Racconti Piccanti
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Un sorriso molto sporco

Un sorriso molto sporco

16 Marzo 2026·8 min di lettura

Martina aveva 33 anni, un corpo che faceva girare la testa a chiunque e un carattere che non lasciava spazio a mezze misure. Capelli neri lunghi che le cadevano sulle spalle come una cascata d’inchiostro, un culo tondo che sembrava scolpito e gambe così lunghe che parevano non finire mai. Lavorava come impiegata in una multinazionale, un posto dove la noia delle scartoffie si mescolava al brivido delle dinamiche di potere. Era sposata con Paolo, 35 anni, un artigiano con le mani callose e un carattere possessivo che a volte sfociava nella gelosia più paranoica. Ma a Martina non importava granché delle sue scenate: lei aveva un obiettivo chiaro. Voleva essere la troia ufficiale del reparto, quella che tutti desiderano, quella che comanda con uno sguardo o una parola sussurrata. Non era solo sesso, era potere. Sentirsi desiderata la faceva sentire invincibile.

La convention aziendale di tre giorni in un hotel di lusso in riva al lago era l’occasione perfetta per spingere il gioco al livello successivo. Tre giorni lontano da casa, lontano da Paolo e dalle sue domande, tre giorni per fare quello che le pareva con i cinque colleghi maschi del piano, tutti tra i 28 e i 45 anni, tutti con gli occhi già pieni di pensieri sporchi quando la vedevano passare in corridoio con una gonna aderente. Martina lo sapeva, lo sentiva nell’aria, e non vedeva l’ora di trasformare quelle fantasie in realtà.

Il primo giorno, dopo una noiosa presentazione in sala conferenze, Martina si ritrovò in ascensore con Luca, 29 anni, il più giovane del gruppo. Un tipo alto, magro, con un sorriso da ragazzino ma occhi che tradivano pensieri ben poco innocenti. Lei indossava un tailleur nero con una camicetta appena sbottonata, quel tanto che bastava per far intravedere il pizzo del reggiseno. L’ascensore era stretto, l’aria densa di tensione. Martina si appoggiò con noncuranza alla parete, incrociando le braccia sotto il seno per spingerlo un po’ in fuori. Luca fece finta di niente, ma lei notò il modo in cui le sue dita tamburellavano nervose sulla cartellina che stringeva.

“Che palle queste riunioni, eh?” esordì lei, con un tono che sembrava casuale ma non lo era affatto.

“Già, una perdita di tempo. Preferirei fare altro,” rispose lui, guardandola di sbieco.

“Tipo?” Martina inarcò un sopracciglio, avvicinandosi di un passo. Sentiva il cuore battere un po’ più forte, non per nervosismo, ma per l’eccitazione di sapere che poteva averlo in pugno.

Luca esitò un attimo, poi si lasciò sfuggire un mezzo sorriso. “Tipo qualcosa di più… divertente.”

Non ci fu bisogno di dire altro. Martina gli sfiorò il braccio con la punta delle dita, un gesto leggero ma carico di intenzione. Lui si irrigidì, ma non si tirò indietro. Quando l’ascensore si fermò al loro piano, lei gli fece cenno di seguirla. “Vieni, parliamo un po’ in camera mia. Ho del caffè decente, non quella schifezza del bar.”

In camera, il caffè non fu nemmeno tirato fuori. Appena la porta si chiuse, Martina si voltò verso di lui, gli occhi che brillavano di malizia. “Senti, Luca, giochiamo a carte scoperte. Ti va di divertirti un po’ o no?”

Lui deglutì, ma annuì. “Cazzo, sì che mi va.”

Si avvicinarono lentamente, come se stessero testando il terreno. Martina gli sfiorò il petto con una mano, sentendo il calore della pelle sotto la camicia. Luca le mise una mano sul fianco, attirandola a sé. Il primo bacio fu intenso, quasi affamato, con le lingue che si cercavano senza vergogna. Ma Martina non voleva correre. Sapeva che il controllo era tutto. Si tirò indietro, sorridendo. “Piano, ragazzo. Abbiamo tempo.”

Lo fece sedere sul letto e si mise a cavalcioni su di lui, con la gonna che si alzava mostrando le cosce. Gli slacciò la camicia con calma, godendosi il modo in cui il respiro di Luca accelerava. Gli baciò il collo, scendendo verso il petto, mentre con le mani gli sfiorava i fianchi. Lui le afferrò il culo con entrambe le mani, stringendolo forte. “Dio, Martina, sei una bomba.”

“Lo so,” rispose lei con un ghigno, prima di baciarlo di nuovo. Le sue mani scesero verso la cintura di Luca, slacciandola con gesti lenti, volutamente provocanti. Quando gli abbassò i pantaloni, notò il rigonfiamento nei boxer e non poté fare a meno di sorridere. Glielo sfiorò con la punta delle dita, facendolo gemere. “Cazzo, non farmi aspettare.”

“Tranquillo, ti faccio divertire,” sussurrò lei, prima di inginocchiarsi tra le sue gambe. Con un movimento fluido, gli tolse i boxer, lasciando il cazzo duro davanti a lei. Lo prese in mano, accarezzandolo piano, mentre con l’altra mano gli massaggiava le palle. Luca appoggiò la testa all’indietro, gemendo piano. Martina si prese tutto il tempo, alternando carezze leggere a movimenti più decisi, finché non lo sentì tremare sotto le sue dita. Solo allora si chinò, leccandolo dalla base alla punta con una lentezza che lo fece quasi imprecare. “Porca puttana, sei una strega.”

Il preliminare durò a lungo, con Martina che giocava con lui, portandolo al limite e poi rallentando, godendosi ogni gemito, ogni sussulto. Quando finalmente lo prese in bocca, lo fece con una calma studiata, succhiando piano mentre con la mano continuava a stimolarlo. Luca le afferrò i capelli, ma lei gli diede un’occhiata che diceva chiaramente “comando io”. E lui obbedì, lasciandosi guidare.

Dopo averlo fatto impazzire per un buon quarto d’ora, Martina si alzò, si tolse la camicetta e la gonna, restando solo con il reggiseno di pizzo nero e le mutandine. Luca la guardò con occhi pieni di desiderio. “Vieni qui, cazzo.”

Lei si sdraiò sul letto, lasciandolo sopra di sé. Lui le tolse il reggiseno, liberando i seni pieni e sodi, e iniziò a baciarli, succhiando i capezzoli con una fame che la fece gemere piano. Le mani di Luca scesero verso le mutandine, infilandosi sotto il tessuto per sfiorarle la figa già bagnata. Martina inarcò la schiena, spingendosi contro le sue dita. “Sì, così, bravo,” mormorò, con la voce roca.

Non passò molto prima che le mutandine sparissero e Luca iniziasse a leccarla, la lingua che esplorava ogni punto con una dedizione quasi religiosa. Martina gli afferrò i capelli, guidandolo, mentre il piacere le montava dentro come una marea. Quando fu sul punto di venire, lo fermò. “No, non ancora. Voglio sentirti dentro.”

Si misero in posizione, con lei sotto e lui sopra, le gambe di Martina avvolte intorno ai suoi fianchi. Luca entrò piano, centimetro dopo centimetro, lasciandola abituare. “Cazzo, sei stretta,” grugnì, mentre iniziava a muoversi. Ogni spinta era lenta ma profonda, e Martina si mordeva il labbro, godendosi la sensazione di essere riempita. L’odore del sesso riempiva la stanza, un misto di sudore e desiderio, mentre i loro gemiti si mescolavano al rumore dei corpi che sbattevano l’uno contro l’altro. “Più forte, dai,” gli ordinò lei, e lui obbedì, accelerando il ritmo fino a far tremare il letto.

Ma quella era solo l’inizio. La sera del secondo giorno, dopo un’altra giornata di riunioni inutili, Martina aveva invitato gli altri quattro colleghi in camera sua. Marco, 45 anni, robusto e con una barba curata; Davide, 38, capelli brizzolati e sguardo da predatore; Stefano, 32, atletico e con un tatuaggio sul braccio; e Andrea, 41, il più tranquillo ma con un sorriso che tradiva pensieri sporchi. Sapevano tutti perché erano lì. L’aria era carica di eccitazione, e dopo un paio di bicchieri di vino per sciogliere i nervi, le parole iniziarono a diventare più crude.

“Allora, Martina, sei pronta a farci divertire o no?” chiese Marco, con un ghigno.

“Dipende se voi stronzi sapete farmi godere,” rispose lei, seduta sul letto con un bicchiere in mano e un sorrisetto provocante.

“Tranquilla, ti facciamo urlare,” intervenne Davide, avvicinandosi.

Non ci fu bisogno di dire altro. In pochi minuti, i vestiti volarono via. Martina si ritrovò al centro della stanza, circondata da cinque uomini nudi, i cazzi già duri solo a guardarla. Si inginocchiò, prendendone uno in bocca mentre con le mani ne accarezzava altri due. “Cazzo, guardate come ci sa fare,” mormorò Stefano, mentre lei lo succhiava con una dedizione che lo faceva tremare. Gli altri ridevano, commentando a voce alta. “È una troia da competizione, ragazzi,” disse Andrea, mentre le accarezzava i capelli.

La situazione si scaldò rapidamente. Martina si alternava tra loro, succhiando e accarezzando, mentre loro le toccavano il culo, i seni, infilandole le dita nella figa e nel culo per prepararla. “Sei pronta a prenderli tutti?” chiese Marco, con la voce roca. “Fottetevi, sono pronta da un pezzo,” rispose lei, con un sorriso sporco.

La misero a pecora sul letto, con Marco che la penetrava nella figa da dietro mentre Davide le spingeva il cazzo in bocca. Stefano e Andrea si alternavano a farsi succhiare, mentre Luca le stringeva i seni, pizzicandole i capezzoli. Ogni buco era pieno, e Martina gemeva forte, il corpo che tremava di piacere. “Cazzo, sì, spingete più forte,” gridava, la voce spezzata dai gemiti. Il rumore dei corpi che sbattevano, i grugniti, l’odore del sudore e del sesso saturavano la stanza. Uno dopo l’altro, iniziarono a venire, sborrandole in faccia, nella figa, nel culo, mentre lei rideva e li incitava. “Dai, stronzi, riempitemi tutta!”

Proprio in quel momento, la porta si aprì di colpo. Paolo, con il volto contratto dalla rabbia e dall’incredulità, era lì sulla soglia. Era arrivato senza avvisare, insospettito dai suoi silenzi al telefono. La scena davanti ai suoi occhi era inequivocabile: Martina a pecora sul letto, tre cazzi dentro di lei, il viso sporco di sborra, che gemeva “Riempitemi tutta, stronzi!” mentre lo guardava e gli sorrideva, senza un briciolo di vergogna.

Non ci fu tempo per reazioni. Lei continuò a godere, incurante del suo arrivo, mentre il piacere le scuoteva il corpo e gli altri finivano quello che avevano iniziato.

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