Racconti Piccanti
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Mia madre legata, io che guardo

Mia madre legata, io che guardo

10 Marzo 2026·3 min di lettura

Sono Giulio, ho diciotto anni, e la mia vita è andata a puttane in un attimo. Vivo in una cittadina di provincia, di quelle dove tutti sanno tutto di tutti, e casa mia è un buco di due stanze con mia madre, che ha sempre fatto la cameriera per tirare avanti. Mio padre se n’è andato quando ero piccolo, quindi siamo solo io e lei. Non è mai stato facile, ma ultimamente le cose si sono incasinate ancora di più. Tutto è iniziato qualche settimana fa, quando ho visto una cosa che non avrei mai dovuto vedere.

Ero in centro, stavo tornando da scuola, e per caso ho notato mia madre in una via laterale. Non era sola. Stava baciando Pietro, il mio migliore amico. Sì, Pietro, quello con cui passo le serate a giocare alla Play o a bere birra di nascosto. Ha la mia età, cazzo, e stava lì, con la lingua in bocca a mia madre, che ha quasi quarant’anni. Sono rimasto di sasso, fermo come un idiota sul marciapiede. Avrei voluto urlare, spaccare tutto, ma una parte di me… non so come dirlo, si è accesa. Un calore strano, una specie di curiosità malsana. Mi sono sentito uno schifo per questo, ma non riuscivo a smettere di pensarci.

Da quel giorno, non sono più riuscito a guardare né lei né lui nello stesso modo. A casa, facevo finta di niente, ma dentro mi rodevo. Dovevo sapere. Così, un pomeriggio, ho deciso di seguirla. Aveva detto che usciva per fare la spesa, ma non ci credevo più alle sue scuse. Ho preso la bici e ho aspettato fuori casa. Quando è salita in macchina, ho visto che c’era Pietro con lei. Il cuore mi è salito in gola. Ho iniziato a pedalare come un matto, tenendomi a distanza. Hanno preso la strada verso le campagne, fuori città, e io dietro, con le gambe che bruciavano e il fiato corto. A un certo punto li ho persi, ma non ho mollato. Ho continuato a spingere, con la testa piena di immagini che non volevo nemmeno immaginare.

Alla fine, ho visto la macchina parcheggiata vicino a una stradina sterrata, mezza nascosta dagli alberi. Ho lasciato la bici a terra e mi sono avvicinato piano, col cuore che batteva all’impazzata. Mi sono infilato tra i cespugli, cercando di non fare rumore. Poi li ho visti. Mia madre era nuda, completamente, legata a un albero con una corda che le stringeva i polsi sopra la testa. Aveva una benda nera sugli occhi. Pietro era dietro di lei, coi pantaloni abbassati, e la stava… cazzo, la stava inculando con forza. Le diceva robe tipo “Troia, ti piace, eh?” e lei gemeva, non so se di dolore o di piacere. Ero paralizzato. Non riuscivo a muovermi, a pensare. Ma il peggio è che mi sono accorto di essere duro come il marmo. Mi odiavo per questo, ma non riuscivo a controllarmi. Ho infilato una mano nei pantaloni e ho iniziato a toccarmi, nascosto dietro un albero, mentre guardavo quella scena assurda.

Non so quanto tempo sono rimasto lì, con il respiro pesante e la testa incasinata. Pietro continuava a spingere, le sue mani sulle sue cosce, tirandola verso di lui. Lei si lamentava, ma non diceva di smettere. Ogni tanto lui le dava uno schiaffo sul culo, e il suono mi arrivava dritto alle orecchie, come un pugno. Io stringevo il mio cazzo, muovendo la mano sempre più veloce, sentendo il calore che mi saliva dentro. Mi sentivo un pervertito, un malato, ma non potevo farci niente. Era come se il mio corpo decidesse per me.

Dopo un po’, Pietro ha rallentato. Si è chinato verso di lei, le ha tolto la benda e le ha detto qualcosa sottovoce. Poi ha iniziato a slegarla. Io mi sono tirato su i pantaloni in fretta, col cuore che mi esplodeva. Non potevo rischiare che mi vedessero. Ma prima di andarmene, ho sentito mia madre ridere, una risata strana, quasi complice. Pietro le ha passato una mano sul culo, come se fosse tutto normale, e lei si è appoggiata a lui per un attimo. Io ero ancora eccitato, ma anche incazzato, confuso. Non capivo più niente.

Sono sgattaiolato via piano, tornando alla bici con le gambe molli. Non so cosa farò con questa cosa, non so se dirò mai qualcosa. Ma una parte di me… non so, vuole rivederli. Vuole sapere di più. E questa cosa mi spaventa da morire, ma allo stesso tempo mi fa sentire vivo come non mai.

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