Racconti Piccanti
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La puttana del fiume (parte 3)

La puttana del fiume (parte 3)

26 Marzo 2026·4 min di lettura

Il terzo appuntamento al fiume arrivò dopo qualche giorno. Giorgio era nervoso ma eccitato. Si incontrarono nel tardo pomeriggio, con il cielo coperto e un vento forte che faceva muovere incessantemente i rami e le foglie.

Luca sembrava più carico del solito. Appena arrivarono nel punto nascosto della riva, ordinò:

«Inginocchiati.»

Giorgio obbedì e Luca si abbassò solo i pantaloni, tirandogli fuori il cazzo già duro. Glielo mise in bocca e lo lasciò succhiare per qualche minuto, tenendogli la testa con una mano.

Poi lo fece alzare.

«Stenditi sulla schiena e apri bene le gambe. Fammi vedere quel buco.»

Giorgio si sdraiò sull’erba e sulla sabbia umida, completamente nudo. Aprì le cosce. Luca si inginocchiò tra le sue gambe, si sputò sulle dita e iniziò a sditalinarlo con forza, due dita che entravano e uscivano aggressive. Poi si sputò sul cazzo e lo penetrò con una spinta violenta, fino in fondo.

Giorgio gemette forte mentre Luca iniziava a scoparlo. I colpi erano subito brutali: profondi, rapidi, potenti. Il bacino di Luca sbatteva con forza contro le natiche di Giorgio, producendo schiocchi secchi che risuonavano nella piccola radura.

Mentre lo inculava senza pietà, Giorgio spostò lo sguardo oltre la spalla di Luca, verso gli alberi. Gli sembrò di vedere movimenti tra i tronchi. Figure che potevano essere rami… o persone. Poi arrivarono i suoni: sussurri bassi portati dal vento.

«Luca… dietro di te… mi sembra di vedere qualcuno…» sussurrò Giorgio con voce tremante.

Luca non rallentò. Anzi, aumentò la violenza delle spinte, sbattendolo più forte.

«È solo il vento, cazzo» rispose ad alta voce, quasi gridando. «Non c’è nessuno qui.»

Poi, con un tono ancora più forte e chiaro, come se volesse farsi sentire da tutta la riva, aggiunse:

«Ti piace farti sfondare il culo all’aperto, eh? Prendi questo cazzo come una troia!»

Giorgio sbiancò.

«Luca… parla piano…» implorò sottovoce, il cuore che gli martellava nel petto.

Luca sorrise in modo strano e continuò a scoparlo con ancora più brutalità, i colpi che facevano sobbalzare tutto il corpo di Giorgio. Ogni spinta era profonda e aggressiva, il cazzo che entrava e usciva completamente.

«Perché dovrei parlare piano?» disse ancora più forte, la voce che risuonava tra gli alberi. «Non c’è nessuno! Solo noi due… e il vento.»

Un altro rumore arrivò dagli alberi: un fruscio più deciso, seguito da quello che sembrava un mormorio soffocato.

Giorgio provò di nuovo:

«Ti prego… fai piano… ho sentito delle voci…»

Luca lo guardò negli occhi, diede tre colpi particolarmente violenti e poi, alzando ancora di più la voce, quasi urlando:

«Ti sto sfondando il buco, senti come sei bagnato dentro? Prendilo tutto, troia! Fai vedere quanto ti piace farti inculare qui fuori!»

Le parole oscene uscivano forti, chiare, portate dal vento. Giorgio era terrorizzato e allo stesso tempo eccitatissimo. Luca sembrava farlo apposta: ogni frase era detta ad alta voce, come per farsi sentire da chiunque fosse nascosto tra gli alberi.

«Luca… cazzo… ti supplico…» gemette Giorgio, ma la voce gli uscì rotta dai colpi brutali.

Luca non lo ascoltò. Continuò a martellarlo senza pietà, il bacino che sbatteva con forza, i grugniti che accompagnavano ogni affondo. Ogni tanto alzava di nuovo la voce:

«Cazzo quanto sei stretto… ti sto riempiendo il culo! Ti piace farti guardare mentre ti scopo come una puttana?»

La paura di essere visto, unita alla brutalità di Luca e alle sue parole oscene gridate quasi di proposito, stava facendo impazzire Giorgio. Il suo cazzo pulsava violentemente sulla pancia, schiacciato tra i loro corpi.

Luca accelerò ancora, scopandolo con rabbia, i colpi sempre più forti e profondi.

«Prendilo! Prendilo tutto nel culo!» urlò quasi, la voce che echeggiava tra gli alberi.

Quella combinazione di pericolo, umiliazione e brutalità fu troppo. Giorgio venne all’improvviso, senza toccarsi. Il suo buco si contrasse spasmodicamente intorno al cazzo di Luca mentre schizzava fiotti caldi sulla propria pancia e sul petto, gemendo forte.

Luca ringhiò soddisfatto sentendo il culo stringersi così tanto. Diede ancora qualche colpo violentissimo, poi spinse fino in fondo e venne dentro di lui, scaricando lunghi fiotti di sborra calda nel profondo del culo di Giorgio.

Rimasero fermi qualche secondo, ansimanti. Luca si tirò fuori lentamente, lasciando colare sperma dal buco aperto.

Si rivestirono in silenzio. Il vento continuava a soffiare, ma non si sentivano più rumori strani tra gli alberi.

Mentre tornavano verso il sentiero, Giorgio, con le gambe ancora tremanti e il culo che gli pulsava, mormorò:

«Luca… stavolta hai parlato troppo forte… sembrava che lo facessi apposta.»

Luca gli fece un sorriso ambiguo e rispose con tono tranquillo:

«Non c’era nessuno. Era solo il vento e le foglie. Te l’ho detto.»

Poi, dopo qualche passo, aggiunse a bassa voce, quasi tra sé:

«…anche se magari qualcuno ha sentito tutto.»

Giorgio deglutì, senza sapere più cosa pensare.

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