La troia di diego e il suo amico nero
Mi chiamo Paolo, ho 33 anni, e da anni mi porto dentro un desiderio che non ho mai avuto il coraggio di confessare a nessuno. Non è una cosa che si racconta in giro, nemmeno agli amici più stretti. Voglio vestirmi da donna, truccarmi come una puttana da strada e lasciarmi usare da un uomo, uno vero, che mi tratti come una troia senza valore. Non so da dove mi venga questa voglia, ma ce l’ho dentro, mi brucia, e più ci penso più mi eccita. Alla fine, qualche settimana fa, ho deciso di fare il passo: ho messo un annuncio su un sito di incontri un po’ losco, di quelli dove sai che trovi gente con voglie strane come le tue. Ho scritto chiaro e tondo quello che cercavo, senza giri di parole: “Uomo passivo, 33 anni, vuole essere la puttana di un maschio dominante. Mi vesto da donna e faccio tutto. No limiti.”
Dopo qualche giorno di silenzio, mi arriva un messaggio da un tipo con un nickname che non lascia dubbi: “LoSpaccaCuli”. Mi ha scritto un messaggio secco, diretto: “Ti voglio vedere vestita da troia. Ti spacco. Dimmi se ci stai.” Il cuore mi è andato a mille. Abbiamo iniziato a chattare, ore e ore, ogni sera. Lui non parlava molto di sé, solo che aveva 35 anni e che gli piaceva comandare. Mi chiedeva di descrivergli come mi sarei vestita, cosa avrei fatto per lui. Io gli rispondevo, sempre più eccitato, raccontandogli ogni dettaglio sporco che mi passava per la testa. Dopo qualche giorno, mi lancia una proposta che quasi mi fa cadere dalla sedia: “Non vengo da solo. Ho un amico, un ragazzo giovane. Ti vogliamo in due. Ti va di essere la nostra puttana per una notte? Ti mando l’indirizzo.” Io, cazzo, non ci ho pensato due volte. Ho detto sì. Mi ha scritto un indirizzo che, leggendolo, mi sembrava familiare, ma non riuscivo a ricordare perché. Boh, chissenefrega, pensai. Ero troppo eccitato per pensarci.
La sera dell’incontro, mi sono preparato con cura. Mi sono depilato tutto, gambe, culo, persino il petto. Ho tirato fuori il completino da troia che avevo comprato online: un perizoma nero, un reggiseno imbottito, una gonna cortissima di pelle che a malapena mi copriva il culo e una parrucca bionda, di quelle da quattro soldi ma che fanno il loro effetto. Mi sono truccato davanti allo specchio: rossetto rosso fuoco, un po’ di fondotinta, eyeliner per fare gli occhi da gatta. Guardandomi, non mi riconoscevo nemmeno. Sembravo una di quelle puttane che vedi sui marciapiedi. E cazzo, mi piaceva da morire. Ho infilato un trench per coprirmi e sono uscito, con il cuore che mi batteva all’impazzata. Arrivato all’indirizzo, un palazzone di periferia, ho suonato il citofono. Una voce rauca mi risponde: “Sali, troia. Terzo piano.” Io tremavo, ma ero eccitato come mai nella vita.
Quando la porta si apre, il mondo mi crolla addosso. Davanti a me c’è Diego. Sì, Diego, il mio ex collega di lavoro. Quello che anni fa ho fatto licenziare perché, diciamocelo, gli ho fatto le scarpe per avere una promozione. Non l’ho mai più rivisto da allora, ma il suo sguardo, cazzo, non è cambiato. Mi guarda con un ghigno che dice tutto: “Ti ho trovato, stronzo. E ora me la paghi.” Io balbetto, non so che dire, voglio scappare ma le gambe non si muovono. Lui mi blocca subito: “Tranquillo, Paolo. O dovrei dire… Paola? Non ti faccio niente che tu non voglia. Ma stanotte sei nostra. Entra.” Il tono è calmo, ma quel ghigno mi fa venire i brividi. Però, cazzo, ho il cazzo già duro sotto la gonna. Non so se per la paura o per l’eccitazione. Entro.
Dentro l’appartamento c’è un altro tizio, un omone nero, muscoloso da paura, con un fisico che sembra scolpito. Ha una maglietta aderente che gli segna ogni muscolo e un paio di jeans stretti. Mi guarda e sorride, un sorriso da predatore. Diego mi presenta: “Lei è Paola, la nostra puttana per stanotte. Lui è Marcus, il mio amico.” Marcus mi fa un cenno con la testa e dice: “Piacere, troia. Vediamo se sai fare bene il tuo lavoro.” Io deglutisco, ma non dico niente. Diego mi offre da bere, un bicchiere di vodka liscia, e ci mettiamo a chiacchierare del più e del meno. Si parla di cazzate, del tempo, del traffico, ma l’aria è carica di tensione. Sento i loro occhi su di me, che mi spogliano con lo sguardo. Dopo una decina di minuti, Diego mette le carte in tavola. Si avvicina, mi guarda dritto negli occhi e dice: “Ascolta bene, Paola. Stanotte sei nostra. Non te ne vai finché non abbiamo finito con te. Farai tutto quello che ti diciamo. Hai capito?” Io annuisco, con la gola secca. “Bene,” dice lui, “allora iniziamo.”
Diego si alza, si siede sul divano e mi fa cenno di avvicinarmi. “Vieni qui, troia. Inginocchiati.” Io obbedisco, mi metto in ginocchio davanti a lui. Lui si slaccia i pantaloni e tira fuori il cazzo, già mezzo duro. “Guardalo bene. Stanotte lo prenderai tutto.” Marcus si avvicina, si mette accanto a lui e fa lo stesso. Il suo cazzo è enorme, spesso, nero come il carbone. Mi viene da tremare, ma allo stesso tempo ho una voglia pazzesca di toccarlo. Diego mi prende per i capelli, non forte, ma con decisione, e mi avvicina al suo cazzo. “Annusa, puttana. Senti l’odore di un vero uomo.” Io lo faccio, inspiro il suo odore, un misto di sudore e pelle che mi fa girare la testa. Marcus ride: “Cazzo, guarda come le piace. È proprio una troia.” Io non dico niente, ma sento il cazzo che mi tira sotto il perizoma.
Iniziano a toccarmi, prima piano. Diego mi accarezza la faccia, poi mi dà un piccolo schiaffo sulla guancia. “Ti piace, eh? Essere trattata così.” Io annuisco, e lui mi sputa in faccia, un gesto che mi umilia ma mi eccita da morire. Marcus mi prende per il mento, mi obbliga a guardarlo negli occhi: “Apri la bocca, troia.” Io lo faccio, e lui ci sputa dentro. Sento il sapore salato sulla lingua, e cazzo, mi piace. Diego mi tira via la parrucca, la butta per terra. “Non ti serve questa merda. Sei una puttana anche senza.” Poi mi ordina di leccargli i piedi. Si toglie le scarpe, i calzini, e me li mette davanti. “Vai, lecca.” Io esito un attimo, ma poi lo faccio. Sento l’odore forte dei suoi piedi, il sapore salato sulla lingua. Marcus ride: “Guarda come lecca, cazzo. È nata per questo.”
Dopo un po’, mi fanno alzare e mi spingono verso il divano. Diego mi toglie la gonna, il perizoma, lasciandomi solo con il reggiseno. “Girati, fammi vedere quel culo.” Io mi giro, mi piego in avanti, e sento le sue mani che mi palpano le chiappe. “Non male. Lo sfondiamo per bene.” Marcus si avvicina, mi dà una sculacciata forte che mi fa sobbalzare. “Ti piace, troia? Rispondi.” Io gemo: “Sì, mi piace.” Diego ride: “Bene, perché ora inizia il vero divertimento.”
Mi fanno mettere a quattro zampe sul pavimento. Diego si mette davanti a me, il cazzo in mano. “Apri la bocca, troia. Succhia.” Io lo prendo in bocca, sento il sapore forte, il calore. Lui mi spinge la testa giù, mi fa andare più a fondo, fino a farmi quasi soffocare. “Cazzo, sì, così. Sei una brava puttana.” Nel frattempo, Marcus si mette dietro di me, mi spalma del lubrificante sul culo. Sento il freddo del gel, poi le sue dita che iniziano a spingere dentro. Prima una, poi due. “Rilassati, troia. Ti apro per bene prima di sfondarti.” Io gemo, con il cazzo di Diego ancora in bocca, mentre sento Marcus che mi prepara. È doloroso, ma allo stesso tempo mi piace da morire.
Dopo qualche minuto, Marcus si tira indietro, si mette in posizione dietro di me. “Ora ci siamo,” dice. Sento la punta del suo cazzo, enorme, che preme contro il mio buco. Spinge piano, ma deciso, e io sento un dolore acuto che mi fa stringere i denti. “Cazzo, rilassati, troia. Lo prendi tutto,” mi dice. Io respiro forte, cerco di rilassarmi, e piano piano lo sento entrare, centimetro per centimetro. È enorme, mi sento pieno, quasi spaccato in due. Diego mi tiene la testa, mi scopa la bocca con più forza ora: “Guarda come ti piace, puttana. Due cazzi per te.” Marcus inizia a muoversi, prima lento, poi più veloce. Ogni spinta mi fa gemere, un misto di dolore e piacere che mi fa impazzire. Sento il rumore della sua pelle contro la mia, i suoi grugniti, l’odore di sudore che riempie la stanza.
Diego si tira fuori dalla mia bocca, si mette a guardarci. “Cazzo, Marcus, sfondala per bene.” Marcus aumenta il ritmo, mi sculaccia mentre mi scopa, e io non capisco più niente. “Ti piace, troia? Dimmi quanto ti piace,” mi dice. Io gemo: “Sì, cazzo, mi piace. Scopami più forte.” Lui ride, mi prende per i fianchi e spinge ancora di più. Sento il suo cazzo che mi riempie completamente, ogni spinta che mi fa tremare. Diego si avvicina di nuovo, mi sputa in faccia, mi dà uno schiaffo: “Sei una puttana perfetta. Ora leccami il culo.” Si gira, si piega davanti a me, e io, senza pensare, inizio a leccare. Sento l’odore forte, il sapore, ma non mi fermo. Marcus continua a scoparmi il culo, e io sono perso in un vortice di sensazioni.
Dopo un po’, Marcus si tira fuori, mi fa girare sulla schiena. “Ora tocca a me finirti,” dice Diego. Si mette sopra di me, mi apre le gambe e spinge il suo cazzo nel mio culo, già aperto e dolorante. È meno grosso di Marcus, ma lo spinge dentro con cattiveria, senza darmi tregua. “Cazzo, che bello sfondarti, troia. Ti ricordi quando mi hai fottuto al lavoro? Ora ti fotto io.” Io gemo, non riesco a rispondere, sono troppo preso dal piacere e dal dolore. Marcus si mette vicino alla mia faccia, mi infila il cazzo in bocca. “Succhialo, troia. Puliscilo bene.” Sento il sapore del lubrificante, del mio culo, ma lo faccio, lo succhio con forza mentre Diego mi scopa.
Dopo un po’, Diego aumenta il ritmo, respira forte. “Sto per venire, puttana. Dove lo vuoi?” Io gemo: “In bocca, cazzo, dammelo in bocca.” Lui si tira fuori, si mette sopra di me e mi sborra in faccia, un fiotto caldo che mi colpisce la bocca, il naso, le guance. Io apro la bocca, ne prendo un po’, sento il sapore salato. Marcus ride: “Cazzo, guarda come le piace. Ora tocca a me.” Si mette sopra di me, si sega veloce e mi viene in bocca anche lui, un carico abbondante che quasi mi soffoca. Io ingoio, lecco, mentre loro ridono e mi insultano.
Alla fine, siamo tutti e tre sfiniti. Mi fanno delle foto, con la faccia piena di sborra, il trucco sfatto, il culo arrossato. E la notte è ancora lunga.
