Racconti Piccanti
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Il re della doccia d’oro

Il re della doccia d’oro

12 Marzo 2026·4 min di lettura

Il campeggio era un’idea di merda, ma sei amici, una cassa di birre e un weekend libero possono trasformare anche un prato infestato di zanzare in un paradiso. Erano accampati in una radura isolata, tende piantate a casaccio, un falò che puzzava di legno umido e lattine vuote sparse ovunque. Luca, 27 anni, era il classico spaccone del gruppo: alto, spalle larghe, capelli corti e un sorriso da stronzo che diceva “io vinco sempre”. Gli altri – Marco, Sara, Giulia, Ale e Tommy – lo sopportavano, ma lo adoravano pure. Dopo ore a bere e a raccontarsi cazzate, la serata aveva preso una piega prevedibile: le birre erano finite nel sangue e nelle vesciche, e qualcuno aveva lanciato l’idea della sfida. “Chi resiste di più senza pisciare? Chi cede per primo si becca una doccia speciale dal resto del gruppo.” Risate, insulti, e la scommessa era partita.

All’inizio era tutto uno scherzo. Seduti intorno al fuoco, le gambe incrociate per tenersi stretti, si lanciavano occhiate e provocazioni. “Luca, guarda che stai già sudando, molli per primo,” lo sfotteva Sara, una ragazza minuta con i capelli corti e un ghigno diabolico. Lui rispondeva con una risata roca: “Tesoro, posso pisciare direttamente nella tua birra e non te ne accorgeresti nemmeno.” Ma più passavano i minuti, più la tensione cresceva. Ogni sorso di birra sembrava un chiodo nella vescica. Marco, un tipo magrolino con gli occhiali, si stringeva la pancia e borbottava: “Ragazzi, questa è tortura.” Giulia, capelli lunghi e un tatuaggio sul polso, gli dava una spinta: “Non fare la femminuccia, resisti.” Luca, invece, se ne stava spaparanzato, una birra in mano, come se non avesse un problema al mondo. Dentro, però, sentiva la pressione montare. Non avrebbe mollato, non davanti a loro. Era una questione di principio: lui era il re, punto.

Verso mezzanotte, la situazione era al limite. Ale, un tizio robusto con la barba incolta, si alzò di scatto: “Basta, io vado.” Ma prima che potesse allontanarsi, Tommy lo placcò ridendo: “No no, amico, o resisti o paghi pegno.” Ale si rimise seduto, imprecando sottovoce. Luca li guardava tutti, con quel sorrisetto del cazzo, ma dentro di sé stava combattendo una guerra. Ogni muscolo del suo corpo era teso, la vescica un palloncino pronto a scoppiare. Pensava: “Se cedo, questi mi distruggono per anni. Non esiste.” Ma il bisogno era sempre più forte, un dolore sordo che lo faceva sudare freddo. Ogni tanto si spostava, cercando una posizione che alleviasse la pressione, ma niente funzionava.

Poi, all’una passata, non ce la fece più. Scattò in piedi urlando: “Non ce la faccio più, cazzo!” Gli altri scoppiarono a ridere, un coro di insulti e applausi. “Il re è caduto!” gridò Marco. Luca cercò di correre verso un cespuglio, ma Sara e Tommy furono più veloci: lo afferrarono per le braccia, mentre Giulia gli bloccava le gambe. “Dove vai, bello? Ora paghi!” lo sfotteva Ale. In un attimo, lo trascinarono fuori dalla tenda, nel buio della radura illuminata solo dalla luce fioca del falò. Luca rideva e imprecava, cercando di liberarsi: “Siete dei bastardi, lasciatemi!” Ma non c’era scampo. Tommy gli tirò giù i pantaloncini e le mutande in un solo movimento, rivelando le cosce muscolose già bagnate di qualche goccia sfuggita. “Guarda questo, si è già pisciato addosso!” rise Sara, mentre lo buttavano a terra sull’erba umida.

Luca era nudo dalla vita in giù, il corpo atletico che si contorceva mentre cercava di scappare. La pelle luccicava di sudore sotto la luce del fuoco, i muscoli tesi per lo sforzo. Ma i cinque amici erano implacabili. Si misero intorno a lui, in cerchio, e senza tanti complimenti iniziarono a pisciare. “Ecco la tua corona, re della doccia d’oro!” urlò Tommy, mentre un getto caldo gli colpiva il petto. Sara, ridendo come una matta, mirava alle gambe, mentre Marco e Ale gli inzuppavano la pancia. Giulia, un po’ più timida, si limitava a un angolo, ma anche lei non si tirava indietro. L’odore acre dell’urina si mescolava all’aria fresca della notte, e il rumore dei getti che colpivano la pelle di Luca era quasi comico. Lui, sdraiato a terra, cercava di coprirsi il viso con le mani, imprecando tra le risate: “Siete dei porci, ve la faccio pagare!” Ma non c’era cattiveria, solo un misto di vergogna e divertimento. Poi, incapace di trattenersi oltre, anche lui lasciò andare tutto. Un getto lunghissimo, potente, schizzò verso l’alto, mischiandosi a quello degli altri. “Cazzo, guardate che fontana!” gridò Marco, mentre tutti si bagnavano a vicenda, inzuppati e puzzolenti.

Alla fine, erano tutti fradici, con i vestiti appiccicati alla pelle e l’erba sotto di loro trasformata in una pozza. Le risate riecheggiavano nella radura, un coro di voci stanche ma soddisfatte. Luca si tirò su, ancora nudo dalla vita in giù, i capelli bagnati appiccicati alla fronte e il petto lucido. “Siete dei figli di puttana,” disse, ma stava ridendo anche lui. Si scrollò di dosso un po’ di liquido, mentre gli altri gli davano pacche sulle spalle. “Vai a farti una doccia, campione,” gli disse Sara, con un sorrisetto. Lui annuì, raccolse un asciugamano e si diresse verso il bagno comune del campeggio, a qualche metro di distanza. Gli altri lo guardarono allontanarsi, già pronti a ricordargli per tutto il weekend che era il “re della doccia d’oro”. E Luca, sotto l’acqua fredda che gli scorreva sulla pelle, non poté fare a meno di sorridere: in fondo, aveva perso la sfida, ma aveva guadagnato una storia da raccontare per anni.

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