Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

In barca con due cazzi da sogno

In barca con due cazzi da sogno

06 Marzo 2026·5 min di lettura

Eccomi qua, Giulia, 26 anni, su una cazzo di barca in mezzo al mare, con due tizi che neanche conosco. Li ho incontrati ieri sera in un locale sulla costa, due sulla trentina, belli da far paura, con camicie bianche e orologi che costano più della mia macchina. Mi hanno offerto da bere, abbiamo chiacchierato, e quando mi hanno chiesto se volevo fare un giro sulla loro barca oggi, ho detto sì. Non so perché. Forse perché sono stanca di fare sempre la brava ragazza, forse perché i loro sorrisi mi hanno fatto bagnare le mutande già al primo sguardo. Comunque, ora sono qui, in bikini, su questo yacht di lusso, con il sole che mi brucia la pelle e il vento salato tra i capelli.

All’inizio è tutto tranquillo. Marco, il moro con gli occhi verdi, guida la barca, mentre Luca, il biondo con la mascella squadrata, mi prepara un cocktail. Ridiamo, parliamo di stupidaggini, della vita in città, di viaggi. Bevo un sorso, poi un altro, e sento la testa leggera. Non sono ubriaca, ma quel tanto che basta per rilassarmi. Ci fermiamo in una baia isolata, l’acqua è uno specchio turchese, non c’è nessuno intorno. Marco spegne il motore, e ci sediamo tutti e tre sul ponte, con i piedi che ciondolano fuori. Il silenzio del mare è strano, quasi pesante. Sento i loro sguardi su di me, sul mio bikini nero che lascia poco all’immaginazione. Mi accorgo che il cuore mi batte più forte. Non so se è paura o voglia. Forse entrambe.

Luca si avvicina, mi sfiora la spalla con la mano, come per caso. “Sei comoda?” chiede, con un sorrisetto che mi fa capire che non è proprio un caso. Rispondo con un “sì” timido, ma non mi sposto. Marco, dall’altro lato, si piega verso di me, mi sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “Hai una pelle bellissima,” dice, e il suo tono è basso, caldo. Mi sento in trappola, ma non in senso negativo. È come se volessi che continuassero. Eppure una vocina dentro di me dice di stare attenta. Sono due sconosciuti, cazzo. Ma poi Luca mi tocca la coscia, una carezza leggera, e il calore della sua mano mi fa fremere. Non dico niente, non lo fermo. Marco si avvicina ancora, il suo fiato sul mio collo. “Se vuoi che ci fermiamo, basta dirlo,” sussurra. Ma non lo dico. Non voglio.

Le loro mani sono dappertutto, lente, sicure. Luca mi accarezza le gambe, risalendo verso l’interno coscia, mentre Marco mi bacia il collo, mordicchiandomi piano la pelle. Chiudo gli occhi, il cuore mi martella nel petto. Sento il bikini che si bagna, e non è per il mare. Marco mi slaccia il pezzo di sopra, facendolo cadere sul ponte, e i miei capezzoli si induriscono all’aria. Luca ride piano, “Cazzo, che tette,” e me le stringe, non troppo forte, ma abbastanza da farmi gemere. Mi bacia, la sua lingua spinge nella mia bocca, e io ricambio, affamata. Marco mi tocca il culo, infilando le dita sotto il tessuto del bikini, sfiorandomi lì dove sono già fradicia. Mi vergogno un po’, ma la voglia è più forte. Li lascio fare.

Ci spostiamo sotto coperta, in una cabina con un letto enorme. Mi fanno sdraiare, e si mettono ai lati. Luca mi bacia ancora, mentre Marco mi sfila il pezzo di sotto, lasciandomi nuda. Mi apre le gambe, e sento il suo respiro caldo tra le cosce. “Sei già tutta bagnata,” dice, e poi la sua lingua mi tocca, lì, proprio sul clitoride. Gemo forte, non riesco a trattenermi. Luca mi bacia il seno, succhiando un capezzolo mentre con la mano mi pizzica l’altro. È troppo, cazzo, troppo. Marco mi lecca piano, poi più veloce, infilandomi un dito dentro, poi due. Stringo le lenzuola, il piacere mi fa tremare. “Ti piace, eh?” chiede Luca, con un ghigno. Annascco un “sì”, quasi senza fiato.

Dopo un po’, si spogliano anche loro. Hanno corpi da palestra, cazzo, e quando vedo i loro uccelli, duri e grossi, mi si secca la gola. Marco si mette davanti a me, in ginocchio, e me lo avvicina alla bocca. Lo prendo senza pensarci, lo lecco, lo succhio, sentendo il sapore salato. Luca, dietro di me, mi accarezza il culo, e capisco cosa vuole. Mi mette un po’ di lubrificante, freddo sulla pelle, e poi sento un dito che spinge piano. Fa un po’ male, ma non troppo. “Rilassati,” mi dice, e io ci provo. Marco mi tiene la testa, scopandomi la bocca piano, mentre Luca mi prepara, allargandomi con le dita. “Cazzo, sei stretta,” mormora, e io gemo, con la bocca piena.

Quando sono pronta, Luca si sdraia sul letto, mi fa mettere sopra di lui, a cavalcioni. Il suo cazzo mi entra dentro piano, riempiendomi la figa. È grosso, cazzo, ma scivola bene perché sono bagnatissima. Mi muovo su di lui, su e giù, sentendo ogni centimetro. Marco si mette dietro di me, mi bacia la schiena, e poi lo sento spingere contro il culo. “Piano,” gli dico, un po’ spaventata. “Tranquilla,” risponde, e va lento, entrando un po’ alla volta. Fa male all’inizio, ma poi il dolore diventa piacere, un piacere strano, profondo. Sono piena, cazzo, piena da morire, con entrambi dentro di me. Si muovono insieme, uno dentro, l’altro fuori, e io non capisco più niente. Gemo, urlo quasi, “Sì, cazzo, continuate!” Luca ride, “Ti piace essere scopata così, eh?” e io annuisco, sudata, persa. Sento i loro respiri pesanti, l’odore di sesso e sudore nella cabina, i loro grugniti mentre mi sbattono. Vengo forte, tremando tutta, con un urlo che non so neanche da dove viene. Loro continuano ancora un po’, poi sento Marco uscire e venire sulla mia schiena, caldo e appiccicoso. Luca si sfila poco dopo, venendo sul mio stomaco.

Siamo tutti e tre sdraiati, ansimanti, zuppi di sudore. Non dico niente, non c’è bisogno. Mi sento svuotata, ma in senso buono, come se avessi lasciato andare qualcosa. Marco mi passa una salvietta per pulirmi, Luca mi offre un bicchiere d’acqua con un sorrisetto. “Tutto bene?” chiede. Annuisco, sorrido anch’io. Non so cosa penserò domani, ma ora sto bene. Abbiamo ancora un paio d’ore prima di tornare a riva, e già so che non sarà l’ultima volta che ci divertiamo così oggi.

Lascia un commento