’era qualcosa nell’aria, una tensione che mi ha spinto a obbedire. Mia madre si è alzata, ha slacciato il vestito e l’ha lasciato cadere a terra, restando in reggiseno e mutandine nere. Io ho tolto la camicia e i jeans, sentendo gli occhi di Marco e Franco su di me. “Bravi,” ha detto Franco, alzandosi e iniziando a sbottonarsi la camicia. “Ora mettiamoci comodi.” Marco ha fatto lo stesso, rivelando un torace coperto di peli scuri e un rigonfiamento evidente nei pantaloni. Mi sono sentito nudo, vulnerabile, ma anche eccitato in un modo che non riuscivo a spiegarmi.

“Venite qui,” ha ordinato Marco, con un tono che non ammetteva repliche. “Tutti e due, in ginocchio. Uno di fronte all’altro.” Mia madre mi ha guardato per un istante, i suoi occhi pieni di un misto di imbarazzo e desiderio, poi si è inginocchiata sul tappeto del salotto. Io ho fatto lo stesso, di fronte a lei, a un metro scarso di distanza. Franco e Marco si sono avvicinati, abbassandosi i pantaloni. Quello che ho visto mi ha lasciato senza fiato: due cazzi enormi, grossi e già duri, con vene pulsanti e un odore forte, maschio, che mi ha colpito come un pugno. Franco doveva essere lungo almeno venticinque centimetri, largo come una lattina, mentre Marco era un po’ più corto ma con una cappella rossa e gonfia che sembrava pronta a esplodere.

“Guardali bene,” ha detto Franco, ridendo. “Ora vediamo chi di voi due sa succhiare meglio.” Si è avvicinato a mia madre, spingendole la testa verso di sé. Lei ha aperto la bocca, accogliendolo con un gemito soffocato. Io guardavo, ipnotizzato, mentre Marco si è posizionato davanti a me. “Apri,” ha grugnito, e io ho obbedito. Il suo cazzo mi ha riempito la bocca, il sapore salato e il calore della sua pelle contro la lingua erano quasi troppo da sopportare. Ho sentito il suo odore, un mix di sudore e muschio, mentre mi afferrava i capelli e iniziava a muoversi, spingendo piano ma con decisione.

“Tuo figlio succhia meglio di te, Giulia!” ha esclamato Franco, ridendo forte mentre guardava mia madre lottare per prenderlo tutto in bocca. Lei ha sollevato lo sguardo, con le labbra strette attorno al cazzo di Franco, e ha mugugnato qualcosa di incomprensibile. Marco ha stretto la presa sui miei capelli, spingendo più a fondo. “Cazzo, ragazzo, hai una bocca che è un paradiso,” ha detto, ansimando. “Guardate come lo prende, Giulia. Impara da lui.”

Ho sentito le guance bruciare, ma non ho smesso. Le sue spinte erano ritmiche, profonde, e il suono dei suoi gemiti riempiva la stanza, mescolandosi ai rumori bagnati della bocca di mia madre. Ogni tanto Marco si tirava fuori, lasciandomi riprendere fiato, e io vedevo il suo cazzo lucido di saliva, con gocce che cadevano sul tappeto. Poi tornava dentro, riempiendomi di nuovo. Di fronte a me, Franco aveva tirato via mia madre dal suo cazzo e le stava schiaffeggiando il viso con la cappella, lasciando tracce bagnate sulle sue guance. “Brava, Giulia, ma ora voglio il tuo culo,” ha detto, con un ghigno.

Si è spostato dietro di lei, facendola piegare a quattro zampe. Mia madre ha ansimato quando lui le ha abbassato le mutandine e ha sputato direttamente sul suo buco, massaggiandolo con le dita prima di spingere dentro. Ho visto il suo viso contrarsi per un istante, poi rilassarsi mentre lui entrava, centimetro dopo centimetro. “Cazzo, sei stretta,” ha grugnito Franco, iniziando a pompare con colpi lenti ma potenti. Il suono della pelle contro la pelle era assordante, mescolato ai suoi gemiti e ai rantoli di mia madre.

Marco, vedendo la scena, ha deciso di cambiare posizione. “Anche tu, ragazzo. Girati,” ha ordinato. Mi sono messo a quattro zampe, di fronte a mia madre, a pochi centimetri dal suo viso. Lei mi guardava, con gli occhi velati di piacere e sudore sulla fronte, mentre Franco la scopava da dietro. Marco si è posizionato alle mie spalle, e ho sentito il freddo della sua saliva mentre mi bagnava, poi la pressione della sua cappella contro il mio culo. “Rilassati,” ha detto, spingendo piano. Ho stretto i denti, sentendo il bruciore iniziale trasformarsi in un calore intenso mentre entrava, riempiendomi completamente. Era enorme, e ogni movimento mi faceva tremare.

“Guardalo, Giulia,” ha detto Marco, ridendo mentre iniziava a muoversi dentro di me. “Tuo figlio lo prende meglio di te. Guarda come si apre per me.” Mia madre ha gemuto, incapace di rispondere, mentre Franco le afferrava i fianchi e aumentava il ritmo. Io sentivo ogni spinta di Marco, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori, il suo respiro affannoso dietro di me, l’odore del suo sudore che mi avvolgeva. Le sue mani mi stringevano i fianchi, le dita che affondavano nella pelle, e ogni tanto si chinava per mordermi la spalla, lasciandomi segni rossi.

“Cambiamo,” ha detto Franco dopo qualche minuto, tirandosi fuori da mia madre con un suono bagnato. Si è spostato verso di me, mentre Marco è andato da lei. “Vediamo se il ragazzo regge anche me,” ha detto Franco, posizionandosi dietro di me. Il suo cazzo era ancora più grosso di quello di Marco, e quando ha iniziato a spingere ho dovuto mordermi il labbro per non gridare. Era una sensazione di pienezza quasi insostenibile, ma allo stesso tempo mi faceva impazzire. “Cazzo, sei un campione,” ha detto, iniziando a muoversi con colpi profondi e lenti. Davanti a me, Marco aveva preso mia madre per i capelli, scopandole la bocca con una forza che la faceva ansimare a ogni spinta.

“Ti piace guardare tua madre così, vero?” mi ha detto Franco, chinandosi sul mio orecchio mentre mi penetrava. “Guarda come lo prende in gola. Ma tu sei meglio, lo sai?” Ho chiuso gli occhi, sopraffatto dalle sensazioni: il suo cazzo che mi apriva, il suono dei suoi fianchi che sbattevano contro di me, il calore del suo corpo peloso contro la mia schiena. Ogni spinta era accompagnata da un grugnito, e sentivo il suo sudore gocciolare su di me, il suo odore forte che mi riempiva i polmoni.

Mia madre, a pochi centimetri da me, aveva gli occhi lucidi mentre Marco le scopava la bocca. Ogni tanto lui si tirava fuori, lasciandola tossire e riprendere fiato, poi tornava dentro, tenendola ferma con una mano. “Brava, Giulia, ingoia tutto,” le diceva, e lei obbediva, con le labbra rosse e gonfie. Franco, dietro di me, ha aumentato il ritmo, e ho sentito il mio corpo tremare, le gambe che cedevano sotto il suo peso. “Ci siamo, ragazzo,” ha grugnito, spingendo con più forza. “Sto per venire. Dove lo vuoi?”

“Ovunque,” ho ansimato, senza pensare. Lui ha riso, un suono profondo e rauco, poi si è tirato fuori di colpo e si è posizionato davanti a me. Ho aperto la bocca appena in tempo per sentire il primo schizzo caldo colpirmi la lingua, poi il viso, mentre lui si svuotava con un gemito animalesco. Il sapore era forte, amaro, e ho deglutito senza pensarci, sentendo il calore scendermi in gola. Contemporaneamente, Marco ha tirato fuori il cazzo dalla bocca di mia madre, venendole sul viso e sul collo con un rantolo. Lei ha chiuso gli occhi, lasciandosi coprire, mentre lui le stringeva i capelli con una mano.

Siamo rimasti così per un istante, ansimanti, sudati, con il respiro pesante che riempiva la stanza. Franco mi ha dato una pacca sulla schiena, ridendo. “Sei un fenomeno, ragazzo. Meglio di tua madre, senza dubbio.” Marco ha annuito, asciugandosi il sudore dalla fronte. “Già, Giulia, devi allenarti di più,” ha detto, con un ghigno. Mia madre ha riso, una risata stanca ma soddisfatta, mentre si puliva il viso con il dorso della mano.

Io mi sono seduto sul tappeto, con il corpo ancora tremante, il sapore di Franco ancora in bocca, l’odore di sudore e sesso che impregnava l’aria. Non so cosa pensare, non so cosa dire. Ma in quel momento, con il cuore che batteva all’impazzata e il calore che mi scaldava dentro, ho capito che questa serata non la dimenticherò mai.

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