Guardaci bene
Sono Christian, ho 26 anni, e stasera sono a una festa in piscina a casa di un collega di Veronica, la mia ragazza. Lei ha 28 anni, capelli castani mossi che le arrivano alle spalle, e un corpo che mi fa perdere la testa ogni volta che la guardo. Siamo qui da un paio d’ore, abbiamo bevuto qualche birra, riso con gli amici, ma c’è una tensione tra noi che non riesco a ignorare. È nell’aria, nei suoi sguardi, nel modo in cui si morde il labbro inferiore quando mi sfiora il braccio. So cosa vuole, e lo voglio anch’io.
La piscina è illuminata da luci soffuse, l’acqua riflette i colori delle lampade appese agli alberi. C’è musica, un sottofondo di bassi che vibra nell’aria, e una ventina di persone sparse tra il bordo piscina e il prato. Alcuni nuotano, altri chiacchierano con un bicchiere in mano. Veronica è in bikini, un due pezzi nero che le sta da dio, con quel tessuto che aderisce alla sua pelle bagnata. Io sono in costume da bagno, una maglietta sopra che ho già tolto da un pezzo. Siamo seduti sul bordo della piscina, i piedi a mollo, e lei mi sta vicino, troppo vicino. Sento il calore della sua coscia contro la mia.
“Ti stai divertendo?” le chiedo, la voce bassa, solo per lei, mentre le passo una mano sulla schiena nuda. La sua pelle è fresca, ancora umida dall’ultimo tuffo.
Lei sorride, un sorriso che è mezza provocazione. “Sì, ma potrei divertirmi di più.” Mi guarda dritto negli occhi, e capisco subito cosa intende. Il cuore mi batte già più forte.
“Dici davvero?” rispondo, sfiorandole la base della schiena con le dita, scendendo piano verso il bordo del bikini. Lei non si tira indietro, anzi, si avvicina ancora di più, premendo il fianco contro il mio.
“Provaci e vediamo,” sussurra, e la sua voce ha quella nota che mi manda in tilt. Non c’è bisogno di dire altro. La tensione tra noi è palpabile, come un cavo elettrico pronto a scoppiare. Guardo intorno: nessuno ci sta prestando troppa attenzione, sono tutti presi dalle loro chiacchiere o dai tuffi in piscina. Perfetto.
Le faccio scivolare una mano sulla coscia, sotto l’acqua, dove nessuno può vedere. Lei non dice niente, ma le sue gambe si aprono appena, un invito chiaro. Le dita trovano il tessuto del bikini, lo spostano di lato con un movimento lento ma deciso. La sua pelle è calda, liscia, e sento subito quanto è già pronta. Un brivido mi corre lungo la schiena.
“Christian…” sussurra, il tono un po’ teso, ma non mi sta dicendo di fermarmi. Al contrario, mi stringe il braccio con una mano, come per tenermi lì.
“Shh, rilassati,” le dico, muovendo le dita piano, esplorando. L’acqua intorno a noi è fresca, ma il calore del suo corpo è un contrasto che mi eccita da morire. Inizio a sfiorarla, movimenti leggeri ma precisi, sentendo ogni minima reazione. Lei stringe le labbra per non fare rumore, ma il suo respiro si fa più corto, più rapido.
“Sei già così bagnata,” le bisbiglio all’orecchio, e non sto parlando dell’acqua della piscina. Lei arrossisce, ma non distoglie lo sguardo dal mio. “Ti piace, vero?”
“Sì, cazzo, continua,” risponde sottovoce, la voce spezzata dall’eccitazione. Le sue parole mi colpiscono come un pugno nello stomaco, e aumento il ritmo, spingendo le dita dentro di lei con più decisione. L’acqua ci copre, ma il movimento del mio braccio è evidente se qualcuno ci guarda con attenzione. E infatti, qualcuno ci sta guardando.
Un ragazzo, non so chi sia, forse un amico di un amico, è dall’altra parte della piscina, appoggiato al bordo con una birra in mano. Ci fissa. Non distoglie lo sguardo, e non sta sorridendo. Ha capito cosa sto facendo. Lo capisco dal modo in cui stringe gli occhi, da come inclina la testa. E sai una cosa? Non mi importa. Anzi, mi eccita di più.
“Lui ci sta guardando,” dico a Veronica, senza smettere di muovere le dita. Lei volta appena la testa, lo vede, e invece di tirarsi indietro, si morde il labbro più forte. I suoi occhi brillano di una luce che conosco bene.
“Lo so,” sussurra, e la sua voce trema. “Non fermarti.”
“Ti piace che ci guardi, eh?” le dico, spingendo più a fondo, sentendo i suoi muscoli contrarsi intorno alle mie dita. Lei annuisce, un movimento piccolo ma deciso, e mi stringe il braccio più forte.
“Sì, mi piace. Fammi venire, Christian, ti prego,” dice, e quelle parole mi fanno quasi perdere il controllo. Aumento il ritmo, il pollice che sfrega contro di lei mentre le altre dita continuano a muoversi dentro. Sento il suo corpo tremare, l’acqua che si increspa leggermente intorno a noi. Il ragazzo dall’altra parte non ha smesso di fissarci, e la cosa ci sta mandando entrambi fuori di testa.
“Guardalo bene,” le dico, la voce roca. “Fagli vedere come godi.” Lei emette un gemito soffocato, coprendosi la bocca con una mano, ma i suoi occhi sono puntati su di lui. Io non smetto, non rallento, voglio che venga proprio ora, sotto quello sguardo estraneo. E succede. Sento il suo corpo irrigidirsi, le sue gambe che si stringono intorno alla mia mano, un’ondata di calore che mi fa capire tutto. Sta venendo, forte, e io continuo a muovermi per prolungare il piacere, sentendo ogni spasmo, ogni contrazione.
“Così, brava,” le sussurro, mentre lei cerca di riprendere fiato. Ha il viso arrossato, gli occhi lucidi, ma non è finita. Non voglio che sia finita. Le do un attimo, solo un attimo, poi ricomincio, più lento ma sempre deciso. Lei mi guarda, sorpresa, ma non protesta.
“Ancora?” chiede, la voce un sussurro spezzato, mentre si aggrappa al bordo della piscina con una mano.
“Ancora,” confermo, e le mie dita riprendono a lavorare. L’acqua ci nasconde, ma non abbastanza. Sento il suo corpo reagire di nuovo, il modo in cui si inarca appena, il respiro che diventa un rantolo. Il ragazzo dall’altra parte è ancora lì, immobile, e ora non nasconde più che sta guardando. Tiene la birra ferma a mezz’aria, gli occhi fissi su di noi. La cosa mi fa impazzire, e so che fa impazzire anche lei.
“Ti piace farmi questo davanti a lui, vero?” mi dice Veronica, la voce bassa, carica di eccitazione. “Ti eccita che ci guardi.”
“Cazzo, sì,” rispondo, senza filtri. “E piace anche a te. Dimmi quanto ti piace.”
“Mi fa sentire… sporca. E mi piace da morire,” confessa, e quelle parole mi spingono a dare tutto. Le mie dita si muovono più veloci, più profonde, e uso il palmo per premere contro di lei, dandole una stimolazione che so la farà crollare di nuovo. Sento il suo odore, un mix di cloro e della sua eccitazione, e il suono del suo respiro irregolare è musica per me. La sua pelle è scivolosa sotto l’acqua, ogni movimento delle mie dita è fluido, preciso.
“Sto per venire di nuovo,” ansima, stringendomi il polso come se volesse fermarmi, ma non lo fa. “Non smettere, ti prego, non smettere.”
“Non mi fermo,” le assicuro, e spingo più forte, sentendo il suo corpo che si prepara a esplodere un’altra volta. “Vieni per me, Veronica. Fagli vedere quanto godi.” Lei si copre la bocca con una mano, ma un gemito le sfugge comunque, un suono acuto e strozzato che mi fa ribollire il sangue. Sento il suo orgasmo arrivare, il modo in cui si contrae intorno alle mie dita, il tremore che le scuote tutto il corpo. È bellissima così, persa nel piacere, con l’acqua che le lambisce la pelle e quel ragazzo che non stacca gli occhi da noi.
Rallento, ma non mi fermo del tutto, lasciandola cavalcare le ultime ondate. Lei respira pesante, la testa appoggiata sulla mia spalla per un momento, mentre cerca di riprendere il controllo. Le mie dita sono ancora dentro di lei, e sento ogni piccolo spasmo, ogni fremito. Il calore del suo corpo è incredibile, e l’acqua intorno sembra quasi bollente ora.
“Sei incredibile,” le dico, baciandole la tempia, mentre finalmente tolgo la mano, sistemandole il bikini con un movimento discreto. Lei mi guarda, gli occhi ancora velati, un sorriso stanco ma soddisfatto sulle labbra.
“Tu sei pazzo,” risponde, con una risata bassa. “E quel tipo… non ha mai smesso di guardare.”
“E allora? Che guardi pure,” dico, scrollando le spalle. Mi volto verso il ragazzo dall’altra parte della piscina. È ancora lì, ma ora ha un’espressione che non riesco a decifrare. Non mi importa. Quello che abbiamo fatto è nostro, e se lui ha voluto guardare, problema suo.
Veronica si appoggia a me, il respiro che si calma piano piano. Sento ancora il profumo della sua pelle, il calore del suo corpo contro il mio. Non parliamo più, non ce n’è bisogno. Restiamo seduti sul bordo, i piedi nell’acqua, come se niente fosse successo. Ma sotto la superficie, entrambi sappiamo che questa serata non la dimenticheremo mai.
La festa continua intorno a noi, la musica, le risate, i tuffi. Ma per me e Veronica, il mondo si è ristretto a questo momento, a quello che abbiamo condiviso, sotto gli occhi di uno sconosciuto che non dimenticherà nemmeno lui. E mentre il cuore mi batte ancora forte, so che non è finita qui. Non con lei. Mai.
