Racconti Piccanti
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Umiliato in piscina da Giorgio

Umiliato in piscina da Giorgio

10 Marzo 2026·5 min di lettura

Sono Marco, ho 25 anni, e quest’estate sono andato in vacanza al mare con due miei amici, Luca e Davide. Eravamo in un paesino sulla costa, un posto tranquillo, con spiagge affollate e serate passate a bere birra nei localini. Il terzo giorno, mentre camminavamo sul lungomare, mi sono imbattuto in Giorgio, un vecchio amico d’infanzia. Non lo vedevo da anni, ma appena l’ho riconosciuto mi è salito un nodo in gola. Cinque anni fa, su un pedalò con altri due ragazzi, Giorgio mi aveva fatto una bastardata: mi avevano tolto il costume e mi avevano costretto a fargli una sega per riaverlo. Mi ero sentito uno schifo, umiliato davanti a tutti, ma, cazzo, una parte di me si era eccitata da morire. Non ne abbiamo mai più parlato, e quel giorno sul lungomare abbiamo fatto finta di niente, come se fossimo solo due vecchi amici che si rivedono per caso. Lui era tutto sorrisi, pacche sulle spalle, “quanto tempo, Marco!”. I miei amici erano contenti di conoscerlo, e Giorgio, con quella faccia da stronzo che si ritrova, ci ha invitato a casa sua. “Ho una piscina, oggi sono solo, venite a farvi un tuffo!”. Luca e Davide erano gasatissimi, io invece avevo una strana sensazione, un misto di paura e curiosità. Giorgio mi aveva già fregato una volta, e non ero sicuro di voler rivedere quel lato di lui.

Arrivati a casa sua, però, sembrava tutto normale. La piscina era uno spettacolo, l’acqua azzurra che luccicava sotto il sole, e noi ci siamo buttati dentro con i costumi, ridendo e scherzando. Giorgio ci ha offerto delle birre, e ci siamo messi a chiacchierare del più e del meno. Ogni tanto lo guardavo e notavo i suoi occhi su di me, un sorrisetto che non riuscivo a decifrare. Mi faceva sentire a disagio, ma allo stesso tempo c’era qualcosa che mi teneva lì, come se volessi vedere fino a che punto sarebbe arrivato. Abbiamo nuotato, ci siamo spruzzati, e a un certo punto le sue mani hanno sfiorato le mie gambe sott’acqua, un tocco casuale, o almeno così sembrava. “Scusa, bro,” ha detto ridendo, ma io ho sentito un brivido. Ho provato a ignorarlo, a concentrarmi sui miei amici, ma sentivo il suo sguardo addosso. Poi, mentre uscivamo dall’acqua per asciugarci, mi ha dato una pacca sul culo, leggera, come per gioco, ma abbastanza forte da farmi sobbalzare. Luca e Davide hanno riso, e io ho fatto finta di niente, ma dentro di me stavo andando in tilt. Una parte di me voleva andarsene, un’altra voleva vedere cosa sarebbe successo.

A un certo punto, Giorgio ha tirato fuori un po’ d’erba. Ci siamo seduti intorno a un tavolino vicino alla piscina, e abbiamo iniziato a fumare. L’atmosfera si è rilassata, ridevamo per cazzate, ma io ero sempre teso. Poi, di punto in bianco, Giorgio ha guardato Luca e Davide e ha detto: “Sapete che Marco una volta mi ha fatto una sega su un pedalò?”. Il cuore mi è salito in gola. Ero imbarazzatissimo, sentivo le guance bruciare, ma, porca puttana, il cazzo mi è diventato duro all’istante. Con solo il costume addosso, non potevo nasconderlo. Luca e Davide mi hanno guardato, sorpresi, con un misto di curiosità e divertimento. “Sul serio, Marco?” ha chiesto Davide, ridendo. Io volevo sprofondare, ma non riuscivo a staccare gli occhi da Giorgio, che mi fissava con quel ghigno da bastardo. “Dai, non fare il timido, lo so che ti è piaciuto,” ha detto. E poi ha aggiunto, guardando gli altri: “Perché non ci riproviamo?”. Io ho fatto per alzarmi, “Col cazzo, io me ne vado,” ho detto, ma Giorgio è stato più veloce. Mi ha bloccato, afferrandomi per il costume, e ha iniziato a tirare. Ho resistito, ho cercato di spingerlo via, ma lui era più forte, e con uno strappo il costume si è squarciato. Sono rimasto lì, nudo, col cazzo duro come il marmo, sotto le risate di tutti. Luca e Davide si sbellicavano, e io mi sentivo un idiota, ma, cazzo, ero eccitato da morire. Giorgio mi ha guardato negli occhi: “Ammettilo, ti piace ‘sta roba.” E io, con la voce che tremava, ho annuito. Non potevo negarlo.

Dopo quella scena, Giorgio ha detto agli altri: “Andiamo dentro, ci mettiamo comodi.” Siamo entrati in casa, e loro tre si sono seduti sul divano, nudi pure loro, mentre io ero ancora in piedi, col cuore che mi batteva a mille. Giorgio mi ha fatto segno di inginocchiarmi davanti a loro. “Dai, Marco, fai quello che sai fare,” ha detto con un ghigno. Mi sono abbassato, sentendomi umiliato ma anche fottutamente eccitato. Hanno messo un porno sullo schermo, e mentre guardavano, io ho iniziato a segarli, uno dopo l’altro. Prima Giorgio, col suo cazzo grosso e duro nella mia mano, poi Luca, che ansimava piano, e infine Davide, che mi guardava con un sorrisetto. Le mie mani andavano su e giù, lente all’inizio, poi più veloci, sentendo la loro pelle calda e i loro respiri che si facevano pesanti. Ogni tanto Giorgio mi dava ordini, “Più forte, cazzo, stringi di più,” e io obbedivo. Sentivo l’odore del loro sudore, il rumore delle mie mani che scivolavano sui loro cazzi, i gemiti che uscivano dalle loro bocche mischiati ai suoni del porno in sottofondo. Mi sentivo sottomesso, un giocattolo nelle loro mani, ma ogni loro gemito mi faceva eccitare di più. Alla fine, uno dopo l’altro, sono venuti, schizzandomi sulle mani, sul petto, mentre io stavo lì, in ginocchio, con il cazzo che mi pulsava ma senza toccarmi. “Bravo, Marco,” ha detto Giorgio, ridendo, mentre si puliva con un fazzoletto.

Alla fine, dopo che si sono ripresi, Giorgio ha avuto un’idea del cazzo. “Facciamo una foto, ragazzi, per ricordarci ‘sto momento.” Mi hanno fatto mettere a quattro zampe sul pavimento, nudo, mentre loro tre si sono messi in posa sopra di me, coi piedi appoggiati sulla mia schiena, mostrando i bicipiti e sorridendo come se avessero vinto una cazzo di medaglia. Io stavo lì sotto, umiliato al massimo, ma, porca troia, non posso negare che mi sia piaciuto. È stata una cosa intensa, una scarica di adrenalina che non so spiegare. Non so se rifarei tutto, ma in quel momento, cazzo, mi sono sentito vivo come non mai.

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