Fallo, ma filma tutto
Giulia aveva 26 anni, un viso da ragazza della porta accanto con quegli occhi grandi e castani che sembravano sempre sul punto di ridere, e un corpo minuto ma ben proporzionato, con curve che sapeva come valorizzare. Mario, il suo fidanzato da tre anni, era un tipo normale, 30 anni, capelli corti scuri e un lavoro da impiegato in un’azienda di logistica. Vivevano in un appartamentino in periferia, una vita come tante, ma con un segreto che li teneva incollati l’uno all’altra: a Giulia piaceva fare pompini ad altri uomini e filmarsi mentre lo faceva, mandando poi i video a Mario. E a Mario, beh, piaceva guardarli. Non era solo eccitazione, era una specie di droga. Vedere la sua ragazza con un altro lo faceva impazzire di gelosia e desiderio allo stesso tempo. Si segava furiosamente ogni volta, immaginando di essere lì, umiliato ma eccitato da morire.
La loro dinamica era iniziata per gioco un paio di anni prima. Una sera, dopo qualche bicchiere di troppo, Giulia aveva confessato di aver sempre avuto la fantasia di “provare” qualcun altro davanti a lui. Mario, invece di offendersi, aveva sentito una scarica di adrenalina. “Fallo, ma filma tutto,” aveva detto, mezzo scherzando. E lei lo aveva preso in parola. Da allora, ogni tanto Giulia usciva, trovava un tipo a caso in un bar o in discoteca, lo portava in qualche angolo discreto, si metteva in ginocchio e lo succhiava mentre il telefono, appoggiato su un muretto o una sedia, registrava tutto. Poi mandava il video a Mario, che lo guardava in loop fino a venire, spesso più volte. Era il loro gioco, il loro patto. Nessuno dei due lo raccontava in giro, ovviamente.
Ma quel giorno, Giulia aveva deciso di alzare la posta. Era sabato pomeriggio, e Mario era a casa, sdraiato sul divano a guardare una partita, quando il telefono aveva vibrato. Un messaggio da Giulia: “Guarda che roba, amore. Preparati.” Mario aveva sentito il cuore accelerare. Aveva aperto il video, e quello che aveva visto lo aveva fatto quasi cadere dal divano. Giulia era in un parcheggio deserto, probabilmente dietro qualche locale, in ginocchio su un vecchio plaid buttato per terra. Non era da sola con un uomo, no. Erano tre. E non tre sconosciuti qualsiasi: erano colleghi di Mario. Li aveva riconosciuti subito: Luca, il capetto arrogante dell’ufficio, con quella barba curata e i tatuaggi sul collo; Simone, il tizio silenzioso che lavorava in magazzino, magro ma con spalle larghe; e Andrea, il nuovo arrivato, un ragazzetto di vent’anni con i capelli ossigenati. Tutti e tre con i pantaloni abbassati, i cazzi duri davanti al viso di Giulia, che li guardava con un sorrisetto malizioso mentre la telecamera, appoggiata su qualcosa a un metro di distanza, riprendeva tutto.
Mario aveva sentito una morsa allo stomaco. Umiliazione pura. I suoi colleghi, quelli con cui divideva la pausa caffè, stavano per farsi succhiare dalla sua ragazza. Ma invece di spegnere il telefono, aveva continuato a guardare, con il respiro corto. Giulia aveva iniziato lentamente, come sempre faceva per stuzzicare. Aveva preso in mano il cazzo di Luca, il più grosso dei tre, spesso e con le vene in evidenza, e aveva passato la lingua sulla punta, guardandolo negli occhi. “Cazzo, sei una troia,” aveva detto Luca con una risata roca, e Giulia aveva sorriso, rispondendo: “E tu non hai ancora visto niente.” Con la mano destra stringeva il cazzo di Simone, più lungo ma più sottile, accarezzandolo piano, mentre con la sinistra sfiorava quello di Andrea, più corto ma duro come pietra. Mario, sul divano, sentiva il sangue pulsare nelle tempie. Era disgustato, ma il suo corpo reagiva da solo. Si era già abbassato i pantaloni, il cazzo duro in mano, senza nemmeno accorgersene.
Nel video, Giulia si era dedicata a tutti e tre con una calma quasi irritante. Prima aveva preso in bocca Luca, succhiando piano, con le labbra strette intorno alla base, mentre con le mani continuava a lavorare gli altri due. Si sentivano i gemiti bassi di Luca, che le aveva messo una mano sulla testa, guidandola senza forzare. “Oh, cazzo, sì, continua così,” aveva grugnito. Giulia aveva alzato lo sguardo verso di lui, gli occhi che brillavano di sfida, poi aveva sputato sul cazzo di Simone e aveva cambiato posizione, inginocchiandosi leggermente di lato per succhiarlo meglio. La telecamera catturava ogni dettaglio: il modo in cui le sue guance si incavavano, il suono umido della sua bocca, il modo in cui i tre uomini la guardavano, tra l’incredulo e l’eccitato. Mario, a casa, stringeva il telefono con una mano e si toccava con l’altra, odiandosi per quanto gli piacesse quello che vedeva.
I preliminari erano durati un’eternità, o almeno così sembrava a Mario. Giulia passava da un cazzo all’altro, prendendosela comoda, alternando bocca e mani, sputando ogni tanto per lubrificare meglio. A un certo punto aveva preso due cazzi insieme, quello di Luca e quello di Andrea, provando a infilarli entrambi in bocca, ma riuscendo solo a leccarli mentre rideva per il tentativo. “Cazzo, sei assurda,” aveva detto Andrea, con la voce che tremava. “Aspetta, che ora vi faccio godere tutti,” aveva risposto lei, con quel tono ironico che Mario conosceva bene. Si era concentrata su Simone, succhiandolo più forte, mentre con le mani segava gli altri due in modo sincronizzato. I suoni erano quasi insopportabili per Mario: i gemiti, i sospiri, il rumore della saliva. Sentiva persino l’odore immaginario di sudore e sesso attraverso lo schermo, o forse era solo la sua testa che andava a mille.
Poi, la scena era diventata ancora più intensa. Giulia aveva accelerato il ritmo, come se volesse farli venire tutti insieme. Si era messa dritta sulle ginocchia, i jeans aderenti sporchi di terra, la maglietta tirata su a mostrare il reggiseno nero di pizzo. “Chi viene per primo?” aveva chiesto con una risata, guardando i tre uomini uno per uno. Luca aveva grugnito qualcosa di incomprensibile, spingendo i fianchi in avanti, mentre Giulia gli succhiava il cazzo con forza, la testa che andava su e giù veloce. Con le mani continuava a lavorare gli altri due, i polsi che si muovevano rapidi. Mario, sul divano, sentiva il cuore martellargli nel petto. Era umiliato, sì, ma non riusciva a smettere. Ogni gemito, ogni parola sporca, ogni movimento di Giulia lo stava portando al limite.
Nel video, il primo a venire era stato Andrea. “Cazzo, ci sono,” aveva detto con un gemito strozzato, e Giulia aveva aperto la bocca, tirando fuori la lingua, mentre lui le schizzava sul viso, qualche goccia che le finiva sui capelli. Lei non si era fermata, aveva continuato a succhiare Luca mentre con la mano finiva Simone. “Dai, troia, fammi venire,” aveva ringhiato Luca, e lei aveva obbedito, prendendolo tutto in gola finché lui non aveva urlato, venendo direttamente in bocca. Giulia aveva ingoiato senza battere ciglio, poi si era girata verso Simone, che era già al limite. “Sborrami addosso,” gli aveva detto, tirandosi indietro e tirando su la maglietta. Simone non aveva aspettato un secondo invito, venendo sul suo petto con un gemito lungo, mentre lei rideva piano, soddisfatta.
Mario, a casa, non ce la faceva più. Guardava lo schermo, il video che continuava a mostrare Giulia che si puliva la bocca con il dorso della mano, i tre colleghi che si tiravano su i pantaloni con espressioni tra il soddisfatto e l’imbarazzato. “Cazzo, sei pazzesca,” aveva detto Luca, dandole una pacca sulla spalla come se avessero appena finito una partita di calcetto. Giulia aveva sorriso, prendendo il telefono per spegnere la registrazione. Ma Mario non era arrivato a quel punto. Era già venuto, uno schizzo violento che aveva colpito lo schermo del telefono, il respiro corto e le mani che tremavano. Si era appoggiato allo schienale del divano, il cuore che gli batteva all’impazzata, un misto di vergogna e piacere che lo travolgeva. Non aveva parole, non aveva pensieri coerenti. Sapeva solo che, nonostante tutto, non vedeva l’ora di rivedere quel video. Ancora, e ancora.
