Nella piscina dell’hotel con due sconosciuti
Mi chiamo Sara, ho trent’anni e una vita che corre troppo veloce. Quella sera, dopo una giornata di riunioni infinite in un hotel di lusso nel cuore della città, avevo bisogno di staccare. La piscina infinity all’ultimo piano era deserta, un lusso raro in un posto del genere. Le luci soffuse creavano riflessi dorati sull’acqua, e la vista sulla città, con le sue mille luci, era ipnotica. Mi sono tuffata senza pensarci due volte, il costume nero aderente che mi stringeva appena. L’acqua calda mi avvolgeva, sciogliendo la tensione dai muscoli.
Nuotavo lentamente, godendomi il silenzio, quando ho sentito un rumore leggero, un tonfo. Ho alzato lo sguardo e li ho visti: due uomini, sulla trentina, che si immergevano senza dire una parola. Non li conoscevo, ma i loro corpi atletici e i movimenti sicuri mi hanno colpito subito. Uno aveva i capelli corti, scuri, e un tatuaggio che gli correva lungo il braccio destro. L’altro era più alto, con una barba appena accennata e occhi che sembravano studiarmi. Non hanno parlato, né con me né tra loro. Hanno iniziato a nuotare, girandomi intorno come predatori in attesa. Non mi toccavano, non si avvicinavano troppo, ma sentivo i loro sguardi su di me, pesanti, insistenti.
Ho continuato a nuotare, ma il cuore mi batteva più forte. Ogni volta che passavano vicino, l’acqua si increspava e sentivo il calore dei loro corpi disturbare la calma della piscina. Non dicevano nulla, ma i loro movimenti erano calcolati, come se stessero giocando con me. Mi sono fermata un attimo, appoggiandomi al bordo per riprendere fiato. La vista sulla città era sotto di me, un mare di luci che sembrava infinito. Poi ho sentito l’acqua muoversi dietro di me. Uno dei due, quello con il tatuaggio, si è avvicinato. Non mi ha toccato subito, ma si è fermato a un passo, il suo respiro pesante che rompeva il silenzio.
“Ti piace l’acqua calda, vero?” ha detto con voce bassa, quasi un sussurro. Non era una domanda, ma un’affermazione. Ho girato la testa appena, incontrando i suoi occhi scuri. Non ho risposto, ma il mio silenzio doveva essere bastato. Ha sorriso appena, un angolo della bocca che si sollevava. Poi ho sentito l’altro avvicinarsi, da dietro. Non lo vedevo, ma percepivo la sua presenza, il modo in cui l’acqua si spostava intorno a lui.
“Non parli molto,” ha detto il secondo, la voce più profonda, con un tono che mi ha fatto rabbrividire. “Non serve parlare, no?”
Ho deglutito, sentendo il calore dell’acqua mescolarsi a quello che mi saliva dentro. “Dipende,” ho risposto, cercando di sembrare calma. “Da cosa volete.”
Il primo, quello con il tatuaggio, ha riso piano. “Lo sai già, no? Lo senti.” Si è avvicinato ancora, la sua mano è scivolata sott’acqua, sfiorandomi la vita. Le sue dita erano calde, decise, ma lente. Non c’era fretta nei suoi movimenti, solo una sicurezza che mi faceva tremare. L’altro, dietro di me, ha posato una mano sulla mia spalla, leggera ma ferma. Mi hanno bloccata delicatamente contro il bordo della piscina, senza forza, ma con un’intenzione chiara.
“Rilassati,” ha detto quello dietro, la sua bocca vicino al mio orecchio. Il suo respiro mi scaldava la pelle, e ho sentito un brivido scendere lungo la schiena. “Non siamo di fretta.”
Le mani del primo si sono spostate, risalendo lungo i fianchi, poi sotto il costume, sfiorando la pelle dei miei seni. I suoi pollici hanno trovato i capezzoli, già duri per l’eccitazione e il freddo dell’aria che li sfiorava appena sopra l’acqua. Ha iniziato a giocarci, pizzicandoli piano, mentre si chinava verso di me. La sua bocca si è chiusa su uno di essi, calda e bagnata, succhiando con una lentezza che mi faceva impazzire. Ho lasciato sfuggire un gemito, incapace di trattenermi, e ho sentito il suo sorriso contro la mia pelle.
“Ti piace, eh?” ha mormorato, alzando lo sguardo per un istante. I suoi occhi erano pieni di sfida. “Dimmi quanto.”
“Non smettere,” ho detto, la voce spezzata. Non riuscivo a pensare ad altro, solo alla sua bocca che mi tormentava e alle mani dell’altro che, da dietro, avevano iniziato a scendere lungo la mia schiena, sotto l’acqua. Le sue dita si sono infilate sotto il costume, sfiorando le cosce, poi più in alto, fino a trovare il clitoride. I suoi movimenti erano lentissimi, quasi esasperanti, un tocco leggero che mi faceva tremare. Ogni cerchio che disegnava mi mandava scariche di piacere, e l’acqua intorno sembrava amplificare ogni sensazione, rendendo tutto più scivoloso, più intenso.
“Sei già bagnata, e non parlo dell’acqua,” ha detto quello dietro di me, la voce roca, divertita. “Lo senti come scivola la mia mano?”
“Sì,” ho ansimato, appoggiando la testa al bordo. La sua pressione aumentava appena, ma non abbastanza da farmi venire, solo per tenermi sull’orlo. Davanti, l’altro continuava a succhiare i miei capezzoli, alternandosi tra uno e l’altro, mordicchiandoli appena con i denti. La sua lingua era ruvida, calda, e ogni tanto si fermava per guardarmi, come se volesse vedere ogni mia reazione.
“Guardaci,” mi ha detto, sollevandomi leggermente fuori dall’acqua. Le sue mani mi tenevano per i fianchi, esponendo il mio petto al suo sguardo e a quello dell’altro. “Guarda come ti vogliamo.”
Ho abbassato lo sguardo, vedendo il suo viso vicino alla mia pelle, i suoi occhi che non si distoglievano mai dai miei. Dietro, l’altro continuava a tormentarmi sott’acqua, le sue dita che ora si muovevano un po’ più veloci, ma ancora con un controllo che mi faceva impazzire. Sentivo l’acqua sciabordare intorno a noi, il suono che si mescolava ai miei respiri pesanti e ai loro mormorii.
“Non ce la faccio più,” ho detto, la voce tremante. “Vi prego.”
“Ti prego cosa?” ha chiesto quello davanti, la bocca ancora vicino al mio seno, la sua lingua che sfiorava un capezzolo. “Dillo chiaro.”
“Prendetemi,” ho sussurrato, quasi senza fiato. “Adesso.”
Hanno riso piano, un suono basso che mi ha fatto rabbrividire. “Brava,” ha detto quello dietro, la sua mano che finalmente si fermava, ma solo per spingere il costume di lato. Sentivo la sua erezione contro di me, dura, attraverso il tessuto del suo costume. Davanti, l’altro mi ha sollevata ancora di più, le mie gambe che si avvolgevano intorno ai suoi fianchi. L’acqua ci sosteneva, rendendo tutto più fluido, ma il bordo della piscina contro la mia schiena era freddo, un contrasto che mi eccitava ancora di più.
Quello davanti ha abbassato il costume, liberando il suo membro. Era grosso, più di quanto mi aspettassi, e la vista mi ha fatto stringere d’istinto. Si è posizionato tra le mie gambe, sfregandosi contro di me senza entrare subito. Sentivo la sua punta premere contro la mia apertura, scivolosa per l’acqua e per l’eccitazione, ma si muoveva piano, stuzzicandomi. “Lo vuoi tutto, vero?” ha detto, la voce rauca. “Dimmelo.”
“Sì, tutto,” ho risposto, spingendomi verso di lui. Finalmente è entrato, lento ma deciso, riempiendomi completamente. Ho sentito ogni centimetro di lui, il calore del suo corpo che si mescolava all’acqua intorno. Ho lasciato sfuggire un gemito forte, ma non mi importava se qualcuno potesse sentire. Dietro di me, l’altro mi ha sollevata leggermente, le sue mani che mi tenevano per i fianchi. Anche lui si è liberato del costume, e ho sentito la sua erezione premere contro il mio ingresso posteriore.
“Rilassati,” mi ha sussurrato all’orecchio, il suo fiato caldo sulla mia nuca. “Ti faccio vedere quanto ti voglio.” Ha iniziato a spingere, piano, dandomi il tempo di abituarmi. La sensazione era intensa, un misto di pressione e piacere che mi faceva tremare. L’acqua rendeva tutto più fluido, ma sentivo ogni movimento, ogni centimetro di lui che entrava. Davanti, l’altro iniziava a muoversi, i suoi affondi lenti ma profondi, sincronizzati con quelli dell’altro. Mi tenevano ferma contro il bordo, i loro corpi che si muovevano in un ritmo che mi toglieva il fiato.
“Guardati,” ha detto quello davanti, la voce spezzata dallo sforzo. “Sei perfetta così, presa da noi due. Lo senti quanto ti riempiamo?”
“Sì,” ho ansimato, le mani che si aggrappavano al bordo. “Non fermatevi, cazzo.”
“Non ci fermiamo,” ha ringhiato quello dietro, accelerando appena. I suoi affondi erano più duri ora, e sentivo l’acqua schizzare intorno a noi, il suono che si mescolava ai loro respiri pesanti e ai miei gemiti. Il bordo della piscina mi premeva contro la schiena, ma non mi importava. Ogni spinta mi mandava onde di piacere, e sentivo i loro corpi sudati nonostante l’acqua, il loro odore salato che si mescolava a quello del cloro. Le mani di quello davanti mi stringevano i seni, pizzicando i capezzoli con forza, mentre l’altro mi teneva per i fianchi, le sue dita che affondavano nella mia carne.
“Ti piace essere in mezzo, vero?” ha detto quello dietro, la voce bassa, quasi un ringhio. “Dimmi quanto ti fa bagnare.”
“Mi fa impazzire,” ho detto, la testa che si appoggiava al suo petto per un istante. “Non smettete, sto per venire.”
“Non ancora,” ha detto quello davanti, rallentando di colpo. Mi ha guardato negli occhi, un sorriso cattivo sulle labbra. “Aspetti noi. Vogliamo sentirti gridare insieme.”
Ho annuito, incapace di parlare, mentre loro ricominciavano a muoversi, più veloci ora. Sentivo ogni dettaglio, la durezza dei loro membri dentro di me, il modo in cui si alternavano, uno che spingeva mentre l’altro si ritirava. L’acqua amplificava ogni sensazione, rendendo tutto più scivoloso, più intenso. Il loro ritmo era perfetto, e sentivo il piacere montare dentro di me, un’onda che non potevo più fermare. Ogni tanto guardavo oltre il bordo, verso le luci della città, e il pensiero che qualcuno potesse salire e vederci mi eccitava ancora di più.
“Sto per venire,” ha detto quello davanti, la voce tesa. “Cazzo, sei troppo stretta.”
“Anch’io,” ha ringhiato l’altro, i suoi affondi che si facevano irregolari. “Vieni con noi, ora.”
Non ho potuto trattenermi. Il piacere mi ha travolto, un’esplosione che mi ha fatto gridare, il corpo che si tendeva tra i loro. Li ho sentiti venire subito dopo, i loro gemiti che si mescolavano ai miei, i loro corpi che si irrigidivano mentre si svuotavano dentro di me. L’acqua intorno a noi era un caos di schizzi, il suono che si perdeva nel silenzio della notte. Siamo rimasti così per un lungo momento, ansimando, i loro corpi ancora premuti contro il mio, il bordo della piscina che mi sosteneva.
Poi, lentamente, si sono ritirati, lasciandomi scivolare nell’acqua. Mi sentivo svuotata, ma in un modo che mi faceva stare bene. Loro si sono appoggiati al bordo accanto a me, il respiro ancora pesante. Nessuno parlava, ma non ce n’era bisogno. La città sotto di noi brillava, indifferente, mentre l’acqua ci accarezzava la pelle. Per un attimo, ho pensato al rischio che qualcuno potesse salire e trovarci così, ma non mi importava. Ero esattamente dove volevo essere.
