Racconti Piccanti
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Presa da due tedeschi

Presa da due tedeschi

13 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono Sofia, ho 31 anni e, diciamocelo, non sono esattamente il tipo che passa inosservato. Non per vantarmi, ma il mio corpo è una di quelle cose che fanno girare la testa: tette abbondanti, naturali, che riempiono bene qualsiasi bikini, fianchi larghi che ondeggiano quando cammino, e un culo morbido che, quando mi metto un vestito aderente, sembra quasi un invito. Non sono magra da passerella, ma sono tonica, grazie a qualche ora di palestra alla settimana. E poi, c’è il mio carattere: socievole, a volte un po’ esibizionista, soprattutto dopo un paio di cocktail. Mio marito Paolo, 35 anni, lo sa bene. Siamo sposati da cinque anni, e lui è il classico tipo geloso ma distratto: si incazza se qualcuno mi guarda troppo, ma poi si perde nei suoi pensieri o nel lavoro e mi lascia libera di fare quello che voglio.

Siamo in vacanza alle Maldive, in un resort all-inclusive da urlo. Palme, mare turchese, piscina infinita e drink a tutte le ore. Il paradiso, no? Beh, quasi. Paolo è sempre attaccato al suo dannato computer, anche qui, in mezzo all’oceano. “Devo finire una presentazione”, dice. E io? Io mi annoio. Così passo le giornate al bar della piscina, con il mio bikini nero che mi sta da dio, a sorseggiare mojito e a chiacchierare con chiunque capiti.

È lì che incontro Jonas e Lukas, due turisti tedeschi in vacanza tra amici. Jonas ha 29 anni, alto, biondo, con un fisico da atleta e un sorriso che ti stende. Lukas, 32 anni, è più scuro, moro, muscoloso, con spalle larghe e uno sguardo che ti trapassa. Sono single, simpatici, e parlano un italiano stentato ma adorabile. La prima volta che ci parlo, è tutto molto innocente: “Tu sei molto bella, Sofia”, dice Jonas, mentre mi spalma la crema solare sulle spalle. La sua mano è calda, lenta, e io sento un formicolio che non dovrebbe esserci. Arrossisco, rido, faccio la finta timida. “Grazie, ma sono sposata, eh”, rispondo, mostrando l’anello. Lukas ride, i suoi occhi scuri che brillano. “Tuo marito lucky man, ma lui non qui ora”. E io rido ancora, perché sì, è vero, Paolo è sempre da qualche altra parte.

Durante il giorno, ci scambiamo sguardi, battute, piccoli gesti. Jonas mi passa un cocktail con un occhiolino, Lukas mi dice che il mio bikini è “sexy as hell”. Io mi sento lusingata, cavolo, chi non lo sarebbe? Ma non penso a niente di più. O almeno, ci provo. Perché ogni volta che li vedo a torso nudo, con quei fisici scolpiti e la pelle abbronzata, mi ritrovo a fantasticare. E poi mi dico: “Sofia, smettila, sei sposata”. Ma il pensiero torna, insistente, come il caldo appiccicoso di questo posto.

La sera, Paolo decide di restare in camera. “Ho una videochiamata urgente”, mi dice, senza nemmeno alzare gli occhi dallo schermo. Io sbuffo, ma non insisto. “Vado a bere qualcosa al bar, non starò via tanto”, gli dico, infilandomi un vestitino leggero, di quelli che lasciano poco all’immaginazione. Lui borbotta un “Va bene” e io esco, con il cuore che batte un po’ più forte del normale.

Al bar incontro Jonas e Lukas, seduti a un tavolo con due birre in mano. Mi vedono e subito mi fanno segno di avvicinarmi. “Sofia! Vieni, drink with us!” dice Jonas, e io, con un sorriso, mi siedo. Parliamo, ridiamo, i cocktail scorrono. Dopo un po’, Lukas si avvicina e mi sussurra: “Tu troppo sexy stasera, non giusto per noi guardarti solo”. Io rido, imbarazzata, ma sento le guance andare a fuoco. “Ragazzi, smettetela, dai”, dico, ma non mi sposto. Non voglio spostarmi.

Dopo un altro drink, Jonas propone: “Andiamo in nostra suite, ultimo drink lì, più tranquillo”. Io esito. So che non dovrei, che è una stupidaggine, che Paolo potrebbe chiedersi dove sono. Ma c’è una parte di me, quella che ha bevuto un po’ troppo e si sente viva come non succedeva da mesi, che dice: “Fanculo, perché no?”. “Solo un drink, ok?” rispondo, con la voce che trema un pochino.

La loro suite è enorme, con un letto king size al centro e una vista pazzesca sull’oceano. Mi siedo sul divano, con il cuore in gola, mentre Jonas prepara i drink. Lukas si siede vicino a me, troppo vicino. “Tu nervosa, Sofia?” mi chiede, con quel suo accento tedesco che rende tutto più sexy. “Un po’”, ammetto, giocherellando con il bordo del bicchiere. E poi, senza preavviso, si avvicina e mi bacia. Un bacio profondo, deciso, che sa di birra e desiderio. Io mi tiro indietro per un attimo, sorpresa, ma poi ci sto. È come se una diga dentro di me si fosse rotta. Jonas si avvicina dall’altro lato, le sue mani mi sfiorano la schiena, e con un movimento rapido mi slaccia il vestido, che scivola giù fino alla vita. “Oh merda”, penso, “sta succedendo davvero”.

Non dico niente, non protesto. Voglio vedere dove arriva tutto questo. Jonas mi bacia il collo, mentre Lukas mi accarezza le cosce, spingendo il vestito sempre più in alto. Mi sento esposta, vulnerabile, ma anche eccitata da morire. “Siete pazzi, lo sapete?” dico, con la voce roca. “Tu pazza, Sofia, ma ci piace”, risponde Lukas, con un ghigno. Mi fanno alzare, il vestito cade a terra, e resto in slip e reggiseno. Le loro mani sono ovunque, calde, possessive. Jonas mi bacia di nuovo, mentre Lukas mi sgancia il reggiseno, liberando le mie tette. “Fuck, so beautiful”, sussurra, prima di chinarsi a succhiare un capezzolo. Io gemo, senza volerlo, e sento un’ondata di calore tra le gambe.

Mi spingono verso il letto, ma prima mi mettono in ginocchio sul pavimento. Capisco subito cosa vogliono. Non sono una santarellina, lo so fare, e in quel momento voglio farli impazzire. Mi avvicino a Jonas per primo, gli slaccio i pantaloncini e tiro fuori il suo cazzo, duro, grosso. Lo prendo in bocca, lentamente, sentendo il suo gemito sopra di me. Lukas si avvicina, e faccio lo stesso con lui, alternandomi tra i due. “Cazzo, Sofia, sei bravissima”, dice Jonas, con la voce spezzata. Io non rispondo, troppo impegnata, ma mi sento potente, desiderata. Le loro mani mi accarezzano i capelli, mi spingono un po’ più a fondo, ma senza esagerare. Sento il loro odore, il sapore salato, e il cuore mi batte all’impazzata.

Dopo un po’, mi tirano su e mi stendono sul letto. Sono nuda ormai, gli slip sono spariti chissà dove. Lukas si mette dietro di me, mi fa piegare a quattro zampe, mentre Jonas si sdraia davanti. “Ti scopiamo bene, Sofia”, dice Lukas, e io sento la sua mano darmi un leggero schiaffo sul culo. Non fa male, ma mi eccita da morire. Lui si posiziona, lo sento spingere dentro di me, lento ma deciso, riempiendomi. Gemo, stringendo le lenzuola, mentre Jonas mi guarda negli occhi e si china a leccarmi i capezzoli, mordicchiandoli appena. “Oh cazzo, sì”, sussurro, incapace di trattenermi. Lukas spinge più forte, i suoi fianchi sbattono contro di me con un ritmo che mi fa tremare. “Du bist so geil”, mormora, e anche se non capisco il tedesco, il tono è inequivocabile.

Poi Jonas si sposta, si mette sotto di me, mentre Lukas si tira indietro per un attimo. “Facciamo di più, ok?” dice Jonas, e io annuisco, anche se sono nervosa. Non l’ho mai fatto così, ma in quel momento non mi importa di niente. Jonas entra dentro di me dalla parte anteriore, scivolando piano, mentre Lukas, con delicatezza ma fermezza, si prepara dietro. “Rilassati, Sofia”, mi dice, e io ci provo. Quando entra, è strano, un po’ doloroso all’inizio, ma poi diventa qualcosa di indescrivibile. Sono piena, completamente, e i loro movimenti sono lenti, sincronizzati. Gemo forte, troppo forte, e mi copro la bocca con una mano, come se qualcuno potesse sentirmi. “No, no, let us hear you”, dice Jonas, togliendomi la mano. “Fuck, scream if you want”. E io lo faccio, non riesco a trattenermi. Il piacere è travolgente, i loro corpi sudati contro il mio, il rumore dei nostri respiri affannosi, l’odore di sesso che riempie la stanza. Lukas mi dà un altro schiaffo leggero sul culo, e io quasi vengo solo per quello. “Cazzo, non fermatevi”, dico, con la voce rotta.

Continuano, cambiando ritmo, a volte più veloci, a volte più lenti, fino a quando non resisto più. Vengo con un grido soffocato, tremando tra loro due, e poco dopo sento anche loro cedere, uno dopo l’altro, con gemiti gutturali che mi fanno rabbrividire. Ci fermiamo, ansimando, sudati, un groviglio di corpi sul letto king size.

Quando tutto finisce, mi alzo, con le gambe che tremano. Mi rivesto alla meglio, il rossetto sbavato, i capelli un disastro. “Grazie, ragazzi”, dico, con un sorriso stanco. “È stato… wow”. Loro ridono, mi danno un ultimo bacio sulla guancia. “Tu torna quando vuoi, Sofia”, dice Lukas, e io scuoto la testa, sapendo che probabilmente non succederà.

Torno nella mia stanza, camminando piano nel corridoio del resort. Paolo è ancora sveglio, davanti al computer. Alza lo sguardo e mi vede. “Tutto ok?” mi chiede, con tono distratto. Io sorrido, cercando di sembrare normale, anche se tra le gambe sono ancora bagnata e il cuore mi batte forte. “Sì, ho ballato un po’”, rispondo, infilandomi sotto le lenzuola. Lui non dice nulla, torna al suo schermo, e io chiudo gli occhi, con il ricordo di quello che è appena successo che mi scalda ancora la pelle.

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