Racconti Piccanti
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Ora capisci cosa si prova?

Ora capisci cosa si prova?

16 Marzo 2026·7 min di lettura

Valentina aveva sempre avuto un talento naturale per attirare gli sguardi, anche senza volerlo. A 29 anni, con i suoi capelli mori che le cadevano in onde morbide sulle spalle e un corpo formoso che sembrava scolpito per provocare, bastava che entrasse in una stanza per far girare la testa a chiunque. Le sue labbra carnose, sempre leggermente socchiuse come se stesse per dire qualcosa di audace, erano la ciliegina sulla torta. E poi c’era il suo modo di vestire: gonne aderenti che le salivano un po’ troppo quando si chinava, magliette scollate che mostravano appena quel che bastava. Non lo faceva apposta, o almeno così diceva. Era solo il suo stile, il suo modo di essere comoda. Ma a Luca, suo marito da quattro anni, non andava giù. Lui, 32 anni, gran lavoratore, uno che si spezzava la schiena per portare a casa i soldi, era geloso da far paura. Ogni sguardo di troppo su Valentina lo mandava fuori di testa. E lei, per un po’, ci aveva riso sopra, pensando fosse solo amore.

Finché non aveva scoperto tutto. Luca, il santarellino, il paladino della fedeltà, si scopava una collega da mesi. Valentina aveva trovato i messaggi sul suo telefono per caso, mentre cercava un contatto per ordinare la pizza. Parole sporche, foto, dettagli che le avevano rivoltato lo stomaco. Non aveva detto nulla, non ancora. Aveva chiuso il telefono, aveva messo su un sorriso finto e aveva deciso che non sarebbe stata lei a perdere. Se Luca pensava di poterla fare fessa, si sbagliava di grosso. E la vendetta, per Valentina, non sarebbe stata un piatto freddo, ma bollente, sudato e rumoroso. Il bersaglio? Davide, il fratello minore di Luca. 26 anni, il classico bad boy con tatuaggi che gli coprivano le braccia e un ghigno che sembrava dire “faccio quello che voglio”. E, stando alle voci, aveva anche un attributo che faceva perdere la testa. Valentina non ci aveva mai pensato sul serio, ma ora… ora era tutto diverso.

La cena di famiglia quella sera era il momento perfetto. Erano a casa loro, un appartamento modesto ma curato, con una cucina piccola e un tavolo che a malapena ci stavano tutti. C’era la madre di Luca e Davide, un paio di zii, e l’aria odorava di lasagna e vino da due soldi. Valentina aveva scelto con cura cosa mettersi: una gonna nera aderente e una camicetta rossa con i primi bottoni slacciati, che mostrava appena il bordo di pizzo del reggiseno. Luca le aveva lanciato un’occhiata torva, ma non aveva detto nulla, non davanti alla famiglia. Davide, invece, non aveva staccato gli occhi da lei per tutta la sera. Ogni volta che passava vicino per portare un piatto o prendere un bicchiere, le sfiorava il braccio o la schiena, con una sfacciataggine che la faceva fremere. Sapeva cosa stava facendo, e lei glielo lasciava fare.

La tensione era palpabile, almeno per loro due. Gli altri parlavano di lavoro, di politica, delle solite cose, mentre Valentina e Davide si scambiavano occhiate che dicevano più di mille parole. Quando Luca si alzò per andare a buttare la spazzatura, un sacco enorme che puzzava di avanzi, Valentina sentì il cuore batterle più forte. La cucina era vuota ora, gli altri erano passati in salotto per il caffè. Erano solo loro due, e l’aria sembrava carica di elettricità.

“Sei uno stronzo a guardarmi così davanti a tutti,” mormorò Valentina, appoggiandosi al bancone con un fianco, incrociando le braccia sotto il seno per spingere su la scollatura. Non era un caso.

Davide sogghignò, avvicinandosi. Era più alto di lei, con spalle larghe e un profumo di colonia economica mischiato a sudore che, chissà perché, non le dispiaceva. “E tu sei una stronza a vestirti così e poi fare la santa. Non mi freghi, Vale.”

Non le diede tempo di rispondere. Le afferrò il viso con una mano, ruvida e decisa, e la baciò. Un bacio famelico, di quelli che non chiedono permesso, con la lingua che si faceva strada senza pudore. Valentina avrebbe voluto spingerlo via, dirgli che era un pazzo, ma il suo corpo non era d’accordo. Sentiva il calore di quel contatto spandersi ovunque, e un brivido le corse lungo la schiena. Pensò a Luca, al tradimento, alla rabbia che le bruciava dentro. E decise che non si sarebbe fermata.

La mano di Davide scivolò lungo il suo fianco, stringendola con forza, mentre con l’altra la spingeva indietro, contro il frigo. Il metallo freddo a contatto con la sua schiena la fece sobbalzare, ma lui non si fermò. Le sollevò la gonna con un gesto secco, scoprendo le cosce piene e morbide. “Cazzo, Vale, sei uno spettacolo,” grugnì, mentre le sue dita trovavano il bordo delle mutandine. Con uno strappo deciso, il tessuto si lacerò, lasciandola esposta. Lei trattenne un gemito, il cuore che le martellava nel petto. Era sbagliato, lo sapeva, ma quella sensazione di pericolo, di vendetta, la stava mandando fuori di testa.

“Non dovremmo,” sussurrò, più a se stessa che a lui, ma Davide non la ascoltava. Si inginocchiò davanti a lei, le mani che le allargavano le gambe con una forza che non ammetteva repliche. La sua lingua trovò il punto giusto in un attimo, e Valentina si morse il labbro così forte da sentire il sapore del sangue. Era rude, diretto, non c’era nulla di delicato in quello che faceva, ma era esattamente ciò di cui aveva bisogno. Ogni movimento della sua lingua, ogni succhiata, la portava più vicina al limite. Sentiva le gambe tremare, il fiato corto, e quando le infilò due dita dentro, curvandole appena, non poté più trattenersi. Venne con un’intensità che non aveva mai provato, un’ondata che le fece sfuggire un gemito strozzato, mentre un liquido caldo le bagnava l’interno delle cosce. Davide rise piano, il viso ancora tra le sue gambe. “Cazzo, Vale, sei un lago.”

Lei ansimava, la testa appoggiata al frigo, ma non c’era tempo per riprendersi. Davide si alzò, si slacciò i jeans con una mano mentre con l’altra la teneva ferma contro il frigo. Quando li abbassò, Valentina vide con i suoi occhi quello che aveva solo sentito raccontare. Lungo, curvo, con una vena che pulsava lungo l’asta. Il pensiero di averlo dentro le fece stringere le cosce per istinto, ma anche bruciare di voglia. “Non ci starà mai,” mormorò, mezza seria mezza scherzando, ma Davide ghignò. “Tranquilla, ci penso io.”

La sollevò con una facilità che la spiazzò, le gambe di lei che si avvolgevano intorno ai suoi fianchi. La punta del suo membro sfiorò la sua apertura, ancora bagnata e sensibile, e Valentina trattenne il fiato. Entrò piano all’inizio, ma solo per un attimo, poi spinse con decisione, riempiendola tutta in una sola volta. Lei si morse la mano per non urlare, il dolore che si mescolava al piacere in un modo che la faceva impazzire. “Cazzo, sei stretta,” ringhiò Davide, iniziando a muoversi con spinte lente ma profonde. Ogni colpo la faceva sbattere contro il frigo, il rumore metallico che rimbombava nella cucina vuota. Valentina sentiva ogni centimetro di lui, la curva del suo membro che premeva in punti che non aveva mai sentito prima. L’odore del loro sudore, il suono dei loro respiri affannosi, il modo in cui i suoi tatuaggi sembravano muoversi sotto la luce fioca della cucina: tutto contribuiva a farla perdere nella sensazione.

“Più forte,” sussurrò, la voce tremante, e Davide non se lo fece dire due volte. Le sue mani le afferrarono i fianchi con forza, lasciandole probabilmente dei lividi, e iniziò a scoparla con un ritmo brutale. Lei si aggrappava alle sue spalle, le unghie che gli graffiavano la pelle, mentre cercava di soffocare i gemiti. Ogni spinta era un mix di piacere e dolore, ma era proprio quello che voleva: sentirsi viva, sentirsi desiderata, sentirsi vendicata.

“Ti piace, eh?” grugnì Davide, la voce roca. “Lo sapevo che non eri la santarella che fai credere.”

“Chiudi quella cazzo di bocca e continua,” ribatté lei, tra un gemito e l’altro, e lui rise, spingendo ancora più forte. Il ritmo era implacabile ora, i loro corpi che sbattevano insieme con un suono umido e osceno. Valentina sentiva un altro orgasmo montare, ma stavolta non lo trattenne. Venne di nuovo, stringendosi intorno a lui, e Davide imprecò sottovoce. “Cazzo, Vale, sto per venire.”

“Fallo dentro,” gli disse, con una voce che non sembrava nemmeno la sua. Lo voleva, voleva sentire tutto, voleva che Luca lo scoprisse. E proprio in quel momento, la porta della cucina si aprì. Luca era lì, con il sacco della spazzatura ancora in mano, il viso che passava dalla confusione allo shock in una frazione di secondo. Valentina lo guardò dritto negli occhi, ancora impalata su Davide, le gambe che tremavano mentre lui le veniva dentro con fiotti caldi e rumorosi, un grugnito animalesco che riempì la stanza. “Ora capisci cosa si prova, stronzo?” gli disse, la voce spezzata ma carica di sfida, mentre il piacere e l’umiliazione si mescolavano in un mix che non avrebbe mai dimenticato.

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