Racconti Piccanti
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Consolato e inculato dal custode

Consolato e inculato dal custode

26 Marzo 2026·8 min di lettura

Mi chiamo Alessandro, ho 21 anni e quella sera di fine autunno non avrei mai immaginato che una semplice nuotata in piscina potesse trasformarsi in qualcosa di così… travolgente. Ero appena uscito dall’acqua, stanco ma soddisfatto dopo un’ora di vasche intense. Il cloro mi pizzicava ancora la pelle mentre mi dirigevo verso lo spogliatoio comune, un posto sempre un po’ umido e maleodorante, con gli armadietti arrugginiti e il pavimento scivoloso. Non c’era quasi nessuno a quell’ora, solo il silenzio interrotto dal gocciolio di un rubinetto in fondo alla stanza.

Appoggio lo zaino su una panchina, tiro fuori l’asciugamano e inizio a strofinarmi i capelli. Mi tolgo il costume, lo strizzo e lo metto via, restando nudo per qualche istante mentre cerco i vestiti nello zaino. Ma non li trovo. Frugo di nuovo, con il cuore che inizia a battere più forte. Mutande, pantaloni, maglietta, felpa… niente. Qualcuno ha preso tutto. Mi guardo intorno, sperando di vedere un’ombra o un movimento, ma sono solo. Il freddo mi morde la pelle bagnata, e un senso di imbarazzo mi stringe lo stomaco. Che diavolo faccio ora?

Mi avvolgo l’asciugamano intorno alla vita, stringendolo con una mano, e mi avvio verso l’uscita dello spogliatoio. Devo trovare qualcuno, magari un addetto o un custode. Il corridoio è deserto, le luci al neon sfarfallano debolmente. Sento il battito del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie mentre chiamo a bassa voce: “C’è qualcuno? Ho bisogno di aiuto!”

Dopo qualche secondo, un rumore di passi pesanti si avvicina. Un uomo alto, con una giacca blu scuro e un badge al petto, spunta da dietro l’angolo. Ha una barba corta e curata, occhi scuri che mi squadrano con curiosità. “Che succede, ragazzo?” mi chiede, la voce profonda e calma.

“Io… qualcuno mi ha rubato i vestiti. Nello spogliatoio. Non ho niente da mettermi,” balbetto, sentendomi un idiota. La mia mano stringe l’asciugamano ancora più forte, come se potesse proteggermi dal suo sguardo.

Lui mi guarda per un momento, poi annuisce. “Capisco. Vieni con me, ti aiuto a risolvere. Sono Luca, il custode notturno.” Mi fa cenno di seguirlo, e io lo faccio, con le guance che bruciano per l’imbarazzo. Camminiamo lungo il corridoio fino a un piccolo ufficio in fondo, un bugigattolo con una scrivania ingombra di carte, una sedia e un divanetto logoro nell’angolo. L’odore di caffè stantio e di detersivo per pavimenti riempie l’aria.

“Ecco, siediti qui,” dice, indicando il divanetto. Mi porge una coperta di lana ruvida che tira fuori da un cassetto. “Copriti, che sei tutto bagnato. Non voglio che ti prendi un malanno.” La sua voce ha un tono caldo, quasi paterno, ma i suoi occhi non smettono di scrutarmi, e io mi sento nudo anche sotto l’asciugamano e la coperta.

“Grazie,” mormoro, avvolgendomi nella coperta. Il tessuto pizzica un po’ sulla pelle, ma il calore è un sollievo. Luca si siede accanto a me, troppo vicino per essere casuale. Sento il profumo del suo dopobarba, un misto di legno e agrumi, e il calore del suo corpo attraverso la giacca.

“Non ti preoccupare, capita più spesso di quanto pensi. Qualche idiota che fa uno scherzo,” dice, appoggiando una mano sulla mia spalla. Il contatto mi fa trasalire, ma non mi sposto. “Sei un bel ragazzo, sai? Ti ho visto nuotare, prima. Hai un fisico… notevole.”

Le sue parole mi colgono alla sprovvista. Alzo lo sguardo e incontro i suoi occhi, che brillano di qualcosa che non è solo curiosità. “Grazie,” rispondo, con la voce che trema appena. Il cuore mi batte più forte, e non so se è per l’imbarazzo o per qualcos’altro. La sua mano scivola lungo il mio braccio, lenta, e il tocco mi fa venire la pelle d’oca.

“Sei teso, Alessandro. Rilassati,” sussurra, avvicinandosi. Il suo fiato caldo mi sfiora il collo, e sento un brivido scendermi lungo la schiena. “Non c’è niente di cui vergognarsi. Sei qui, vulnerabile… e sei così fottutamente bello così.”

Le sue parole mi colpiscono come un pugno nello stomaco, ma non in senso negativo. Mi sento esposto, sì, ma anche… eccitato. La sua mano si sposta sotto la coperta, sfiorando la mia coscia nuda. Non lo fermo. Non voglio fermarlo. “Luca, io… non so se…” inizio, ma lui mi interrompe con un sorriso storto.

“Non dire niente. Lascia fare a me,” dice, e con un gesto deciso mi sposta la coperta di lato, lasciandomi scoperto. L’asciugamano è ancora intorno alla mia vita, ma non per molto. Lo sfila con una mossa fluida, e io resto nudo davanti a lui, il cuore che mi martella nel petto. Il suo sguardo si sofferma su di me, su ogni centimetro del mio corpo, e io mi sento bruciare sotto quella attenzione.

“Sei perfetto,” mormora, e si china su di me, baciandomi il collo. La sua barba mi graffia la pelle, il suo respiro è caldo e umido. Le sue mani mi accarezzano il petto, scendendo lungo i fianchi, e io mi lascio andare, incapace di resistere. “Sdraiati,” mi ordina con voce ferma, e io obbedisco, stendendomi sul divanetto. Il tessuto ruvido mi sfrega contro la schiena mentre lui si posiziona sopra di me, ancora vestito. Sento la sua erezione premere contro i pantaloni, dura e insistente, mentre mi guarda con un’espressione famelica.

“Ti voglio, Alessandro. Ti voglio così, nudo e indifeso,” dice, e le sue parole mi fanno rabbrividire. Si slaccia la cintura con movimenti lenti, quasi teatrali, e si abbassa i pantaloni appena quanto basta. Il suo membro è grosso, spesso, con le vene che pulsano sotto la pelle. Lo vedo chiaramente sotto la luce fioca dell’ufficio, e la vista mi fa stringere lo stomaco per un misto di paura ed eccitazione.

“Rilassati, ci penso io,” dice, sputandosi sulle dita e portandole tra le mie gambe. Il contatto è freddo all’inizio, ma poi si scalda mentre mi prepara con tocchi lenti e circolari. Sento il mio corpo aprirsi sotto le sue mani, ogni movimento che mi fa ansimare. L’odore del suo sudore si mescola a quello del cloro che ho ancora sulla pelle, e il mix è inebriante. “Sei stretto, cazzo… ma ci arrivo,” mormora, con la voce roca.

“Fai piano, ti prego,” riesco a dire, con il fiato corto. Lui annuisce, ma nei suoi occhi c’è una brama che mi fa capire che non si fermerà. Si posiziona meglio, le sue cosce muscolose contro le mie, e spinge piano. La pressione è intensa, un bruciore che mi fa stringere i denti, ma poi si trasforma in qualcosa di diverso, qualcosa di profondo e caldo. Lo sento entrare, centimetro dopo centimetro, fino a riempirmi completamente. Il suo membro è grosso, mi allarga, e ogni movimento mi fa gemere.

“Così, bravo… prendilo tutto,” sussurra, chinandosi su di me. Il suo fiato mi sfiora l’orecchio, e le sue parole mi fanno tremare. “Sei così vulnerabile per me, Alessandro. Mi fai impazzire.” Le sue spinte sono lente, deliberate, ogni colpo che mi fa sentire ogni dettaglio di lui dentro di me. Il suono dei nostri corpi che si incontrano riempie la stanza, un ritmo costante e bagnato che si mescola ai nostri respiri affannosi.

Gli afferro le spalle, le unghie che si conficcano nella stoffa della sua giacca. “Più forte,” gli dico, sorprendendo anche me stesso. Non so da dove venga questa voglia, ma la sento crescere dentro di me, una fame che non riesco a controllare. Luca sorride, un ghigno che mi fa rabbrividire, e accelera il ritmo. Ogni spinta è più decisa, più profonda, e io mi perdo nella sensazione di essere completamente suo.

“Ti piace, eh? Lo senti quanto ti riempio?” dice, la voce bassa e sporca. “Dimmi quanto ti piace, Alessandro.” Le sue parole mi imbarazzano, ma allo stesso tempo mi eccitano da morire. “Sì… mi piace,” ansimo, con il volto in fiamme. “Non fermarti, cazzo, continua.”

Le sue mani mi afferrano i fianchi, stringendo forte, e io sento il bruciore delle sue dita sulla pelle. Il divanetto cigola sotto di noi, un suono che si aggiunge al rumore del nostro sesso. Il sudore mi cola lungo la schiena, il suo odore muschiato mi avvolge, e ogni tanto sento il sapore salato delle sue labbra quando mi bacia con forza, la lingua che invade la mia bocca.

Mi sposta leggermente, facendomi mettere una gamba sopra la sua spalla. La nuova posizione mi fa sentire ancora più aperto, più esposto, e le sue spinte colpiscono un punto dentro di me che mi fa vedere le stelle. “Cazzo, proprio lì,” gemo, incapace di trattenermi. Lui ride piano, un suono profondo e gutturale. “Lo so, ci arrivo sempre. Ti faccio impazzire, vero?”

“Sì, sì, non smettere,” rispondo, con la voce spezzata. Il piacere cresce, una tensione che si accumula nel mio basso ventre, pronta a esplodere. Anche lui è vicino, lo sento dal modo in cui i suoi movimenti diventano più irregolari, più disperati. “Sto per venire, Alessandro. Dove lo vuoi?” mi chiede, con il fiato corto.

“Dentro,” rispondo senza pensarci, e le sue sopracciglia si alzano per un attimo prima che un sorriso soddisfatto gli attraversi il volto. “Sei sicuro? Non mi tiro indietro, sai,” dice, e io annuisco, incapace di parlare. Le sue ultime spinte sono brutali, ogni colpo che mi scuote fino al midollo, e poi lo sento irrigidirsi, un gemito basso che gli sfugge dalle labbra mentre si svuota dentro di me. La sensazione è intensa, calda, e mi spinge oltre il limite. Vengo anch’io, senza nemmeno toccarmi, il piacere che mi travolge in ondate, lasciandomi tremante e senza fiato.

Restiamo così per qualche istante, i nostri corpi ancora premuti l’uno contro l’altro, il respiro che si calma lentamente. Sento il suo peso su di me, il suo membro ancora dentro, e il calore del suo seme che mi riempie. L’odore del sesso aleggia nell’aria, un misto di sudore, pelle e qualcosa di più primitivo. Alla fine, si ritira piano, e io sento un vuoto improvviso, ma anche un senso di appagamento che non provavo da tempo.

“Sei stato… incredibile,” dice, passandosi una mano tra i capelli mentre si rialza e si sistema i pantaloni. Mi guarda con un sorriso soddisfatto, e io non so cosa rispondere. Mi tira su la coperta, coprendomi di nuovo, e aggiunge: “Ti trovo qualcosa da mettere, non ti preoccupare. Ma questa cosa… resta tra noi, ok?”

Annuisco, ancora frastornato da tutto quello che è successo. “Sì, certo,” mormoro, mentre lui esce dall’ufficio per cercare dei vestiti. Mi appoggio allo schienale del divanetto, chiudendo gli occhi per un momento. Non so come sia successo, ma una cosa è certa: non dimenticherò mai questa notte.

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