La vendetta che ti trasforma (parte 2)
Davide rimase in piedi di fronte al divano, guardando Giovanni dall’alto con un’espressione fredda che aveva sostituito il sorriso di prima. Si passò una mano tra i capelli e parlò con voce bassa e controllata.
«Lo sai perché l’ho fatto, vero?»
Giovanni alzò lo sguardo, ancora rosso di rabbia e umiliazione, le mutandine rosa strette intorno al culo e la gabbia di castità che sporgeva evidente sotto il pizzo.
«Di che cazzo parli?»
«Ho scoperto tutto. L’anno scorso. Tu che ti sei scopato la mia ex fidanzata. Una sera, mentre io ero fuori città. È vero, no?»
Giovanni impallidì. Aprì la bocca, poi la richiuse. Era vero. Se l’era portata a letto dopo una serata di bevute, l’aveva scopata sul divano di casa loro e ci aveva pure goduto. Poi l’aveva raccontato in giro, vantandosene con un paio di amici comuni.
«Io… ero ubriaco fradicio, Davide. Non sapevo quello che facevo. È stato uno sbaglio…» balbettò, cercando di sembrare sincero.
Davide rise amaramente, scuotendo la testa.
«Stronzate. Eri ubriaco, ma dopo l’hai raccontato a tutti, ridendo. Credevo fossimo amici, Gio. Mi hai pugnalato alle spalle. Questa cosa mi ha devastato per mesi. Ora pareggiamo i conti.»
Si avvicinò di un passo, torreggiando su di lui.
«Da oggi in poi farai esattamente quello che voglio io. O ti lascio così: nudo, con il cazzo chiuso in gabbia, solo con quelle mutandine rosa da troia addosso. Niente vestiti, niente telefono, niente chiave.»
Giovanni scattò in piedi, furioso.
«Tu sei pazzo! Ti denuncio, cazzo! Questa è violenza, sequestro di persona, mi hai rubato tutto!»
Davide fece un gesto noncurante verso la porta.
«Fallo. Vai. Esci così come sei. Con le mutandine rosa e la gabbia di castità che ti sporge dal davanti. Vai pure dai carabinieri o dai vicini. Racconta tutto. Io aspetto qui.»
Giovanni guardò la porta, poi abbassò gli occhi sul proprio corpo. Le mutandine gli entravano tra le natiche, il pizzo trasparente non nascondeva nulla della gabbia metallica che gli imprigionava il cazzo e i testicoli. Immaginò di uscire sul pianerottolo così, di dover spiegare quella situazione umiliante a estranei… e capì di non poterlo fare.
Le spalle gli si abbassarono. La rabbia lasciò spazio a una vergogna profonda e bruciante.
Si rimise lentamente a sedere sul divano, sconfitto.
«…Cosa devo fare?» mormorò a denti stretti, senza guardarlo negli occhi.
Davide sorrise soddisfatto, incrociando le braccia sul petto muscoloso.
«Bravino. Era ora che capissi la tua posizione.»
Davide lo guardò dall’alto, con un’espressione di totale superiorità. Fece un passo avanti, fermandosi proprio di fronte a Giovanni ancora seduto sul divano, e iniziò lentamente a slacciarsi i pantaloni.
«Adesso ti faccio vedere cosa devi fare per cominciare a guadagnarti la libertà» disse con voce calma ma autoritaria. «Inginocchiati e succhiami il cazzo.»
Giovanni alzò di scatto la testa, gli occhi spalancati.
«Sei impazzito? Non se ne parla proprio. Io non sono frocio, cazzo!»
«Ah no?» Davide tirò fuori il suo cazzo già mezzo duro, spesso e venoso, facendolo oscillare a pochi centimetri dal viso di Giovanni. «Però la mia ex te la sei scopata lo stesso. Inginocchiati. Subito.»
Giovanni rimase seduto, il respiro accelerato, le guance rosse per la vergogna. Guardava il cazzo di Davide crescere davanti ai suoi occhi, diventando sempre più duro e grosso. Le mutandine rosa gli stringevano il culo e la gabbia di castità gli premeva dolorosamente sull’uccello, che cercava inutilmente di indurirsi.
«Ti prego… non obbligarmi» mormorò, la voce incrinata.
«O lo fai, o resti così per sempre. Scegli.»
Dopo lunghi secondi di silenzio teso, Giovanni cedette. Con le gambe tremanti si alzò dal divano e si inginocchiò lentamente sul pavimento, il viso ora alla stessa altezza del cazzo di Davide.
Davide gli afferrò il mento con una mano, costringendolo a guardarlo negli occhi.
«Bravino. Ora apri quella bocca.»
Giovanni, con gli occhi lucidi per l’umiliazione, aprì le labbra. Davide non aspettò: gli spinse il cazzo in bocca con decisione, fino in fondo. Giovanni emise un suono strozzato, gli occhi che si spalancavano.
Davide iniziò a scopargli la gola senza pietà. Lo afferrò per i capelli con entrambe le mani e spinse i fianchi avanti, affondando fino alle palle. Giovanni sbavava copiosamente, la saliva che gli colava dal mento e gli bagnava il petto. Gli occhi gli si riempirono di lacrime mentre cercava di respirare, tossendo e gorgogliando intorno al grosso cazzo che gli invadeva la gola.
«Guardami» ordinò Davide, tirandogli i capelli per costringerlo a mantenere il contatto visivo. «Guardami mentre ti scopo la gola come una troia.»
Giovanni aveva le lacrime che gli scendevano sulle guance, il viso rosso, la bocca spalancata e piena di saliva. Davide continuava a spingere con forza, scopandogli la gola in profondità, godendosi ogni conato e ogni gemito soffocato.
«Così… bravo. Prendilo tutto. Questa è solo l’inizio di quello che ti meriti.»
Le mutandine rosa di Giovanni erano ormai bagnate di saliva che gli colava addosso, mentre la sua gabbia di castità pulsava dolorosamente, intrappolando completamente la sua eccitazione.
