Racconti Piccanti
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La misurazione in pubblico

La misurazione in pubblico

12 Marzo 2026·6 min di lettura

La cena a casa di Andrea e Giulia era iniziata come al solito: un gruppo di amici, quasi tutti maschi, seduti attorno al tavolo della sala da pranzo, con bottiglie di vino da quattro soldi e un paio di pizze ordinate al volo. Andrea, 37 anni, impiegato in un ufficio polveroso, era il classico tipo che passava inosservato: grassoccio, con la pancia che strabordava dalla cintura, i capelli radi e un’aria perennemente imbarazzata. Giulia, sua moglie da sei anni, era l’opposto: 31 anni, bionda, formosa, con curve che attiravano sguardi ovunque andasse. Il suo seno abbondante e i fianchi larghi erano un richiamo costante, e lei lo sapeva. Ma con Andrea aveva sempre avuto un atteggiamento di sufficienza, condito da risatine sarcastiche che lo mettevano in un angolo.

Quella sera c’erano anche Matteo, il personal trainer del quartiere, 29 anni, un metro e novanta di muscoli e strafottenza, e altri tre amici che conoscevano tutti da anni. Matteo era il tipo che dominava ogni conversazione, con battute pesanti e un ghigno che faceva capire subito chi comandava. Dopo il secondo giro di vino, l’atmosfera si era scaldata, le voci si erano alzate e le risate erano diventate più rumorose. Andrea, come al solito, stava zitto, giocherellando con una crosta di pizza, mentre Giulia lanciava occhiate divertite a Matteo, che raccontava l’ennesima storia su una tipa rimorchiata in palestra.

La tensione iniziò a montare quando Matteo, con un sorrisetto perfido, tirò fuori dalla tasca un righello di plastica, di quelli da scolari, e lo sbatté sul tavolo. “Oh, Andrea, vieni un po’ qua. Facciamo un giochino,” disse, con un tono che non ammetteva repliche. Andrea alzò lo sguardo, confuso, mentre gli altri sghignazzavano già, intuendo che stava per succedere qualcosa di umiliante. “Che giochino?” balbettò lui, la voce incerta. Giulia, appoggiata allo schienale della sedia, si coprì la bocca per non ridere, ma i suoi occhi brillavano di malizia.

“Alzati, calati i pantaloni. Voglio vedere che roba hai lì sotto. Tanto lo sappiamo tutti che non è niente di che, no?” Matteo lo fissava, il righello in mano come un’arma. Andrea arrossì fino alla radice dei capelli, guardò Giulia in cerca di supporto, ma lei si limitò a scrollare le spalle con un sorrisetto. “Dai, non fare il timido,” lo pungolò lei. Gli altri amici, ormai ubriachi, iniziarono a battere le mani sul tavolo, urlando “Fuori! Fuori!”. Andrea, con le mani tremanti, si alzò e, dopo un’eternità di esitazione, si abbassò i pantaloni e le mutande quel tanto che bastava. Il silenzio che seguì fu rotto dalla risata fragorosa di Matteo, che si avvicinò con il righello. “Cristo santo, 4,8 centimetri… cazzo, sembra un mozzicone di sigaretta!” esplose, mentre gli altri si sbellicavano dalle risate. Andrea, mortificato, tirò su i pantaloni, ma dentro di lui qualcosa bruciava: vergogna, sì, ma anche una strana eccitazione nel vedere Giulia che rideva di lui, così apertamente, così senza pudore.

Matteo non si fermò lì. Si alzò, si avvicinò a Giulia e le mise una mano sulla spalla, guardandola con un’aria di sfida. “E tu, bionda, che ne dici? Vuoi vedere qualcosa di vero, per una volta?” Lei lo fissò, mordendosi il labbro inferiore, e senza dire una parola si lasciò spingere verso il tavolo. Gli altri amici fischiarono, mentre Andrea restava fermo, incapace di reagire. Matteo si abbassò la zip dei jeans, tirò fuori il suo membro, già mezzo duro, e con un gesto deciso fece inginocchiare Giulia davanti a lui. “Dai, fammi vedere come sai fare,” le ordinò, e lei, con un sorriso provocante, non si tirò indietro. Le sue labbra piene si chiusero attorno a lui, e il suono umido del suo lavoro riempì la stanza, mescolato alle risate degli altri. Andrea guardava, il cuore che gli batteva all’impazzata, diviso tra l’umiliazione e un desiderio che non riusciva a spiegarsi.

I preliminari andarono avanti per un po’, con Giulia che si impegnava, le mani appoggiate sulle cosce muscolose di Matteo, mentre lui le teneva una mano tra i capelli, guidandola con movimenti decisi. “Cazzo, sì, così,” grugniva lui, mentre gli altri commentavano con battute volgari. Giulia, ogni tanto, alzava lo sguardo verso Andrea, con un’espressione che sembrava dire: “Vedi? Questo è quello che mi merito.” E Andrea, seduto sulla sua sedia, si sentiva sempre più piccolo, ma allo stesso tempo non riusciva a distogliere lo sguardo. Ogni gesto di Giulia, ogni suono che faceva, gli mandava un brivido lungo la schiena.

Poi Matteo decise che era ora di passare al livello successivo. La fece alzare, le disse di togliersi i leggings attillati e la biancheria, e lei obbedì senza esitazione, mostrando il suo corpo formoso a tutti. Il suo seno pieno traboccava dalla maglietta, che si alzò appena per rivelare la pelle morbida della pancia. Matteo la fece piegare sul tavolo, con il sedere all’aria, i fianchi larghi esposti, e le gambe leggermente divaricate. Si posizionò dietro di lei, tirandosi giù completamente i jeans, e con una mano le afferrò un fianco, mentre con l’altra guidava il suo membro duro verso di lei. “Guarda bene, Andrea,” disse, voltandosi verso di lui con un ghigno. “E conta le spinte. Ad alta voce. Fammi sentire che sei ancora qui.”

Andrea, con la voce tremante, iniziò a contare. “Uno,” disse, mentre Matteo entrava in Giulia con un movimento lento ma deciso, facendola gemere piano. “Due,” continuò, mentre il ritmo aumentava, il suono dei loro corpi che si scontravano che riempiva la stanza. Giulia ansimava, le mani aggrappate al bordo del tavolo, i seni che si muovevano a ogni spinta. Matteo la teneva ferma, le sue mani grandi che le stringevano i fianchi, lasciandole segni rossi sulla pelle. L’odore di sudore e sesso si mescolava a quello del vino rovesciato sul tavolo, e i grugniti di Matteo si alternavano ai gemiti sempre più forti di Giulia. “Cazzo, sei stretta,” ringhiava lui, accelerando. “Molto meglio del mozzicone del tuo uomo, eh?” Lei rideva, ansimante, e rispondeva: “Dio, sì, molto meglio.”

Andrea contava, la voce sempre più rotta, mentre dentro di sé combatteva un misto di rabbia e una perversa eccitazione. Arrivato a “trenta,” Matteo lo interruppe. “Basta contare, ora guarda e impara.” Continuò a spingere, più forte, più profondo, mentre Giulia si abbandonava completamente, il corpo che tremava sotto di lui. Le sue cosce morbide vibravano a ogni colpo, e il suono dei loro corpi era quasi osceno nella sua crudezza. Dopo un po’, Matteo si tirò fuori, la fece girare e inginocchiare di nuovo davanti a lui. Con pochi movimenti decisi, le venne in faccia, schizzi bianchi che le colavano lungo le guance e il mento. Giulia, con un sorriso sfrontato, si passò una mano sul viso, mentre gli altri applaudivano e ridevano.

Ma Matteo non aveva finito. Si rivolse ad Andrea, che era rimasto immobile tutto il tempo. “Tu, vieni qua. Inginocchiati,” ordinò, indicando il pavimento dove erano cadute alcune gocce. Andrea, con il viso in fiamme, obbedì lentamente, sentendosi minuscolo sotto lo sguardo di tutti. “Leccala tutta, così capisci quanto vali meno di zero,” gli disse Matteo, la voce dura. Andrea esitò, ma alla fine si chinò, mentre gli altri sghignazzavano. Il sapore amaro gli bruciava la lingua, ma lo fece, con un misto di disgusto e una strana, inspiegabile sottomissione. Giulia lo guardava dall’alto, ancora con quel sorriso sarcastico, e Matteo si rimise i pantaloni, soddisfatto. La serata, per quanto fosse stata surreale, era finita così, con Andrea a terra e il resto del gruppo che si preparava a tornare a casa, come se nulla fosse successo.

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