Tanta voglia di divertirsi
Sono Piero, ho trentotto anni, e ieri sera la mia vita ha preso una piega che non mi sarei mai aspettato. Io e Francesca, mia moglie, siamo sposati da dodici anni. Abbiamo una routine solida, due lavori stabili, una casa in ordine, ma a volte ci guardiamo e ci rendiamo conto che manca qualcosa. Non è noia, è più un bisogno di scrollarci di dosso il peso degli anni che passano. Così, quando i nostri amici Marco e Giulia ci hanno invitato a una festa a casa loro, abbiamo accettato subito. “Portate solo voglia di divertirvi,” aveva detto Marco al telefono. Non immaginavo quanto si sarebbe spinto oltre quel divertimento.
Siamo arrivati verso le nove di sera. La loro casa era già piena di gente, una ventina di persone, tutte sulla nostra età o poco più. C’era un tavolo pieno di bottiglie, birra, vino, cocktail già pronti. La musica era alta, ma non assordante, e l’atmosfera era rilassata. Francesca aveva un vestito nero aderente, non troppo scollato ma che le segnava bene le curve. Io avevo una camicia e un paio di jeans, niente di speciale. Abbiamo iniziato a bere subito, un bicchiere dietro l’altro, mescolandoci agli altri. Ridevamo, raccontavamo stupidaggini, ricordavamo i tempi dell’università. Dopo un’ora, però, ho notato che l’alcool stava facendo effetto. Le voci erano più alte, i gesti più larghi, le risate più sguaiate.
Verso mezzanotte, Giulia ha proposto un gioco, una specie di “obbligo o verità” rivisitato. “Dai, che ci divertiamo un po’,” ha detto, con la lingua già un po’ impastata. All’inizio erano domande leggere: “Qual è la cosa più stupida che hai fatto da ubriaco?” oppure obblighi come “Canta una canzone a caso.” Ma più si andava avanti, più le domande si facevano intime. “Hai mai tradito il tuo partner?” ha chiesto qualcuno a un ragazzo che non conoscevo. Lui ha riso, ha bevuto un sorso e ha detto: “Non ancora.” La stanza è esplosa in risate, ma io ho sentito un formicolio strano nello stomaco. Francesca, seduta vicino a me sul divano, mi ha stretto la mano. “Tutto bene?” mi ha sussurrato. Ho annuito, ma dentro di me c’era una tensione che non sapevo spiegare.
Quando è toccato a Francesca, le hanno chiesto: “Qual è la tua fantasia più nascosta?” Lei ha esitato, ha guardato me per un attimo, poi ha bevuto un sorso di vino e ha detto: “Non lo so, forse fare qualcosa di completamente fuori dagli schemi, una volta tanto.” Non ha specificato, ma il modo in cui mi ha guardato dopo mi ha fatto battere il cuore più forte. Ho cercato di non pensarci, ma quella frase mi è rimasta in testa. Poco dopo, qualcuno ha proposto di spegnere la musica e accendere solo qualche luce soffusa. “Facciamo un’atmosfera più intima,” ha detto Giulia, ridendo. Io e Francesca ci siamo guardati, un po’ incerti, ma abbiamo lasciato che le cose andassero avanti.
A un certo punto, Marco ha tirato fuori un mazzo di carte. “Nuovo gioco,” ha annunciato. “Chi perde deve togliersi un capo di abbigliamento.” Ero già abbastanza brillo, quindi ho riso insieme agli altri, pensando fosse uno scherzo. Ma quando hanno iniziato a giocare davvero, ho sentito la tensione crescere. Francesca ha perso la prima mano e si è tolta le scarpe, scherzando: “Meno male che non porto tacchi alti.” Ma al giro dopo ha perso di nuovo e si è sfilata il braccialetto che aveva al polso. “Questo conta, no?” ha detto, ridendo. Io ho provato a stare al gioco, ma dentro di me c’era un misto di curiosità e disagio. Non era solo per lei che si spogliava, ma per come gli altri la guardavano. E, se devo essere sincero, una parte di me trovava eccitante quella situazione.
Dopo un po’, quasi tutti erano mezzi nudi. Io avevo solo i jeans, Francesca era in reggiseno e mutandine. Marco e Giulia erano praticamente senza niente addosso, e lo stesso valeva per altre coppie o singoli nella stanza. L’alcool scorreva ancora, e l’aria si era fatta pesante, carica di una tensione che non aveva più niente di scherzoso. Giulia si è avvicinata a Francesca, le ha messo una mano sulla spalla e le ha detto: “Sai che sei bellissima stasera?” Francesca è arrossita, ha abbassato lo sguardo, ma non si è allontanata. Io le ho guardato, incapace di dire niente. Dentro di me, la curiosità stava vincendo sul disagio.
Poi Giulia si è chinata e ha baciato Francesca. Non un bacio veloce, ma uno lento, profondo. Ho sentito il sangue salirmi alla testa. Avrei dovuto arrabbiarmi, dire qualcosa, ma non l’ho fatto. Francesca ha esitato un attimo, poi ha ricambiato il bacio. Quando si sono separate, mia moglie mi ha guardato, gli occhi pieni di un misto di paura ed eccitazione. “Piero, dimmi se vuoi che mi fermo,” ha sussurrato. Ho deglutito, la bocca secca. “No, vai avanti,” ho detto, con la voce che mi tremava. Non so perché l’ho detto, ma in quel momento lo volevo davvero.
Da lì, tutto è andato più veloce, ma allo stesso tempo sembrava accadere al rallentatore. Giulia ha preso la mano di Francesca e l’ha portata verso il centro della stanza, dove altri stavano già iniziando a toccarsi, a baciarsi. Marco mi si è avvicinato e mi ha detto: “Se non vuoi, nessuno ti obbliga. Ma guardali, sono liberi. Non vuoi sentirti così anche tu?” Aveva ragione. Guardavo Francesca, vedevo il suo corpo muoversi con una sicurezza che non le vedevo da anni, e ho sentito qualcosa scattare dentro di me. Mi sono alzato, mi sono avvicinato a loro. Francesca mi ha sorriso, un sorriso nervoso ma sincero. “Sei sicuro?” mi ha chiesto. Ho annuito.
Giulia si è messa dietro Francesca, le ha slacciato il reggiseno e glielo ha fatto cadere. I seni di mia moglie erano lì, esposti, i capezzoli già duri. Giulia li ha accarezzati con le mani, lentamente, mentre Francesca chiudeva gli occhi e buttava la testa indietro. Io stavo in piedi, a qualche metro, e sentivo il cuore battermi nelle orecchie. Poi una ragazza che non conoscevo, una mora sulla trentina con un corpo tonico, si è avvicinata a me. “Ti va di divertirti un po’?” mi ha chiesto, con un sorriso malizioso. Ho guardato Francesca, che mi ha fatto un cenno con la testa, come a dire “fai quello che vuoi”. Ho detto di sì.
La ragazza, che poi ho scoperto si chiamava Sara, mi ha preso per mano e mi ha portato su un divano poco lontano. Mi ha spinto a sedermi e si è messa a cavalcioni sopra di me. Sentivo il calore del suo corpo attraverso i jeans, il suo respiro caldo sul collo. “Rilassati,” mi ha sussurrato, mentre iniziava a baciarmi. Le sue labbra erano morbide, ma insistenti. Ho messo le mani sui suoi fianchi, stringendola. Intanto, con la coda dell’occhio, vedevo Francesca. Giulia le aveva tolto anche le mutandine e le stava accarezzando tra le gambe. Francesca gemeva piano, un suono che mi era familiare ma che in quel contesto sembrava completamente nuovo.
Sara ha iniziato a slacciarmi i jeans. “Vediamo cosa nascondi qui,” ha detto, ridendo. Mi ha abbassato i boxer e ha preso il mio cazzo in mano, iniziando a muoverla su e giù, lentamente. Ero già duro, e il suo tocco mi faceva impazzire. “Ti piace, eh?” mi ha chiesto, guardandomi negli occhi. “Sì, cazzo, continua,” ho risposto, con la voce roca. Non c’era spazio per giri di parole, non in quel momento. Lei ha sorriso, si è chinata e me l’ha preso in bocca. La sensazione della sua lingua che si muoveva era assurda, calda, bagnata. Ho chiuso gli occhi per un attimo, ma li ho riaperti subito per guardare Francesca.
Mia moglie era a quattro zampe su un tappeto, con Giulia dietro di lei che la leccava. Un altro ragazzo, uno che non conoscevo, si era avvicinato davanti a lei e le stava tenendo la testa mentre lei glielo succhiava. Non provavo gelosia, solo un’eccitazione che non riuscivo a controllare. Sara si è tirata su, si è tolta le mutandine e si è messa sopra di me, facendolo entrare lentamente. “Oh, cazzo, sei duro come un sasso,” ha detto, iniziando a muoversi. Io le ho afferrato il culo, spingendola più forte. “Scopami, dai,” le ho detto, senza pensarci due volte. Lei ha riso, ha accelerato il ritmo. I suoi seni, piccoli ma sodi, ballavano davanti ai miei occhi. Le ho succhiato un capezzolo, mordendolo appena, e lei ha gemuto forte.
Intorno a noi, la stanza era un caos di corpi. Qualcuno scopava in piedi contro il muro, un’altra coppia era sul tavolo della cucina. I suoni erano ovunque: gemiti, respiri affannosi, il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle. C’era un odore forte, un mix di sudore, alcool e sesso. Francesca si era girata, adesso era sdraiata sulla schiena, con il ragazzo sopra di lei. La penetrava con forza, e lei aveva le gambe attorno ai suoi fianchi, spingendolo più dentro. “Sì, cazzo, così,” la sentivo dire, la voce spezzata dal piacere. Giulia era accanto a loro, si toccava guardandoli. Io ho sentito una fitta di eccitazione vedendola così, persa nel piacere.
Sara si è fermata un attimo, si è girata dandomi la schiena e ha ricominciato a cavalcare. “Ti piace il mio culo?” mi ha chiesto, voltandosi appena. “Sì, è perfetto, cazzo,” ho risposto, dandole una sculacciata leggera. Lei ha riso, ha accelerato. Io le ho messo una mano tra le gambe, trovando il suo clitoride e iniziando a strofinarlo. “Oh, sì, proprio lì,” ha gemito. Siamo andati avanti così per un po’, cambiando ritmo, rallentando per poi spingere più forte. Ogni tanto guardavo Francesca: ora era con un’altra ragazza, si baciavano mentre un terzo tizio le penetrava entrambe, alternandosi. Era uno spettacolo assurdo, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo.
Dopo un po’, Sara mi ha detto: “Sto per venire, non fermarti.” Ho aumentato il ritmo, spingendo più forte, sentendo i suoi muscoli contrarsi attorno a me. Ha gridato, un suono acuto, e si è accasciata contro il mio petto, ansimando. “Cazzo, è stato intenso,” ha detto, ridendo. Io non ero ancora arrivato, ma non mi importava. Mi sono guardato intorno, cercando Francesca. Lei era seduta sul tappeto, con le guance arrossate e i capelli spettinati. Mi ha visto, mi ha sorriso. “Vieni qui,” mi ha detto, con la voce stanca ma dolce.
Mi sono alzato, ho raggiunto lei e mi sono seduto accanto. “Stai bene?” le ho chiesto. Lei ha annuito. “Sì, e tu?” “Sì, sto bene,” ho risposto. Ci siamo guardati per un attimo, senza dire niente. Intorno a noi, alcuni continuavano, altri si erano fermati, sdraiati sui divani o sul pavimento, con bicchieri di birra ancora in mano. Francesca mi ha preso la mano e l’ha stretta. “È stata una follia, vero?” ha detto. Ho riso. “Sì, ma non so, è stato… liberatorio.” Lei ha annuito, appoggiando la testa sulla mia spalla. E in quel momento, con il caos della stanza che si calmava intorno a noi, ho sentito che, nonostante tutto, eravamo ancora noi.
