Racconti Piccanti
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L’orgasmo più bello mai avuto finora

L’orgasmo più bello mai avuto finora

01 Aprile 2026·7 min di lettura

Sono Monica, ho ventiquattro anni e il cuore mi batte così forte che sembra voler sfondarmi il petto. Sono nel corridoio dell’università, fuori dall’aula di Letteratura Comparata, e sto fissando la porta dei bagni. Dentro c’è lui, Matteo, l’assistente del professor Rinaldi. Ha trent’anni, un sorriso che ti trapassa e un modo di guardarti che ti fa sentire nuda anche con tre strati di vestiti addosso. Mi ha mandato un messaggio dieci minuti fa, mentre ero seduta in ultima fila a fingere di prendere appunti: “Bagni uomini. Ora.” Non ho esitato un secondo. Ho infilato il quaderno nello zaino e sono sgattaiolata fuori, con le guance già in fiamme e un calore che mi pulsava tra le gambe.

Lo conosco da due mesi. È iniziato tutto con uno scambio di battute dopo un seminario, poi qualche sguardo troppo lungo, qualche messaggio ambiguo. La settimana scorsa mi ha sfiorato la mano passandomi un libro e ho sentito un brivido risalirmi lungo la schiena. Sapevo che sarebbe successo qualcosa, ma non immaginavo così presto, così… sfacciato. Ora sono qui, con la mano sulla maniglia del bagno degli uomini, e mi tremano le gambe. Spingo la porta e lo vedo: appoggiato al lavandino, le braccia incrociate, una camicia azzurra con le maniche arrotolate che lascia intravedere i muscoli tesi degli avambracci.

“Pensavo non venissi,” dice, con quella voce bassa, un po’ roca, che mi fa venir voglia di saltargli addosso senza nemmeno salutarlo.

“E perdermi questo?” rispondo, cercando di sembrare disinvolta, ma la mia voce trema un po’. Chiudo la porta alle mie spalle e sento il click della serratura. Il bagno è stretto, piastrelle bianche un po’ scrostate, l’odore di disinfettante che pizzica il naso. Non importa. L’unica cosa che conta è il modo in cui mi guarda, come se volesse mangiarmi viva.

Si avvicina, lento, e io indietreggio fino a sentire il freddo del muro contro la schiena. “Sei sicura?” mi chiede, ma non c’è preoccupazione nei suoi occhi, solo desiderio puro, un’ombra scura che mi fa annuire senza pensarci due volte.

“Certo che sì,” sussurro, e in un attimo le sue mani sono sui miei fianchi, forti, possessive. Mi spinge contro il muro, il suo corpo premuto contro il mio, e sento la sua erezione dura attraverso i jeans. Mi scappa un gemito piccolo, involontario, e lui sorride, un sorriso sporco che mi fa bagnare ancora di più.

“Brava ragazza,” mormora, prima di chinarsi e baciarmi. La sua bocca è calda, invadente, la lingua che cerca la mia con una fame che mi fa girare la testa. Gli afferro i capelli, tiro un po’, e lui ringhia contro le mie labbra, una vibrazione che mi arriva dritta al centro. Le sue mani scivolano sotto la mia maglietta, la pelle ruvida delle sue dita che accarezza la mia pancia, poi più su, sotto il reggiseno. I capezzoli si induriscono subito al suo tocco, e quando li pizzica, un po’ troppo forte, mi lascio sfuggire un altro gemito, più forte questa volta.

“Zitta, Monica,” dice, con un tono che è un misto di comando e divertimento. “Non vorrai che ci sentano, no?” Ma il modo in cui lo dice mi fa capire che non gliene frega niente, che forse gli piace pure l’idea. E a me, dio, piace da morire.

Mi spinge verso una delle cabine, la porta si chiude con un rumore secco alle nostre spalle. Lo spazio è ancora più stretto qui, appena sufficiente per muoverci. Mi fa girare, le mani sui miei fianchi che mi guidano finché non sono piegata in avanti, le mani appoggiate al muro. Sento il rumore della sua cintura che si slaccia, il fruscio della zip che scende, e poi le sue mani che tirano giù i miei leggings insieme alle mutandine, lasciandomi scoperta. L’aria fredda mi colpisce la pelle, ma subito dopo c’è il calore della sua mano che mi accarezza tra le gambe, le dita che scivolano dentro di me senza preavviso. Sono già fradicia, e lui lo sente, perché ride piano, un suono basso e soddisfatto.

“Porca miseria, sei pronta da un pezzo,” dice, e la sua voce mi fa venire i brividi. Muove le dita dentro di me, lente ma profonde, e io mi mordo il labbro per non urlare. Ogni movimento mi fa tremare, il piacere che si accumula come una marea pronta a travolgermi. Poi le tira fuori, e sento il rumore dei suoi jeans che scivolano giù. Mi giro appena, giusto per guardarlo, e vedo il suo cazzo, duro, spesso, le vene in rilievo e la punta già lucida. È grosso, più di quanto immaginassi, e per un attimo mi chiedo se ci starà tutto.

“Ti piace quello che vedi?” mi chiede, con un ghigno, mentre si accarezza lentamente, gli occhi fissi nei miei. Non riesco a rispondere, ho la gola secca, ma annuisco, e lui si avvicina. Sento la punta premere contro di me, calda, insistente, e poi mi penetra, lento ma inesorabile. È una sensazione di pienezza che mi fa ansimare, le pareti che si adattano a lui mentre spinge sempre più dentro. È grosso, sì, mi allarga, mi riempie in un modo che mi fa quasi male, ma è un male che voglio, che mi piace. Quando è tutto dentro, si ferma un attimo, il suo respiro pesante contro il mio orecchio.

“Brava, prendilo tutto,” sussurra, e poi inizia a muoversi. I primi colpi sono lenti, calcolati, ma ogni spinta mi arriva fin nel profondo, mi fa tremare le gambe. Il suono della sua pelle contro la mia è osceno, umido, e ogni tanto si mischia al rumore del suo respiro affannoso e ai miei gemiti soffocati. Mi aggrappo al muro, le unghie che grattano contro le piastrelle, mentre lui accelera, le mani che mi stringono i fianchi così forte che so che domani avrò i lividi.

“Ti piace, eh?” grugnisce, e io riesco solo ad annuire, la testa che gira, il piacere che mi brucia dentro. “Dillo, Monica. Dimmi quanto ti piace.”

“Mi piace… cazzo, mi piace da morire,” balbetto, e lui ride, un suono sporco che mi fa contrarre intorno a lui. Le sue spinte diventano più forti, più profonde, ogni movimento che mi fa vedere le stelle. L’odore del suo sudore si mischia al mio, un misto acre e dolce che mi riempie i polmoni, e il sapore salato della mia stessa pelle quando mi mordo il labbro troppo forte mi resta in bocca.

All’improvviso, la porta principale del bagno si apre. Il rumore è netto, inconfondibile, e io mi irrigidisco, il cuore che mi schizza in gola. Qualcuno è entrato. Matteo non si ferma, però. Invece, mi tira su, mi gira verso di lui e mi preme una mano sulla bocca, il palmo ruvido che mi soffoca i gemiti. I suoi occhi sono fissi nei miei, un lampo di sfida, e poi spinge di nuovo dentro di me, lento, così lento che ogni centimetro mi sembra durare un’eternità. Passano cinque, forse dieci secondi tra un colpo e l’altro, ma ogni volta che affonda è deciso, potente, e io non posso fare altro che tremare sotto la sua presa. I miei gemiti, anche se soffocati dalla sua mano, si fanno più acuti, più disperati, e sento il calore che si accumula dentro di me, pronto a esplodere.

Fuori dalla cabina, sento dei passi, poi una voce maschile, divertita. “Ma che cazzo…” dice, e un altro ridacchia. “Qualcuno si sta dando da fare, eh?” Non so chi siano, non mi importa. L’idea che ci abbiano sentiti, che sappiano esattamente cosa sta succedendo, mi manda fuori di testa. Matteo non rallenta, non si ferma, continua a spingere, ogni colpo che mi fa sobbalzare, il suo cazzo che mi riempie fino in fondo, la pressione della sua mano sulla mia bocca che mi fa sentire ancora più sua.

“Zitta, piccola,” mi sussurra all’orecchio, la voce carica di lussuria. “Facciamo vedere quanto sei brava a venire per me.” Le sue parole mi spingono oltre il limite. Ogni spinta è un’esplosione di piacere, il ritmo lento ma brutale che mi fa perdere il controllo. Sento il suo respiro farsi più corto, i suoi movimenti più irregolari, e capisco che sta per venire. Con un ultimo colpo, profondo, devastante, si svuota dentro di me, un calore liquido che mi riempie mentre il mio corpo si contrae in un orgasmo che mi spacca in due. È come un’onda che mi travolge, il piacere più intenso che abbia mai provato, un’esplosione che mi fa tremare dalla testa ai piedi, i muscoli che si stringono intorno a lui mentre vengo, ancora e ancora, un urlo soffocato dalla sua mano che mi tiene la bocca chiusa. È l’orgasmo più bello della mia vita, un’estasi che mi lascia senza fiato, con le gambe che cedono e il cuore che martella nel petto.

Rimaniamo così per un momento, ansimanti, il suo corpo premuto contro il mio, il suo cazzo ancora dentro di me mentre il piacere lentamente si spegne. Fuori, sento i passi che si allontanano, una risata lontana, ma non mi importa. Matteo toglie la mano dalla mia bocca, mi bacia il collo, un gesto quasi tenero che contrasta con la brutalità di quello che abbiamo appena fatto.

“Sei stata perfetta,” mormora, e io sorrido, esausta, appagata, con il corpo che ancora trema per l’intensità di quello che è appena successo. So che non dimenticherò mai questo momento, questo bagno squallido, questo piacere che mi ha spezzato e rimesso insieme in un solo istante.

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