Racconti Piccanti
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Voglio i tuoi piedi, cazzo

Voglio i tuoi piedi, cazzo

06 Marzo 2026·4 min di lettura

Sono Luca, ho 37 anni, e da quando ho memoria ho un’ossessione che non ho mai confessato a nessuno, nemmeno a Paola, mia moglie da dieci anni. I piedi femminili. Non so perché, ma mi fanno impazzire. La forma, le curve, le dita curate, il modo in cui si muovono. È una cosa che mi tiene sveglio la notte, che mi fa perdere la testa. Però non gliel’ho mai detto. Paura di essere giudicato, di passare per un pervertito. Ma stasera, dopo due bicchieri di vino a cena, ho deciso di sputare il rospo. Siamo sul divano, lei con le gambe accavallate, e quei piedi nudi con lo smalto rosso che mi fissano. Non ce la faccio più.

“Paola, devo dirti una cosa,” inizio, con la voce un po’ incerta. Lei mi guarda, curiosa, con un sorrisetto. “Dimmi, che c’è?” risponde, appoggiando il bicchiere sul tavolino. Prendo un respiro profondo e butto fuori tutto. “Mi piacciono i piedi. I tuoi piedi. Da morire. Ci penso sempre, cazzo, non riesco a togliermeli dalla testa.” Lei sgrana gli occhi, sorpresa, quasi scoppia a ridere. “I miei piedi? Sul serio? Non l’avrei mai immaginato,” dice, guardandosi le dita come se le vedesse per la prima volta. Mi sento un idiota, ma ormai è fatta. “Sì, lo so, è strano. Ma è così. Se ti dà fastidio, lasciamo stare.” Lei ci pensa un attimo, poi alza una spalla. “No, non mi dà fastidio. Sono solo… spiazzata. Ma se ti piace, perché no? Fammi vedere cosa vuoi fare.”

Quelle parole mi accendono un fuoco dentro. Mi avvicino, le prendo una gamba con delicatezza e me la metto sulle ginocchia. Lei mi guarda, un po’ divertita, un po’ curiosa. Le tocco il piede, la pelle liscia e calda sotto le dita. È come se stessi toccando qualcosa di proibito. “Cazzo, Paola, sono perfetti,” mormoro, mentre passo il pollice sotto l’arco. Lei ride piano. “Non ci credo che ti fanno questo effetto.” Ma vedo che si rilassa, che si lascia andare. Le massaggio il tallone, poi salgo verso le dita, stringendole appena. Mi sale un calore che non riesco a controllare, e allo stesso tempo ho paura di esagerare. E se si stanca? E se pensa che sono un maniaco? Ma lei non dice niente, si limita a guardarmi con quel mezzo sorriso che mi fa impazzire.

Dopo un po’, non resisto. Mi chino e le bacio il dorso del piede, piano, sentendo l’odore leggero della sua pelle mischiato a un vago profumo di crema. Lei sussulta un attimo, ma non si tira indietro. “Ti piace proprio, eh?” dice, con la voce un po’ più bassa. “Da morire,” rispondo, senza staccarmi. Le passo la lingua tra le dita, piano, gustandomi ogni millimetro. Lei emette un piccolo gemito, quasi sorpreso, e io capisco che sta iniziando a sentire qualcosa. Le prendo l’altro piede, lo stringo forte, lo massaggio con più decisione. “Sei una dea, cazzo,” le dico, con la voce roca. Lei ride, ma c’è qualcosa di nuovo nei suoi occhi, una scintilla. “Non me l’aspettavo, ma… mi piace come mi fai sentire,” ammette, e quelle parole mi mandano fuori di testa.

Continuo per un bel po’, adorandola, baciandola, leccandola. Ogni tanto alzo lo sguardo e vedo che si morde il labbro, che si sta eccitando. Le sue mani scivolano sulle cosce, come se non sapesse bene cosa fare. Alla fine, non ce la faccio più. “Paola, ti voglio,” le dico, alzandomi e tirandola verso di me. Lei sorride, un sorriso che sa di sfida. “Allora vieni qui,” risponde, tirandomi per la maglietta. Ci baciamo con foga, le sue labbra morbide contro le mie, le mani che cercano pelle ovunque. La spingo sul divano, le salgo sopra, le sue gambe si avvolgono intorno ai miei fianchi. Sento il suo respiro accelerato, il suo corpo che si muove sotto di me. Le tiro su la gonna, le sfilo le mutandine con un movimento deciso, e lei geme piano. Mi slaccio i jeans, abbassandoli quel tanto che basta, e mi metto in posizione, con le sue gambe sulle mie spalle. Voglio vedere quei piedi mentre la prendo, voglio tutto di lei.

“Fammi vedere quanto mi vuoi,” mi dice, con la voce spezzata. Non me lo faccio ripetere due volte. La penetro piano, sentendo ogni centimetro, il calore che mi avvolge. Lei chiude gli occhi e butta la testa indietro, un gemito profondo le sfugge dalla gola. “Cazzo, sì,” mormoro, spingendo più forte. Il suono dei nostri corpi che si scontrano riempie la stanza, mescolato ai suoi sospiri e ai miei grugniti. Le afferro i piedi con una mano, li stringo, li bacio mentre continuo a muovermi dentro di lei. L’odore del suo corpo, del sudore leggero, mi manda in tilt. “Sei una fottuta dea,” le dico, con il fiato corto. Lei apre gli occhi, mi guarda con un’intensità che mi fa rabbrividire. “Non fermarti, Luca, cazzo, continua,” mi ordina, e io obbedisco, spingendo più veloce, più profondo, finché non sento che sta per venire. Le sue unghie mi graffiano la schiena, il suo corpo si tende sotto di me, e con un ultimo gemito esplode, tremando. Io la seguo un attimo dopo, svuotandomi dentro di lei con un ringhio che non riesco a trattenere.

Rimaniamo lì, ansimanti, sudati, per qualche minuto. Poi ci tiriamo su, ci sistemiamo i vestiti senza dire molto. Lei mi guarda, con un sorriso strano, un po’ sornione. “Sai, Luca, non pensavo che una cosa del genere potesse piacermi così tanto,” dice, passandosi una mano tra i capelli. “Ma credo che d’ora in poi le cose tra noi saranno… diverse. Molto diverse.” Non aggiunge altro, ma il tono della sua voce, quel modo in cui mi guarda, mi fa capire che ha in mente qualcosa. E io, cazzo, non vedo l’ora di scoprirlo.

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