Racconti Piccanti
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“Fammi vedere come muovi quei fianchi”

“Fammi vedere come muovi quei fianchi”

26 Marzo 2026·10 min di lettura

Carola aveva quarantanove anni, un corpo ancora tonico e una vita che, dopo il divorzio, si era ridotta a una routine di lavoro e serate solitarie. Da qualche mese, però, si era iscritta a un corso di ballo latino in una piccola palestra di quartiere, più per curiosità che per reale passione. Non si aspettava molto, solo un modo per passare il tempo. Ma quella sera, mentre si infilava una gonna aderente e un top nero che lasciava intravedere la curva del seno, sentì un fremito che non provava da anni. Sapeva che lui sarebbe stato lì.

Mattia, ventisette anni, era l’assistente dell’istruttore. Alto, spalle larghe, capelli scuri spettinati e un sorriso che sembrava sempre sul punto di dire qualcosa di sfacciato. La prima volta che l’aveva vista, durante una lezione di salsa, le aveva fatto un complimento diretto, senza giri di parole: “Hai un bel ritmo, sai? Non pensavo fossi così sciolta”. Carola aveva riso, un po’ imbarazzata, ma dentro di sé aveva sentito un calore risalirle lungo la schiena. Da allora, ogni sguardo, ogni tocco casuale durante le figure di ballo, aveva costruito una tensione che nessuno dei due nominava, ma che entrambi percepivano.

Quella sera, il corso finì presto per via di un problema con l’impianto audio. La palestra si svuotò in fretta, ma Carola si trattenne, fingendo di cercare qualcosa nella borsa. Mattia era vicino all’uscita, con una maglietta aderente che metteva in mostra i muscoli delle braccia mentre sistemava le casse. La guardò e le fece un cenno. “Non vai via?”

“Non ancora. Ho tempo. E tu?” rispose lei, con un tono che tradiva una curiosità che non riusciva a nascondere.

Lui si avvicinò, asciugandosi il sudore dalla fronte con il dorso della mano. “Dipende. Se hai voglia di fare due passi, ti accompagno. Oppure…” Lasciò la frase in sospeso, guardandola dritto negli occhi. Carola sentì il cuore battere più forte. Non era una ragazzina, sapeva cosa significava quello sguardo. E, per la prima volta dopo tanto tempo, decise di non tirarsi indietro.

“Due passi vanno bene. Ma non ho voglia di camminare lontano,” disse, con un mezzo sorriso. Mattia capì al volo. “Allora andiamo da me. È a dieci minuti.”

La casa di Mattia era un monolocale disordinato, con un letto sfatto in un angolo e l’odore di caffè freddo nell’aria. Non persero tempo con convenevoli. Appena chiusa la porta, lui le si avvicinò, le posò una mano sul fianco e la guardò con un’intensità che le fece tremare le gambe. “Sai, ti guardo da settimane mentre balli. Quei fianchi… mi fanno impazzire.”

Carola rise, un po’ nervosa, ma la sua voce era ferma. “E tu? Pensi che non abbia notato come mi fissi? Non sono mica cieca.” Si avvicinò di un passo, lasciando che il suo seno sfiorasse il petto di lui. Sentì il calore della sua pelle attraverso la maglietta, e il suo respiro accelerò.

Mattia non perse tempo. Le afferrò i fianchi con entrambe le mani, stringendo appena, e la tirò a sé. La baciò con forza, la lingua che cercava subito la sua, un bacio famelico, senza delicatezza. Carola ricambiò, le mani che gli scivolavano sul collo, poi sotto la maglietta, sentendo la pelle calda e tesa dei suoi muscoli. Lui le morse il labbro inferiore, tirando leggermente, e lei gemette senza volerlo.

“Ti voglio da morire,” mormorò lui, la voce roca, mentre le sue mani scivolavano sotto la gonna, accarezzando la pelle nuda delle cosce. Carola sentì un brivido, il calore che si accendeva tra le gambe. “Allora non perdere tempo. Mostrami cosa sai fare,” rispose, guardandolo negli occhi, la voce carica di sfida.

Mattia non se lo fece ripetere. Le sollevò la gonna fino alla vita, scoprendo le mutandine nere di pizzo che indossava. “Cazzo, sei uno spettacolo,” disse, passando un dito lungo il bordo del tessuto, sfiorando la pelle sensibile. Carola trattenne il fiato, sentendo il tocco leggero ma deciso. Poi lui si inginocchiò davanti a lei, le abbassò le mutandine con un movimento rapido e le baciò l’interno delle cosce, salendo piano, la barba ruvida che le pizzicava la pelle.

“Mattia, non farmi aspettare,” disse lei, la voce spezzata dal desiderio, mentre gli infilava le dita tra i capelli, spingendolo verso di sé. Lui ridacchiò contro la sua pelle, il fiato caldo che la fece rabbrividire. “Tranquilla, ci arrivo. Ma voglio sentirti gemere prima.”

La sua lingua la trovò un istante dopo, un movimento lento ma preciso, che le fece piegare le ginocchia. Carola si appoggiò al muro per non cadere, un gemito lungo che le sfuggì dalla gola. Sentiva il calore umido della bocca di lui, il ritmo che aumentava, le mani che le stringevano le cosce per tenerla ferma. L’odore della sua pelle, misto al sudore leggero, le riempiva i sensi. “Dio, sì, così… non ti fermare,” ansimò, la voce che tremava mentre il piacere le montava dentro, un’onda che non poteva controllare.

Mattia alzò lo sguardo su di lei, gli occhi scuri pieni di lussuria. “Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace.” Continuò a leccarla, senza darle tregua, la lingua che si muoveva con una sicurezza che la faceva impazzire.

“Mi fai… cazzo, mi fai impazzire. Continua, ti prego,” balbettò Carola, stringendo i suoi capelli più forte, i fianchi che si muovevano istintivamente contro di lui. Sentiva il suo respiro accelerato, i piccoli suoni che lui faceva mentre la divorava, e il piacere la travolse all’improvviso, un orgasmo che le fece urlare il suo nome, le gambe che tremavano sotto il suo peso.

Lui si rialzò, pulendosi la bocca con il dorso della mano, un sorriso soddisfatto sul viso. “Non ho ancora finito con te,” disse, tirandola verso il letto. Carola, ancora con il respiro corto, si lasciò spingere sul materasso, la gonna arrotolata intorno alla vita, il top che le stringeva il seno sudato. Lo guardò mentre si toglieva la maglietta, rivelando un torace scolpito, la pelle leggermente lucida. Poi si abbassò i pantaloni, insieme ai boxer, mostrando un’erezione dura, lunga, che le fece stringere lo stomaco per l’aspettativa.

“Vieni qui,” gli disse, sedendosi sul bordo del letto, le gambe aperte in un invito esplicito. Mattia si avvicinò, il membro che oscillava leggermente mentre camminava. Lei lo afferrò con una mano, sentendo la pelle calda, tesa, e il peso che le riempiva il palmo. Lo guardò negli occhi mentre lo accarezzava lentamente, il pollice che sfregava sulla punta, raccogliendo una goccia di liquido che lo fece gemere piano.

“Cazzo, Carola, se continui così non resisto,” disse lui, la voce tesa, mentre le posava una mano sulla spalla, spingendola a continuare. Lei sorrise, un lampo di malizia negli occhi. “Allora non resistere. Voglio sentirti.”

Senza esitare, si chinò in avanti, prendendolo in bocca. Sentì il sapore salato sulla lingua, la durezza che le riempiva la bocca mentre lo succhiava piano, muovendo la testa avanti e indietro. Mattia emise un grugnito profondo, i fianchi che si muovevano appena, come se volesse controllarsi. “Porca troia, sei bravissima… così, non fermarti,” mormorò, la voce spezzata, mentre le infilava una mano tra i capelli, guidandola senza forzarla.

Carola aumentò il ritmo, sentendo il membro pulsare contro il palato, il respiro di lui che diventava più rapido, più rumoroso. Ogni tanto alzava lo sguardo, vedendo il suo viso contratto dal piacere, gli occhi socchiusi. Il suono dei suoi gemiti, mescolato al rumore umido della sua bocca, le faceva battere il cuore più forte. Dopo qualche minuto, lui la fermò, tirandola su per le spalle. “Basta, o vengo subito. Ti voglio dentro.”

La spinse indietro sul letto, facendola sdraiare completamente. Le tolse il top con un movimento rapido, liberando il seno abbondante, i capezzoli già duri. Li prese tra le dita, pizzicandoli appena, mentre lei gemeva piano. “Sei una bomba, lo sai? Non vedo l’ora di scoparti per bene,” disse, posizionandosi tra le sue gambe. Carola allargò le cosce, sentendo l’aria fresca sulla pelle umida, il desiderio che le bruciava dentro. “Allora fallo. Non mi piace aspettare.”

Mattia afferrò il membro con una mano, strofinandolo contro di lei, la punta che scivolava tra le labbra, raccogliendo l’umidità. Carola ansimò, i fianchi che si sollevavano istintivamente. “Ti prego, mettilo dentro. Voglio sentirti tutto,” disse, la voce carica di bisogno.

Lui non si fece pregare. Con un movimento deciso, la penetrò, affondando lentamente ma con forza. Carola sentì ogni centimetro che la riempiva, un misto di pressione e piacere che le fece inarcare la schiena. “Cazzo, sei stretta… mi fai impazzire,” grugnì lui, iniziando a muoversi, un ritmo profondo e costante, i fianchi che sbattevano contro i suoi.

“Sì, così, spingi più forte,” lo incitò lei, le mani che gli afferravano le spalle, le unghie che gli graffiavano la pelle. Sentiva il calore del suo corpo sopra di lei, il sudore che colava lungo il collo di lui, l’odore maschio che le riempiva le narici. Ogni spinta le mandava una scarica di piacere lungo la schiena, il suono dei loro corpi che si scontravano, il materasso che cigolava sotto di loro.

Mattia le sollevò una gamba, portandola sulla sua spalla, cambiando angolazione. La penetrò più a fondo, facendola gridare. “Ti piace così, eh? Dimmi quanto ti piace,” disse, la voce roca, mentre accelerava il ritmo, il respiro corto.

“Mi piace da morire… non smettere, sto per venire di nuovo,” ansimò Carola, sentendo il piacere montare dentro di lei, un’onda che cresceva con ogni spinta. Lui le strinse il fianco con una mano, l’altra che le accarezzava il seno, pizzicando un capezzolo. “Vieni per me, dai, voglio sentirti urlare.”

Bastarono poche spinte ancora, e Carola si lasciò andare, un orgasmo che le attraversò il corpo come un fulmine, facendola tremare sotto di lui. Urlò il suo nome, i muscoli che si contraevano intorno a lui, il respiro che le si spezzava in gola. Mattia rallentò per un attimo, lasciandola riprendere fiato, ma non si fermò. “Non ho finito. Girati,” ordinò, tirandosi indietro.

Carola, ancora stordita, si mise a quattro zampe sul letto, i fianchi alzati, la schiena inarcata. Sentiva il sudore scorrerle lungo la schiena, il cuore che batteva forte. Mattia le si posizionò dietro, le mani che le stringevano le natiche, spalancandole leggermente. “Hai un culo da paura, lo sai?” disse, dandole un leggero schiaffo che la fece sobbalzare. Poi la penetrò di nuovo, da dietro, con una spinta secca che le mozzò il fiato.

“Oh, cazzo, sì… scopami così,” gemette lei, spingendosi indietro contro di lui, sentendo ogni movimento che la riempiva completamente. La nuova posizione le dava una sensazione diversa, più intensa, il membro di lui che sfregava punti che la facevano rabbrividire. Sentiva le sue mani che la tenevano ferma, le dita che affondavano nella carne, il ritmo che diventava sempre più veloce.

“Ti piace quando ti prendo così, vero? Sei tutta bagnata,” disse Mattia, la voce tesa, mentre una mano le scivolava sotto, trovando il clitoride e iniziando a sfregarlo in piccoli cerchi. Carola gemette forte, il doppio stimolo che la portava di nuovo al limite. “Sì, non smettere… mi fai venire ancora, lo sento.”

“Anch’io ci sono quasi. Dove vuoi che venga?” chiese lui, rallentando appena, il respiro affannoso, i movimenti che diventavano irregolari. Carola girò la testa, guardandolo da sopra la spalla, gli occhi pieni di desiderio. “Dentro. Voglio sentirti dentro.”

Quelle parole furono abbastanza. Mattia spinse con forza un’ultima volta, un grugnito profondo che gli uscì dalla gola mentre si svuotava dentro di lei, il calore che la riempiva. Carola venne nello stesso momento, un terzo orgasmo che la fece crollare sul letto, il corpo tremante, il respiro che le bruciava nei polmoni. Sentiva il peso di lui sopra di sé, il sudore che li univa, il cuore di entrambi che batteva all’impazzata.

Rimasero così per qualche istante, ansimando, finché Mattia non si tirò indietro, sdraiandosi accanto a lei. Carola si girò sul fianco, guardandolo con un sorriso stanco ma soddisfatto. “Beh, direi che sai muoverti bene anche fuori dalla pista da ballo,” disse, la voce ancora roca.

Lui rise, passandosi una mano sul viso. “E tu sei una sorpresa, Carola. Fammi vedere come muovi quei fianchi, la prossima volta.”

Non ci fu bisogno di aggiungere altro. Sapevano entrambi che ci sarebbe stata una prossima volta, e probabilmente anche una dopo. Ma per ora, si limitarono a restare lì, i corpi ancora caldi, il silenzio rotto solo dal suono dei loro respiri che tornavano normali.

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