Racconti Piccanti
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Quanto è bella quando si lascia dominare

Quanto è bella quando si lascia dominare

27 Marzo 2026·7 min di lettura

Mi chiamo Giulia, ho ventotto anni e da qualche mese sto con Marco, un uomo che sa esattamente come farmi perdere la testa. È più grande di me di una decina d’anni, con un modo di fare che mi cattura: sicuro, deciso, ma sempre con quel tono gentile che mi fa sentire speciale. Quel giorno, un sabato pomeriggio afoso di fine estate, mi ha proposto di andare a fare shopping. Non il solito giro per negozi di abbigliamento, no. Mi ha guardato con un sorrisetto furbo e mi ha detto: “Voglio vederti provare della biancheria intima. Qualcosa di sexy, che scelgo io per te.”

Siamo entrati in un piccolo negozio nel centro della città, uno di quelli con le vetrine discrete e l’interno elegante, pieno di completini di pizzo e seta esposti con cura. L’odore di tessuti nuovi e di un leggero profumo floreale aleggiava nell’aria. Il commesso, un ragazzo giovane con un’aria annoiata, ci ha salutati con un cenno e ci ha lasciato girare. Marco non ha perso tempo: ha iniziato a prendere in mano vari set, reggiseni e slip, osservandoli con attenzione prima di passarmeli. “Questo nero è troppo scontato,” ha detto a un certo punto, con una smorfia. “Scegli il rosso. Ti starà da dio.”

Ho sentito un brivido lungo la schiena. Il modo in cui mi guardava, con quegli occhi che sembravano già spogliarmi, mi faceva battere il cuore più forte. Ho preso il completo rosso che mi indicava – un reggiseno a balconcino con dettagli in pizzo e uno slip minuscolo, quasi trasparente – insieme a un paio di altri set che aveva scelto. “Vai a provarli,” mi ha detto, con un tono che non ammetteva repliche, ma sempre con quel sorriso che mi faceva sentire al sicuro.

Il camerino era sorprendentemente ampio, con un grande specchio a parete e una piccola panca di legno. Marco è entrato con me, chiudendo la tenda con un gesto rapido. Ho sentito un nodo allo stomaco: il pensiero che il commesso potesse accorgersi di qualcosa mi faceva tremare, ma allo stesso tempo mi eccitava da morire. “Non dovresti stare qui,” ho sussurrato, cercando di mantenere un tono serio, ma lui ha riso piano, avvicinandosi al mio orecchio.

“Non preoccuparti, piccola. Siamo solo noi due. E poi, voglio vedere come ti sta tutto questo.” La sua voce era bassa, calda, e mi ha sfiorato il collo con le labbra mentre parlava. Mi sono sentita arrossire, ma ho annuito. Mi sono tolta la maglietta e i jeans, restando in biancheria, e ho iniziato a provare il primo set, quello nero. Marco era seduto sulla panca, le gambe leggermente divaricate, e mi osservava con attenzione. “Gira su te stessa,” mi ha detto, e io ho obbedito, sentendo il suo sguardo percorrere ogni curva del mio corpo.

“Non male,” ha commentato, alzandosi per avvicinarsi. Ha sfiorato il bordo del reggiseno con le dita, scendendo piano lungo il mio fianco. “Ma il rosso sarà meglio. Provalo.” Mi tremavano le mani mentre mi cambiavo di nuovo, sentendo il tessuto morbido dello slip rosso scivolare sulla pelle. Quando mi sono voltata verso di lui, i suoi occhi si sono illuminati. “Cazzo, Giulia. Sei uno spettacolo,” ha detto, e la sua voce era rauca, carica di desiderio.

Non ho avuto il tempo di rispondere, perché in quel momento abbiamo sentito un rumore dall’esterno. Era il commesso che annunciava: “Chiudo il negozio tra dieci minuti, ma potete finire tranquilli. Basta che lasciate tutto in ordine.” La sua voce era distante, ma il cuore mi è salito in gola. Marco, invece, ha sorriso. “Perfetto. Abbiamo tutto il tempo che ci serve,” ha sussurrato, avvicinandosi ancora di più. Mi ha messo le mani sui fianchi, spingendomi delicatamente verso lo specchio. “Mettiti qui, contro il vetro. Voglio guardarti mentre ti tocco.”

Ho sentito un’ondata di calore invadermi. “E se ci sente?” ho chiesto, con la voce che tremava, ma lui ha scosso la testa, sfiorandomi il collo con un bacio. “Allora faremo piano. Ma tu non ti muovi, capito?” Ho annuito, appoggiando le mani sullo specchio freddo. La mia immagine riflessa mi guardava, con le guance arrossate e gli occhi pieni di aspettativa. Marco era dietro di me, e potevo sentire il suo respiro sulla nuca mentre mi accarezzava i fianchi, scendendo piano verso lo slip.

“Guarda quanto sei bella,” mi ha sussurrato all’orecchio, e la sua voce era come una carezza. “Mi piace quando fai tutto quello che ti dico. Mi fai impazzire.” Le sue mani si sono infilate sotto il tessuto, sfiorandomi la pelle con una lentezza che mi faceva fremere. Ho sentito le dita scendere più in basso, esplorando con una precisione che mi ha strappato un gemito. Ho cercato di soffocarlo, mordendomi il labbro, ma lui ha riso piano. “Non trattenerti. Voglio sentirti.”

Mi sono voltata a guardarlo nello specchio, e i nostri occhi si sono incrociati. C’era qualcosa di così intenso nel suo sguardo, un misto di controllo e desiderio, che mi ha fatto perdere ogni inibizione. Ha tirato giù lo slip con un movimento deciso, lasciandolo cadere a terra, e ho sentito il freddo dello specchio contro il mio ventre mentre mi premeva di più contro di esso. “Tieniti forte,” ha detto, e ho sentito il rumore della sua cintura che si slacciava. Il cuore mi batteva all’impazzata, il pensiero che il commesso potesse passare da un momento all’altro mi faceva tremare, ma non riuscivo a fermarmi.

Quando è entrato in me, da dietro, con un movimento lento ma deciso, ho dovuto mordermi di nuovo il labbro per non gridare. La sensazione era intensa, quasi travolgente, e il freddo dello specchio contro il mio petto contrastava con il calore del suo corpo dietro di me. “Cazzo, sei perfetta,” ha mormorato, iniziando a muoversi con un ritmo che mi faceva perdere la testa. Ogni spinta era calcolata, profonda, e sentivo ogni centimetro di lui dentro di me, mentre le sue mani mi stringevano i fianchi con forza.

“Guardaci,” ha detto, indicando il nostro riflesso nello specchio. “Guarda come ti muovi con me. Sei bellissima quando ti lasci prendere così.” Le sue parole mi bruciavano dentro, e io non riuscivo a distogliere lo sguardo. Vedevo i miei seni premuti contro il vetro, il reggiseno rosso ancora al suo posto, e il suo viso dietro di me, concentrato, con un’espressione di puro piacere. Il suono dei nostri corpi che si incontravano, un ritmo sordo e continuo, riempiva il camerino, e l’odore del suo profumo misto al sudore mi faceva girare la testa.

“Ti piace, vero?” ha chiesto, rallentando un attimo per guardarmi negli occhi attraverso lo specchio. “Ti piace sapere che qualcuno potrebbe entrare e vederci così.” Ho annuito, incapace di parlare, e lui ha sorriso, accelerando di nuovo. “Brava. Dimmi quanto ti piace.” La sua voce era un ordine, ma sempre con quella dolcezza che mi faceva sentire al sicuro.

“Mi piace da morire,” ho sussurrato, con la voce spezzata dal piacere. “Non smettere, ti prego.” Lui ha emesso un gemito basso, stringendomi di più. “Non ho nessuna intenzione di smettere, piccola. Voglio sentirti venire, proprio qui, davanti a me.”

Le sue parole mi hanno mandato oltre il limite. Ha continuato a muoversi, sempre più veloce, mentre una delle sue mani è scesa davanti, trovando il punto giusto con una precisione che mi ha fatto tremare. Sentivo il calore crescere dentro di me, un’onda che si faceva sempre più intensa, mentre il suo respiro si faceva più affannoso contro il mio orecchio. “Guardami negli occhi,” ha detto, e io ho obbedito, fissandolo nello specchio. I suoi occhi erano scuri, pieni di desiderio, e in quel momento ho sentito tutto esplodere. Un’ondata di piacere mi ha travolta, facendomi gemere più forte di quanto avrei voluto, ma lui ha coperto la mia bocca con una mano, soffocando il suono mentre continuavo a tremare contro di lui.

“Bravissima,” ha mormorato, con la voce carica di soddisfazione. “Ora tocca a me.” Ha accelerato ancora, le sue spinte più decise, più profonde, e ho sentito il suo corpo irrigidirsi dietro di me. Con un ultimo gemito soffocato, si è lasciato andare, stringendomi forte mentre il suo respiro si calmava piano. Siamo rimasti così per qualche istante, appoggiati allo specchio, con il cuore che batteva forte e il silenzio del negozio intorno a noi.

Alla fine, si è tirato indietro, aiutandomi a rimettermi in piedi. “Sei stata incredibile,” ha detto, dandomi un bacio leggero sulla fronte. Mi sono guardata nello specchio, con il viso arrossato e i capelli scompigliati, e ho sorriso. “Anche tu,” ho risposto, con la voce ancora un po’ tremante.

Ci siamo rivestiti in fretta, rimettendo a posto i completini come se niente fosse. Quando siamo usciti dal camerino, il commesso era dietro il bancone, intento a sistemare alcune carte, e ci ha a malapena guardato. “Avete trovato qualcosa?” ha chiesto, con un tono neutro. Marco ha sorriso, tirando fuori il portafoglio. “Sì, prendiamo il set rosso. È perfetto.”

Mentre pagavamo, ho sentito il cuore battere ancora forte, ma non per la paura di essere scoperti. Era l’eccitazione di quello che era appena successo, e la consapevolezza che con Marco ogni momento poteva trasformarsi in qualcosa di indimenticabile. Abbiamo lasciato il negozio con il sacchetto in mano, e mentre camminavamo lungo la strada, mi ha stretto la mano, sussurrandomi: “La prossima volta, scegliamo qualcosa di ancora più audace.” E io, già, non vedevo l’ora.

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