L’Ultimo appuntamento
Sono le 19:45, l’ultimo appuntamento della giornata. Lo studio è silenzioso, il personale se n’è andato da un’ora. Ho sempre amato questi momenti di quiete, quando sono sola con il potere delle mie mani e della mia mente. Sono Paola, dentista da vent’anni, e a 45 anni so cosa voglio. Mi guardo allo specchio mentre sistemo il camice: corpo snello, ma il culo sodo che spinge contro il tessuto, le gambe lunghe che sanno come muoversi. Sono elegante, sempre, ma sotto questa facciata c’è una fame che non tutti vedono. Controllo tutto, sempre. E stasera, con questo ragazzo di 28 anni sdraiato sulla poltrona, sento già che sarà diverso.
Si chiama Luca, capelli scuri, occhi nervosi che evitano i miei. È qui per una devitalizzazione, un lavoro di routine. Gli ho fatto l’anestesia locale dieci minuti fa, e ora è disteso, con la bocca mezza aperta, un po’ intontito. Preparo gli strumenti, il rumore del metallo che si sfrega è l’unico suono nella stanza. Gli parlo con voce calma, professionale, mentre gli sistemo il bavaglio di carta.
“Rilassati, Luca. Non sentirai niente. Apri bene la bocca.”
Lui annuisce debolmente, gli occhi fissi sul soffitto. Ma mentre mi chino su di lui, con il camice che si apre appena sul décolleté, noto qualcosa. Sotto il grembiule che gli copre le gambe, c’è un rigonfiamento evidente. Un’erezione, chiara, spudorata, che spinge contro il tessuto dei pantaloni. Sorrido tra me e me, un sorriso che lui non può vedere. Non è la prima volta che succede, ma stasera… stasera ho voglia di giocare.
“Ti senti bene?” chiedo, con un tono che sembra innocente ma che nasconde un pizzico di malizia. Mi avvicino di più, il mio respiro caldo vicino al suo orecchio. Lui arrossisce, balbetta qualcosa.
“S-sì, dottoressa. Scusi, non… non so perché…”
“Non ti scusare,” lo interrompo, la voce bassa, quasi un sussurro. “Succede. È normale. Ma ora vediamo come sistemare… tutto.”
Mi alzo, chiudo la porta dello studio con un click deciso. Torno da lui, slaccio i primi due bottoni del camice, lasciando intravedere il reggiseno nero di pizzo che porto sotto. Mi siedo sulla poltrona dentistica, proprio sopra le sue gambe, sentendo la durezza sotto di me. I suoi occhi si spalancano, il respiro gli si spezza.
“Dottoressa, ma cosa…”
“Shh,” lo zittisco, posandogli un dito sulle labbra. “Non parlare. Fai quello che ti dico. Hai il cazzo duro da quando sei entrato, non fare finta di niente. E io ho voglia di divertirmi.”
Gli abbasso il grembiule, slaccio i pantaloni con mani esperte. La sua erezione salta fuori, grossa, turgida, la pelle tirata e lucida sulla punta. È lunga almeno 18 centimetri, spessa, con una vena che pulsa lungo l’asta. La prendo in mano, stringendola forte, sentendo il calore e la durezza contro il palmo. Lui geme, un suono strozzato che mi fa bagnare all’istante.
“Guardami,” gli ordino. Mi abbasso, apro la bocca e lo prendo dentro, lentamente, assaporando il gusto salato della sua pelle. La mia lingua scivola lungo l’asta, intorno alla cappella, mentre lo succhio con forza. Sento i suoi fianchi tremare sotto di me, i suoi gemiti che diventano più forti.
“Cazzo, dottoressa… non ci credo…”
Non rispondo, continuo a succhiarlo, lasciando che la saliva mi coli lungo il mento. Lo prendo tutto, fino in gola, sentendo la sua punta toccarmi il palato. Il suo odore muschiato mi riempie le narici, un misto di sudore e desiderio che mi fa perdere la testa. Con una mano gli stringo le palle, massaggiandole piano, mentre con l’altra mi tocco sotto il camice, sentendo quanto sono già fradicia.
Dopo qualche minuto mi alzo, il fiato corto. Mi tolgo il camice del tutto, restando con il reggiseno e le mutandine nere, che sono già bagnate al centro. Mi arrampico di nuovo sulla poltrona, mettendomi a cavalcioni su di lui. Gli tiro giù le mutande, liberando del tutto il suo cazzo, che sbatte contro il mio stomaco.
“Adesso mi scopi,” gli dico, guardandolo dritto negli occhi. “E fai quello che ti dico, chiaro? Succhiami le tette e riempimi la figa, altrimenti domani ti faccio male ai denti, giuro.”
Lui annuisce, con gli occhi pieni di una lussuria che mi eccita ancora di più. Mi slaccio il reggiseno, lasciando che le mie tette, sode e con i capezzoli già duri, gli finiscano davanti alla faccia. Si attacca subito, succhiando un capezzolo con una fame disperata, mentre con la mano stringe l’altra. Sento la sua lingua ruvida, i denti che mordicchiano appena, e un calore mi esplode tra le gambe.
“Sì, così, bravo,” ansimo, mentre mi abbasso le mutandine. La mia figa è stretta, calda, già pronta per lui. Mi posiziono sopra il suo cazzo, strofinando la cappella contro le mie labbra bagnate, facendolo scivolare tra le pieghe. È una tortura per entrambi, ma voglio sentirlo implorare.
“Ti prego, dottoressa… mettilo dentro… non ce la faccio più…”
Sogghigno, poi mi abbasso di colpo, prendendolo tutto dentro di me. Un gemito mi sfugge, profondo, mentre lo sento riempirmi completamente. È grosso, mi allarga, e ogni centimetro che spinge dentro mi fa tremare. Comincio a muovermi, cavalcandolo con furia, i fianchi che sbattono contro i suoi. La poltrona scricchiola sotto di noi, i nostri corpi sudati che si sfregano l’uno contro l’altro.
“Scopami più forte,” gli ordino, afferrandogli i capelli e tirandogli la testa indietro. Lui spinge dal basso, i colpi secchi e profondi che mi fanno sobbalzare. Sento il suo cazzo pulsare dentro di me, la sua durezza che mi sfrega contro le pareti interne, mandandomi ondate di piacere che mi fanno stringere i denti.
“Oh cazzo, sei stretta… ti sento tutta…” mugugna, la voce rotta dal piacere. Le sue mani mi afferrano il culo, stringendolo forte, guidandomi nei movimenti. Ogni spinta è un’esplosione, il suono della nostra carne che sbatte insieme riempie la stanza, un ritmo selvaggio e osceno.
Mi chino su di lui, le tette che gli sfregano contro il petto, e gli mordo il collo, lasciando un segno rosso sulla pelle. Il suo odore, un mix di sudore e colonia, mi inebria. Gli lecco la mascella, assaporando il sale della sua pelle, mentre continuo a cavalcarlo senza sosta. La mia figa si contrae intorno a lui, lo sento gonfiarsi ancora di più, vicino al limite.
“Non venire ancora,” gli ringhio, rallentando un attimo. “Voglio sentirti ancora dentro. Girati, mettimi a pecorina su questa poltrona.”
Lui obbedisce, ansimando. Mi alzo, mi posiziono con le ginocchia sulla poltrona, il culo in alto, esposto. Mi guarda per un attimo, poi si mette dietro di me, le mani che mi afferrano i fianchi. Sento la sua cappella spingere di nuovo contro la mia figa, scivolosa di umori, e con un colpo secco entra tutto dentro. Urlo, un suono rauco, mentre mi sbatte con una forza che mi fa tremare le gambe.
“Sì, cazzo, così! Più forte!” grido, spingendo il culo contro di lui. Ogni spinta mi fa sbattere contro il bordo della poltrona, il dolore che si mischia al piacere in un modo che mi manda fuori di testa. Sento il suo respiro affannoso, i suoi grugniti animali, e il rumore bagnato del suo cazzo che entra ed esce da me.
“Ti sto per venire dentro… non ce la faccio più…” mi avvisa, la voce spezzata. Lo sento pulsare, il ritmo che diventa irregolare. Mi giro appena, guardandolo con occhi feroci.
“Riempimi, Luca. Voglio sentire tutto dentro di me. Ora!”
Con un ultimo colpo, profondo e brutale, viene. Sento il calore del suo seme che mi riempie, fiotti caldi che mi inondano mentre la mia figa si contrae violentemente intorno a lui. L’orgasmo mi travolge, un’esplosione che mi fa tremare, le contrazioni che mi stringono come una morsa. Urlo, il corpo che si piega in avanti, mentre lui continua a spingere, svuotandosi completamente dentro di me.
Restiamo così per un attimo, ansimando, i corpi ancora uniti. Sento il suo seme che mi cola lungo le cosce, caldo e appiccicoso, mentre mi rialzo piano. Mi giro, il camice aperto e macchiato di sperma, una chiazza bianca che spicca sul tessuto immacolato. Lo guardo, un sorriso sadico sulle labbra.
“Domani torni per controllare quel dente,” gli dico, la voce ancora roca. “E vedi di non fare il bravo ragazzo, capito?”
Lui annuisce, ancora stordito, mentre si tira su i pantaloni con mani tremanti. So che tornerà. E so che io sarò pronta a prenderlo di nuovo, a dominarlo, a farmi scopare fino a perdere il controllo. Perché questo è il mio gioco, e io vinco sempre.
