La prima pisciata del mattino
Mattia si svegliava ogni mattina con il cuore che batteva un po’ più forte del normale. Non era l’ansia per il lavoro, né il pensiero delle bollette o del traffico. Era qualcosa di più profondo, più viscerale. Era l’attesa di ciò che sarebbe accaduto di lì a pochi minuti, nel silenzio della loro camera da letto, con le tende ancora tirate e la luce fioca dell’alba che filtrava appena. Viveva con Luca da due anni, in un appartamento piccolo ma ordinato alla periferia della città. La loro relazione era intensa, a volte brutale, ma sempre chiara: Mattia comandava, Luca obbediva. Non c’era bisogno di parole per ricordarlo. Era scritto nei loro gesti, nei loro sguardi, nel modo in cui i loro corpi si cercavano e si respingevano allo stesso tempo.
Quella mattina, come tutte le altre, Mattia si alzò dal letto senza dire nulla. Si passò una mano tra i capelli corti, spettinati dal sonno, e si voltò verso Luca, che era ancora disteso, le coperte tirate fino al mento. Aveva gli occhi chiusi, ma Mattia sapeva che non dormiva. Lo vedeva dal modo in cui il suo petto si alzava e abbassava troppo velocemente, dall’ombra di tensione sul suo viso. Sorrise tra sé, un sorriso duro, privo di dolcezza. Si avvicinò al lato del letto di Luca, abbassò lo sguardo su di lui e con un tono basso, quasi un ringhio, disse: “Sveglia. Sai cosa devi fare.”
Luca aprì gli occhi di scatto, il respiro che si bloccava per un istante. Sapeva esattamente cosa lo aspettava. Lo sapeva da mesi, da quando quel rituale era diventato parte della loro routine. Si tirò su appena, appoggiandosi sui gomiti, il viso arrossato dall’imbarazzo e da qualcosa di più profondo, qualcosa che non avrebbe mai ammesso ad alta voce. “Mattia, non… non è un po’ presto?” mormorò, la voce incerta, quasi un sussurro.
Mattia lo fissò, gli occhi socchiusi. “Presto? Non fare il timido, Luca. Sai che non mi piace perdere tempo. Apri la bocca. Ora.” Il tono non ammetteva repliche, e Luca lo sapeva. Con un movimento lento, quasi rassegnato, si sdraiò di nuovo, la testa appoggiata al cuscino, e aprì la bocca, le labbra tremanti. Mattia si posizionò sopra di lui, in piedi sul letto, le gambe divaricate ai lati del suo corpo. Si abbassò i boxer con un gesto secco, liberando il membro ancora rilassato, ma già pronto per ciò che sarebbe successo. “Guardami negli occhi,” ordinò, la voce dura. “E non muoverti.”
Luca obbedì, i suoi occhi castani che incontravano quelli di Mattia, pieni di una miscela di paura e desiderio. Sentiva il cuore martellargli nel petto, il calore che gli saliva alle guance. Sapeva cosa stava per accadere, e una parte di lui, quella che cercava di reprimere, lo desiderava. Mattia gli afferrò la testa con una mano, le dita che si stringevano tra i suoi capelli, tenendolo fermo. “Non chiudere la bocca, capito? E non sprecare neanche una goccia. Lo sai cosa succede se sbagli.”
Luca annuì appena, un movimento quasi impercettibile, la gola secca. Sentiva il peso della mano di Mattia, la pressione delle sue dita sul cuoio capelluto, e poi, un istante dopo, il primo getto caldo gli colpì la lingua. Era acre, pungente, un sapore che non si abituava mai del tutto, ma che ormai riconosceva. Chiuse gli occhi per un istante, ma la voce di Mattia lo riportò subito indietro. “Guardami, ho detto! Voglio vederti mentre lo fai.”
Riaprì gli occhi, le guance in fiamme, mentre il liquido gli riempiva la bocca. Ingoiava a fatica, il suono dei suoi deglutiti che rompeva il silenzio della stanza. Mattia lo fissava dall’alto, il volto contratto in un’espressione di puro dominio. “Così, bravo,” mormorò, la voce rauca. “Bevi tutto, non farmi arrabbiare.” Il getto continuava, caldo e incessante, e Luca si sforzava di tenere il ritmo, il respiro corto, il sapore che gli invadeva i sensi. Sentiva il calore scendere lungo la gola, il peso di quella sottomissione che lo schiacciava e, allo stesso tempo, lo accendeva.
Mattia, con la mano ancora nei suoi capelli, inclinò appena la testa di Luca per assicurarsi che non perdesse nulla. “Non fare casino, eh. Se vedo una goccia sul cuscino, te la faccio leccare.” La minaccia era reale, Luca lo sapeva. Lo aveva già fatto in passato, e il ricordo di quell’umiliazione gli bruciava ancora dentro. Continuò a ingoiare, gli occhi lucidi, le lacrime che gli pungevano gli angoli mentre cercava di non soffocare. L’odore acuto gli riempiva le narici, un misto di pelle e sudore che si mescolava al sapore sulla lingua.
Quando finalmente Mattia finì, si tirò indietro appena, lasciandogli andare la testa. Luca tossì leggermente, il respiro spezzato, le labbra umide e arrossate. Mattia lo guardò con un sorriso storto, soddisfatto. “Bravo. Non hai sprecato niente, vero?” disse, passandogli un dito sul mento per controllare. Luca scosse la testa, la voce che gli mancava. “N-no… niente,” balbettò, abbassando lo sguardo.
Ma Mattia non aveva finito. Non era mai finita così in fretta. Si sedette sul bordo del letto, prendendo il cellulare dalla tasca dei pantaloni appoggiati sulla sedia. “Oggi facciamo un video,” annunciò, il tono che non lasciava spazio a obiezioni. “Voglio rivederti dopo, quando sono in ufficio. Voglio vedere quella faccia che fai mentre bevi.”
Luca lo fissò, il cuore che gli si stringeva. “Un video? Mattia, per favore… e se qualcuno lo vede?” La sua voce tremava, ma Mattia rise, un suono basso e crudele. “Chi vuoi che lo veda? Lo tengo per me. E poi, non ti fidi di me? Dai, non fare storie. Sdraiati come prima.”
Luca esitò, le mani che stringevano il lenzuolo. Ma sapeva che non aveva scelta. Non con Mattia. Si sdraiò di nuovo, il corpo teso, mentre Mattia si posizionava ancora sopra di lui, il telefono in mano. “Apri la bocca. E guarda in camera, voglio vederti bene,” ordinò, avviando la registrazione. Luca obbedì, il viso che bruciava di vergogna mentre fissava l’obiettivo. Sentiva il peso dello sguardo di Mattia, amplificato da quel dispositivo che catturava ogni dettaglio: il modo in cui le sue labbra si aprivano, il tremore del suo mento, gli occhi lucidi che riflettevano la luce del mattino.
Mattia iniziò di nuovo, il getto che colpiva direttamente la sua lingua, il suono amplificato dal silenzio della stanza. “Così, guardami,” ringhiò, la voce che vibrava di eccitazione mentre filmava. “Fammi vedere quanto ti piace. Di’ qualcosa, dai.” Luca esitò, il sapore che gli riempiva di nuovo la bocca, ma alla fine mormorò, la voce spezzata: “Ti… ti piace vedermi così, vero?” Le parole erano umilianti, ma sapevano entrambi che erano vere.
Mattia sogghignò, zoomando sul suo viso. “Certo che mi piace. Sei uno spettacolo, con quegli occhi che lacrimano. Ingoia, forza. Non farmi ripetere.” Luca deglutì rumorosamente, il suono che sembrava echeggiare nella stanza, mentre il liquido gli scorreva lungo la gola. L’odore era più forte ora, misto al sudore della pelle di Mattia, che si avvicinava sempre di più con il telefono. Sentiva il calore del suo corpo, il peso del suo dominio, e il suo stesso corpo reagiva, un calore che gli si accendeva tra le gambe nonostante tutto.
Mattia posò il telefono sul comodino, ancora acceso, e si abbassò verso di lui. “Adesso basta bere,” disse, la voce bassa, carica di desiderio. “Ora ti voglio in un altro modo.” Si tolse i boxer del tutto, rivelando il membro ormai duro, spesso, che spiccava contro la pelle tesa dell’addome. Luca lo fissò, il respiro corto, mentre Mattia gli afferrava le gambe, tirandolo verso di sé. “Girati. A pancia in giù. Sai come mi piace,” ordinò, senza lasciargli tempo di rispondere.
Luca si voltò, le mani che stringevano il cuscino, il corpo che tremava leggermente. Sentiva il materasso affondare sotto il peso di Mattia, che si posizionava dietro di lui. “Rilassati, non fare il rigido,” gli disse, le mani che gli allargavano le natiche con decisione. Luca trattenne il fiato, sentendo la pressione del membro di Mattia contro di sé, grosso e caldo, che premeva senza esitazione. “Ti faccio male se non ti rilassi, lo sai,” aggiunse Mattia, la voce un misto di minaccia e desiderio.
Luca annuì, mordendosi il labbro mentre cercava di assecondarlo. La penetrazione fu lenta ma decisa, un bruciore che gli attraversò il corpo mentre Mattia spingeva, centimetro dopo centimetro, riempiendolo completamente. “Cazzo, sei stretto oggi,” mormorò Mattia, le mani che gli stringevano i fianchi con forza, le unghie che si conficcavano nella pelle. Luca gemette piano, il dolore che si mescolava a un piacere oscuro, il corpo che si adattava gradualmente al ritmo di Mattia.
Il movimento iniziò, lento all’inizio, poi sempre più rapido, i colpi profondi e decisi che facevano tremare il letto. Il suono della carne contro la carne riempiva la stanza, mescolandosi ai respiri pesanti di Mattia e ai gemiti soffocati di Luca. “Ti piace, vero? Dillo,” ringhiò Mattia, chinandosi su di lui, il petto contro la sua schiena, il fiato caldo sul collo. Luca esitò, il volto affondato nel cuscino, ma un colpo più forte lo fece sussultare. “Dillo, ho detto!”
“Sì… mi piace,” mormorò Luca, la voce roca, spezzata. “Mi piace quando… quando mi prendi così.” Le parole gli uscivano a fatica, ma Mattia sorrise, soddisfatto, aumentando il ritmo. “Bravo. Voglio sentirti di più. Gemi per me.” Luca obbedì, i suoni che gli sfuggivano dalla gola mentre il piacere e il dolore si intrecciavano, il corpo che si abbandonava sotto i colpi incessanti di Mattia.
L’odore del sudore impregnava l’aria, un misto di pelle e calore che li avvolgeva. Mattia gli afferrò i capelli, tirandogli la testa indietro. “Guardami, girati un po’,” ordinò, e Luca voltò appena il viso, gli occhi lucidi che incontravano i suoi. “Dimmi che sei mio. Dillo.” La voce di Mattia era un ringhio, il ritmo che non rallentava, ogni spinta più profonda della precedente.
“Sono tuo,” sussurrò Luca, le labbra tremanti, il corpo scosso da ogni movimento. “Solo tuo.” Mattia grugnì, soddisfatto, le mani che gli stringevano i fianchi con forza mentre continuava a possederlo. La sensazione era intensa, il calore che gli bruciava dentro, il suono dei loro corpi che si scontravano, il letto che cigolava sotto il loro peso.
Dopo minuti che sembravano ore, Mattia rallentò appena, il respiro pesante, il sudore che gli colava lungo la schiena. “Girati. Voglio vederti in faccia quando finisco,” ordinò, tirandosi indietro. Luca obbedì, sdraiandosi sulla schiena, le gambe aperte, il corpo tremante. Mattia si posizionò sopra di lui, rientrando con un colpo deciso, il membro che lo riempiva di nuovo. “Guardami,” disse, la voce rauca, mentre ricominciava a muoversi, gli occhi fissi nei suoi.
Luca lo fissò, il viso arrossato, il respiro spezzato, mentre Mattia lo prendeva con una forza che non lasciava spazio a nulla. Sentiva ogni dettaglio: la durezza del suo membro, il modo in cui lo riempiva completamente, il calore della sua pelle contro la propria. “Sto per venire,” grugnì Mattia, il ritmo che accelerava, i colpi sempre più forti. “E tu? Dimmi che ci sei.”
Luca annuì, la voce che gli mancava, il corpo che si tendeva sotto di lui. “Sì… ci sono,” mormorò, le mani che stringevano le lenzuola mentre il piacere lo travolgeva, un’onda che gli scuoteva ogni muscolo. Mattia ringhiò, un suono gutturale, mentre raggiungeva il culmine, il corpo che si irrigidiva sopra di lui, il calore che lo riempiva dentro. Rimasero così per un istante, ansimanti, il silenzio rotto solo dai loro respiri.
Poi Mattia si tirò indietro, il corpo ancora lucido di sudore, e gli diede una pacca leggera sul fianco. “Bravo. Non hai sprecato niente, neanche stavolta,” disse, riprendendo il telefono per spegnere la registrazione. Luca lo guardò, il cuore che batteva ancora forte, il corpo esausto ma stranamente vivo. Sapeva che la giornata sarebbe iniziata così, come sempre, e che domani sarebbe stato lo stesso. Ma in quel momento, con il sapore ancora in bocca e il calore di Mattia ancora sulla pelle, non gli importava.
