Racconti Piccanti
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Monica e il doppio martello pneumatico

Monica e il doppio martello pneumatico

11 Marzo 2026·7 min di lettura

Monica aveva 27 anni, un corpo che attirava gli sguardi senza bisogno di trucchi e una relazione stabile con Lorenzo, il suo fidanzato da tre anni. Vivevano insieme in un appartamento di periferia, un posto che stavano cercando di rendere più decente con una ristrutturazione. Il bagno era il primo obiettivo: piastrelle nuove, sanitari moderni, tutto il pacchetto. Lorenzo, che lavorava come impiegato in un ufficio, era fuori casa tutto il giorno, mentre Monica, grafica freelance, passava spesso le giornate davanti al computer nella loro camera da letto. Quel giorno, però, non riusciva a concentrarsi. Il rumore dei lavori nel bagno la distraeva, e non solo per il fracasso. C’erano due operai, Marco e Davide, che da una settimana martellavano, foravano e sudavano in casa sua. E lei, che non era cieca, aveva notato i loro fisici scolpiti dal lavoro manuale, le magliette aderenti sporche di polvere, le mani ruvide che stringevano attrezzi con una sicurezza che le dava pensieri poco professionali.

Marco era il più alto, sulla trentina, con spalle larghe e una barba corta che gli dava un’aria da duro. Davide, un po’ più giovane, aveva capelli scuri arruffati e un sorriso sfacciato che sembrava sempre sul punto di dire qualcosa di sconveniente. Monica li aveva osservati di sfuggita mentre portava loro dell’acqua o un caffè, e ogni volta si era sentita un po’ in imbarazzo per come il suo sguardo si soffermava sui loro avambracci muscolosi o sulle schiene curve mentre sollevavano materiali. “Che diavolo sto pensando?” si rimproverava, tornando al suo laptop. Ma la verità era che con Lorenzo le cose erano diventate prevedibili. Sesso una volta a settimana, sempre lo stesso copione, e una passione che sembrava più un’abitudine che un desiderio. Quei due operai, invece, le facevano venire in mente cose che non osava nemmeno confessare a se stessa.

Quel mattino, mentre Lorenzo era già uscito per l’ufficio, Monica si alzò dalla scrivania con una scusa qualsiasi. “Vado a vedere come stanno i lavori,” si disse, ma sapeva che non era solo per quello. Indossava una maglietta leggera e un paio di leggings aderenti, niente di provocante, ma abbastanza per sentirsi a suo agio. Entrò nel bagno, dove Marco stava smontando un vecchio lavandino e Davide misurava una parete con un metro.

“Ragazzi, tutto bene qui?” chiese, appoggiandosi allo stipite della porta con un sorriso che voleva essere casuale.

Marco si voltò, asciugandosi il sudore dalla fronte con il dorso della mano. “Sì, tutto a posto. Stiamo andando veloce, fra un paio di giorni finiamo.”

Davide, con quel suo ghigno malizioso, aggiunse: “A meno che non ci distrai troppo, eh.”

Monica rise, un po’ nervosa. “Io? Ma se non faccio niente!”

“Non fare niente è già abbastanza,” rispose Davide, guardandola dritto negli occhi. Marco non disse nulla, ma il suo sguardo la fece sentire nuda, anche se era vestita. Si accorse di avere il cuore che batteva più forte. “Ok, vi lascio lavorare,” borbottò, tornando in camera. Ma non riuscì a concentrarsi. Quei due la stavano facendo impazzire, e il pensiero di Lorenzo, che non sarebbe tornato prima di sera, non aiutava. “È solo una fantasia,” si disse, ma il calore che sentiva tra le gambe non era immaginario.

Un’ora dopo, tornò nel bagno con la scusa di offrire un altro caffè. Questa volta, però, l’atmosfera era diversa. Marco stava togliendo la maglietta per il caldo, mostrando un torace scolpito e lucido di sudore. Davide, appoggiato al muro, la fissò con un’espressione che non lasciava spazio a dubbi. “Sai, Monica, non sembri una che sta sempre chiusa in casa a lavorare,” disse, con un tono provocatorio.

“E tu non sembri uno che pensa solo ai mattoni,” ribatté lei, sorprendendosi della propria audacia. Marco si avvicinò, lasciando cadere un cacciavite con un rumore metallico. “Se vuoi, possiamo fare una pausa diversa,” disse, con una voce bassa che le fece venire i brividi. Monica esitò. Sapeva che era una follia, che Lorenzo era il suo uomo, ma il desiderio la stava consumando. “Solo una pausa,” si giustificò mentalmente, mentre annuiva piano.

Marco le si avvicinò ancora, fino a sfiorarle il fianco con una mano. La sua pelle era ruvida, odorava di sudore e polvere, ma a lei non importava. Davide si avvicinò dall’altro lato, e Monica si trovò schiacciata tra i due, con il cuore che le martellava nel petto. “Sei sicura?” chiese Davide, con un sussurro che era più un invito che una domanda. Lei non rispose, ma il suo respiro accelerato parlava da solo. Marco le posò una mano sulla nuca, attirandola a sé, e la baciò con una forza che la fece quasi barcollare. La sua bocca era calda, decisa, e Monica si lasciò andare, mentre Davide le accarezzava la schiena, scendendo lentamente verso il fondoschiena.

I preliminari furono lenti, quasi tormentosi. Marco la teneva stretta, alternando baci profondi a morsi leggeri sul collo, mentre Davide le sollevò la maglietta, scoprendo il reggiseno semplice ma aderente che indossava. “Cazzo, sei uno spettacolo,” mormorò Davide, mentre le sue mani esploravano il suo seno, stringendo con una pressione che la fece gemere. Monica si sentiva in balia di entrambi, ma non voleva fermarsi. Si inginocchiò sul pavimento freddo del bagno, con i due operai che si slacciavano i jeans davanti a lei. Li guardò, uno dopo l’altro, mentre prendevano il controllo. Marco le guidò la testa con una mano, mentre Davide le accarezzava i capelli, sussurrandole cose che la facevano arrossire ma eccitare ancora di più. Lei li toccò, li assaporò, alternandosi tra i due con una lentezza che li faceva imprecare a bassa voce. “Brava, così,” diceva Marco, con un tono roco, mentre Davide gemeva senza ritegno.

Dopo un tempo che sembrava infinito, si alzarono. Marco la fece appoggiare al muro, con le mani contro le piastrelle fredde, mentre le abbassava i leggings insieme alle mutandine. Monica si sentiva esposta, vulnerabile, ma il desiderio era troppo forte per tirarsi indietro. Davide si posizionò davanti a lei, tenendole il viso tra le mani e baciandola con foga, mentre Marco le allargava le gambe con una mano e si avvicinava da dietro. “Rilassati,” le disse, con una voce che era quasi un ordine. Monica annuì, mordendosi un labbro, mentre lo sentiva entrare lentamente. Il primo movimento fu cauto, quasi doloroso, ma poi il ritmo aumentò, e lei si ritrovò a gemere senza controllo. Marco la teneva per i fianchi, spingendo con forza, mentre il suo corpo sbatteva contro di lei con un suono ritmico che riempiva la stanza. L’odore del sudore e del cemento impregnava l’aria, mescolandosi al suo respiro affannoso.

Davide, nel frattempo, si era spostato di lato, guardandola con un ghigno. “Ti piace, vero?” le chiese, e lei riuscì solo ad annuire, con la voce spezzata dai gemiti. Poi si scambiarono di posto. Davide si posizionò dietro di lei, mentre Marco si inginocchiò davanti, prendendole il viso tra le mani. Monica era fradicia di sudore, i capelli appiccicati alla fronte, ma non le importava. Davide la penetrò con meno delicatezza di Marco, facendola sobbalzare a ogni spinta. “Cazzo, sei stretta,” ringhiò, stringendole i fianchi con forza. Marco, davanti a lei, la guardava con un’intensità che la fece tremare, mentre lei si chinava verso di lui, prendendolo in bocca con movimenti disperati. I loro gemiti si mescolavano, un coro di suoni crudi e animali che riecheggiava tra le pareti spoglie del bagno.

La scena andò avanti, con loro che si alternavano, provando posizioni diverse. Monica si trovò sdraiata su un telo da lavoro, con Marco sopra di lei, che la penetrava con spinte profonde mentre le teneva le gambe sollevate sulle sue spalle. Davide, seduto accanto, le accarezzava il seno e le sussurrava porcherie all’orecchio, facendola ridere e gemere allo stesso tempo. “Sei una troia fantastica,” le disse a un certo punto, e lei, invece di offendersi, si sentì ancora più eccitata. Il ritmo accelerò, i movimenti diventarono più frenetici, fino a quando Marco non si irrigidì, con un grugnito profondo, uscendo appena in tempo. Davide lo seguì poco dopo, con un’imprecazione a denti stretti, mentre Monica, tremante, raggiungeva il culmine con un urlo soffocato, il corpo che si contraeva in spasmi incontrollabili.

Quando tutto finì, rimasero per un momento in silenzio, ansimando. Monica si tirò su, recuperando i vestiti con mani tremanti. Marco e Davide si rivestirono, scambiandosi sguardi compiaciuti. “Beh, questa sì che è stata una pausa,” disse Davide, con una risata. Monica sorrise, ancora stordita, ma senza rimpianti. “Tornate al lavoro, ragazzi,” mormorò, uscendo dal bagno con le gambe che le cedevano un po’. Sapeva che Lorenzo non avrebbe mai saputo nulla, e in quel momento, sinceramente, non le importava.

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