La foto che mi ha fottuto il cervello
Sono Filippo, ho 23 anni, e fino a ieri pensavo di avere una vita normale. Fidanzata da due anni, Giulia, una ragazza che mi fa girare la testa, e un migliore amico, Andrea, con cui condivido tutto. Poi, ieri, è successo qualcosa che mi ha mandato in tilt. Ero a casa sua, stavamo bevendo una birra, e lui si è allontanato per rispondere al telefono. Il suo cellulare era lì sul tavolo, schermo acceso, e non so perché, ma ci ho guardato. Una foto. Giulia, la mia Giulia, in ginocchio, con due cazzi in bocca. Due. Non uno. E non erano il mio. Ho riconosciuto subito il tatuaggio sul braccio di uno dei due: era Andrea. Il mio migliore amico.
Mi è salito il sangue al cervello. Volevo spaccare tutto, urlare, prenderlo a pugni. Ma non ho fatto niente. Sono rimasto fermo, con il cuore che mi batteva nelle orecchie. Ho fatto finta di niente quando è tornato, ho finito la birra e sono andato via. Dentro, però, ero un casino. Ero incazzato nero, ma c’era anche qualcos’altro. Una specie di fuoco nello stomaco. Non so spiegarlo, ma quella foto mi aveva eccitato. Mi sentivo uno schifo per questo, ma era così. Tornato a casa, non riuscivo a pensare ad altro. Giulia che succhiava quei due cazzi, il suo viso arrossato, gli occhi lucidi. E Andrea, quel bastardo, che se la scopava senza ritegno. Mi sono chiuso in camera, ho abbassato i pantaloni e mi sono fatto una sega come un animale. Non riuscivo a smettere di immaginare la scena, e più ci pensavo, più venivo duro. Sono esploso in due minuti, con la testa piena di immagini di loro due che se la facevano come porci.
La mattina dopo ero ancora confuso. Non sapevo se affrontare Giulia o Andrea, o fare finta di niente. Ma il pensiero non mi abbandonava. Ogni volta che chiudevo gli occhi, vedevo quella foto. E, cazzo, mi eccitava ancora. Ho deciso di non dire nulla, almeno per ora. Non so perché, ma avevo bisogno di vedere Giulia, di toccarla, di capire se riuscivo a guardarla nello stesso modo. Le ho mandato un messaggio e le ho chiesto di venire da me quella sera. Ha detto di sì, senza problemi, come se niente fosse. E io, invece, avevo il cervello in pappa.
Quando è arrivata, era bellissima come sempre. Jeans attillati, maglietta aderente che le segnava il seno. Mi ha sorriso, mi ha baciato sulla bocca, e io ho sentito una scarica elettrica. Ma dentro di me c’era quella foto, quella scena. Non riuscivo a togliermela dalla testa. Abbiamo iniziato a chiacchierare sul divano, ma io ero distratto. Le ho messo una mano sulla coscia, piano, quasi per testare me stesso. Lei mi ha guardato e ha sorriso, un sorriso che mi ha fatto venire voglia di strapparle i vestiti di dosso. Ma allo stesso tempo ero incazzato. “Tutto ok?” mi ha chiesto. “Sì, tutto bene,” ho mentito, stringendo un po’ di più la sua gamba. Mi sono avvicinato, l’ho baciata con forza, quasi con rabbia. Lei ha ricambiato, infilandomi la lingua in bocca. Sentivo il suo profumo, dolce, ma nella mia testa vedevo lei con Andrea. E, cazzo, mi eccitava.
L’ho spinta un po’ indietro sul divano, le ho alzato la maglietta e ho iniziato a baciarle il collo, scendendo verso il seno. Le ho slacciato il reggiseno con una mano, impaziente, e ho preso un capezzolo in bocca, succhiandolo forte. Lei ha sospirato, ha infilato le mani nei miei capelli. “Cazzo, Fil, sei strano stasera,” ha detto con la voce spezzata. Non ho risposto. Le ho aperto i jeans, glieli ho abbassati insieme alle mutandine. Era già bagnata, lo sentivo con le dita. Mi sono chinato, le ho aperto le gambe e ho iniziato a leccarla piano, gustandomi ogni gemito che le usciva dalla bocca. La sentivo tremare sotto di me, e io pensavo solo a quella foto. Immaginavo Andrea che le faceva la stessa cosa, che la faceva godere come un porco. Mi sono tirato su, mi sono tolto la maglietta e i pantaloni. Ero duro come il marmo. Le ho preso le mani, gliele ho messe sul mio cazzo. “Succhia,” le ho detto, con un tono che non era nemmeno il mio. Lei mi ha guardato un attimo, sorpresa, poi si è chinata e me l’ha preso in bocca. Sentivo la sua lingua girare intorno, il calore, la saliva. Ho chiuso gli occhi e ho visto Andrea al posto mio. Ho dovuto stringere i denti per non venire subito.
L’ho tirata su, l’ho girata di spalle e l’ho spinta contro lo schienale del divano. Le ho aperto le gambe con un ginocchio, le ho messo una mano sul culo e l’ho sculacciata piano. “Ti piace, eh?” ho ringhiato. “Sì, cazzo, continua,” ha ansimato lei. Le sono entrato dentro piano, sentendo ogni centimetro che scivolava dentro di lei. Era stretta, calda, e io spingevo con rabbia, quasi a volerle dimostrare qualcosa. Le ho afferrato i fianchi, l’ho tirata verso di me, scopandola con colpi secchi, profondi. Il rumore dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro riempiva la stanza, insieme ai suoi gemiti e ai miei grugniti. “Più forte, Fil, cazzo, più forte,” mi incitava. E io ci davo dentro, immaginando Andrea che la prendeva così, che la faceva urlare. Sentivo il sudore scivolarmi sulla schiena, l’odore di sesso che impregnava l’aria. Le ho messo una mano tra le gambe, le ho strofinato il clitoride mentre continuavo a pompare. Lei ha iniziato a tremare, a gridare, e io ho sentito che stavo per esplodere. “Vengo, cazzo, vengo,” ho detto tra i denti. E sono venuto dentro di lei, con un gemito strozzato, mentre lei si stringeva intorno a me, venendo a sua volta.
Siamo crollati sul divano, ansimanti, sudati. Non ho detto niente, e nemmeno lei. Mi sentivo svuotato, ma in un modo strano, soddisfatto. La rabbia c’era ancora, ma era mischiata a qualcos’altro. Non so se parlerò mai di quella foto con Giulia o con Andrea. Per ora, mi tengo questo casino dentro. Ma una cosa è sicura: stasera mi sono scopato la mia ragazza pensando al mio migliore amico che la fotteva. E, cazzo, non mi è dispiaciuto affatto.
