Racconti Piccanti
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Mutandine rosa e umiliazione totale

Mutandine rosa e umiliazione totale

07 Marzo 2026·6 min di lettura

Mi chiamo Giulio, ho 36 anni e fino a qualche mese fa pensavo di avere una vita normale. Sposato con Beatrice, 32 anni, una donna che ho sempre trovato sexy ma che non mi aveva mai fatto girare la testa più di tanto. Un matrimonio tranquillo, noioso forse. Poi tutto è andato a rotoli. O forse no, dipende dai punti di vista. Non lo so più neanche io cosa provo. So solo che la mia testa è un casino e il mio corpo reagisce in modi che non capisco.

È iniziato tutto quando ho scoperto che Beatrice si vedeva con Federico, un tizio di 37 anni, un vero stronzo con la faccia da schiaffi. L’ho beccata che leggeva i suoi messaggi, rideva come una scema, e non ci ha messo molto a confessare. Non solo non si è scusata, ma mi ha guardato con un sorriso freddo e mi ha detto: “Se vuoi restare con me, devi accettare le regole. Le mie regole.” Ero incazzato, ferito, ma non so perché non sono riuscito a dirle di no. Forse perché una parte di me, una parte che odio, trovava eccitante l’idea di essere sottomesso. Forse perché avevo paura di perderla. Così ho detto sì, come un coglione.

Le prime settimane sono state un inferno. Beatrice ha iniziato a comandarmi a bacchetta. Una mattina, prima di andare al lavoro, mi ha tirato fuori un paio di mutandine rosa, di quelle da donna, e mi ha detto: “Mettile. E non togliertele finché non te lo dico io.” Ho provato a protestare, ma lei mi ha guardato con quegli occhi duri e ha aggiunto: “Se non lo fai, puoi fare le valigie.” Mi sono sentito umiliato, ma ho obbedito. Le ho indossate sotto i pantaloni, sentendo il tessuto leggero e strano contro la pelle. In ufficio non riuscivo a pensare ad altro. Ogni volta che mi sedevo, le sentivo stringere, e mi immaginavo i colleghi che scoprivano il mio segreto. Durante la giornata, Beatrice mi mandava foto di Federico: lui a torso nudo, lui che le stringeva il culo. Messaggi tipo: “Guarda cosa ti stai perdendo, cornuto.” Ero un misto di rabbia e… eccitazione. Non so spiegarlo, ma il mio corpo reagiva, anche se la mia testa urlava di vergogna.

La tensione a casa cresceva ogni giorno. Beatrice non mi toccava più, non come prima. Ogni tanto mi sfiorava il viso con le dita, mi dava un bacio sulla guancia, ma era come se stesse giocando con me, come se fossi un cane al guinzaglio. Una sera, mentre guardavamo la TV, si è seduta vicino a me sul divano e mi ha messo una mano sulla coscia. “Sai, stasera viene Federico,” ha detto, con un sorriso che mi ha fatto gelare il sangue. “E tu starai buono, vero?” Ho annuito, sentendo lo stomaco che si chiudeva. Non volevo, ma una parte di me era curiosa, quasi ansiosa di vedere fino a che punto sarebbe arrivata. Mi ha preso la mano, me l’ha stretta forte, e ha aggiunto: “Ti lego e ti bendo. Non voglio che fai casino.” Mi sono lasciato fare, come un idiota. Mi ha legato i polsi dietro la schiena con una corda e mi ha messo una benda sugli occhi. Ero seduto su una sedia in salotto, impotente, mentre sentivo il campanello suonare.

Ho sentito la voce di Federico, profonda e arrogante, che salutava Beatrice con un tono che trasudava sicurezza. Poi i rumori: i passi, le risate, il suono di un bacio lungo e rumoroso. Mi sono irrigidito, immaginandoli mentre si avvicinavano al divano, a pochi metri da me. “Guarda il cornuto, è tutto legato,” ha detto Federico, ridendo. Beatrice ha riso con lui, e quel suono mi ha fatto male, ma allo stesso tempo mi ha fatto venire un’erezione che non riuscivo a controllare. Sentivo i loro vestiti che cadevano a terra, il fruscio del tessuto, il divano che scricchiolava sotto il loro peso.

I preliminari sono andati avanti per un’eternità. Sentivo i gemiti di Beatrice, bassi e profondi, mentre Federico le diceva cose tipo: “Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace.” Lei rispondeva con mugolii, ansimando, e io potevo solo immaginare cosa stava succedendo. Sentivo il rumore delle mani sulla pelle, il suono umido di baci e carezze. “Toccami qui,” diceva lei, e io stringevo i denti, cercando di non ascoltare, ma era impossibile. Il profumo del suo eccitamento arrivava fino a me, dolce e acre allo stesso tempo, mescolato all’odore di sudore di lui. La mia testa era un vortice: li odiavo, ma volevo essere lì, volevo vedere, volevo… non so cosa volevo.

Poi è iniziato il sesso vero e proprio. Sentivo il divano che si muoveva ritmicamente, i gemiti di Beatrice che diventavano sempre più forti. “Cazzo, sì, più forte,” gridava lei, e Federico grugniva, dandole tutto quello che voleva. Immaginavo la scena con una chiarezza dolorosa: lei a cavalcioni su di lui, i fianchi che si muovevano avanti e indietro, le sue mani sul petto di Federico mentre lui le stringeva il culo con forza. Il rumore dei loro corpi che sbattevano l’uno contro l’altro era insopportabile, un suono umido e animalesco che mi faceva impazzire. “Sto venendo, cazzo,” ha urlato Beatrice, e il suo grido mi ha trafitto. Federico ha riso, un suono gutturale, e poi l’ho sentito ansimare forte mentre finiva dentro di lei. L’odore del sesso mi ha investito, caldo e pungente, e io ero lì, legato, con le mutandine rosa che mi stringevano, incapace di muovermi.

Quando tutto è finito, ho sentito Beatrice scendere dal divano e avvicinarsi a me. Mi ha tolto la benda, e i suoi occhi brillavano di una luce che non avevo mai visto prima. “Hai sentito tutto, vero?” ha detto, con un sorrisetto. Ho annuito, senza parole. Mi ha slegato i polsi, ma non mi ha detto di alzarmi. “Adesso pulisci,” ha ordinato, sedendosi di nuovo sul divano e aprendo le gambe. Ho esitato, il cuore che mi batteva forte. Federico era lì, che mi guardava con un ghigno, appoggiato allo schienale. “Fallo, cornuto,” ha detto, e io, come un coglione, mi sono inginocchiato. Mi sono chinato tra le gambe di Beatrice, sentendo l’odore forte del sesso appena finito. Ho passato la lingua sul suo sesso gonfio, caldo e bagnato, assaporando il sapore salato e acre di quello che Federico aveva lasciato. Lei ha sospirato, accarezzandomi i capelli come se fossi un animale domestico. “Bravo, così,” ha detto, mentre io continuavo, sentendomi umiliato ma incapace di fermarmi.

Alla fine mi sono tirato indietro, con il viso appiccicoso e il respiro corto. Beatrice mi ha guardato, soddisfatta, e Federico ha riso di nuovo, dandomi una pacca sulla spalla come se fossi un amico. “Sei proprio un bravo ragazzo,” ha detto, e io non ho risposto. Mi sono seduto di nuovo sulla sedia, stordito, mentre loro si rivestivano e parlavano come se niente fosse. Non so cosa provo. Non so se sono incazzato, ferito o… eccitato. So solo che, quando Beatrice mi ha mandato a letto con un bacio sulla fronte, dicendomi “Domani ti metto un altro paio di mutandine,” non ho protestato. E una parte di me, che non voglio nemmeno nominare, aspettava con ansia il giorno dopo.

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