Racconti Piccanti
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Leccapiedi per una notte

Leccapiedi per una notte

24 Marzo 2026·10 min di lettura

Sono Alberto, ho 36 anni e una vita che, diciamocelo, non brilla per emozioni. Lavoro in un ufficio grigio, passo le serate a casa con una birra in mano e qualche video porno sul telefono. Non sono mai stato il tipo che attira gli sguardi: un po’ in carne, capelli radi, faccia qualunque. Ma ho i miei bisogni, e da un po’ di tempo mi frulla in testa l’idea di provare qualcosa di estremo, qualcosa che mi tiri fuori dalla solita routine. Così, una sera, mentre scorro un sito di annunci per incontri gay, vedo qualcosa che mi fa battere il cuore più veloce: “Cinque ragazzi, età 25-30, cercano passivi totali per serata di sesso senza limiti. Solo gente seria e disponibile a tutto.”

Leggo e rileggo quelle righe. “Senza limiti” è la frase che mi colpisce. Non so bene cosa mi aspetto, ma so che voglio provarci. Rispondo all’annuncio con un messaggio breve, diretto: “Ciao, sono Alberto, 36 anni, passivo, disponibile per qualsiasi cosa. Fatemi sapere.” Dopo un paio d’ore arriva la risposta: un indirizzo in una zona periferica della città, un orario – le 22 di sabato – e un’unica istruzione: “Vieni pulito e pronto a obbedire.” Non c’è spazio per domande, e io non ne faccio.

Sabato arriva in un lampo. Mi preparo con cura, una doccia lunga, mi rado dappertutto, indosso una maglietta e un paio di jeans semplici. Non voglio sembrare uno che ci prova troppo. Esco di casa con un misto di ansia e eccitazione che mi stringe lo stomaco. Quando arrivo all’indirizzo, un palazzone anonimo con un portone scrostato, suono il citofono. Una voce roca risponde: “Chi è?” “Alberto, dall’annuncio,” dico, con la voce che trema appena. “Sali, terzo piano.”

L’appartamento è spoglio, con un divano logoro, un tavolo con qualche bottiglia di birra e un odore di fumo che impregna l’aria. I cinque ragazzi sono già lì, seduti o in piedi, e mi squadrano dalla testa ai piedi non appena entro. Sono tutti in forma, con magliette aderenti che mettono in mostra muscoli definiti, capelli curati, tatuaggi sulle braccia. Mi sento subito fuori posto. Uno di loro, il più alto, con una barba corta e un sorriso strafottente, si avvicina. “Io sono Luca, il capo di questa banda. Tu sei Alberto, giusto? Non sei proprio un adone, eh.” Gli altri ridono, e io abbozzo un sorriso, sentendomi già piccolo. “Ma va bene, vedremo se sai stare al gioco.”

Non sono solo, scopro. Ci sono altri due ragazzi, già arrivati prima di me. Uno ha 28 anni, si chiama Matteo, magro, con un viso carino e un’aria un po’ timida. L’altro, Simone, ne ha 20, un fisico scolpito da palestra, capelli biondi e un atteggiamento da strafottente. Luca ci guarda tutti e tre e dice: “Bene, siamo al completo. Spogliatevi, tutti e tre. Vogliamo vedere cosa avete da offrire.” Non c’è spazio per esitazioni. Mi tolgo la maglietta, i jeans, le mutande, sentendo gli occhi di tutti su di me. Matteo e Simone fanno lo stesso. Sto lì, nudo, con le mani lungo i fianchi, mentre i cinque ragazzi ci girano intorno come se fossimo pezzi di carne al mercato.

“Questo qua,” dice uno di loro, un tipo coi capelli rasati, indicando Simone, “ha un bel culo sodo. E tu,” si rivolge a Matteo, “sembri uno che sa succhiare bene.” Poi si volta verso di me, e il tono cambia. “Tu, Alberto, non sei proprio il massimo. Pancia molle, cosce flosce. Non ti mettiamo certo al centro della festa.” Luca interviene, con un ghigno: “Ma un utilizzo ce l’hai. Ti piace leccare i piedi, vero? E magari bere qualcosa di caldo? Sarai il nostro leccapiedi e sborratoio per stasera. Gli altri due li useremo per cose più… divertenti.” Le parole mi colpiscono come uno schiaffo. Mi sento umiliato, ma c’è qualcosa in quella situazione, in quella degradazione totale, che mi fa fremere. Non dico niente, abbasso lo sguardo e annuisco.

“Perfetto, allora iniziamo,” dice Luca, togliendosi le scarpe da ginnastica e sedendosi sul divano. Gli altri ragazzi fanno lo stesso, uno dopo l’altro, togliendosi scarpe e calzini, lasciando i piedi nudi davanti a me. “Vieni qua, Alberto. Inginocchiati e comincia a lavorare. Voglio sentire la tua lingua tra le dita.” Mi metto in ginocchio, il pavimento freddo sotto di me, e mi avvicino ai piedi di Luca. Hanno un odore forte, di sudore e pelle, un misto che mi dà alla testa. Prendo il suo piede destro con le mani, lo sollevo appena e inizio a leccare. La pelle è ruvida, il sapore salato mi riempie la bocca. Passo la lingua tra le dita, succhiando piano, mentre lui sospira soddisfatto. “Bravo, così. Più forte, non fare il timido.”

Mentre lavoro sui suoi piedi, vedo con la coda dell’occhio cosa succede agli altri. Matteo è già inginocchiato davanti a un ragazzo coi capelli scuri, gli ha tirato fuori il cazzo dai pantaloni e lo sta succhiando con ritmo. Il ragazzo gli tiene la testa con una mano, spingendolo più a fondo. “Cazzo, sì, così, succhia bene,” gli dice con voce roca. Simone, invece, è piegato su un tavolo, i jeans abbassati alle caviglie, mentre un altro dei cinque, un tipo muscoloso con un piercing al sopracciglio, gli sta dietro, sputandogli sul buco prima di infilarci due dita. “Rilassati, bello, che ora ti apro per bene,” gli dice, e Simone geme, stringendo i denti.

Torno a concentrarmi sui piedi di Luca. Dopo un po’ mi ordina di passare a quelli di un altro, un ragazzo con i capelli rossi che si chiama Marco. I suoi piedi sono ancora più sudati, la pelle appiccicosa sotto la mia lingua. “Guarda come lecca bene, il porco,” dice Marco, ridendo. “Ti piace, eh? Scommetto che ti sta venendo duro solo a farlo.” Non rispondo, ma ha ragione. Nonostante l’umiliazione, o forse proprio per quella, sento il mio cazzo indurirsi tra le gambe. Ogni insulto, ogni ordine, mi spinge più a fondo in quella spirale di eccitazione.

Passo da un piede all’altro, leccando, succhiando, sentendo il sapore salato che mi invade la bocca, l’odore forte che mi riempie il naso. Ogni tanto alzo lo sguardo e vedo gli altri due, Matteo e Simone, che vengono usati senza sosta. Matteo ha la bocca piena, il cazzo di uno dei ragazzi che gli scivola dentro e fuori con un ritmo veloce, la saliva che gli cola lungo il mento. “Non fermarti, troia, succhia fino in fondo,” gli dice il ragazzo, spingendogli la testa con forza. Simone, nel frattempo, è passato da un cazzo all’altro. Ora è in piedi, piegato in avanti, mentre uno dei cinque glielo sbatte dentro con colpi secchi e profondi. Il rumore della pelle che sbatte contro la pelle riempie la stanza, insieme ai suoi gemiti. “Cazzo, quanto sei stretto,” gli dice il tipo che lo scopa, dandogli una sculacciata forte. “Ti piace essere il nostro buco, vero?”

Dopo aver finito con i piedi di tutti e cinque, Luca mi guarda e dice: “Bene, ora hai un altro compito. Hai visto quanto stiamo lavorando con questi due? Ci serve un posto dove svuotarci. E quel posto sei tu. Apri la bocca, leccapiedi, che arriviamo uno per uno.” Mi sento un oggetto, un semplice recipiente, ma quell’idea mi fa tremare di eccitazione. Mi metto in ginocchio al centro della stanza, la bocca aperta, mentre il primo, Marco, si avvicina. Si sega davanti a me, il cazzo duro e gonfio, lungo almeno venti centimetri, con vene sporgenti. “Tieni la lingua fuori, porco,” mi ordina, e io obbedisco. Dopo pochi secondi, schizza. Il primo getto mi colpisce in faccia, caldo e appiccicoso, ma poi punta verso la mia bocca. Il sapore è amaro, denso, mi riempie la gola. Deglutisco, mentre lui ride. “Bravo, bevi tutto. Non sprecarne una goccia.”

Uno dopo l’altro, si alternano davanti a me. Luca è il secondo. Il suo cazzo è più spesso, con un odore muschiato che mi arriva dritto al cervello. “Guardami negli occhi mentre ti riempio,” mi dice, e io alzo lo sguardo, incrociando il suo mentre schizza. Il liquido mi colpisce il palato, scivola lungo la lingua, e io ingoio ancora, sentendo il calore scendere nello stomaco. Ogni volta che uno finisce, gli altri ridono o fanno commenti. “Guarda come gli piace,” dice uno. “Scommetto che potrebbe andare avanti tutta la notte,” aggiunge un altro. E io, in un angolo della mia testa, so che è vero.

Mentre continuo a fare il mio “lavoro”, vedo Matteo e Simone che non hanno un attimo di tregua. Matteo è passato a succhiare un altro dei ragazzi, il piercing al sopracciglio gli tiene la testa ferma mentre glielo spinge in gola senza pietà. “Cazzo, hai una bocca perfetta,” gli dice, gemendo. Simone, invece, è ora sdraiato sul divano, le gambe spalancate, mentre due dei cinque lo usano insieme: uno glielo mette in bocca, l’altro lo scopa con colpi lenti ma profondi, facendolo gemere a ogni spinta. “Prendilo tutto, puttanella,” gli dice il tipo che lo sta inculando, dandogli uno schiaffo sul culo. Il rumore dei corpi che si scontrano, i gemiti, gli insulti, tutto si mescola in un caos che mi manda fuori di testa.

Dopo che il quarto ragazzo si è svuotato nella mia bocca, Luca mi guarda e dice: “Aspetta, non abbiamo ancora finito con i piedi. Vieni qua, leccami di nuovo mentre mi riposo.” Mi rimetto in ginocchio davanti a lui, prendo il suo piede e ricomincio a leccare. La pelle è ancora umida del mio lavoro di prima, il sapore salato mi riempie di nuovo la bocca. Mentre lo faccio, sento il quinto ragazzo avvicinarsi. “Apri, che tocca a me,” mi dice, e io sollevo il viso, tenendo la bocca spalancata. Il suo cazzo è più corto ma spesso, e quando schizza, il getto è così forte che quasi mi soffoca. Deglutisco a fatica, sentendo il sapore che mi invade la gola, mentre Luca mi spinge la testa contro il suo piede. “Non distrarti, continua a leccare,” mi ordina.

La serata va avanti così, un alternarsi di piedi da leccare e bocche da riempire. Ogni tanto mi fanno alzare per spostarmi da un ragazzo all’altro, ma il mio ruolo non cambia. Sono il loro leccapiedi, il loro sborratoio, e ogni insulto, ogni ordine, mi fa sentire più usato, più eccitato. Non c’è spazio per pensieri o rimpianti. C’è solo il sapore salato dei piedi, l’odore forte del sudore, il calore appiccicoso che mi riempie la bocca e scivola lungo la gola. Ogni tanto guardo gli altri due, Matteo e Simone, che vengono scopati e succhiati senza sosta. Matteo è ora in ginocchio, con due cazzi davanti alla faccia, che alterna con la bocca, mentre uno dei ragazzi gli dice: “Scegli bene, troia, quale vuoi succhiare per primo.” Simone è sdraiato sul pavimento, un ragazzo sopra di lui che lo scopa con forza, il cazzo che entra e esce dal suo culo con un ritmo brutale. “Cazzo, sì, continua a prenderlo,” gli dice, mentre lui geme, con le mani che stringono il pavimento.

Il culmine arriva dopo ore, quando ormai sono stanco, la mascella dolorante, la lingua intorpidita. Luca si alza, mi guarda dall’alto in basso e dice: “Ultimo giro, leccapiedi. Siamo tutti pronti a darti il gran finale. Inginocchiati al centro.” Obbedisco, mettendomi in ginocchio, la bocca aperta, il viso già sporco. Uno dopo l’altro, si avvicinano e si segano davanti a me. Il primo schizza, poi il secondo, il terzo, fino all’ultimo. Ogni getto mi colpisce, in faccia, in bocca, sul petto. Il calore, l’odore, il sapore mi sopraffanno. Deglutisco quello che posso, lasciando che il resto mi coli addosso. Luca, l’ultimo, mi guarda e dice: “Bravo, hai fatto il tuo dovere. Ora puoi andare a casa con qualcosa da ricordare.” Ridono tutti, e io, stanco, umiliato, ma con una strana euforia dentro, annuisco.

Mi rivesto in silenzio, mentre gli altri continuano a bere birra e a scherzare. Matteo e Simone sono ancora lì, sfiniti, con i corpi segnati dall’uso. Esco dall’appartamento senza dire una parola, sentendo ancora il sapore in bocca, l’odore sulla pelle. Mentre scendo le scale, so che non dimenticherò mai questa notte. E, in un angolo della mia testa, so anche che potrei tornare.

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