La vendetta che ti trasforma (parte 3)
Davide tirò fuori il cazzo dalla bocca di Giovanni con un suono osceno, lasciando una scia spessa di saliva che colava dal mento del ragazzo fino alle mutandine rosa. Giovanni ansimava pesantemente, con gli occhi rossi e le labbra gonfie.
«Non abbiamo finito» disse Davide, la voce bassa e carica di desiderio. «Alzati e piegati sul divano.»
Giovanni esitò solo un secondo, ancora scosso, ma obbedì. Si alzò sulle gambe tremanti e si chinò in avanti, appoggiando il petto e le braccia sullo schienale del divano. Le mutandine rosa gli tiravano sul culo, lasciando gran parte delle natiche sode scoperte.
Davide gli abbassò bruscamente le mutandine fino alle ginocchia, esponendo completamente il culo e la gabbia di castità che pendeva pesante tra le gambe di Giovanni. Senza dire una parola, sputò sul suo cazzo già durissimo e lo posizionò contro la stretta apertura.
«Aspetta… Davide, non…» provò a protestare Giovanni con voce rauca.
Troppo tardi. Davide spinse in avanti con forza. La cappella grossa forzò l’anello di muscoli e affondò dentro di lui con un colpo deciso. Giovanni emise un gemito strozzato, le dita che artigliavano il divano.
«Cazzo… è troppo grosso…» ansimò.
Davide non gli diede tregua. Afferrò i fianchi di Giovanni e iniziò a scoparlo con spinte profonde e potenti, inculandolo senza pietà. Ogni affondo faceva sbattere i testicoli contro la gabbia di castità. Il suono ritmico di carne contro carne riempiva la stanza.
Ma dopo le prime spinte dolorose, qualcosa cambiò.
Giovanni cominciò a gemere in modo diverso. Più basso, più rotto. Il suo corpo traditore iniziava a spingersi indietro contro il cazzo di Davide, cercando di prenderlo più a fondo. Il piacere gli saliva lungo la schiena come una scarica elettrica.
«Oh… merda…» mormorò, sorpreso da se stesso.
Davide se ne accorse immediatamente e rise, crudele.
«Guarda un po’. Ti piace farti inculare, eh?»
Accelerò il ritmo, scopandolo più forte, colpendo la prostata a ogni affondo. Giovanni non riusciva più a trattenersi: gemeva apertamente, il culo che si contraeva intorno al cazzo spesso che lo stava aprendo. Dalla punta della gabbia di castità iniziò a colare una goccia trasparente e viscosa di presborra, che poi divenne un filo continuo che penzolava verso il pavimento.
Davide se ne accorse e rise ancora più forte, senza smettere di martellarlo.
«Ma guardati… ti cola la presborra dalla gabbietta come una troietta in calore. Il tuo cazzo sta cercando di diventare duro ma non ci riesce, e intanto il tuo culo mi sta mungendo il cazzo. Ti piace essere la mia puttana, vero Gio?»
Afferrò Giovanni per i capelli e gli tirò la testa indietro, costringendolo a inarcarsi mentre lo inculava ancora più brutalmente.
«Rispondi. Ti piace farti fottere il culo come una femmina?»
Giovanni, con il viso rosso, gli occhi lucidi e la bocca aperta in un gemito costante, riuscì solo a balbettare tra un colpo e l’altro:
«S-sì… cazzo… mi piace…»
La presborra continuava a colare copiosa dalla gabbia, formando una piccola pozza sul pavimento mentre Davide lo dominava completamente.
Davide continuò a scoparlo senza pietà per diversi minuti, martellando il culo di Giovanni con spinte profonde e violente. Il suono delle anche che sbattevano contro le natiche sode riempiva la stanza insieme ai gemiti sempre più forti e rotti di Giovanni. La presborra continuava a colare copiosa dalla gabbia di castità, formando un filo lungo che oscillava a ogni affondo.
«Cazzo… sì… così…» ansimava Giovanni, ormai completamente perso nel piacere, il corpo che spingeva indietro per prenderlo più a fondo.
Finalmente Davide accelerò, grugnendo. Tirò fuori il cazzo con un movimento secco e ordinò con voce roca:
«In ginocchio. Subito.»
Giovanni, ancora stordito e con il buco dilatato che pulsava, si girò e si lasciò cadere in ginocchio sul pavimento. Il viso era rosso, le labbra gonfie, gli occhi lucidi.
Davide gli afferrò la testa con entrambe le mani e gli spinse il cazzo fino in gola.
«Apri bene. Voglio che ingoi tutto.»
Iniziò a scopargli la bocca con forza, usando la gola di Giovanni come un buco da sfogare. Dopo poche spinte potenti, Davide ringhiò e venne. Il primo schizzo denso e caldo esplose direttamente in fondo alla gola. Giovanni tossì e cercò di ritrarsi, ma Davide lo tenne fermo, premendogli il naso contro il pube.
«Ingoia. Tutta quanta, troia.»
Giovanni, con le lacrime agli occhi, deglutì convulsamente mentre Davide continuava a sborrare, fiotto dopo fiotto, riempiendogli la bocca di sborra calda e abbondante. Un po’ di sperma gli colò dal bordo delle labbra, ma la maggior parte la mandò giù, sentendola scivolare densa nella gola.
Solo quando fu completamente svuotato, Davide tirò fuori il cazzo, ancora mezzo duro e lucido di saliva e sborra.
«Bravo… hai ingoiato tutto come una brava puttanella.»
Si chinò, prese una piccola chiave dalla tasca e finalmente aprì il lucchetto della gabbia di castità. Tolse la gabbia con uno strattone, liberando il cazzo di Giovanni, che scattò immediatamente duro e gonfio, rosso per la lunga costrizione.
Appena Giovanni si rialzò barcollando, ancora confuso e con il sapore della sborra in bocca, Davide gli diede un forte calcio nel culo, facendolo incespicare in avanti.
«Ora sparisci. La tua roba è tutta nel garage, dentro una scatola nera. Vestiti e levati dai coglioni.»
Giovanni rimase lì un secondo, nudo, il culo dolorante e ancora aperto, il cazzo duro che pulsava. Voleva dire qualcosa, ma Davide gli voltò le spalle.
«Fuori dalle palle.»
Davide entrò nella sua camera e si chiuse la porta alle spalle con un colpo secco, lasciando Giovanni solo in mezzo al soggiorno, umiliato, usato e ancora eccitato.
