Racconti Piccanti
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La pedicure della coinquilina trans

La pedicure della coinquilina trans

27 Marzo 2026·8 min di lettura

Non avrei mai pensato che una stupida scommessa potesse portarmi a questo. Mi chiamo Marco, ho ventotto anni, e vivo in un appartamento condiviso con Lara, una ragazza trans che conosco da un paio d’anni. È una tipa forte, sicura di sé, con un atteggiamento che ti mette in soggezione anche quando scherza. Abbiamo un rapporto strano, fatto di battute taglienti e una certa competizione. Tutto è iniziato una settimana fa, durante una serata a base di birra e carte. Ho perso una mano decisiva e, come penitenza, lei ha deciso che avrei dovuto farle la pedicure. “Con tanto di smalto rosso, tesoro,” aveva detto con un sorrisetto perfido. Io ho riso, pensando fosse uno scherzo. Non lo era.

Oggi è il giorno. Sono seduto sul divano del nostro salotto, con una bacinella d’acqua tiepida davanti a me, lime per unghie, crema idratante e una boccetta di smalto rosso fuoco che mi ha comprato lei. Lara è sdraiata sulla poltrona di fronte, le gambe stese verso di me, i piedi nudi che mi fissano come una sfida. Indossa una gonna corta di jeans e una maglietta aderente che lascia poco all’immaginazione. I suoi occhi scuri mi scrutano con un misto di divertimento e autorità.

“Allora, Marco, pronto a prenderti cura di me?” chiede, sollevando un sopracciglio. La sua voce è bassa, quasi un sussurro, ma ha un tono che non ammette repliche.

“Non fare la furba,” borbotto, cercando di sembrare disinvolto mentre immergo i suoi piedi nella bacinella. L’acqua schizza appena, e sento il calore della sua pelle contro le mie mani. “Lo faccio solo perché ho perso. Non è che ci prendo gusto.”

“Oh, vedremo,” risponde lei, inclinando la testa e lasciandosi sfuggire una risata leggera. “Sbrigati, non ho tutto il giorno.”

Inizio a lavarle i piedi, strofinando delicatamente con una spugnetta. La sua pelle è liscia, curata, e le dita sono lunghe e affusolate. Non so perché, ma sento un calore strano salire lungo la schiena. È imbarazzante, ma c’è qualcosa nel modo in cui i suoi piedi scivolano tra le mie mani, nel loro odore leggermente salato misto al profumo del sapone, che mi fa sentire a disagio. Cerco di concentrarmi sul compito, ma il mio sguardo continua a tornare alle sue unghie, perfette anche senza smalto, e alla curva del suo arco plantare.

“Ti stai impegnando, eh?” dice lei, interrompendo i miei pensieri. Mi accorgo che mi sta fissando, e il suo sorriso è diventato più largo, quasi predatorio. “Non ti facevo così attento ai dettagli. Ti piacciono i miei piedi, Marco?”

“Ma che dici?” ribatto subito, con la voce che mi trema appena. “Sto solo facendo quello che devo. Non dire stupidaggini.”

“Non mi sembra,” risponde, inclinandosi in avanti. “Hai gli occhi che brillano. E quella faccia rossa… non dirmi che ti stai eccitando a toccarmi i piedi.”

“No, assolutamente no!” protesto, ma mentre parlo sento un’ondata di calore tra le gambe. È assurdo, non capisco cosa mi sta succedendo. Ho sempre pensato ai piedi come a una cosa insignificante, ma ora, con le sue dita che si muovono appena sotto il mio tocco, sento il sangue pomparmi nelle orecchie. L’odore, un misto di pelle calda e un leggero sentore muschiato, mi sta mandando fuori di testa. È disgustoso, eppure non riesco a smettere di guardarli.

Lei scoppia a ridere, una risata profonda e provocante. “Oh, povero Marco. Guardati, sei tutto agitato. Non pensavo che fossi così debole. Dai, ammettilo, ti stanno piacendo troppo.”

“Non dire cazzate,” ringhio, ma la mia voce è incerta. Prendo la lima e inizio a sistemarle le unghie, cercando di ignorare il modo in cui il suo piede si contrae leggermente al mio tocco. Ogni movimento sembra amplificato, ogni sfioramento mi fa sudare. Quando passo la crema idratante, massaggiandole la pianta del piede con i pollici, lei emette un piccolo gemito, e io quasi lascio cadere il tubetto.

“Sei bravo, sai?” dice, con un tono che è quasi un ronzio. “Quelle mani… continua così, fammi sentire bene.”

Sento il cuore battermi forte nel petto. Non voglio darle soddisfazione, ma il modo in cui parla, il modo in cui i suoi piedi si muovono sotto le mie dita, mi sta distruggendo. Finisco con la crema e prendo lo smalto, il rosso che ha scelto lei. Quando inizio a stenderlo, con gesti lenti e precisi, lei si morde il labbro inferiore e mi guarda con un’intensità che mi fa tremare.

“Guarda come sei concentrato,” sussurra. “Sembra quasi che tu voglia baciarli, i miei piedi. O sbaglio?”

“Non dire assurdità,” rispondo, ma la mia voce è un filo. Finisco di stendere lo smalto su tutte le dita e faccio per allontanarmi, ma lei mi ferma, sollevando un piede e avvicinandolo al mio viso. L’odore mi colpisce di nuovo, più forte, e sento la testa girarmi.

“Non scappare,” dice, con un tono che è un ordine. “Voglio vedere quanto sei bravo davvero. Baciami il piede, Marco. Fallo per me.”

“Sei pazza,” mormoro, ma non mi muovo. Il suo piede è a pochi centimetri dal mio naso, e quel profumo, quel mix di pelle e smalto fresco, mi sta facendo impazzire. Non so perché, ma una parte di me vuole cedere. È come se il mio corpo non mi appartenesse più.

“Avanti,” insiste lei, muovendo le dita appena. “Non fare il timido. Lo so che lo vuoi. Guarda quanto sono belli, appena curati da te. Dammi un bacio, qui, proprio sulla pianta.”

Esito, il cuore che mi martella nel petto, ma poi, come in trance, mi avvicino. Le mie labbra sfiorano la sua pelle, morbida e calda, e un brivido mi percorre dalla testa ai piedi. L’odore è ancora più intenso da vicino, e il sapore leggermente salato della sua pelle mi colpisce la lingua quando, senza pensarci, do un piccolo bacio.

“Bravo,” sussurra lei, con una voce che mi fa rabbrividire. “Ecco, così. Ora lecca, Marco. Fammi vedere quanto ti piace.”

“Non posso,” mormoro, ma mentre lo dico la mia lingua è già sulla sua pianta, tracciando una linea lenta e umida. Il sapore è strano, un misto di pelle e un vago sentore di crema, ma mi fa venire i brividi. Lei geme piano, e il suono mi colpisce dritto allo stomaco.

“Oh sì, continua,” dice, spingendo il piede più vicino. “Succhia le dita, dai. Fammi sentire quella bocca.”

Non riesco a resistere. Prendo il suo alluce tra le labbra, succhiandolo piano mentre la mia lingua scivola lungo i contorni. Il sapore è forte, intenso, e il calore della sua pelle contro la mia bocca mi fa girare la testa. Lei si lascia sfuggire un gemito più forte, e quando alzo lo sguardo vedo che mi sta fissando, con un’espressione di puro piacere e dominio.

“Guardati, Marco,” dice, con una risata bassa. “Sei proprio una puttanella per i miei piedi, eh? Ti piace succhiarli, vero? Dimmi quanto ti eccita.”

“Sì,” ammetto, con la voce roca mentre passo alla seconda dita, leccandola con più forza. “Mi eccita da morire. Non capisco perché, ma non riesco a smettere.”

“Lo sapevo,” risponde, spingendo il piede più a fondo nella mia bocca. “Succhiali tutti, uno per uno. Fammi vedere quanto sei disperato.”

Obbedisco, prendendo ogni dito tra le labbra, succhiando e leccando con una fame che non riconosco. La mia lingua scivola tra le dita, esplorando ogni spazio, mentre il suo odore mi riempie i sensi. Sento il tessuto dei miei pantaloni tendersi, il mio corpo che reagisce in modo imbarazzante, ma non riesco a fermarmi. I suoi gemiti diventano più frequenti, più intensi, e ogni suono mi spinge a continuare.

“Sei così sexy così,” sussurra, inclinandosi verso di me. “Guardati, in ginocchio per me, con la bocca piena dei miei piedi. Ti sta piacendo troppo, vero? Sento quanto sei duro solo a guardarti.”

“Sì,” ansimo, tra un succhio e l’altro. “Non ce la faccio più, Lara. Mi stai distruggendo.”

“Bene,” dice lei, con un sorriso crudele. “Allora alzati un attimo. Voglio vedere cosa fai quando ti lascio giocare un po’ di più.”

Mi alzo, con il fiato corto, e lei si sposta sulla poltrona, sollevando entrambi i piedi e appoggiandoli sul mio petto. “Toccami,” ordina. “Massaggiali ancora, ma questa volta fai vedere quanto lo vuoi. E non smettere di guardarmi negli occhi.”

Le mie mani tornano sui suoi piedi, stringendoli e massaggiandoli con forza. La pelle è ancora umida della mia saliva, e il contatto mi fa tremare. Lei mi fissa, con uno sguardo che mi trapassa, e io non riesco a distogliere gli occhi. Ogni movimento delle mie dita sembra un gesto di resa, e il modo in cui lei si morde il labbro mi fa capire che sta godendo nel vedermi così.

“Torna giù,” dice dopo un po’, spingendomi con i piedi. “Voglio sentire di nuovo quella lingua. Lecca tra le dita, Marco. Fammi sentire quanto sei bravo.”

Mi piego di nuovo, la mia bocca che torna a esplorare ogni centimetro dei suoi piedi. La lingua scivola tra le dita, lungo la pianta, fino al tallone, e ogni sapore, ogni odore, mi fa perdere la testa. Lei geme più forte, le sue mani che si stringono sui braccioli della poltrona, e io sento il mio corpo pulsare in modo quasi doloroso.

“Sei un disastro,” dice tra un gemito e l’altro. “Guardati, tutto sudato e disperato. Ti piace così tanto leccarmi i piedi che sembri sul punto di venire senza nemmeno toccarti. È così, vero?”

“Sì,” ammetto, con la voce spezzata mentre succhio con più forza. “Non ce la faccio più, Lara. Sto impazzendo.”

“Allora continua,” ordina, spingendo il piede più a fondo. “Non smettere finché non ti dico io. Fammi venire solo con quella bocca, capito? Succhia più forte.”

Aumento il ritmo, la mia lingua che si muove frenetica, le labbra che stringono ogni dito con una disperazione che non riesco a controllare. I suoi gemiti si trasformano in ansiti, il suo corpo che si tende mentre si avvicina al limite. Sento il suo piede tremare nella mia bocca, il sapore che diventa più intenso, e il calore che mi avvolge è quasi insopportabile.

“Oh, sì, così!” grida alla fine, il corpo che si inarca sulla poltrona. “Non fermarti, Marco, ci sono!”

Continuo, succhiando e leccando con tutto me stesso, finché i suoi gemiti non si trasformano in un lungo sospiro di soddisfazione. Quando finalmente si rilassa, mi guarda con un sorriso trionfante, i piedi ancora vicini al mio viso.

“Sei stato bravo,” dice, con un tono che è allo stesso tempo dolce e sprezzante. “Molto bravo. Ma non pensare che sia finita qui. Abbiamo appena iniziato.”

Io sono ancora ansimante, con il corpo in fiamme e la mente confusa. Non so cosa mi aspetti, ma una cosa è certa: non dimenticherò mai il sapore dei suoi piedi e il modo in cui mi ha fatto sentire.

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