Ci vediamo a lavoro
Sono Francesco, ho 36 anni, una vita apparentemente normale. Moglie, un figlio piccolo, un lavoro d’ufficio che mi dà da mangiare ma che non mi entusiasma. Però c’è una parte di me che nessuno conosce, tranne Federico. Lui è il mio migliore amico da quando avevamo sei anni, il fratello che non ho mai avuto. E anche qualcosa di più. Da sempre, tra noi c’è un segreto che ci lega in un modo che non potrei mai spiegare a nessuno. Federico è il mio padrone, e io, quando sono con lui, divento “Francesca”. Mi vesto da donna, mi trasformo, e lui mi tratta come la sua puttana. È una cosa che facciamo da anni, di nascosto, in hotel squallidi o motel fuori città. È il nostro gioco, il nostro sfogo. E io, anche se non lo ammetterei mai ad alta voce, ne ho bisogno.
Quel giorno, Federico mi aveva mandato un messaggio secco: “Stasera, hotel solito, alle 21. Ho una sorpresa per te. Preparati bene.” Sapevo cosa significava. Dovevo trasformarmi in Francesca. Ero agitato, ma anche eccitato. Federico aveva sempre avuto il potere di farmi sentire così, un misto di paura e desiderio che mi bruciava dentro. Dopo cena, ho detto a mia moglie che avevo una riunione urgente e sono uscito. In macchina, avevo già con me la borsa con i vestiti: un perizoma nero, una gonna corta di pelle, una camicetta rossa aderente, tacchi alti, una parrucca castana e il necessario per truccarmi. Arrivato all’hotel, una bettola anonima in periferia, ho preso la chiave della stanza che Federico aveva prenotato e sono salito.
Mi sono chiuso dentro, ho tirato fuori tutto e ho iniziato a trasformarmi. Mi sono depilato le gambe sotto la doccia, ho messo la crema idratante per rendere la pelle liscia, poi ho indossato gli slip stringati che mi segnavano il culo. La gonna mi arrivava appena sotto le cosce, e la camicetta lasciava intravedere il reggiseno imbottito. Con mano tremante, ho messo la parrucca, aggiustandola allo specchio, e ho iniziato a truccarmi: eyeliner, mascara, un rossetto rosso fuoco. Guardandomi allo specchio, non ero più Francesco. Ero Francesca, la troia di Federico. Il cuore mi batteva forte. Non vedevo l’ora che arrivasse.
Alle 21 in punto, ho sentito bussare. Ho aperto la porta con un sorriso malizioso, pronta a giocare. Ma quando ho visto chi c’era con Federico, il sangue mi si è gelato nelle vene. Accanto a lui c’era Pierpaolo, un collega di lavoro di 29 anni con cui ho sempre avuto scontri. Un tipo arrogante, con cui litigo spesso per questioni di progetti e scadenze. Mi odia, e io non lo sopporto. Era lì, con un ghigno sul volto, che mi fissava da capo a piedi. Ho guardato Federico, il panico che mi stringeva la gola. “Che cazzo ci fa lui qui? È uno scherzo?”
Federico ha chiuso la porta dietro di sé e mi ha spinto dentro con una mano sul petto. “Calmati, Francesca. Non è uno scherzo. Pierpaolo e io ci siamo conosciuti per caso un po’ di tempo fa. Gli ho raccontato di te, senza fare nomi. Poi lui ha capito tutto, ha visto una foto sul mio telefono. E sai una cosa? Vuole vendicarsi di tutte le volte che l’hai fatto sentire una merda a lavoro. Ha offerto dei soldi per averti per una notte. E tu stasera sei nostra.”
Ho sentito le gambe cedermi. “No, Federico, non ci sto. Questo è troppo. Lui mi conosce, cazzo! Non puoi farmi questo!” Ma Federico si è avvicinato, mi ha preso il mento con due dita e mi ha costretto a guardarlo negli occhi. “Ascolta bene, troia. Tu sei Francesca stasera. E Francesca fa quello che le dico io. Ti piace, lo sappiamo entrambi. Guardati, sei già duro sotto quella gonna, non mentire. Quindi piantala di fare storie e fai la brava cagna che sei.”
Le sue parole mi hanno colpito come un pugno, ma aveva ragione. Sentivo il sangue pulsarmi tra le gambe, il desiderio che mi tradiva. Pierpaolo, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, ha riso. “Non ci credo, Francesco. Sei proprio una puttana. Guardati, tutto truccato e vestito da femmina. Non vedo l’ora di farti vedere chi comanda.” Mi sono sentito nudo, umiliato, ma allo stesso tempo il cuore mi martellava dall’eccitazione.
Federico mi ha spinto sul letto. “Inizia a fare la brava. Togliti i tacchi e sdraiati per terra. Voglio che lecchi i piedi a tutti e due. Sono stato in palestra tutto il giorno, e anche Pierpaolo ha camminato un bel po’. Scommetto che ti piace l’odore di un uomo vero, no?” Mi sono sentito avvampare, ma ho obbedito. Mi sono inginocchiato, ho tolto i tacchi e mi sono sdraiato sul pavimento. Federico si è seduto sul letto e ha tirato fuori un piede sudato dalla scarpa. L’odore forte mi ha colpito subito, un misto di sudore e pelle. “Dai, cagna, lecca.” Ho esitato un attimo, ma poi ho tirato fuori la lingua e ho iniziato a leccare la pianta del suo piede, sentendo il sapore salato e la ruvidità della pelle. Federico ha riso. “Brava, così. Fai vedere a Pierpaolo quanto sei ubbidiente.”
Pierpaolo si è tolto le scarpe e mi ha messo un piede in faccia. “Dai, non fare la schizzinosa. Lecca anche i miei. Fai vedere quanto ti piace essere una troia.” Ho chiuso gli occhi e ho leccato, sentendo l’odore acre e il calore della sua pelle sotto la lingua. Mi sentivo umiliato, ma il cazzo mi tirava nei perizoma. Federico mi ha dato un calcio leggero sulla spalla. “Brava, Francesca. Ora alzati, inginocchiati e apri quella bocca da puttana. Vogliamo vedere quanto sei brava a succhiare.”
Mi sono messo in ginocchio davanti a loro, che nel frattempo si erano abbassati i pantaloni. Federico aveva il cazzo già duro, grosso e venoso, mentre Pierpaolo lo tirava fuori con un ghigno. Era più lungo del mio, con una cappella rosa che sporgeva. “Dai, comincia con me,” ha detto Federico, spingendomi la testa verso il suo inguine. Ho aperto la bocca e l’ho preso dentro, sentendo il sapore salato della sua pelle e il calore che mi riempiva la gola. Ho iniziato a succhiare, muovendo la testa avanti e indietro, mentre lui mi teneva i capelli della parrucca con una mano. “Cazzo, sì, così, troia. Fai vedere a Pierpaolo come si fa un pompino come si deve.”
Dopo qualche minuto, Federico mi ha tirato via e mi ha passato a Pierpaolo. “Tocca a te, fai vedere a questa puttana chi è il capo.” Pierpaolo mi ha afferrato la testa e me l’ha spinto in bocca senza delicatezza. Era più rude, mi scopava la gola facendomi sbavare e lacrimare. Sentivo la saliva colarmi sul mento, gli occhi che mi bruciavano mentre cercavo di respirare. “Brava, cagna, prendilo tutto. Non ti facevi così grande a lavoro? Ora guarda come ti riduco.” Le sue parole mi ferivano, ma il mio corpo reagiva comunque, il desiderio che mi travolgeva.
Dopo un po’, Federico mi ha tirato uno schiaffo leggero sulla guancia. “Alzati un attimo, troia. Voglio giocare un po’ con te.” Mi hanno fatto mettere in piedi, e hanno iniziato a schiaffeggiarmi il viso, uno alla volta, ridendo. “Ripeti dopo di me,” ha detto Federico. “Sono una puttana.” Ho abbassato lo sguardo, ma un altro schiaffo di Pierpaolo mi ha fatto alzare gli occhi. “Dai, ripetilo, cagna.” Con la voce tremante, ho detto: “Sono una puttana.” Hanno riso forte, e Federico mi ha schiaffeggiato di nuovo. “Più forte, troia. Voglio sentirlo.” Ho ripetuto, più forte: “Sono una puttana.” Pierpaolo ha annuito. “Brava, ora lo sai chi sei.”
Mi hanno spinto di nuovo in ginocchio e hanno ricominciato a scoparmi la gola, alternandosi. Federico mi teneva la testa ferma mentre spingeva, facendomi soffocare, mentre Pierpaolo mi insultava. “Guarda come ti piace, cagna. Sei proprio nata per questo.” La saliva mi colava sul petto, la camicetta rossa ormai bagnata, mentre i loro cazzi mi riempivano la bocca, uno dopo l’altro. Sentivo il sapore forte, il calore, il suono dei loro gemiti e delle loro risate che mi umiliavano.
Poi Federico mi ha tirato su e mi ha spinto sul letto, a pancia in giù. “Tira su quella gonna, troia. Voglio vedere quel culo.” Ho obbedito, alzando la gonna di pelle e mostrando il perizoma nero. Ha tirato giù gli slip con un gesto secco, lasciandomi esposto. Ho sentito le sue mani ruvide che mi allargavano le chiappe, e poi la sua saliva che mi bagnava il buco. “Cazzo, sei già pronto per me,” ha detto, prima di spingere la cappella contro di me. Ho stretto i denti mentre entrava, il dolore che mi bruciava, ma poi ha iniziato a muoversi, scopandomi con ritmo deciso. Ogni spinta era un misto di dolore e piacere, il suo cazzo grosso che mi apriva, il suono della sua pelle che sbatteva contro la mia.
Nel frattempo, Pierpaolo si è messo davanti a me, in piedi sul letto. Ha alzato un piede e me l’ha messo sulla faccia, costringendomi ad aprire la bocca. “Dai, cagna, apri bene.” Ha iniziato a spingermi le dita dei piedi in bocca, mentre Federico mi inculava senza sosta. Poi Pierpaolo mi ha sputato in faccia, un grumo caldo che mi è colato sulla guancia. “Ti piace, eh? Sei proprio una troia schifosa.” Ho chiuso gli occhi, sentendo l’umiliazione e il piacere mischiarsi dentro di me, mentre Federico mi scopava sempre più forte, il letto che cigolava sotto di noi.
Dopo un po’, si sono scambiati. Pierpaolo mi ha preso da dietro, il suo cazzo lungo che mi penetrava con spinte dure, mentre Federico mi metteva i piedi in faccia e mi sputava sopra, ridendo. “Brava, Francesca, prendi tutto come una vera cagna.” Il ritmo di Pierpaolo era più veloce, ogni colpo mi faceva gemere, il dolore che si trasformava in un piacere strano, profondo. L’odore del sudore di Federico, il sapore salato della sua pelle, gli insulti che mi piovevano addosso: tutto mi mandava fuori di testa.
Alla fine, mi hanno tirato su dal letto e mi hanno messo in ginocchio davanti a loro. Si sono masturbati davanti alla mia faccia, i loro cazzi a pochi centimetri da me. “Apri la bocca, troia,” ha detto Federico, ansimando. Ho obbedito, e pochi secondi dopo ho sentito il calore del suo sperma che mi colpiva il viso, colando sulle guance e sul mento. Pierpaolo è venuto subito dopo, schizzandomi sulla fronte e sulle labbra, il sapore amaro che mi invadeva la bocca. Hanno riso, guardandomi coperto della loro roba, mentre cercavo di riprendere fiato.
Non era finita. Federico mi ha afferrato per un braccio e mi ha trascinato nel bagno. “Vieni sotto la doccia, cagna. Voglio darti un ultimo regalo.” Mi hanno spinto dentro la cabina, ancora vestito con la gonna e la camicetta bagnata. Si sono messi davanti a me, e Federico ha iniziato a pisciarmi in faccia, un getto caldo e pungente che mi colpiva la bocca. “Bevi, troia, non sprecare niente.” Ho aperto la bocca, sentendo il sapore acre e caldo che mi riempiva, mentre cercavo di ingoiare senza soffocare. Pierpaolo ha fatto lo stesso, ridendo. “Brava, cagna, bevi tutto. Sei proprio uno schifo.”
Quando hanno finito, mi hanno lasciato lì, sotto la doccia, fradicio e tremante. Pierpaolo si è rivestito, mi ha guardato con un ghigno e mi ha fatto l’occhiolino. “Ci vediamo a lavoro, Francesco. Non vedo l’ora di guardarti in faccia lunedì mattina.” Poi è uscito, lasciandomi solo con Federico. Lui mi ha dato una pacca sul culo e ha detto: “Brava, Francesca. Sei stata perfetta stasera.” Poi se n’è andato anche lui, lasciandomi lì, con l’acqua che mi scorreva addosso, il sapore ancora in bocca e un misto di vergogna e soddisfazione che non riuscivo a scrollarmi di dosso.
