Racconti Piccanti
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Che schifo… però continua

Che schifo… però continua

23 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono seduto sul divano di casa di Giulia, la sorella maggiore del mio migliore amico Marco. È una di quelle sere tranquille, di inizio autunno, con l’aria fresca che entra dalla finestra socchiusa e l’odore di pizza surgelata che aleggia ancora in salotto. Giulia ha 32 anni, single, e lavora come responsabile in un ufficio di marketing. È sempre di corsa, sempre stressata, e stasera non fa eccezione. Siamo solo io e lei, Marco è fuori città per lavoro, e quando mi ha chiesto se volevo passare a guardare un film su Netflix, ho detto di sì senza pensarci troppo. Non è la prima volta che passo del tempo con lei, ma c’è sempre stata una certa distanza, quella che metti con la sorella del tuo amico, un po’ per rispetto, un po’ perché non sai mai bene come comportarti.

Giulia è stravaccata sul divano, con le gambe allungate e i piedi scalzi appoggiati sul bracciolo. Ha ancora i pantaloni eleganti del lavoro, ma si è tolta la camicetta per mettere una maglietta larga e comoda. I capelli castani sono raccolti in una coda disordinata, e ha l’aria stanca, con due occhiaie leggere sotto gli occhi verdi. Stiamo guardando una serie crime, ma nessuno dei due è troppo concentrato. Ogni tanto commenta qualcosa sullo schermo, con quel tono ironico che le viene naturale, e io rido, più per educazione che altro. La verità è che sono un po’ a disagio, non so perché. Forse perché siamo soli, e lei è più grande di me di dieci anni. Ho 22 anni, studio all’università, e davanti a lei mi sento sempre un po’ un ragazzino.

“Cristo, mi fanno male i piedi da morire,” sbotta all’improvviso, interrompendo un silenzio che si era creato tra un episodio e l’altro. Si massaggia un tallone con la mano, facendo una smorfia. “Dodici ore sui tacchi, non ce la faccio più. Domani mi licenzio, giuro.”

Rido, un po’ imbarazzato. “Esagerata. Non vuoi un massaggio? Dicono che sono bravo,” butto lì, senza pensarci troppo, solo per fare conversazione. Appena lo dico, mi pento. Che diavolo sto dicendo? Un massaggio? A lei?

Giulia mi guarda, sorpresa, con un sopracciglio alzato. Poi scoppia a ridere, una risata forte, genuina. “Tu? Un massaggio? Ma per favore, sembri il tipo che non sa nemmeno da che parte si inizia. Però sai che c’è? Provaci. Magari mi salvi la serata.”

Non so cosa rispondere. Balbetto qualcosa tipo “va bene, se vuoi,” e lei allunga le gambe verso di me, appoggiando i piedi sulle mie cosce. Sono seduto all’altro capo del divano, e all’improvviso mi rendo conto che non ho idea di cosa sto facendo. I suoi piedi sono lì, nudi, con le unghie curate ma senza smalto, la pelle un po’ arrossata sulle piante. Non so perché, ma mi sale un calore al viso. Sto esagerando, lo so, ma non riesco a evitare di notare l’odore, un misto di sudore e crema per i piedi che ha messo chissà quando. Non è proprio gradevole, ma nemmeno disgustoso. È solo… reale.

“Allora, massaggiatore, cosa aspetti?” mi stuzzica, con un sorrisetto che mi fa sentire ancora più fuori posto. Faccio un respiro profondo e inizio a premere con i pollici sulla pianta del piede sinistro, cercando di ricordare come si fa. Lei chiude gli occhi e si lascia sfuggire un sospiro di sollievo. “Oh, cavolo, non sei male. Continua così.”

Le sue parole mi fanno stringere lo stomaco. Non so perché, ma sentirla così rilassata, con quella voce bassa, mi mette in una strana agitazione. Continuo a massaggiare, concentrandomi sui movimenti, cercando di non pensare troppo. Ma più passo le mani sulle sue piante, più sento qualcosa che cresce dentro di me, una sensazione che non riesco a ignorare. È imbarazzante, ma non posso farci niente: sto iniziando ad avere un’erezione. Cerco di spostarmi leggermente, per nasconderlo, ma i miei jeans non aiutano. È evidente, e lo so.

Dopo qualche minuto, Giulia apre gli occhi e mi guarda. Poi il suo sguardo scende, e capisco subito che ha notato. Il suo viso cambia, un’espressione di sorpresa mista a incredulità. “Sul serio?” dice, con una risata secca. “Con i miei piedi puzzolenti di giornata? Ma che problemi hai?”

Mi sento morire. “No, non è… non è per quello, giuro,” balbetto, con la voce che trema. Voglio sprofondare. “È solo… non lo so, mi dispiace, non volevo…”

Lei mi interrompe con un’altra risata, ma questa volta c’è qualcosa di diverso, una nota maliziosa. “Rilassati, sto scherzando. Però, cavolo, non me l’aspettavo.” Poi, senza dire altro, fa una cosa che mi lascia di sasso: sposta il piede destro e lo appoggia direttamente sulla mia patta, premendo leggermente con la pianta. Il contatto mi fa sobbalzare, e la guardo con gli occhi spalancati.

“Giulia, che stai…?” Non riesco nemmeno a finire la frase.

“Shh,” dice, con un sorrisetto. “Non fare il santarellino. Tanto lo vedo che ti piace.” Preme un po’ di più, e io stringo i denti, cercando di non gemere. È una sensazione strana, un misto di imbarazzo e piacere che non so come gestire. “Non dirmi che non è vero,” continua, con un tono di sfida. “Se vuoi che smetto, dimmelo.”

Non dico niente. Non ci riesco. La verità è che non voglio che smetta. Lei lo capisce, e senza aggiungere altro, inizia a muovere il piede con un ritmo lento, premendo con il tallone proprio dove sa che mi fa effetto. Io resto fermo, con le mani ancora sul suo altro piede, ma non sto massaggiando più. Sono paralizzato, con il respiro che si fa sempre più corto.

“Che strano sei,” mormora, tornando a guardare lo schermo come se niente fosse. “Chi l’avrebbe detto che ti eccitavi così.” La sua voce è calma, quasi distaccata, ma il movimento del suo piede non si ferma. Sento il calore che mi sale, il cuore che batte forte, e so che non resisterò a lungo.

Passano i minuti, e la tensione cresce. Non so come siamo arrivati a questo punto, ma non riesco a pensare con lucidità. Il suo piede continua a premere, a strofinare, e io mi sento sempre più vicino al limite. Provo a parlare, a dire qualcosa, ma le parole mi muoiono in gola. Lei, invece, sembra perfettamente a suo agio. Ogni tanto mi lancia un’occhiata, con quel sorrisetto che mi fa sentire ancora più vulnerabile.

“Non ti fermare ora,” dico finalmente, con la voce roca, quasi un sussurro. Non so nemmeno perché l’ho detto. Mi sento un idiota.

Giulia ride piano. “Tranquillo, non ho intenzione di smettere. Però ammetti che è strano. I miei piedi, sul serio?” Scuote la testa, come se trovasse la situazione assurda, ma non si ferma. Il ritmo del suo tallone si fa più deciso, più rapido, e io non riesco più a trattenermi. Stringo le mani sul tessuto del divano, cercando di non fare rumore, ma è inutile. Quando arrivo al culmine, è come se tutto si fermasse per un secondo. Mi lascio sfuggire un gemito basso, e sento i jeans bagnarsi. È imbarazzante, ma allo stesso tempo è una liberazione.

Lei smette di muovere il piede, ma lo tiene lì, premuto contro di me. Mi guarda, e per la prima volta sembra quasi sorpresa. “Cavolo,” dice, con un tono che non riesco a decifrare. “Sei proprio partito.” Poi scoppia a ridere, una risata leggera, e aggiunge: “Che schifo… però continua. Tanto ormai.”

Non capisco subito cosa intende, ma poi sposta l’altro piede, quello che avevo ancora tra le mani, e lo appoggia accanto al primo, iniziando a premere di nuovo, con movimenti lenti ma decisi. Sono ancora sensibile, quasi troppo, ma non protesto. Mi lascio andare, con la testa appoggiata allo schienale del divano, mentre lei continua a guardare la serie come se niente fosse, commentando ogni tanto una scena o un dialogo sullo schermo.

“Guarda quel tizio, è proprio un idiota,” dice a un certo punto, mentre il suo tallone preme con più forza. Io non rispondo, non ci riesco. Sono perso in quello che sta succedendo, nel calore che sento, nell’odore acre dei suoi piedi che in qualche modo mi tiene ancorato alla realtà. Non so quanto tempo passa, ma alla fine succede di nuovo. Stavolta è meno intenso, ma comunque forte, e mi lascia con il fiato corto.

Giulia finalmente toglie i piedi dalle mie cosce e li appoggia di nuovo sul bracciolo del divano. Mi guarda, con un’espressione che è un misto di divertimento e curiosità. “Beh, direi che per stasera hai avuto abbastanza,” dice, ridendo. “Non ti faccio più niente, promesso.”

Io annuisco, ancora un po’ stordito, cercando di sistemarmi i jeans senza farmi notare troppo. “Sì, direi di sì,” riesco a dire, con un sorriso imbarazzato. Lei non aggiunge altro, si tira su una coperta sulle gambe e torna a guardare lo schermo. Io resto lì, seduto, con il cuore che batte ancora forte, ma non c’è tensione tra noi. È come se quello che è successo fosse semplicemente… successo. E va bene così.

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