Racconti Piccanti
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Nei bagni del Dams

Nei bagni del Dams

28 Marzo 2026·10 min di lettura

Giulia, ventidue anni, non era esattamente il tipo da biblioteca. Studiava al Dams, ma più che ai corsi di cinema o teatro, era interessata alle pause caffè e alle chiacchiere nei corridoi. Aveva i capelli tinti di un rosso fuoco, sempre spettinati come se si fosse appena alzata dal letto, e un piercing al labbro che attirava gli sguardi. Indossava jeans aderenti che le modellavano il culo in modo quasi sfacciato e magliette scollate che non lasciavano niente all’immaginazione. Non era una che si faceva problemi a dire quello che pensava, e spesso quello che pensava era roba da far arrossire anche i più spavaldi.

Quel giorno, un mercoledì qualsiasi di novembre, Giulia era annoiata a morte durante una lezione di teoria del cinema. Seduta in ultima fila, giocherellava con una penna, lanciando occhiate a due compagni di corso, Marco e Luca, seduti un paio di banchi più avanti. Marco era il classico fighetto, con i capelli sempre perfetti e una camicia stirata che sembrava appena comprata; Luca, invece, era più trasandato, con una barba di tre giorni e un’aria da “faccio quello che mi pare”. Li conosceva da un paio di mesi, da quando avevano fatto un lavoro di gruppo insieme, e c’era sempre stata una certa tensione tra loro. Non di quelle romantiche, no, ma di quelle che puzzano di sesso a un chilometro di distanza.

Alla fine della lezione, mentre tutti uscivano dall’aula, Giulia si avvicinò ai due con un sorrisetto malizioso. “Ragazzi, vi va una pausa un po’ diversa dal solito? Sono stufa di ’sti cazzo di appunti.” La sua voce era bassa, quasi un sussurro, ma carica di intenzione. Marco alzò un sopracciglio, incuriosito, mentre Luca ghignò subito, capendo al volo dove voleva andare a parare. “Che hai in mente, rossa?” chiese lui, incrociando le braccia.

“Seguitemi e lo scoprite,” rispose lei, ammiccando. Li guidò lungo i corridoi dell’università, verso i bagni del secondo piano, quelli meno frequentati, vicino alle aule di montaggio video dove non andava mai nessuno a quell’ora. Camminava davanti, ancheggiando apposta, e sentiva i loro sguardi piantati sul suo culo. Sapeva di avere il controllo della situazione, e la cosa le piaceva da morire.

Arrivati davanti ai bagni, Giulia spinse la porta del bagno degli uomini senza esitazione. “Dentro, stronzi,” disse ridendo, e loro la seguirono senza battere ciglio. L’interno era squallido, con le piastrelle sporche e un vago odore di piscio nell’aria, ma a nessuno dei tre importava. Chiusero la porta a chiave con un clic secco, e Giulia si voltò verso di loro, appoggiandosi con le mani al lavandino. “Allora, chi vuole essere il primo a divertirsi un po’?” chiese, passandosi la lingua sul piercing in modo provocatorio.

Marco e Luca si guardarono per un istante, come a decidere chi dovesse fare il primo passo, ma fu Luca a rompere il silenzio. “Cazzo, Giulia, non perdi tempo, eh?” disse, slacciandosi la cintura con una mano mentre si avvicinava. Marco non si tirò indietro, si tolse la camicia lasciandola cadere a terra e si appoggiò al muro, già con un’erezione che premeva contro i pantaloni. “Vediamo se sei tutta chiacchiere o se sai anche fare,” la sfidò, con un ghigno.

Giulia non si fece pregare. Si inginocchiò sul pavimento freddo, senza nemmeno pensarci due volte, e guardò Luca con un sorrisetto da stronza. “Tiralo fuori, dai, che non ho tutto il giorno.” Lui non se lo fece ripetere: abbassò i jeans e i boxer in un colpo solo, lasciandole davanti il cazzo già duro, con le vene in evidenza e la cappella lucida. Giulia lo afferrò con una mano, stringendolo alla base, e gli lanciò un’occhiata divertita. “Niente male, ma vediamo se sai resistere.”

Senza aggiungere altro, si chinò in avanti e lo prese in bocca, succhiando con decisione fin dal primo istante. La sua lingua girava intorno alla cappella, mentre con la mano gli massaggiava la base, muovendola su e giù con un ritmo che non lasciava spazio a pause. Luca gemette subito, appoggiandosi con una mano al muro. “Porca puttana, Giulia, dove cazzo hai imparato a fare così?” biascicò, con la voce spezzata. Lei non rispose, ovviamente, ma alzò lo sguardo verso di lui, con gli occhi che brillavano di pura malizia, mentre continuava a succhiarlo, facendo rumori volutamente osceni, di quelli che ti fanno capire quanto ci stia mettendo impegno.

Marco, che finora era rimasto a guardare, non resistette più. “Cazzo, non farmi stare qui a fare lo spettatore,” disse, slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il suo, che non era da meno. Si avvicinò, e Giulia, senza nemmeno staccarsi da Luca, gli fece cenno di avvicinarsi con la mano libera. “Vieni qua, fighetto, che c’è posto per tutti e due,” mormorò, con la bocca ancora lucida di saliva. Passò da uno all’altro senza esitazione, prendendoli in bocca a turno, alternando succhiate profonde a leccate lente lungo l’asta. Con le mani li lavorava contemporaneamente, stringendo e pompando senza sosta, mentre i due ragazzi gemevano e si insultavano a vicenda per scherzo. “Cazzo, Marco, non venire già, che figura di merda,” lo sfotté Luca, ansimando. “Fottiti, stronzo, guardala, come cazzo fai a resistere?” ribatté l’altro, con la voce tesa.

Giulia si godeva ogni secondo. Sentiva il potere che aveva su di loro, il modo in cui le loro gambe tremavano e i loro respiri si facevano sempre più corti. Ogni tanto si staccava per riprendere fiato, sputando un po’ di saliva sul pavimento senza pudore, e li guardava con un ghigno. “Siete dei coglioni, lo sapete? Vi faccio venire in due minuti se voglio.” E poi tornava all’attacco, succhiando con ancora più forza, infilandosi uno dei due cazzi fino in gola, tanto da farle venire quasi un conato, ma senza mai fermarsi. Il rumore dei suoi movimenti, i gemiti soffocati dei due ragazzi e il suono bagnato della sua bocca riempivano il bagno, rendendo l’aria pesante di tensione e sudore.

Dopo un po’, quando sentì che entrambi erano al limite, Giulia si tirò indietro, asciugandosi la bocca con il dorso della mano. “Basta giochi, ora si fa sul serio,” annunciò, alzandosi in piedi. Si sfilò i jeans e le mutandine in un gesto rapido, lasciandoli cadere a terra, e si appoggiò al lavandino, piegandosi in avanti e mostrando il culo a entrambi. “Chi vuole scoparmi per primo? Decidete in fretta, che non ho pazienza,” disse, voltandosi appena per guardarli con un’espressione che non ammetteva repliche.

Luca non ci pensò due volte. “Io, cazzo,” grugnì, posizionandosi dietro di lei. Le afferrò i fianchi con le mani, stringendo forte, e senza tanti complimenti le infilò il cazzo dentro, spingendo con un colpo secco. Giulia emise un gemito acuto, misto di sorpresa e piacere, e si morse il labbro inferiore. “Porca troia, avvisa, no?” sibilò, ma il tono era più divertito che arrabbiato. Luca iniziò a muoversi, scopandola con spinte decise, ogni colpo che faceva sbattere i loro corpi con un rumore secco. Le sue mani le stringevano il culo, lasciando segni rossi sulla pelle, mentre lei si aggrappava al bordo del lavandino, ansimando e insultandolo a mezza voce. “Dai, stronzo, più forte, che cazzo aspetti?”

Marco, nel frattempo, non stava certo con le mani in mano. Si avvicinò al lato del lavandino, afferrò Giulia per i capelli con una certa delicatezza, e le girò la testa verso di sé. “Apri quella bocca, rossa, che non ho finito con te,” le ordinò, e lei obbedì senza protestare, prendendolo di nuovo in bocca mentre Luca continuava a scoparla da dietro. La scena era un casino di gemiti, insulti e rumori bagnati: Giulia che succhiava Marco con la stessa foga di prima, mentre Luca la sbatteva senza sosta, alternando spinte profonde a movimenti più lenti per non venire troppo in fretta.

“Porca puttana, questo è un cazzo di paradiso,” grugnì Luca, dandole una sculacciata che risuonò nel bagno. Giulia emise un mugolio, con la bocca piena, e strinse gli occhi per un momento, godendosi la sensazione di essere presa da entrambi i lati. Ogni tanto si staccava da Marco per riprendere fiato, lasciandosi scappare frasi del tipo: “Siete due animali, cazzo, continuate così,” prima di tornare a succhiare con ancora più avidità. La saliva le colava lungo il mento, i capelli le si appiccicavano alla fronte per il sudore, ma non le importava minimamente.

Dopo qualche minuto, Luca rallentò, ansimando pesantemente. “Cazzo, non ce la faccio più, sto per venire,” ammise, stringendole i fianchi con forza. Giulia si voltò appena, con un sorrisetto da stronza. “Fallo dentro, dai, non fare il coglione,” gli disse, e quelle parole bastarono a farlo esplodere. Con un ultimo gemito strozzato, Luca venne, spingendo un’ultima volta dentro di lei, mentre il suo corpo tremava per lo sforzo. Si tirò indietro, ansimante, e si appoggiò al muro, con i pantaloni ancora abbassati. “Porca troia, Giulia, sei una bestia,” mormorò, passandosi una mano tra i capelli.

Ma non c’era tempo per riposare. Marco, che finora era stato “solo” succhiato, prese il posto di Luca senza dire una parola. Le afferrò i fianchi con una sicurezza che non aveva mostrato prima, e la penetrò con una spinta decisa, facendola gemere di nuovo. “Cazzo, Marco, sei un bastardo,” sibilò lei, ma il suo tono era tutto fuorché di rimprovero. Lui iniziò a scoparla con un ritmo costante, non troppo veloce ma profondo, ogni colpo che la faceva sobbalzare contro il lavandino. “Ti piace, eh, troietta? Lo sapevo che eri una che ci dava dentro,” le disse, con una voce roca che tradiva quanto fosse eccitato.

Giulia non rispose, troppo impegnata a godersi la sensazione, ma ogni tanto gli lanciava occhiate di sfida, come a dire “fammi vedere di che sei capace”. Con una mano si teneva al lavandino, con l’altra si toccava da sola, massaggiandosi il clitoride con movimenti circolari che la facevano tremare. “Dai, fighetto, fammi venire, che cazzo,” lo spronò, con la voce spezzata dai gemiti. Marco non se lo fece dire due volte: accelerò il ritmo, sbattendola con più forza, mentre lei stringeva i denti e lasciava scappare mugolii sempre più acuti.

Luca, che si era ripreso, si avvicinò di nuovo, con il cazzo ancora mezzo duro. “Non ti lasciamo in pace, eh,” disse ridendo, e le offrì di nuovo la bocca. Giulia, senza pensarci, lo prese di nuovo, succhiandolo con meno energia di prima ma con la stessa voglia. Era un disastro, con il trucco colato, i capelli appiccicati e il corpo lucido di sudore, ma non le importava. Era esattamente dove voleva essere, tra due cazzi che la facevano sentire al centro del mondo.

Quando Marco finalmente venne, con un grugnito profondo, Giulia era già al limite. Lo sentì spingere un’ultima volta, scaricandosi dentro di lei, e quello fu abbastanza per farla crollare. Venne con un gemito che sembrò quasi un urlo, stringendo il bordo del lavandino così forte da farsi male alle dita, mentre il suo corpo si contraeva in spasmi violenti. Luca, che non era ancora pronto per un secondo round, si limitò a guardarla, con un ghigno soddisfatto stampato in faccia. “Cazzo, Giulia, sembri posseduta,” commentò, ridendo.

Quando tutto finì, i tre rimasero fermi per un momento, ansimanti e sfiniti. Giulia si raddrizzò, con le gambe che le tremavano ancora, e si passò una mano tra i capelli. “Beh, ragazzi, direi che la pausa è stata produttiva,” disse, con un sorrisetto ironico. Si rivestì con calma, ignorando il casino che aveva intorno, mentre Marco e Luca si sistemavano i pantaloni, ancora con l’aria stordita. “Sei un fottuto tornado, lo sai?” disse Marco, scuotendo la testa. “E tu un fighetto che scopa bene, chi l’avrebbe detto,” ribatté lei, facendogli l’occhiolino.

Uscirono dal bagno uno alla volta, per non dare troppo nell’occhio, con Giulia che rideva sotto i baffi mentre si sistemava il piercing al labbro. Sapeva che quella storia sarebbe diventata una leggenda tra i corridoi del Dams, e francamente non vedeva l’ora di vedere chi avrebbe avuto il coraggio di sfidarla la prossima volta.

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