La doppia sul bagnoasciuga
Mi chiamo Jessica, 32 anni, sposata da sei con Matteo. Lui è un commercialista serio, gentile, prevedibile. Mi ama, mi dice “sei bellissima” ogni mattina, ma quando facciamo sesso è sempre lo stesso copione: luci spente, missionario, cinque minuti e finisce. Io fingo l’orgasmo da tre anni. Non glielo dico perché lo ferirei e non voglio ferirlo. Ma dentro mi sento vuota, come se il mio corpo non fosse più mio. Ogni estate, quando andiamo al mare, mi metto il bikini e guardo i bagnini. Non per flirtare, almeno all’inizio. Solo per ricordarmi che esisto ancora come donna desiderabile.
Luca e Mattia lavorano alla spiaggia 5. Luca ha 35 anni, abbronzatura perenne, fisico da chi fa palestra ma non esagera, un tatuaggio sbiadito sul petto. Mattia ne ha 29, biondo, spalle larghe da nuotatore, sorriso facile e un po’ arrogante. Li vedo da tre estati. Mi salutano sempre, fanno battute innocue, ma negli ultimi due anni ho notato che quando passo in costume i loro sguardi si fermano un secondo di troppo sul mio culo o sulle tette. All’inizio mi imbarazzava, poi mi eccitava. Tornavo a casa, mi chiudevo in bagno e mi toccavo pensando a loro due insieme. Mi sentivo in colpa, ma il senso di colpa mi bagnava ancora di più.
Quest’anno è successo il 14 agosto, Ferragosto. Matteo era in ufficio fino alle 20 per chiudere bilanci di fine mese. Io ho detto che andavo in spiaggia a prendere un po’ di sole al tramonto. Ho messo il bikini nero intero, quello con lo scollo profondo e il perizoma dietro, sopra un pareo trasparente. Sono arrivata alle 18:30, la spiaggia quasi deserta, ombrelloni chiusi, solo qualche famiglia che raccoglieva le ultime cose. Luca e Mattia stavano finendo il turno: arrotolavano le bandiere rosse, sistemavano le sdraio.
Mi sono avvicinata al loro gabbiotto con il cuore che mi martellava nelle orecchie. Non avevo un piano preciso, solo una voglia disperata di sentirmi viva.
«Ciao Jessi, tardi oggi eh?» ha detto Luca appoggiandosi allo stipite della porta.
«Avevo bisogno di stare un po’ da sola» ho risposto, ma la voce mi è uscita più bassa del solito.
Mattia ha riso piano, si è passato una mano sul petto sudato. «Da sola con noi due? Non è proprio stare da sola.»
Ho sentito le guance scaldarsi. Ho abbassato gli occhi un secondo, poi li ho rialzati. «Forse non voglio stare da sola.»
Silenzio. Si sono guardati. Luca ha chiuso la porta del gabbiotto con un calcio leggero. «Entra» ha detto Mattia.
Dentro era caldo, odore di crema solare, salsedine, sudore maschile e legno vecchio. Hanno chiuso la porta a chiave. La luce era fioca, solo una lampadina gialla appesa al soffitto.
Luca mi ha preso per i fianchi da dietro, mani callose che premevano sulla pelle. «Sicura, Jessi? Non ti giudichiamo, ma una volta iniziato non si torna indietro.»
Ho annuito, la gola secca. «Sicura.»
Mattia mi ha slacciato il pareo, l’ha lasciato cadere. Poi ha tirato giù le spalline del costume, le tette sono uscite fuori. Ha preso un capezzolo in bocca, succhiando piano, mentre Luca mi abbassava il costume intero fino alle caviglie. Ero nuda in mezzo a loro due, bagnata già da quando ero uscita di casa.
Mi hanno fatto sedere sul tavolo di legno dove tengono i salvagenti. Gambe spalancate, piedi che penzolavano. Mattia si è inginocchiato, ha aperto le piccole labbra con i pollici e ha iniziato a leccarmi. Lingua lenta, piatta, dal basso verso l’alto, poi cerchi intorno al clito. Ho gemuto piano, mani nei suoi capelli. Luca mi ha baciato il collo, poi la bocca, lingua profonda, mentre con una mano mi strizzava una tetta.
«Cazzo quanto sei bagnata» ha mormorato Mattia rialzandosi, mento lucido. «Tuo marito non ti lecca mai così, vero?»
Ho scosso la testa, imbarazzata. «No… non così.»
Luca ha riso basso. «Povero cristo. Oggi ti facciamo dimenticare come si chiama.»
Si sono tolti i pantaloncini da bagno. Due cazzi duri, abbronzati, venosi. Luca più lungo, Mattia più spesso. Mi hanno fatto inginocchiare sul pavimento sporco di sabbia. Ho preso un cazzo per mano, segandoli piano. Poi ho aperto la bocca. Prima Mattia: l’ho succhiato profondo, gola che si apriva, saliva che colava. Luca mi teneva i capelli, guidandomi. «Brava, troia sposata. Succhia come si deve.»
Ho alternato, bocca piena di uno mentre segavo l’altro. Mi sentivo sporca, umiliata, ma eccitata da morire. Ogni insulto mi faceva contrarre la fica.
Mi hanno alzata di nuovo sul tavolo. Mattia si è messo davanti, ha strofinato la cappella sulla mia entrata e poi è entrato con un colpo deciso. «Cazzo sì… stretta da morire» ha grugnito iniziando a pompare. Luca dietro, ha sputato sul buchetto del culo, ci ha infilato un dito, poi due, preparandomi. «Rilassati, Jessi. Ti vogliamo tutta.»
Quando ha spinto il cazzo nel culo ho trattenuto il fiato. Bruciava, ma la fica piena mi distraeva. È entrato piano, centimetro dopo centimetro. Una volta dentro hanno iniziato a muoversi insieme. Ritmo alternato: Mattia entrava nella fica mentre Luca usciva dal culo. Si sentiva lo schiocco bagnato, i gemiti bassi, il tavolo che scricchiolava.
«Dimmi che ti piace essere sfondata da due sconosciuti mentre tuo marito lavora» ha detto Luca tirandomi i capelli.
«Mi piace… cazzo mi piace da morire» ho risposto con la voce spezzata.
Mattia mi strofinava il clito con il pollice. «Senti come ti stringi, puttana. Vuoi venire così, eh? Con due cazzi dentro?»
«Sì… fatemi venire…»
Ho iniziato a tremare. Le cosce, la pancia, tutto. L’orgasmo è arrivato forte, la fica che pulsava intorno al cazzo di Mattia, il culo che si contraeva su Luca. Ho morso il labbro per non urlare troppo forte. Loro hanno accelerato. Mattia è venuto per primo: «Prendi tutto, troia» e mi ha riempito la fica, sperma caldo che colava fuori. Luca ha pompato ancora qualche volta nel culo, poi si è tirato fuori e mi ha sborrato sulla schiena, schizzi caldi che arrivavano fino alle spalle.
Ci siamo fermati ansimando. Io ero un disastro: sperma che mi colava dalla fica e dal culo, schiena impiastricciata, capelli appiccicati alla fronte. Loro ridevano piano, sudati.
Mattia mi ha dato una pacca leggera sul culo «Brava, Jessi. Sei stata una sorpresa.» e Luca mi ha aiutata a rivestirmi.
Sono uscita dal gabbiotto con le gambe molli. Il sole era quasi tramontato, la spiaggia vuota. Ho camminato verso casa piano, sentendo lo sperma colare lungo le cosce sotto il pareo. Quando sono arrivata Matteo era già rientrato, stava preparando la cena.
«Com’è andata in spiaggia?» mi ha chiesto baciandomi sulla guancia.
«Tranquilla» ho risposto. «Solo un po’ di sole.»
Mi sono chiusa in bagno, mi sono guardata allo specchio: capelli scompigliati, rossore sulle guance, un succhiotto leggero sul collo che avrei dovuto coprire. Mi sono toccata piano, ancora sensibile, e sono venuta di nuovo in silenzio pensando a loro.
Non so se tornerò. Forse sì. Forse no. Ma so che quel vuoto dentro di me, per un’ora, non c’era più. E questo mi spaventa più di tutto il resto.
