Lo confesso: sono il loro segaiolo
Mi chiamo Matteo, ho vent’anni appena compiuti e da sei mesi sono il segaiolo personale di Luca e Nico, i miei due migliori amici da quando avevamo dodici anni.
Non so esattamente quando è successo il passaggio da “amici che si fanno le canne insieme” a “io che gli faccio le seghe mentre loro si fanno le canne e guardano porno”. È successo piano, come una china che non ti accorgi di scendere finché non sei in fondo al burrone.
All’inizio era solo uno scherzo strafatto. Una sera d’inverno, nel monolocale di Luca, dopo tre canne belle cariche e due birre a testa, Nico ha tirato fuori il cazzo mezzo duro dai pantaloni della tuta e ha detto ridendo:
«Mattè, dai, fammi vedere se sei ancora scarso come alle medie quando ci facevamo le pippe a vicenda per scommessa.»
Io ero già andato, la testa leggera, il corpo molle, la bocca asciutta. Ho riso pure io, pensando fosse una cazzata da sballati, ma quando ho allungato la mano e ho iniziato a segarlo piano lui ha chiuso gli occhi e ha fatto «mmm» come se fosse la cosa più naturale del mondo. Luca si è messo a ridere fortissimo, ha acceso un’altra canna e ha detto:
«Porca troia, guardalo, lo sta facendo davvero. Che fighetta del cazzo.»
E io non mi sono fermato. Ho continuato. Mano su e giù, ritmo lento perché ero troppo fumato per andare veloce, sentendo il cazzo di Nico diventare duro duro tra le mie dita mentre lui tirava boccate e guardava un video di MILF su Pornhub proiettato sul muro.
Da quella sera è diventato routine. Tre, quattro volte a settimana. Quasi sempre da Luca, perché ha il divano più grande e il proiettore. Arrivo, saluto, ci facciamo la prima canna tutti e tre sul balcone. Poi entriamo, loro si siedono sul divano con le gambe larghe, pantaloni abbassati alle ginocchia, cazzi già mezzi duri dall’erba. Io mi metto in ginocchio tra di loro, sul tappeto spelacchiato, e inizio.
Di solito parte Nico, perché è il più impaziente. Glielo prendo in mano, lo stringo alla base, comincio a pompare piano mentre lui tira dalla canna e mi guarda dall’alto con quel sorrisetto schifato.
«Guarda che faccia da coglione che ha mentre me lo mena. Sembra un ritardato felice.»
Luca ride, si accende la sua e aggiunge:
«Eh sì, il nostro piccolo segaiolo personale. Che ne dici Mattè, ti piace sentirtelo pulsare in mano? Scommetto che ce l’hai duro pure tu sotto i jeans, vero troietta?»
Ce l’ho durissimo, sempre. Ma non me lo tocco mai davanti a loro. Non me lo permettono. Dicono che “i segaioli non si segano, segano e basta”.
Mentre glielo faccio a uno, l’altro mi deride. Mi dicono cose tipo:
«Senti che calli ha sulle dita ormai, sembra una zoccola di professione.»
«Muovi il polso di più, cazzo, sembri mia nonna che pela le patate.»
«Apri la bocca mentre lo fai, dai, fai finta che è un pompino. No, aspetta, tienila chiusa che sembri ancora più scemo.»
Io obbedisco. Sempre. La testa mi gira, l’erba mi tiene in uno stato di torpore eccitato, le loro voci mi arrivano ovattate ma ogni insulto mi fa pulsare l’uccello nei boxer. Non rispondo quasi mai, al massimo mugugno un «sì» o un «ok» con la voce impastata.
A volte mi fanno fare il doppio turno: prima uno, poi l’altro, senza pause. Quando uno sta per venire mi dicono «fermati, non ancora», mi fanno aspettare con la mano ferma intorno al cazzo gonfio mentre loro tirano un’altra boccata e cambiano video. Porno di gruppo, gangbang, roba con ragazze legate, squirting, qualsiasi cosa gli faccia venire voglia di sparare di più.
Poi, quando decidono che è il momento, mi dicono:
«Dai segaiolo, finiscimi. E non sporcare il divano, eh.»
Io accelero, stringo di più, sento il cazzo pulsare forte forte e poi schizzare. Di solito sul mio polso, sulla mia mano, a volte sul petto se mi giro male. Una volta Nico mi ha mirato dritto in faccia, tre getti caldi sulla guancia e sul mento, e ha riso isterico mentre Luca filmava col telefono (giurano che non lo fanno vedere a nessuno, è “solo per noi”).
Dopo mi puliscono con un fazzoletto di carta unto o con la maglietta di Luca, buttandomela in faccia mentre dicono:
«Bravo cagnolino, ora leccati le dita che non resti appiccicoso.»
E io lo faccio. Mi lecco le dita una per una, sentendo il sapore salato e amaro dello sperma mischiato al sudore, mentre loro si tirano su i pantaloni, accendono un’altra canna e ricominciano a parlare di calcio o di chi si scopa all’università come se niente fosse.
Io resto lì in ginocchio ancora un po’, con la faccia arrossata, le mani appiccicose, l’uccello che mi fa male da quanto è duro e non sfogato. Loro non mi fanno mai venire. Mai. Dicono che “i segaioli non vengono, fanno venire”.
E la cosa peggiore? Mi piace. Mi piace da morire. Ogni volta che esco da casa di Luca ho la testa che mi scoppia, il cazzo ancora duro nei jeans, e passo il resto della serata a segarmi da solo pensando alle loro voci che mi chiamano segaiolo, frocio, troietta, coglione felice. Vengo in tre minuti netti, schizzando sul petto o sulla pancia, e poi resto sdraiato sul letto con il senso di colpa che mi mangia… ma già so che la prossima volta che mi scrivono “stasera da Luca, porta le cartine” io rispondo “ok arrivo”.
Perché sono il loro segaiolo. E non voglio smettere di esserlo.
