Foto di famiglia
Il salotto della casa di campagna del nonno era un caos organizzato. Tavoli pieni di bicchieri di spumante, vassoi di tartine mezze divorate e parenti che ridevano troppo forte per le battute scontate del cugino di turno. Era il compleanno del patriarca, ottant’anni tondi, e la famiglia si era riunita al completo per l’occasione. Matteo, diciotto anni appena compiuti, se ne stava in un angolo con una Coca in mano, cercando di non attirare l’attenzione. Non era mai stato a suo agio in mezzo a tutta quella confusione. Era un ragazzo magrolino, capelli castani spettinati, occhi grandi e un po’ smarriti, il tipo che arrossisce se gli fai una domanda diretta. Ma quel giorno c’era un altro motivo per cui si sentiva fuori posto: zia Laura.
Laura, quarantaquattro anni, era la sorella minore di sua madre, un’ex modella che sembrava non invecchiare mai. Alta, gambe chilometriche, capelli neri che le cadevano sulle spalle in onde perfette, e un seno pieno che sembrava sfidare la gravità. Indossava un vestito aderente color crema, con una scollatura che attirava gli sguardi di tutti, ma lei non sembrava farci caso. Camminava con una sicurezza che intimidiva, e la sua voce vellutata aveva un tono che sembrava sempre nascondere un doppio senso. Matteo la guardava da lontano, cercando di non farsi beccare, ma ogni volta che i loro occhi si incrociavano, lei gli sorrideva in un modo che lo mandava in tilt. E il suo corpo reagiva senza che potesse farci niente: un’erezione costante, imbarazzante, che lo costringeva a tenere le mani in tasca o a sedersi con le gambe incrociate.
La tensione era già alta quando qualcuno gridò: “Foto di gruppo! Tutti nel salotto!”. Matteo avrebbe voluto sparire, ma sua madre lo afferrò per un braccio e lo trascinò al centro della stanza. I parenti iniziarono a sistemarsi, spingendosi e ridendo, mentre il cugino con la macchina fotografica dava ordini inutili a tutti. Matteo finì in piedi, schiacciato tra suo zio e un’altra cugina, ma poi sentì un profumo dolce, speziato, e una voce morbida alle sue spalle. “Fammi spazio, tesoro,” disse Laura, piazzandosi proprio dietro di lui. Il suo seno premette contro la sua schiena, morbido ma deciso, e Matteo si irrigidì all’istante. “Dobbiamo stare stretti,” sussurrò lei, con quel tono che sembrava una carezza. Lui deglutì, il cuore che gli martellava nel petto, e cercò di concentrarsi sul fotografo che gridava: “Sorridete, su!”.
Ma poi accadde qualcosa che lo fece quasi sobbalzare. La mano di Laura scivolò lungo il suo fianco, lenta, come se stesse cercando qualcosa, e si infilò nella tasca posteriore dei suoi jeans. Matteo trattenne il fiato. Attraverso il tessuto sottile, le sue dita lo trovarono, lo afferrarono con una pressione delicata ma ferma. “Sorridi, cucciolo… o tutti vedranno quanto sei duro per la zia,” gli sussurrò all’orecchio, il fiato caldo contro il collo. Il fotografo contava: “Tre… due… uno!”. Matteo strinse i denti, il volto contratto in un sorriso forzato, mentre Laura lo accarezzava piano, con movimenti minimi ma precisi. Ogni tocco era un’agonia, un mix di vergogna e desiderio che lo faceva tremare. Il flash scattò, e lui pregò che nessuno notasse il sudore sulla sua fronte.
La foto finì, ma non ci fu tempo per rilassarsi. “Un’altra! Più stretti, abbracciatevi!” gridò il cugino. I corpi si compattarono ancora di più, e Laura non perse l’occasione. “Stai fermo,” gli mormorò, mentre con una mano gli slacciava un bottone dei jeans, rapido e discreto, nascosto dalla calca. Matteo sentì le dita di lei scivolare dentro, fredde contro la sua pelle bollente, e afferrarlo con una presa decisa. Il suo respiro si mozzò. Lei iniziò a muovere la mano, su e giù, con un ritmo lento ma inesorabile, il palmo che scivolava lungo la sua lunghezza mentre il pollice sfiorava la punta sensibile. Era nascosta dagli altri corpi, ma ogni movimento sembrava amplificato nella testa di Matteo. “Non fare rumore,” gli sussurrò, e poi, con un gesto che lo fece quasi cedere, gli morse piano il collo, appena sotto l’orecchio. Il mix di dolore e piacere lo travolse, e mentre il fotografo gridava “Cheese!”, Matteo non ce la fece più. Venne, un’ondata che lo travolse, caldo e appiccicoso, nei pantaloni, mentre i flash scattavano e lui stringeva i pugni per non gemere.
Laura non batté ciglio. Quando il gruppo si sciolse, lei tirò fuori la mano con noncuranza, come se niente fosse. Prese un fazzoletto dalla borsa e, con un sorriso complice, finse di sistemargli il colletto della camicia, pulendosi le dita con un gesto rapido. “Stai bene, cucciolo?” gli chiese a bassa voce, con un sopracciglio alzato e un’espressione che diceva tutto. Matteo annuì, rosso in faccia, incapace di dire una parola, il cuore che gli batteva ancora all’impazzata e una sensazione di calore che non riusciva a scrollarsi di dosso.
