Sotto il tavolo non si vede
Monica non si aspettava nulla di più da quella cena aziendale. A 47 anni, con un matrimonio che arrancava da un decennio e un lavoro che le succhiava l’anima, queste serate erano solo un obbligo da sopportare. Era seduta a un tavolo lungo, in un ristorante di medio livello in centro città, con colleghi che parlavano di bilanci e ferie. Poi era arrivato lui, Diego, 29 anni, un nuovo arrivato nel reparto commerciale. Alto, spalle larghe, capelli scuri un po’ spettinati, una barbetta curata e un sorrisetto da stronzo che sembrava dire “so di piacere”. Monica lo aveva notato subito, non poteva farci niente. C’era qualcosa in lui, una sicurezza che rasentava l’arroganza, che la irritava e allo stesso tempo le faceva battere il cuore un po’ più veloce.
Diego si era seduto proprio di fronte a lei. Durante la cena, i loro sguardi si erano incrociati più volte. Lui le aveva sorriso, un sorriso sfacciato, e Monica, che di solito era una donna controllata, si era sentita arrossire. “Che cazzo mi sta succedendo?” aveva pensato, giocherellando con il bicchiere di vino. Non era tipo da perdere la testa per un ragazzino, eppure quando Diego aveva iniziato a parlare, buttando lì battute un po’ troppo spinte per una cena di lavoro, lei si era ritrovata a ridere. La sua arroganza la infastidiva, ma c’era una parte di lei – una parte che non vedeva l’ora di uscire allo scoperto – che trovava quella sicurezza eccitante. Era come se Diego le stesse lanciando una sfida senza dirlo apertamente.
A fine cena, mentre tutti si alzavano per andare via, Diego si era avvicinato a lei. “Ehi, Monica, che dici, ci beviamo qualcosa da un’altra parte? Questo posto è un mortorio.” La sua voce era bassa, quasi intima, e lei aveva sentito un brivido lungo la schiena. Avrebbe dovuto dire di no. Suo marito, Paolo, la aspettava a casa, probabilmente già mezzo addormentato davanti alla TV. Ma quella serata, quella noia, quella voglia di qualcosa di diverso avevano preso il sopravvento. “Va bene, ma solo un bicchiere,” aveva risposto, cercando di sembrare distaccata. Diego aveva sogghignato. “Un bicchiere, sicuro.”
Si erano ritrovati in un pub poco lontano, un locale semideserto con le luci soffuse e un jukebox nell’angolo che suonava roba anni ’80. C’era odore di birra stantia e patatine fritte. Si erano seduti a un tavolo in fondo, lontano dal bancone dove il barista, un tizio con una pancia da birra, leggeva il giornale. Monica si sentiva fuori posto, con il suo tailleur blu scuro e le scarpe col tacco, mentre Diego sembrava a suo agio come se fosse a casa sua. Aveva ordinato due birre senza nemmeno chiederle cosa volesse, e la cosa l’aveva irritata. “Sai, non sono una ragazzina che beve quello che decidi tu,” gli aveva detto, alzando un sopracciglio. Lui aveva riso, appoggiandosi allo schienale della sedia. “Tranquilla, se non ti piace, la bevo io. Ma secondo me ti piace essere un po’ comandata, no?”
Quelle parole l’avevano colpita come un pugno. Avrebbe voluto rispondergli a tono, mandarlo a quel paese, ma invece aveva sentito un calore salirle dal petto. “Sei proprio uno stronzo, lo sai?” aveva detto, ma il tono non era arrabbiato. Diego aveva inclinato la testa, guardandola negli occhi. “E a te piace, ammettilo.” Monica aveva aperto la bocca per ribattere, ma non aveva trovato le parole. Aveva preso un sorso di birra, fredda e amara, per nascondere l’imbarazzo. Lui si era avvicinato un po’ di più, il suo ginocchio aveva sfiorato il suo sotto il tavolo. Un contatto piccolo, casuale, ma che le aveva fatto accelerare il battito. “Smettila,” aveva mormorato, ma non si era spostata.
La tensione tra loro era palpabile. Diego continuava a provocarla con battute e sguardi, e Monica si sentiva sempre più intrappolata in quel gioco. Ogni volta che le loro mani si sfioravano mentre prendevano i bicchieri, lei sentiva una scarica elettrica. Pensava a Paolo, a casa, e si diceva che doveva alzarsi e andarsene. Ma non lo faceva. Non voleva. Diego le aveva messo una mano sulla coscia, sotto il tavolo, con una naturalezza che la fece sobbalzare. “Che cazzo fai?” aveva sibilato, guardandosi intorno. Il locale era ancora vuoto, solo il barista era lontano e distratto. Diego aveva sorriso, stringendo appena la presa. “Niente, sto solo parlando con una collega. Rilassati.” Ma la sua mano non si era mossa, e Monica, invece di spingerlo via, aveva sentito le guance arrossarsi. Era arrabbiata con se stessa per non reagire, ma quel tocco, quella sfrontatezza, la stavano mandando fuori di testa.
“Dai, Monica, non fare la santarellina,” aveva detto lui a bassa voce, avvicinandosi al suo orecchio. “Lo so che ci stai pensando.” Lei lo aveva guardato, gli occhi socchiusi. “Pensando a cosa, esattamente?” Diego aveva riso piano. “A fare qualcosa di pazzo. Qualcosa che non faresti mai.” Quelle parole erano state come una scintilla. Monica, che aveva passato anni a reprimere ogni desiderio fuori dalla norma, aveva sentito una rabbia e una voglia mescolarsi dentro di lei. “Tu non sai un cazzo di quello che farei o non farei,” aveva detto, la voce tesa. Poi, senza quasi rendersene conto, si era chinata verso di lui, con un’idea che le era balenata in testa come un fulmine. “Vuoi vedere quanto sono pazza?” aveva sussurrato. Prima che Diego potesse rispondere, lei si era abbassata sotto il tavolo, sparendo dalla vista.
Sotto il tavolo, lo spazio era stretto e puzzava leggermente di birra versata. Monica si era inginocchiata, il cuore che le batteva così forte da farle male. Non poteva credere a quello che stava facendo. Diego aveva allargato un po’ le gambe, lasciando che lei si posizionasse tra le sue cosce. Lei aveva alzato lo sguardo, vedendo il suo volto dall’angolazione più strana, e aveva notato il suo sorriso compiaciuto. “Cazzo, non ci credo che lo stai facendo davvero,” aveva detto lui, con un misto di sorpresa e divertimento. Monica non aveva risposto. Con mani un po’ tremanti, gli aveva aperto la zip dei jeans, trovando subito la sua erezione sotto i boxer. Era già duro, e questo le aveva dato un’ondata di eccitazione mista a vergogna. Lo aveva tirato fuori, la pelle liscia e calda sotto le dita, e aveva iniziato a muovere la mano lentamente, sentendo il suo respiro cambiare sopra di lei. Poi si era chinata in avanti, prendendolo in bocca.
Il sapore era salato, leggermente muschiato, e il calore la faceva sentire ancora più fuori controllo. Diego aveva emesso un gemito basso, cercando di non farsi notare, anche se nel pub non c’era nessuno. Monica muoveva la testa su e giù, lentamente all’inizio, poi con più ritmo, sentendo i suoi fianchi spingere appena contro di lei. “Cazzo, sei brava,” aveva sussurrato lui, la voce roca. Lei non aveva risposto, concentrata sul movimento, sul suono del suo respiro sempre più affannoso. Ma poi, dopo qualche minuto, la porta del pub si era aperta con un cigolio. Un gruppo di ragazzi, quattro o cinque, era entrato ridendo e parlando a voce alta. Monica si era bloccata, il panico che le stringeva lo stomaco. Aveva cercato di tirarsi indietro, ma Diego le aveva messo una mano sulla testa, tenendola ferma. “Stai buona, sotto il tavolo non si vede,” aveva mormorato, la voce calma ma autoritaria.
Monica era nel terrore. Sentiva i ragazzi avvicinarsi, sedersi a un tavolo non troppo lontano, ordinare birre. Il cuore le martellava nel petto, ma Diego non la lasciava andare. “Non ti preoccupare, sembro solo un tizio che beve da solo,” aveva detto a bassa voce, con un tono quasi divertito. Lei avrebbe voluto urlare, scappare, ma una parte malata di lei trovava quel rischio eccitante. Con il fiato corto, aveva ripreso a succhiarlo, più veloce, più disperata, mentre sopra il tavolo Diego fingeva di guardare il telefono. I ragazzi ridevano, raccontandosi storie, ignari di cosa stesse succedendo a pochi metri da loro. Monica sentiva il corpo di Diego irrigidirsi, il suo respiro diventare un sibilo. “Cazzo, ci sono quasi,” aveva detto piano, e lei aveva capito che non c’era modo di fermarsi. Pochi secondi dopo, lui era venuto, un fiotto caldo che le aveva riempito la bocca. Lei aveva ingoiato in fretta, cercando di non fare rumore, il cuore che le scoppiava.
Quando si era rialzata, con le guance rosse e i capelli spettinati, i ragazzi al tavolo vicino l’avevano vista. Uno di loro aveva fatto un fischio, un altro aveva riso forte. “Cazzo, amico, non eri solo!” aveva detto uno, guardando Diego con un misto di rispetto e scherno. Monica avrebbe voluto sparire, ma Diego si era alzato con una calma irritante, tirando su la zip dei pantaloni. “Andiamo,” aveva detto a Monica, prendendola per un braccio. Mentre uscivano, aveva fatto l’occhiolino ai ragazzi, come se fosse tutto un gioco. Lei lo aveva seguito fuori dal pub, le gambe che le tremavano, ma con una strana, innegabile soddisfazione che le bruciava dentro.
