Racconti Piccanti
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Con la terapeuta transgender (parte 8)

Con la terapeuta transgender (parte 8)

27 Marzo 2026·4 min di lettura

Marco arrivò alla ottava seduta con il corpo che tremava di anticipazione e paura. Per tutta la settimana aveva eseguito il compito con devozione ossessiva: ogni sera si era filmato mentre succhiava il dildo con le mutandine di Giulia addosso, ripetendo ad alta voce «Grazie dottoressa per la sua sborra» dopo aver finto di ingoiare. Aveva mandato tutti i video. Elena non aveva risposto a nessuno, ma lui sapeva che li aveva visti.

Quando entrò nello studio, l’atmosfera era diversa. Le luci erano più soffuse. Elena indossava solo una camicetta di seta nera aperta sul davanti e un paio di autoreggenti nere. Il suo cazzo era già mezzo eretto, visibile tra le pieghe della camicia.

«Chiudi a chiave» disse lei con voce bassa e decisa. «E spogliati completamente. Tutto.»

Marco obbedì in silenzio. Si tolse giacca, camicia, pantaloni, boxer e calzini, rimanendo nudo davanti a lei. Il suo cazzo era già duro, la cappella lucida di precum.

Elena lo guardò da capo a piedi con un sorriso lento e possessivo.

«Guardati… nudo nel mio studio, con il cazzo che gocciola solo perché sai cosa sta per succedere. Vieni qui.»

Lo prese per mano e lo portò alla chaise-longue. Fece sdraiare Marco sulla schiena, con le gambe piegate e i piedi appoggiati sul bordo.

«Oggi ti scopo davvero» annunciò con calma. «Voglio che senti ogni centimetro del mio cazzo dentro di te. Voglio che capisci finalmente cosa significa essere preso come la puttanella che sei.»

Prese una bottiglietta di lubrificante dal cassetto e ne versò una generosa quantità sulle dita. Si posizionò tra le gambe di Marco e cominciò a massaggiare lentamente l’ano con un dito, disegnando cerchi leggeri.

«Rilassati. Respira. Oggi non useremo preservativo. Voglio sentirti caldo e stretto intorno a me.»

Marco gemette quando il dito di Elena scivolò dentro. Era gentile ma deciso. Dopo qualche minuto aggiunse un secondo dito, allargandolo con movimenti lenti e circolari.

«Dimmi cosa sei» ordinò lei mentre lo preparava.

«Sono… una patetica puttanella» rispose Marco con voce tremante.

Elena sorrise e spinse più a fondo, toccando quel punto sensibile che lo fece sobbalzare.

«Più forte.»

«Sono una patetica puttanella che vuole essere scopata dalla sua dottoressa!»

Elena ritirò le dita, versò altro lubrificante sul suo cazzo ormai completamente duro e si posizionò. La cappella grossa premette contro l’entrata stretta di Marco.

«Guardami negli occhi» ordinò.

Marco alzò lo sguardo. Elena lo fissava con intensità.

«Chiedimelo.»

Marco deglutì, la voce rotta dalla vergogna e dal desiderio.

«Per favore… dottoressa… mi scopi. Mi prenda con il suo cazzo.»

Elena spinse lentamente. La cappella forzò l’anello muscolare e scivolò dentro con un piccolo pop. Marco emise un gemito lungo e acuto, le mani che stringevano il velluto della chaise-longue.

«Oh cazzo… è grosso…» ansimò.

Elena si fermò, lasciando che si abituasse, poi spinse ancora, centimetro dopo centimetro, fino a entrare per metà.

«Respira. Prendilo tutto come una brava puttanella.»

Continuò a spingere con calma crudele finché non fu completamente seppellito dentro di lui. Marco si sentiva pieno, dilatato, posseduto. Il cazzo di Elena pulsava caldo e profondo nel suo corpo.

Elena cominciò a muoversi. Prima con spinte lente e profonde, poi sempre più decise. Ogni affondo faceva gemere Marco, un misto di dolore e piacere intenso.

«Guarda quanto sei ridicolo» sussurrò lei mentre lo scopava con ritmo costante. «Sdraiato qui, gambe aperte, che ti fai fottere da una trans. Il tuo cazzo sta colando sul tuo stomaco senza che nessuno lo tocchi. Sei proprio una troia nata.»

Marco mugolava a ogni spinta, le lacrime che gli salivano agli occhi per l’intensità delle sensazioni.

Elena accelerò, scopandolo più forte, i fianchi che sbattevano contro le sue natiche. Il suono bagnato della penetrazione riempiva lo studio.

«Dimmi che ti piace» ordinò.

«Mi piace… mi piace essere scopata dal suo cazzo, dottoressa!»

Elena sorrise soddisfatta e cambiò leggermente angolo, colpendo la prostata a ogni affondo. Marco cominciò a tremare violentemente.

«Sto per venire» annunciò Elena con voce roca. «Questa volta ti riempio dentro. Voglio che senti la mia sborra calda nel culo.»

Marco gemette forte, il suo stesso cazzo che pulsava sul punto di esplodere senza essere toccato.

Elena spinse a fondo un’ultima volta e venne con un gemito basso e prolungato. Getti potenti di sperma caldo schizzarono dentro Marco, riempiendolo. Lui sentì chiaramente il calore liquido che lo inondava mentre Elena continuava a spingere lentamente, svuotandosi completamente.

L’orgasmo di Marco arrivò pochi secondi dopo: venne violentemente senza toccarsi, schizzando sul suo stesso stomaco e sul petto, con contrazioni profonde intorno al cazzo di Elena.

Elena rimase dentro di lui ancora per qualche istante, poi si ritirò lentamente. Un rivolo di sborra bianca colò dall’ano dilatato di Marco.

Lo guardò dall’alto, soddisfatta.

«Brava puttanella. Ti ho appena sverginato. Come ti senti con il mio sperma dentro di te?»

Marco aveva il respiro spezzato, le guance bagnate di lacrime.

«Pieno… sporco… suo.»

Elena gli accarezzò la guancia con dolcezza possessiva.

«Esatto. Ora sei mio.»

Per il compito di questa settimana: ogni sera ti metterai un plug anale (ne comprerai uno) mentre indossi le mutandine di tua moglie. Lo terrai dentro per almeno un’ora mentre ti tocchi senza venire. Mi manderai una foto ogni sera con il plug dentro e la didascalia “Il culo della puttanella è pronto per lei, dottoressa”.

Elena si chinò e gli diede un bacio leggero sulla fronte.

«La prossima settimana ti scoperò di nuovo. E sarà ancora più intenso.»

Marco uscì dallo studio con le gambe molli, il culo che stillava ancora un po’ di sborra di Elena e la mente completamente persa.

Sapeva di aver superato un punto di non ritorno.

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