Racconti Piccanti
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Con la terapeuta transgender (parte 6)

Con la terapeuta transgender (parte 6)

27 Marzo 2026·4 min di lettura

Marco arrivò alla sesta seduta con il telefono che gli bruciava in tasca. Aveva inviato tutti e sette i video come ordinato. Ogni sera si era filmato in ginocchio, con le mutandine di pizzo di Giulia addosso, mentre si strofinava disperatamente contro il tessuto ripetendo quella frase umiliante otto volte prima di venire. Aveva guardato se stesso negli occhi mentre lo diceva, vedendo quanto fosse patetico e quanto gli piacesse.

Elena aprì la porta con un sorriso calmo e autoritario. Indossava una camicetta di seta nera semi-trasparente e una gonna corta aderente. Le calze nere con la riga posteriore e i tacchi alti la rendevano ancora più imponente.

«Chiudi a chiave, Marco.»

Lui obbedì subito.

«Sdraiati sulla chaise-longue, come l’ultima volta. Mani lungo i fianchi.»

Marco si sdraiò. Il cuore gli batteva così forte che temeva lei potesse sentirlo.

Elena si sedette sul bordo, vicino al suo viso, e accavallò le gambe. La gonna salì abbastanza da mostrare la parte alta delle calze.

«Ho visto tutti i tuoi video» disse con voce bassa e vellutata. «Sei stato molto obbediente. Ti sei visto mentre ripetevi quella frase? Hai visto quanto sembri ridicolo con le mutandine di tua moglie strette sul cazzo?»

Marco annuì, arrossendo violentemente.

«Sì, dottoressa.»

Elena gli posò una mano sul petto, sentendo il battito accelerato.

«Oggi non useremo solo le parole. Oggi faremo un passo concreto verso quello che desideri davvero.»

Fece una pausa, poi aggiunse con tono dolce ma fermo:

«Voglio che tu mi dimostri quanto sei patetico. Voglio che tu mi succhi il cazzo.»

Marco spalancò gli occhi. Il respiro gli si bloccò in gola.

Elena sorrise piano, vedendo il suo shock.

«Non preoccuparti. Sarà lento. Sarai tu a farlo. Io mi limiterò a guidarti.»

Si alzò in piedi, slacciò lentamente la gonna e la fece scivolare lungo le gambe, rivelando un paio di mutandine di pizzo nero che contenevano a malapena il suo sesso già mezzo eretto. Abbassò anche quelle con calma, lasciando che il suo cazzo, lungo e spesso, si liberasse davanti al viso di Marco.

Era decisamente più grosso del suo. La cappella era liscia, già lucida di un velo di umidità.

Elena si sedette di nuovo sul bordo della chaise-longue, stavolta con le gambe aperte, il cazzo che puntava verso la bocca di Marco.

«Avvicinati» ordinò con voce bassa. «Mettiti in ginocchio sul pavimento, tra le mie gambe.»

Marco scese dalla chaise-longue e si inginocchiò. Il viso era a pochi centimetri dal cazzo di Elena.

«Prima bacialo. Con rispetto. Come se fosse molto più importante del tuo.»

Marco si sporse in avanti e posò un bacio timido sulla cappella. Sentì il sapore leggermente salato.

«Bravissimo. Ora leccalo. Dalla base fino in cima. Lentamente.»

Marco tirò fuori la lingua e cominciò a leccare l’asta, sentendo quanto fosse calda e dura. Il profumo muschiato di Elena gli riempiva le narici.

Elena gli mise una mano tra i capelli, non spingendo, solo guidando.

«Guardami mentre lo fai.»

Marco alzò gli occhi. Elena lo fissava con uno sguardo intenso, soddisfatto.

«Dimmi cosa sei mentre mi lecchi.»

«Sono… una patetica puttanella che si eccita per il cazzo della sua dottoressa» mormorò lui tra una leccata e l’altra.

Elena sorrise.

«Esatto. Ora aprila bocca. Prendilo dentro. Solo la cappella per iniziare.»

Marco aprì le labbra e lasciò che il cazzo di Elena scivolasse nella sua bocca. Era grosso, caldo, pesante sulla lingua. Cominciò a succhiare piano, goffamente, con movimenti incerti.

Elena gemette piano, un suono basso e sensuale.

«Più lento. Usa la lingua. Fammi sentire quanto vuoi servirmi.»

Marco obbedì, succhiando con più impegno, muovendo la testa avanti e indietro. Il cazzo di Elena diventava sempre più duro nella sua bocca. Un filo di saliva gli colava sul mento.

«Guarda quanto sei ridicolo» sussurrò Elena, accarezzandogli i capelli. «Un uomo sposato in ginocchio che succhia il cazzo di una trans come se fosse la cosa più importante della sua vita. Il tuo cazzo sta gocciolando nei pantaloni, vero?»

Marco mugolò intorno al cazzo, annuendo senza smettere di succhiare.

Elena lo lasciò continuare per diversi minuti, guidando il ritmo con la mano tra i capelli, senza mai spingere troppo forte.

«Basta così» disse infine, tirandolo via dolcemente per i capelli.

Il cazzo di Elena uscì dalla bocca di Marco lucido di saliva, duro e pulsante.

«Ti sei comportato bene per essere la prima volta» disse lei, passandogli il pollice sulle labbra bagnate. «Ma non ti ho permesso di farmi venire. Questo privilegio te lo dovrai guadagnare.»

Si alzò, si rivestì con calma e guardò Marco ancora in ginocchio, con il viso rosso e le labbra gonfie.

«Per il compito di questa settimana: ogni sera dovrai esercitarti a casa. Ti metterai le mutandine di tua moglie, ti inginocchierai davanti allo specchio e praticherai con un dildo o con le dita in bocca. Dovrai registrare un video di almeno due minuti in cui succhi mentre ripeti la frase. Me lo manderai ogni sera.»

Marco annuì, la voce roca.

«Sì, dottoressa.»

Elena gli sfiorò la guancia con le dita.

«Brava puttanella. La prossima settimana andremo oltre. Molto oltre.»

Marco uscì dallo studio con le labbra che ancora sapevano di lei e il cazzo dolorosamente duro. Sapeva che quella sera avrebbe obbedito di nuovo.

E che stava diventando sempre più dipendente dal sapore del cazzo di Elena.

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