Sculacciami forte, ti prego
Sono Diego, ho 23 anni e un segreto che mi brucia dentro da troppo tempo. Vivo in un appartamento scalcagnato in periferia, passo le giornate tra lavoretti del cavolo e serate con gli amici. Ma quando sono solo, la mia testa va sempre lì: immagino mani dure che mi colpiscono il culo, il bruciore, l’umiliazione che mi fa eccitare da morire. Non so perché, ma è così. È una cosa che mi vergogno pure a pensare, figuriamoci a dirla. Però, più ci penso, più mi ossessiona. Devo fare qualcosa, o impazzisco.
Marco è un mio amico da anni. È un tipo tosto, sempre con la battuta pronta, uno che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Ha 25 anni, un fisico da palestra e un modo di fare che ti fa sentire piccolo, anche se non lo fa apposta. Siamo sempre stati vicini, ma ultimamente lo guardo e mi chiedo se potrebbe essere lui a… sì, basically a darmi quello che voglio. Non so come dirglielo, però. Mi prenderebbe per il culo per il resto della vita. Eppure, una sera, dopo un paio di birre di troppo a casa sua, mi scappa. Siamo sul divano, la TV accesa su un film che nessuno guarda, e io me ne esco con un “Sai, a volte penso a robe strane… tipo farmi sculacciare da qualcuno”. Lui mi fissa, con un sopracciglio alzato, e scoppia a ridere. “Ma che cazzo dici, Diego? Sei serio?” Io divento rosso, balbetto, ma non riesco a negare. “Sì, cazzo, sono serio. Non so perché, ma mi eccita.” Marco smette di ridere, mi guarda strano, e poi dice: “Sei proprio un pervertito, eh? E vorresti che lo facessi io?” Io non rispondo, ma il mio silenzio parla da solo.
La tensione cresce nei giorni dopo. Marco mi manda messaggi del tipo “Allora, pronto per il tuo culo rosso?” e io non so se sta scherzando o no. Però ogni volta che ci penso, mi si accende qualcosa dentro. Un misto di paura e voglia. Una sera, di nuovo a casa sua, lui mi guarda e dice: “Dai, non fare il cagasotto. Se lo vuoi davvero, facciamolo. Ma sappi che non sono uno che si ferma facile.” Io ho il cuore in gola, ma annuisco. Mi tremano le mani mentre mi alzo, mi abbasso i pantaloni e resto in mutande davanti a lui. Marco si siede sulla poltrona, si batte una mano sulla coscia e fa: “Vieni qui, dai.” Io mi sento un idiota, ma mi avvicino e mi sdraio sulle sue gambe, col culo all’aria. Lui ride piano, mi dà una pacca leggera e dice: “Cazzo, sembri una puttanella che aspetta la sua punizione.” Quelle parole mi fanno venire la pelle d’oca, ma non dico niente. Ho paura, ma sono eccitato da morire.
Marco inizia piano, con schiaffi leggeri che quasi non fanno male. Sento il calore sulla pelle, e ogni colpo mi fa stringere i denti. “Ti piace, eh?” mi chiede, con un tono che è un misto di scherno e curiosità. Io non rispondo, ma lui lo capisce dal modo in cui mi muovo, da come il mio respiro si fa più corto. Poi aumenta la forza. Ogni colpo è più secco, più forte, e il bruciore diventa reale. Mi mordo il labbro per non gemere, ma non resisto. “Cazzo, Marco, fa male…” dico, con la voce spezzata. Lui ride e risponde: “E allora? Non era questo che volevi? Sta’ fermo.” E continua, alternando mani, colpendo ora una chiappa, ora l’altra. Sento la pelle che scotta, il suono secco della sua mano che si abbatte su di me, l’odore del suo profumo mischiato al sudore. Sono in un vortice, tra dolore e piacere, e non so più cosa voglio davvero. Ma non gli chiedo di smettere. Non ancora.
Dopo un po’, quando il bruciore è quasi insopportabile, Marco rallenta, ma non si ferma. Mi passa una mano sul culo, quasi accarezzandolo, e dice: “Begli arrossamenti, sai? Ma non ho finito. Dimmi che lo vuoi ancora.” Io ho la testa incasinata, ma il tono della sua voce, quel comando, mi fa cedere. “Sì, cazzo, continua… ti prego,” mormoro, sentendomi patetico ma incapace di resistere. Lui ride di nuovo, un riso basso, quasi cattivo, e poi riprende, con colpi ancora più forti. Ogni schiaffo mi fa sobbalzare, il dolore si mischia a un’eccitazione che non riesco a controllare. Sento il mio corpo che reagisce, il sangue che mi pulsa nelle orecchie, e i suoi “Brutto stronzo, guarda come ti piace” che mi fanno impazzire. Sono sulle sue gambe, col culo in fiamme, e lui tiene una mano sulla mia schiena per non farmi muovere, mentre con l’altra colpisce senza pietà. Non so quanto dura, ma a un certo punto sono al limite. “Basta, Marco, basta… cazzo, non ce la faccio più,” lo supplico, con la voce roca. Lui si ferma, finalmente, e mi lascia scivolare via dalle sue gambe. Sono distrutto, il culo mi brucia da morire, ma sono anche su di giri, con l’adrenalina a mille.
Mi tiro su i pantaloni con fatica, mi siedo sul divano lontano da lui, e non so cosa dire. Marco mi guarda, con un sorrisetto che non capisco. “Non è finita qui, lo sai, vero?” dice, con un tono che mi fa gelare il sangue, ma allo stesso tempo mi eccita. “Abbiamo appena iniziato, Diego. Vedrai cosa ti aspetta.” Io non rispondo, ho ancora il fiatone, ma dentro di me so che ha ragione. Qualcosa è cambiato tra noi, e non so dove ci porterà. Ma una cosa è certa: non voglio che finisca.
