Racconti Piccanti
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Il dopo partita

Il dopo partita

26 Marzo 2026·9 min di lettura

Eccomi qui, seduto sul divano di casa mia, con una birra in mano e il cuore che ancora mi batte forte per la vittoria di oggi. Siamo i campioni regionali, noi del calcetto amatoriale, una squadra di amici più che di atleti, sette uomini e due donne che si sono fatti il culo per arrivare fin qui. La finale è stata una guerra, ma ce l’abbiamo fatta, e ora siamo tutti nel mio salotto, a casa mia, visto che sono il capitano. L’aria puzza di sudore, birra e pizza fredda, ma nessuno ci fa caso. Siamo euforici, ridiamo, urliamo, ci diamo pacche sulle spalle. Le bottiglie vuote si accumulano sul tavolo, e le voci si fanno sempre più alte, le battute sempre più pesanti.

Guardo intorno. C’è Marco, il nostro bomber, che racconta per la decima volta il gol della vittoria, mimando il tiro con una bottiglia in mano. Poi c’è Giulia, la nostra difensore, che ride così forte da far tremare i bicchieri, con quella maglietta aderente che non lascia molto all’immaginazione. E c’è Sara, l’altra ragazza, quella che di solito sta zitta ma stasera ha gli occhi che brillano, un sorrisetto che non le ho mai visto. Gli altri ragazzi sono sparsi tra divano e sedie, tutti con la faccia rossa per l’alcol e l’adrenalina. Io sono un po’ ubriaco, lo ammetto, ma non abbastanza da non sentire quella tensione che sta montando. Non è solo la vittoria. È qualcosa di più fisico, di più grezzo. Lo sento nelle occhiate, nei commenti, nel modo in cui ci sfioriamo senza motivo.

“Dai, capitano, un altro brindisi!” urla Marco, alzando la birra. “A noi, che siamo i migliori!”

“E a te, che ci hai guidato!” aggiunge Giulia, facendomi l’occhiolino. Mi alzo, un po’ barcollante, e alzo la bottiglia. “A noi, cazzo. E a questa stagione del cavolo che ci ha fatto sudare sangue!” Ridono tutti, ma mentre bevo sento lo sguardo di Sara su di me. È seduta sul bracciolo del divano, le gambe accavallate, e mi fissa in un modo che mi fa venire un caldo che non c’entra con la birra.

Passa un’altra mezz’ora, e la situazione si scalda ancora di più. Le battute sono diventate apertamente sessuali. Marco sta raccontando di una volta che ha rimorchiato una tipa negli spogliatoi, e Giulia lo interrompe ridendo: “Ma smettila, che non ce la fai nemmeno con la birra in corpo!” Lui le tira una crosta di pizza, e lei gli fa una linguaccia. Io sto zitto, ma non riesco a togliermi dalla testa il modo in cui Sara mi guarda. Poi, all’improvviso, lei si alza, prende una birra dal tavolo e dice, con una voce calma ma decisa: “Sapete che c’è? Niente regole stasera.”

Silenzio. Per un attimo sembra che nessuno abbia capito. Poi Marco scoppia a ridere: “Cazzo vuoi dire, Sara? Che possiamo pisciare sul tappeto del capitano?” Lei non ride. Si avvicina a me, lentissima, e si siede sulle mie gambe, guardandomi dritto negli occhi. “Voglio dire che abbiamo vinto. Che siamo carichi. E che possiamo fare quello che ci pare.” Il suo fiato sa di birra e di qualcosa di dolce, e il peso del suo corpo sul mio mi fa venire un’erezione istantanea. Non so cosa dire, ma non serve. Giulia, dall’altro lato della stanza, ride piano e dice: “Oh, porca troia, ci sta provando davvero.”

Non c’è tempo per pensare. Sara mi bacia, e il suo sapore è un misto di birra e saliva calda. Le sue mani mi afferrano la nuca, e io le stringo i fianchi, sentendo la carne soda sotto i leggings. Intorno a noi, gli altri non stanno fermi. Marco si avvicina a Giulia, le sussurra qualcosa all’orecchio, e lei gli dà uno schiaffo sulla spalla, ma ride. Gli altri ragazzi si guardano, un po’ incerti, ma l’atmosfera è elettrica, come se stessimo tutti aspettando questo momento da mesi. La tensione della stagione, le litigate, le docce insieme, le battute sporche: tutto esplode ora.

Sara si stacca dalla mia bocca e mi guarda, ansimando. “Ti va o no, capitano?” Non rispondo con le parole. Le infilo le mani sotto la maglietta, sentendo la pelle liscia e calda, e le stringo il seno. È piccolo ma sodo, i capezzoli duri sotto le dita. Lei geme piano, poi si gira verso gli altri e dice: “Che cazzo aspettate? Non siamo in campo, qui non c’è arbitro.” È il via libera. Marco si avventa su Giulia, le tira su la maglietta e le bacia il collo, mentre lei gli afferra i capelli e lo spinge più in basso. Due degli altri ragazzi, Luca e Davide, si avvicinano a Sara, e per un attimo penso di arrabbiarmi, ma lei mi guarda e sussurra: “Lascia fare. Stasera si gioca tutti insieme.”

Mi spinge via la maglietta, e io faccio lo stesso con la sua. La sua pelle è sudata, profuma di fatica e di desiderio. Le sue mani scendono sui miei pantaloni, slacciano la cintura e li tirano giù. Il mio membro è già duro, e quando lei lo afferra con decisione, mi sfugge un grugnito. “Cazzo, Sara, sei proprio diretta,” le dico, e lei ride, stringendo più forte. “Ti lamenti? Dopo tutto quel tempo a guardarmi il culo in campo, ora ti faccio vedere cosa so fare.” Si china e me lo prende in bocca, e il calore della sua lingua mi fa quasi perdere la testa. Sento il suono della sua saliva, il modo in cui succhia con forza, guardandomi negli occhi. Intorno a noi, il salotto è un casino di gemiti e vestiti che volano via.

Giulia è sdraiata sul divano, con Marco sopra di lei. Lui le ha tirato giù i pantaloni, e ora le sta leccando tra le gambe, mentre lei si morde un labbro e gli dice: “Più forte, testa di cazzo, non sei mica un principiante.” Marco ride con la bocca ancora su di lei: “Stai zitta e goditela, che ti faccio vedere io.” Luca e Davide, meanwhile, si sono avvicinati a Sara. Uno le sta baciando il collo mentre l’altro le accarezza il sedere, e lei sembra non avere problemi a gestire tutti e tre. Mi guarda, con il mio membro ancora nella sua bocca, e dice, con la voce roca: “Ti dà fastidio se giocano anche loro con me?” Non so perché, ma la gelosia che sento si mescola a un’eccitazione che non ho mai provato. “Fai quello che vuoi,” le dico, “ma non ti fermare.” Lei sorride e riprende a succhiare, mentre Luca le tira giù i leggings e inizia a toccarla tra le gambe. Sento i suoi gemiti vibrare sulla mia pelle, e il suono è una scarica di adrenalina pura.

La situazione esplode del tutto. Sara si stacca da me, si gira e si mette a quattro zampe sul pavimento. “Chi vuole iniziare?” dice, guardandoci uno per uno. Io non ci penso due volte. Mi metto dietro di lei, le afferro i fianchi e la penetro con un colpo deciso. È bagnata, stretta, e il suo calore mi fa quasi venire subito. Lei urla, un suono crudo e profondo, e dice: “Cazzo, sì, continua così, capitano!” Io spingo più forte, sentendo il suono della nostra pelle che sbatte, l’odore del suo sudore che mi riempie le narici. Luca si mette davanti a lei, e Sara non esita a prenderlo in bocca, mentre Davide le accarezza la schiena e le sussurra cose che non riesco a sentire per via dei gemiti.

Dall’altro lato della stanza, Giulia è ora sopra Marco, cavalca con un ritmo forsennato. I suoi seni rimbalzano a ogni movimento, e lui le stringe il sedere con entrambe le mani, dicendo: “Porca troia, sei una furia, non ti ferma nessuno.” Lei ride, ansimando: “E tu tieni il ritmo, che non sono mica di vetro.” Gli altri ragazzi della squadra, che fino a poco fa erano incerti, si sono uniti. Uno di loro, Andrea, si avvicina a Giulia e le bacia il collo, mentre un altro, Stefano, si toglie i pantaloni e si fa avanti verso Sara.

Il salotto è un groviglio di corpi. Sento l’odore del sesso ovunque, un misto di sudore, fluidi e birra versata. Il suono dei gemiti e delle spinte è assordante, e il calore nella stanza è soffocante. Io continuo a spingere dentro Sara, guardandola mentre si occupa di Luca con la bocca. Lei si gira un attimo, i capelli appiccicati alla fronte, e mi dice: “Più veloce, dai, fammi sentire che sei il capitano.” Le do uno schiaffo leggero sul sedere, e lei ride, stringendosi intorno a me in un modo che mi fa quasi perdere il controllo. “Ti piace comandare, eh?” le dico, e lei risponde tra un gemito e l’altro: “Solo se mi fai godere come si deve.”

Cambiamo posizione. Sara si sdraia sulla schiena, e io mi metto sopra di lei, mentre Stefano le solleva le gambe e inizia a toccarla in un punto che la fa tremare. Io la penetro di nuovo, questa volta più lento, guardando il suo viso contorcersi di piacere. La sua pelle è bollente sotto le mie mani, e il suo respiro è irregolare, spezzato da gemiti che sembrano usciti da un altro mondo. “Cazzo, sei enorme,” mi dice, e io rido, spingendo più a fondo. “E tu sei una che non molla mai, eh?” Lei mi afferra le spalle, le unghie che mi graffiano la pelle, e dice: “Mai. Ora fammi venire, o ti faccio correre dieci giri di campo domani.”

Intorno a noi, la situazione è fuori controllo. Giulia è ora in mezzo a Marco e Andrea, uno davanti e l’altro dietro, e i suoi gemiti sono così forti da coprire quasi tutto il resto. Marco le dice, con la voce roca: “Ti piace essere al centro, vero?” E lei risponde, tra un ansito e l’altro: “Chiudi il becco e muoviti, che non sto qui per chiacchierare.” Io guardo Sara negli occhi, sentendo che sto per arrivare al limite. Lei se ne accorge e mi stringe le gambe intorno alla vita, sussurrando: “Non ti fermare ora, dai, lo voglio sentire tutto.” Le sue parole mi spingono oltre il bordo. Spingo un’ultima volta, con tutta la forza che ho, e vengo dentro di lei, sentendo il suo corpo tremare sotto di me mentre anche lei raggiunge l’orgasmo. Il suo urlo è gutturale, reale, e per un attimo il mondo sparisce, c’è solo il calore del suo corpo e il battito del mio cuore che sembra esplodere.

Quando mi tiro indietro, ansimando, vedo che anche gli altri stanno arrivando al culmine. Giulia crolla sul divano, rossa in faccia e con il respiro corto, mentre Marco e Andrea si allontanano, sudati e sfiniti. Sara si alza piano, si passa una mano tra i capelli e mi guarda con un sorriso stanco ma soddisfatto. “Beh, capitano, direi che abbiamo festeggiato come si deve,” dice, e io rido, ancora senza fiato. “Direi di sì. Ma ora chi pulisce questo casino?”

Nessuno risponde. Siamo tutti stesi, sparsi tra divano e pavimento, con i vestiti ammucchiati ovunque e l’odore di sesso che impregna l’aria. La birra è finita, l’adrenalina pure. Ma mentre guardo i miei compagni di squadra, so che questa serata non la dimenticheremo mai. Niente regole stasera, e forse, solo per una volta, va bene così.

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