Giochi con i piedi
Il tardo pomeriggio estivo filtrava appena dalle tende abbassate del salotto, lasciando l’appartamento avvolto in una penombra afosa. Sul divano vecchio e logoro, con i cuscini sformati e qualche macchia di birra di chissà quando, Luca, Davide e Lorenzo stavano stravaccati, ciascuno con una bottiglia in mano. Il televisore davanti a loro ronzava con i suoni di un videogioco di corse, ma nessuno sembrava più prestare troppa attenzione. Le auto sullo schermo sbandavano a caso mentre i controller giacevano abbandonati sul tavolo basso, tra lattine vuote e un posacenere stracolmo.
Davide, con le gambe allungate e i piedi scalzi appoggiati sul bordo del tavolo, si stiracchiò rumorosamente, lasciando cadere la testa indietro contro lo schienale. “Ragazzi, giuro, ho i piedi distrutti,” borbottò, passandosi una mano tra i capelli corti e neri. “Ho camminato tutto il giorno per quel colloquio del cavolo. Sembrano due mattoni.” Fece una smorfia, piegando le dita dei piedi con un movimento lento, come a sgranchirsi.
Luca, seduto all’altro capo del divano, con le spalle un po’ curve e i capelli castani spettinati che gli cadevano sugli occhi, abbassò lo sguardo sulla sua birra, stringendo la bottiglia con entrambe le mani. Era già al terzo giro, e il calore dell’alcol gli scaldava le guance, rendendolo più sciolto del solito, ma anche più impacciato. Non rispose subito, limitandosi a un sorrisetto nervoso, mentre i suoi occhi scivolavano per un istante sui piedi di Davide, grandi e un po’ arrossati sotto la pianta, con un vago alone di sudore che brillava alla luce fioca.
“Beh, non guardare me,” intervenne Lorenzo, seduto in mezzo con le gambe incrociate. La sua voce era calma, quasi pigra, mentre si grattava la nuca, i capelli mossi castani che gli ricadevano sulla fronte. “Non sono mica il tuo massaggiatore personale. Chiedi a Luca, magari lui ci sta.” Rise sotto i baffi, dando una leggera gomitata al ragazzo accanto a lui, più per scherzo che per altro.
Luca si irrigidì di colpo, le guance che si tingevano di un rosso più acceso. “Ehm, io… cioè…” balbettò, la voce già incerta, mentre abbassava ancora di più lo sguardo, come se volesse sparire dentro il divano. Le sue mani strinsero la bottiglia con troppa forza, e il vetro freddo gli scivolò quasi tra le dita. “Non è che… non so, non mi dispiace, ecco.”
Davide inarcò un sopracciglio, voltandosi lentamente verso di lui. La sua espressione era un misto di sorpresa e divertimento, con un ghigno che gli si allargava piano sulla faccia. “Aspetta un attimo, cos’hai detto?” Si tirò su a sedere, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e sporgendosi verso Luca, come per sentirlo meglio. “Ti va di massaggiarmi i piedi? Sul serio?”
Luca deglutì a fatica, il pomo d’Adamo che gli tremava visibilmente. Era un disastro, lo sapeva. Avrebbe voluto rimangiarsi tutto, ma la birra gli aveva sciolto la lingua più del dovuto, e ormai le parole gli uscivano di getto, incontrollabili. “Non solo massaggiarli, cioè… mi piace… non so come dirlo… mi piace l’idea di, ecco, leccarli. O… averli in bocca.” La sua voce si spezzò sull’ultima parola, quasi un sussurro, mentre il rossore gli si spargeva fino alle orecchie. Si coprì il viso con una mano, tremando appena, come se volesse nascondersi dal mondo.
Ci fu un silenzio che sembrò durare un’eternità. Davide lo fissava, la bocca leggermente aperta, mentre Lorenzo, accanto, si lasciò sfuggire una risata soffocata, portandosi una mano alle labbra per non scoppiare del tutto. “Aspetta, aspetta, ho capito male o hai detto proprio quello che penso?” chiese Lorenzo, con un tono che oscillava tra l’incredulo e il divertito. I suoi occhi brillavano di curiosità, anche se cercava di mantenere un’aria distaccata.
Davide, invece, non si trattenne. Una risata profonda gli sfuggì dal petto, mentre si batteva una mano sulla coscia. “Ma dai, Luca, sei serio? Cioè, non sto giudicando, eh, ma… averli in bocca? Sul serio?” Si passò una mano sul mento, ancora ridendo, ma c’era qualcosa nel suo sguardo, un lampo di interesse che non era solo scherno. “Sai che ti dico? Se ci tieni tanto, perché no. Fai pure. Sono curioso di vedere fino a che punto arrivi.”
Luca alzò gli occhi di scatto, incredulo, il cuore che gli martellava nel petto. “C-cosa?” balbettò, la voce spezzata dall’imbarazzo. Le sue mani tremavano visibilmente, e il rossore sul suo viso sembrava quasi bruciargli la pelle. “Dici davvero?”
“Sì, perché no?” rispose Davide con un’alzata di spalle, il tono rilassato ma con una nota provocatoria. Si tolse i piedi dal tavolo e li appoggiò sul divano, proprio vicino a Luca, con un movimento lento e deliberato. “Sono tutti tuoi. Fai quello che vuoi. Non mi lavo i piedi da stamattina, eh, quindi non lamentarti dell’odore.” Il suo sorriso era beffardo, ma i suoi occhi non si staccavano da Luca, come se volesse studiare ogni sua reazione.
Lorenzo, che fino a quel momento era rimasto più in disparte, si sporse leggermente in avanti, appoggiando il mento su una mano. “Questa la voglio proprio vedere,” mormorò, con un sorrisetto ironico. “Dai, Luca, facci vedere quanto sei appassionato. Non ti tiri indietro adesso, vero?”
Luca sentiva il sangue ronzargli nelle orecchie. Era un misto di vergogna e adrenalina, un nodo che gli stringeva lo stomaco ma che, allo stesso tempo, lo spingeva ad andare avanti. Con un respiro tremante, si chinò lentamente verso il piede di Davide, che lo guardava con una calma quasi irritante, come se tutto fosse uno scherzo innocuo. La pianta del piede era larga, leggermente ruvida sui talloni, e un odore forte, pungente, di sudore estivo gli arrivò subito al naso. Non era piacevole, non esattamente, ma c’era qualcosa in quel sentore acre che gli faceva battere il cuore più forte.
Con le mani che gli tremavano, sfiorò appena la pelle di Davide con le dita, quasi timoroso, prima di avvicinarsi con il viso. Chiuse gli occhi per un istante, come per raccogliere il coraggio, e poi tirò fuori la lingua, dando una prima, esitante leccata lungo la pianta. Il sapore era salato, intenso, con una nota amara che gli pizzicava la lingua. Un brivido gli corse lungo la schiena, e il rossore sul suo viso si fece ancora più evidente.
Davide lo osservava dall’alto, con un’espressione che oscillava tra il divertimento e una certa sorpresa. “Ehi, guarda un po’. Ci sta andando davvero,” commentò, con una risata leggera. “Senti che roba, Lorenzo. Questo qui è un professionista.”
Lorenzo scosse la testa, ridacchiando. “Non ci credo. Luca, ma sei sicuro? Non ti fa schifo? Cioè, guardalo, Davide non si lava i piedi da tipo tre giorni.” La sua voce era carica di ironia, ma i suoi occhi seguivano ogni movimento di Luca con una curiosità che non riusciva del tutto a nascondere.
Luca non rispose. Non poteva, non voleva. Continuò a leccare, con movimenti lenti e incerti, la saliva che gli si accumulava in bocca mentre cercava di ignorare i commenti sopra di lui. Ogni tanto un tremito gli scuoteva le spalle, e il calore dell’imbarazzo sembrava bruciargli la pelle, ma non si fermava. Il sapore salato gli riempiva la bocca, e l’odore forte gli invadeva i sensi, un misto di disgusto e qualcosa di più profondo, qualcosa che non riusciva a spiegare ma che lo teneva inchiodato lì.
“Ok, basta giochini,” disse improvvisamente Davide, con un tono che aveva una punta di autorità, anche se velata di scherno. “Se ti piace tanto, facciamola sul serio. Apri la bocca, dai.” Senza aspettare una risposta, spinse il piede verso il viso di Luca, le dita che si piegavano appena mentre lo avvicinava. “Forza, prendilo tutto. Vediamo come te la cavi.”
Luca sgranò gli occhi, il cuore che gli schizzava in gola. “I-io…” provò a protestare, ma la voce gli uscì strozzata, quasi un sussurro. Non ebbe il tempo di dire altro. Davide, con un movimento deciso ma non brusco, gli infilò il piede in bocca, spingendo piano ma con fermezza. Le dita gli riempirono la bocca, premendo contro il palato, mentre la pianta gli sfiorava la lingua. Luca emise un suono soffocato, un gorgoglio umido mentre la saliva gli si accumulava agli angoli della bocca, colandogli piano sul mento. Il sapore era ancora più forte ora, salato e invadente, e l’odore gli inondava il naso, facendogli girare la testa.
“Ehi, guarda che roba,” rise Davide, voltandosi verso Lorenzo con un ghigno. “Senti come sbiascica. Sembra un pesce che boccheggia.” Si appoggiò indietro sul divano, rilassato, come se fosse la cosa più normale del mondo. Poi, con un tono giocoso ma fermo, aggiunse: “Dai, Luca, parla. Dicci qualcosa. Tipo… come ti senti adesso? Ti ascoltiamo.”
Luca provò a dire qualcosa, ma con il piede che gli riempiva la bocca, le sue parole uscirono come un balbettio incomprensibile, un miscuglio di suoni umidi e gorgoglii. “Mh-mmff… n-nn so…” biascicò, la voce spezzata e tremante, mentre altra saliva gli colava lungo il mento. Il suo viso era paonazzo, gli occhi lucidi per l’imbarazzo, ma non si tirava indietro. Ogni movimento del piede di Davide nella sua bocca gli mandava un brivido lungo la schiena, un misto di umiliazione e una strana, innegabile eccitazione.
Lorenzo scoppiò a ridere, coprendosi la bocca con una mano. “Non ci credo, è troppo forte. Sembra che stia cercando di cantare sott’acqua. Dai, Davide, spingi di più, vediamo se riesce a fare una frase intera.”
Davide sogghignò, muovendo appena il piede, abbastanza da far emettere a Luca un altro suono strozzato. “Parla, dai, che ti ascoltiamo,” ripeté, con un tono che era puro scherno, ma con una luce negli occhi che tradiva un divertimento genuino. “Su, raccontaci com’è. Ti piace davvero così tanto?”
Luca chiuse gli occhi, il tremore che gli scuoteva le spalle mentre cercava di respirare dal naso. La bocca gli doleva leggermente per lo sforzo, e la saliva continuava a colargli, lasciando una piccola chiazza umida sul divano sotto di lui. Non riusciva a rispondere, non davvero, ma il suo corpo parlava al posto suo: il rossore, il respiro affannoso, le mani che si stringevano nervosamente sulle cosce.
Il silenzio del salotto era interrotto solo dai suoni umidi della sua bocca e dalle risate soffocate di Davide e Lorenzo. Il piede di Davide era ancora lì, fermo ma pesante, a riempirgli la gola, mentre l’odore di sudore gli bruciava i sensi. E poi, proprio quando sembrava che la situazione non potesse diventare più imbarazzante, Davide si voltò verso Lorenzo con un sorriso malizioso. “Sai che ti dico? Magari dopo tocca a te. Che ne pensi, Luca? Ti va di provare anche i piedi di Lorenzo?”
Luca sgranò gli occhi, un altro gorgoglio soffocato che gli sfuggiva dalla gola. E in quel momento, con il viso in fiamme e la bocca piena, si rese conto che il gioco, forse, era solo all’inizio.
