Racconti Piccanti
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Un pompino al cinema… con tanto di pubblico

Un pompino al cinema… con tanto di pubblico

11 Marzo 2026·5 min di lettura

Lucia aveva 23 anni, capelli castani mossi che le cadevano sulle spalle, un viso grazioso con labbra piene e occhi scuri che sembravano sempre un po’ in imbarazzo. Era minuta, con un fisico snello ma con curve morbide nei punti giusti: il seno non troppo grande, ma sodo sotto la maglietta aderente, e un sedere tondo che attirava sguardi quando camminava. Quella sera era al cinema con Marco, il suo fidanzato da un anno, un ragazzo alto e slanciato, con una mascella squadrata e un sorrisetto sempre un po’ strafottente. Erano seduti nelle ultime file di una sala mezza vuota, a guardare un film d’azione che nessuno dei due stava davvero seguendo. La luce fioca dello schermo proiettava riflessi sui loro volti, e l’aria odorava di popcorn stantio.

Erano passati dieci minuti dall’inizio del film quando Marco si era chinato verso di lei, sfiorandole l’orecchio con il fiato caldo. “Sai che mi fai impazzire stasera?” aveva sussurrato, con quella voce roca che usava quando voleva qualcosa. Lucia aveva sorriso, un po’ a disagio, sentendo il cuore batterle più forte. Non era una santa, ma fare cose in pubblico non era mai stata la sua idea di divertimento. Però Marco aveva quel modo di guardarla, di farla sentire desiderata, che la metteva sempre in una posizione di debolezza. E poi, diciamocelo, un po’ le piaceva l’idea di essere “quella ragazza” per una volta, quella che rompe le regole.

Marco le aveva posato una mano sulla coscia, stringendo appena sopra il ginocchio, sotto la gonna corta che lei aveva indossato per farlo contento. Le sue dita erano calde, insistenti, e risalivano piano verso l’interno. Lucia aveva provato a ridere, a spingerlo via con un gesto timido, ma lui le aveva preso la mano e l’aveva stretta forte. “Dai, Luci, non fare la timida. Siamo praticamente soli,” aveva detto, con quel tono tra il giocoso e il prepotente. Lei aveva guardato intorno: in effetti, c’era poca gente, e le ultime file erano deserte, a parte due ragazzi seduti qualche posto più indietro, che sembravano più interessati ai loro telefoni che al film. “Non lo so, Marco… se qualcuno ci vede?” aveva mormorato, ma il suo tono era già meno convinto.

Lui non aveva risposto subito. Invece, le aveva guidato la mano verso il cavallo dei suoi jeans, dove si sentiva già un rigonfiamento evidente. Lucia aveva arrossato, ma non aveva ritratto la mano. Marco aveva slacciato il bottone con un gesto rapido, abbassando appena la zip. “Fammi solo un regalino, dai,” aveva sussurrato, spingendola con lo sguardo. Lei aveva esitato, il cuore che le martellava nel petto. Una parte di lei voleva dire di no, tornare a guardare il film e basta. Ma un’altra parte, quella più impulsiva, quella che voleva sentirsi viva, aveva preso il sopravvento. Si era chinata lentamente, posando una mano sulla sua coscia per tenersi in equilibrio.

I preliminari erano iniziati con una certa goffaggine. Lucia si era abbassata verso il grembo di Marco, cercando di non attirare attenzione, mentre lui si era appoggiato meglio allo schienale, allargando appena le gambe. Lei aveva tirato fuori il suo membro dai boxer, sentendo il calore e la durezza sotto le dita. Era già teso, la pelle liscia e leggermente umida di eccitazione. Lucia aveva passato la lingua sulla punta, piano, sentendo il sapore salato e il fremito di Marco sotto di sé. Lui aveva emesso un sospiro basso, trattenuto, e le aveva posato una mano sulla nuca, senza spingere, per ora. “Cazzo, Luci, sei uno spettacolo,” aveva bisbigliato, e lei aveva sentito una vampata di calore al volto, un misto di vergogna e compiacimento.

Continuava a muoversi piano, prendendolo in bocca poco alla volta, cercando di non fare rumore. La sala era silenziosa, a parte le esplosioni e i dialoghi del film, e ogni tanto si sentiva il fruscio di una busta di popcorn da qualche fila più avanti. Lucia teneva gli occhi socchiusi, concentrata sul ritmo, sul calore della bocca che lo avvolgeva, sul modo in cui Marco stringeva appena i capelli, come per guidarla. Non era comoda, con le ginocchia piegate sul sedile e il collo che iniziava a farle male, ma c’era qualcosa di eccitante nel rischio, nel sapere che stavano facendo una cosa proibita.

Poi, un risolino soffocato aveva spezzato il momento. Lucia si era irrigidita, sollevando appena lo sguardo senza alzare la testa. Dietro di loro, i due ragazzi seduti nelle file posteriori stavano ridacchiando, bisbigliando tra loro. Uno dei due aveva detto qualcosa tipo “Ma guarda questi,” e l’altro aveva riso più forte. Lucia aveva sentito il sangue gelarsi. Avrebbe voluto fermarsi subito, tirarsi su e fingere che non stesse succedendo nulla, ma Marco le aveva stretto la nuca con più forza, tenendola ferma. “Non ti fermare, ignorali,” aveva detto a denti stretti, la voce carica di desiderio. Lei aveva provato a protestare, un mugolio soffocato, ma lui non aveva mollato la presa. “Dai, Luci, sto per venire, non rovinare tutto,” aveva aggiunto, con un tono che non ammetteva repliche.

A quel punto, la tensione era insostenibile, ma Lucia non aveva più scelta. Era tornata a muoversi, più velocemente, sentendo il membro di Marco pulsare nella sua bocca. Lo aveva preso più a fondo, fino a sentire il limite del riflesso, mentre con una mano gli stringeva la base, massaggiando piano. Marco respirava più forte, il petto che si alzava e abbassava rapidamente, e ogni tanto lasciava sfuggire un gemito basso, quasi un grugnito. “Cazzo, sì, così,” aveva mormorato, spingendola appena con la mano. Lucia sentiva l’odore del suo corpo, un misto di sudore e di eccitazione, e il suono della sua bocca che lavorava, un rumore umido e ritmico che sembrava assordante in quel silenzio relativo. I ragazzi dietro continuavano a ridacchiare, e uno aveva persino fatto un fischio sommesso, ma Marco non sembrava curarsene. Anzi, sembrava che la cosa lo eccitasse ancora di più.

Quando era arrivato il momento, Marco aveva stretto i capelli di Lucia con più forza, bloccandole la testa. “Sto venendo, Luci, cazzo,” aveva ansimato, e un istante dopo lei aveva sentito il getto caldo riempirle la bocca, un sapore intenso e amaro che la fece quasi tossire. Lui aveva tenuto la presa per qualche secondo, lasciandola lì mentre si svuotava, il corpo scosso da piccoli tremiti. Poi, finalmente, aveva allentato la mano, lasciandola rialzarsi. Lucia si era tirata su piano, pulendosi la bocca con il dorso della mano, il viso in fiamme. Marco le aveva sorriso, un sorriso soddisfatto e un po’ sfacciato, mentre si richiudeva i jeans. “Sei stata bravissima,” aveva detto, dandole una pacca leggera sulla coscia. Lei aveva annuito, ancora scossa, evitando di guardare dietro di sé, dove i due ragazzi avevano smesso di ridere ma stavano probabilmente ancora sogghignando. Non aveva detto nulla, ma dentro di sé sentiva un misto di imbarazzo e di una strana euforia, come se avesse appena superato un limite che non pensava di poter oltrepassare.

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