La vendetta che ti trasforma (parte 5)
Dopo quasi un’ora di massaggio, Davide sbadigliò rumorosamente e spense la tv. Spinse via il piede dal grembo di Giovanni e si alzò dal divano stiracchiandosi.
«Bene, io vado a letto. Sono distrutto» disse con tono casuale, come se niente fosse.
Giovanni rimase in ginocchio sul tappeto, con le mani ancora sospese in aria e lo sguardo incredulo. Il cazzo gli pulsava duro nei pantaloni da tutto quel tempo.
«Aspetta… che cazzo dici?» sbottò, alzandosi di scatto. «Mi avevi promesso che mi avresti ricompensato! Hai detto che se ti massaggiavo bene mi avresti dato quello che volevo!»
Davide si girò verso di lui e scoppiò a ridere, una risata bassa e arrogante.
«Ho detto “forse”, principessa. Riascolta bene la prossima volta.»
Giovanni arrossì violentemente, un misto di frustrazione e umiliazione che gli saliva in gola.
«Sei uno stronzo! Mi hai fatto stare in ginocchio per un’ora come un idiota a massaggiarti i piedi puzzolenti e ora te ne vai a dormire? Vaffanculo!»
Fece per voltarsi, incazzato, ma Davide lo afferrò per un braccio e lo tirò indietro con facilità. Il suo sguardo era divertito e crudele allo stesso tempo.
«Calma. Se vuoi qualcosa da me, devi guadagnartela. E da adesso in poi non basta più obbedire in silenzio.»
Lo spinse leggermente indietro e incrociò le braccia sul petto.
«Devi supplicare. Come si deve.»
Giovanni lo guardò storto, il respiro accelerato.
«Io non supplico un cazzo…»
«Oh sì che lo fai» lo interruppe Davide, avanzando di un passo. «Di’ la frase: “Ti prego Davide, scopami”.»
Giovanni strinse i pugni, umiliato.
«…Ti prego Davide, scopami» mormorò a denti stretti.
Davide rise di nuovo, scuotendo la testa.
«Più convincente. E più forte. Ripeti: “Ti prego Davide, usa il mio culo da troia”.»
Giovanni aveva il viso in fiamme. Esitò qualche secondo, poi cedette.
«Ti prego Davide… usa il mio culo da troia.»
«Ancora. Con più voglia. Dimmi che sei un coglione arrapato che ha bisogno del mio cazzo.»
Giovanni deglutì, la voce che tremava per la vergogna:
«Sono un coglione arrapato… che ha bisogno del tuo cazzo.»
Davide sorrise soddisfatto, godendosi ogni secondo dell’umiliazione.
«Bravino. Ora supplicami come si deve. In ginocchio.»
Giovanni esitò solo un istante, poi si lasciò cadere di nuovo in ginocchio. Con voce bassa e rotta dalla vergogna supplicò:
«Ti prego Davide… scopami. Ti supplico. Usa il mio culo, ne ho bisogno… sono il tuo coglione.»
Davide lo guardò dall’alto per qualche secondo, godendosi lo spettacolo, poi annuì lentamente.
«Bene. Spogliati. Tutto nudo. Subito.»
Giovanni, con le mani che tremavano leggermente, iniziò a togliersi la maglietta, poi i pantaloni e i boxer. Rimase completamente nudo di fronte a Davide, il cazzo duro che puntava verso l’alto, tradendo tutta la sua eccitazione.
Davide osservò Giovanni nudo di fronte a lui, il cazzo duro che pulsava traditore, le guance ancora rosse per l’umiliazione di aver supplicato.
«In ginocchio» ordinò secco.
Giovanni obbedì immediatamente, inginocchiandosi sul tappeto. Davide si abbassò i pantaloni della tuta e i boxer insieme, liberando il suo grosso cazzo già completamente duro.
Senza preavviso, gli afferrò la testa con entrambe le mani e gli spinse il cazzo in bocca fino in gola. Giovanni emise un suono strozzato, gli occhi che si spalancavano mentre Davide iniziava a scopargli la gola con forza brutale.
«Prendilo tutto, troia» ringhiò, spingendo i fianchi avanti con spinte profonde e violente. Il cazzo gli entrava fino alle palle, gonfiando la gola di Giovanni che sbavava copiosamente. La saliva colava dal mento, bagnandogli il petto e il cazzo duro. Gli occhi gli lacrimavano mentre cercava di respirare tra una spinta e l’altra.
Davide lo teneva fermo per i capelli, scopandogli la bocca senza pietà per diversi minuti, godendosi ogni conato e ogni gorgoglio.
Poi lo tirò su di peso.
«Sul divano. Culo per aria.»
Giovanni si posizionò carponi, offrendo il culo. Davide gli sputò direttamente sul buco e spinse dentro con un colpo solo, affondando fino in fondo. Giovanni gemette forte, stringendo i cuscini del divano.
Davide iniziò a incularlo con forza, scopandolo a ritmo sostenuto, le anche che sbattevano contro le natiche con schiaffi sonori. Ogni affondo colpiva la prostata, facendo gemere Giovanni come una puttana.
«Cazzo… sì… più forte…» ansimava Giovanni, spingendo indietro contro di lui.
Davide lo martellò per una decina di minuti, godendosi il calore stretto del suo culo, poi tirò fuori il cazzo ancora lucido.
«In ginocchio. Bocca aperta.»
Giovanni si girò velocemente e aprì la bocca, la lingua fuori. Davide gli infilò il cazzo fino in gola e dopo poche spinte potenti venne con un grugnito profondo.
La sborra calda e densa esplose direttamente in fondo alla sua gola. Giovanni deglutì convulsamente, mandando giù fiotto dopo fiotto mentre Davide gli teneva la testa premuta contro il pube.
«Ingoia tutto… brava puttana.»
Solo quando fu completamente svuotato, Davide tirò fuori il cazzo, lasciando un filo di saliva e sperma che colava dalle labbra di Giovanni.
«Hai ingoiato di nuovo come l’ultima volta» disse con un ghigno soddisfatto, dandogli due leggeri schiaffetti sul viso. «Vai a lavarti la faccia, sei patetico.»
