In ginocchio per il suo gioco
Sono Sara, ho 26 anni, e vivo con Luca da quasi due anni in un appartamentino alla periferia di Milano. Lui è uno di quei tipi che non stanno mai fermi, sempre con qualche idea strana in testa. A letto non ci annoiamo mai, ma ultimamente mi ha proposto cose sempre più spinte. Non so perché, ma ogni volta che mi guarda con quel sorrisetto storto, finisco per dirgli di sì, anche se dentro di me so che sto per cacciarmi in qualcosa di folle.
Era un venerdì sera, stavamo bevendo birra sul divano, la TV accesa su qualche programma scemo. Luca mi guarda e dice: “Sai, ho un gioco in mente. Roba forte, ma se non ti va, lo lasciamo perdere.” Io, già un po’ brilla, rido e gli chiedo di cosa si tratta. Lui si avvicina, mi sussurra all’orecchio, e io sento il cuore che mi batte più forte. Vuole legarmi, farmi stare in ginocchio al buio, con la bocca aperta, bloccata da un aggeggio. E poi… beh, non sarò sola. Ci saranno altri con lui. Amici suoi, credo. Non lo dice chiaro, ma capisco. Mi vuole vedere così, usata. E la cosa assurda? Una parte di me è eccitata da morire, mentre l’altra mi urla di mandarlo a quel paese.
Ci penso tutta la notte. Non dormo quasi. Da una parte ho paura, dall’altra mi sento come se stessi per fare qualcosa che non dimenticherò mai. Alla fine, sabato mattina, gli dico di sì. Non perché mi sento obbligata, ma perché voglio vedere fino a dove posso spingermi. Voglio sentirmi viva, fuori controllo. Luca sorride, mi bacia il collo e dice: “Vedrai, sarà una figata.”
Verso le dieci di sera, mi prepara. Siamo nella nostra stanza, le tende tirate, solo una lampadina fioca accesa. Mi fa spogliare, resto in mutande e reggiseno. Mi lega i polsi dietro la schiena con una corda morbida ma stretta, poi lega anche le caviglie. Mi fa inginocchiare su un cuscino, per non farmi male. Prende un divaricatore, di quelli da dentista, e me lo mette in bocca. È freddo, scomodo, mi tiene la bocca spalancata. Non posso chiuderla, non posso parlare, solo respirare forte dal naso. Mi guarda negli occhi, mi accarezza i capelli e dice: “Se vuoi smettere, batti due volte il piede, ok?” Annuisco, anche se con difficoltà. Poi spegne la luce e se ne va. Resto al buio, il cuore che mi martella nel petto. Sento la saliva che mi cola sul mento, non posso farci niente. Sono eccitata, spaventata, confusa. Non so cosa aspettarmi, ma aspetto.
Passano minuti, o forse ore, non lo so. Sento la porta aprirsi, passi pesanti. Non vedo nulla, ma capisco che non è solo Luca. Sento voci basse, risate soffocate. Qualcuno dice: “Cazzo, guarda com’è messa.” Mi si stringe lo stomaco, ma allo stesso tempo sento un calore tra le gambe. Sono in loro potere, e questo mi fa impazzire. Luca si avvicina, lo riconosco dal profumo del suo dopobarba. Mi sfiora il viso con le dita, poi mi sussurra: “Pronta, amore?” Non posso rispondere, ma lui lo sa.
Sento un rumore di cerniere che si aprono. Qualcuno si avvicina, mi prende i capelli con una mano. Non è Luca, lo sento dal modo in cui mi tocca, più rude. Sento il calore del suo corpo vicino alla mia faccia, poi qualcosa di duro mi sfiora le labbra. Non posso muovermi, non posso fare niente se non lasciarlo entrare. È grosso, caldo, e spinge piano all’inizio, poi più forte. Mi manca quasi il respiro, ma cerco di rilassarmi. La saliva mi cola lungo il mento, sento i suoi gemiti bassi, il suo respiro affannoso. Mi tiene la testa ferma, muovendosi dentro e fuori. “Cazzo, che bocca,” dice, e io non so se sentirmi umiliata o eccitata. Forse entrambe le cose.
Non so quanti sono, non li vedo. Dopo il primo, un altro si avvicina. Questo è più delicato, ma non meno deciso. Mi accarezza la guancia mentre spinge dentro, piano, poi più veloce. Sento il sapore salato, l’odore forte della pelle, i suoni umidi che riempiono la stanza. Ogni tanto Luca dice qualcosa, tipo “Vai piano con lei,” e questo mi rassicura, anche se sono nel mezzo di qualcosa di così… sporco. Ogni tanto qualcuno mi tocca i capelli, il collo, mi dice cose tipo “Brava, così,” e io mi sento come se fossi solo un oggetto, ma un oggetto desiderato. E questo, in qualche modo, mi piace.
Va avanti per un tempo che sembra infinito. Non so se sono passati dieci minuti o un’ora. La mia bocca è stanca, la mascella mi fa male, ma non batto il piede. Non voglio fermarmi. Ogni tanto sento uno di loro che si lascia andare, geme forte, e poi si tira indietro. Non so quanti siano stati, non voglio saperlo. Sento solo il mio respiro, i loro rumori, il buio che mi avvolge. È come se fossi fuori dal mio corpo, ma allo stesso tempo più viva che mai.
Alla fine, sento Luca vicino a me. Mi riconosco dal modo in cui mi tocca. È l’ultimo. Mi prende i capelli, ma con più dolcezza degli altri. “Sei stata incredibile,” dice, e poi si muove dentro di me, lento, come se volesse godersi ogni secondo. Sento il suo respiro che si fa più pesante, i suoi movimenti più veloci, fino a quando non si ferma con un gemito lungo, profondo. Mi accarezza la testa, poi si tira indietro.
La luce si accende piano, ma resto con gli occhi chiusi. Qualcuno mi toglie il divaricatore, e finalmente posso chiudere la bocca. Mi slegano i polsi e le caviglie. Luca mi aiuta a rialzarmi, mi avvolge in una coperta e mi stringe. Sono stanca, la mascella mi fa un male cane, ma mi sento… bene, in un modo strano. Non so cosa dire, e neanche lui parla. Sento ancora il sapore in bocca, il cuore che batte forte, ma non provo vergogna. È stato un gioco, il nostro gioco. E lo abbiamo fatto insieme.
Mi sdraio sul letto, Luca mi porta un bicchiere d’acqua. Bevo, mi pulisco il viso. Non parliamo di quello che è successo, non ce n’è bisogno. Mi accoccolo contro di lui, e mentre mi addormento penso che, forse, non sarà l’ultima volta. E va bene così.
