La visita medica di Tommy (parte 3)
Tommaso non era andato all’allenamento. Il culo gli faceva ancora male, camminava storto e ogni volta che si sedeva sentiva un bruciore profondo e umiliante. Aveva passato la notte a rigirarsi nel letto, con il ricordo delle cinghie, dei cazzi in gola e del suo migliore amico che gli veniva dentro.
Verso le 18:30 qualcuno bussò alla porta del suo piccolo appartamento da studente. Era Matteo.
Tommaso aprì con il cuore in gola. Matteo entrò senza dire una parola, chiuse la porta e rimase in piedi in mezzo alla stanza, visibilmente a disagio quanto lui.
Silenzio pesante.
«…Ciao» disse finalmente Matteo, grattandosi la nuca.
«Ciao» rispose Tommaso con voce bassa, senza guardarlo negli occhi.
Matteo si spostò verso il divano e si sedette. Tommaso rimase in piedi, appoggiato al muro.
«Senti…» iniziò Matteo, «…ieri è stata una roba assurda. Io… non me l’aspettavo. Quando Luca mi ha detto di venire pensavo fosse solo una visita normale. Poi ti ho visto lì… nudo… legato…»
Tommaso arrossì violentemente. «Non devi parlarne, ti prego.»
Matteo abbassò lo sguardo. «No, invece dobbiamo. Eri… cazzo, Tommy, eri completamente aperto. E quando ti ho messo il cazzo in bocca… tu mi guardavi con quegli occhi. E poi quando ti ho inculato…»
La voce di Matteo si fece più bassa, quasi roca.
«…non riuscivo a fermarmi. Ti scopavo e tu gemevi come una puttana. E quando sono venuto dentro di te… ho sentito il tuo culo stringermi fortissimo.»
Tommaso chiuse gli occhi, mortificato. Il cazzo gli stava già diventando duro nei pantaloni della tuta.
«Matteo… smettila. Mi vergogno da morire.»
Matteo si alzò dal divano e si avvicinò. Era più alto di Tommaso di qualche centimetro e in quel momento sembrava molto più grande.
«Ti vergogni… ma ti è piaciuto, vero?»
Tommaso non rispose.
Matteo fece un altro passo. Ora erano vicinissimi.
«Rispondi. Ti è piaciuto quando ti ho scopato ieri? Quando ti ho legato e ti ho sfondato il culo davanti a mio fratello e a Marco?»
Tommaso deglutì. La voce gli uscì flebile: «…sì.»
Matteo sorrise appena, un sorriso nervoso ma eccitato.
«Lo sapevo. Avevi il cazzo durissimo tutto il tempo. E sei venuto due volte senza toccarti.»
Ci fu un altro lungo silenzio. Poi Matteo parlò di nuovo, questa volta con tono più basso e deciso.
«Fammi vedere il culo.»
Tommaso lo guardò sconvolto. «Che cosa?»
«Fammi vedere come te l’hanno lasciato. Voglio vedere se sei ancora aperto.»
Con le mani che tremavano, Tommaso si girò, si abbassò i pantaloni della tuta e i boxer fino alle ginocchia e si piegò leggermente in avanti, appoggiandosi al tavolo della cucina.
Matteo si avvicinò e gli aprì le chiappe con entrambe le mani. Il buco di Tommaso era ancora gonfio, rosso, leggermente socchiuso. Un po’ di lubrificante secco era rimasto intorno.
«Cazzo…» mormorò Matteo. «È ancora tutto rosso. Sembra che ti abbiano sfondato per ore.»
Passò un dito sul bordo del buco. Tommaso sussultò.
«Ti fa male?» chiese Matteo.
«Un po’… ma non tanto.»
Matteo rimase in silenzio qualche secondo, poi disse piano: «Voglio scoparti di nuovo. Adesso. Solo io e te.»
Tommaso non disse niente. Non disse sì, ma non disse nemmeno no.
Matteo interpretò il silenzio come un consenso. Si abbassò i pantaloni, tirò fuori il cazzo già duro e lo strofinò tra le chiappe di Tommaso.
«Stavolta non sei legato» sussurrò. «Ma voglio che stai fermo e prendi tutto come ieri.»
Spinse la cappella contro il buco ancora sensibile. Tommaso gemette quando sentì la pressione. Matteo entrò lentamente ma senza fermarsi, fino a seppellirsi completamente dentro di lui.
«Ahhh… cazzo» grugnì Matteo. «Sei ancora caldissimo dentro.»
Cominciò a scoparlo con spinte regolari, profonde, prendendolo per i fianchi. Il suono della pelle che sbatteva riempiva la stanza.
Tommaso si aggrappò al tavolo, gemendo a ogni affondo.
«Più forte?» chiese Matteo con voce tesa.
«Sì…» rispose Tommaso, la voce rotta.
Matteo aumentò il ritmo, scopandolo con forza sempre maggiore. Ogni tanto gli dava uno schiaffo leggero sul culo.
«Sei la mia troia adesso?» gli chiese tra un gemito e l’altro.
Tommaso annuì, senza riuscire a parlare.
«Dillo.»
«…sono la tua troia» mormorò Tommaso, rosso di vergogna e piacere.
Matteo lo scopò per quasi venti minuti, cambiando ritmo: a volte lento e profondo, a volte veloce e brutale. Alla fine lo fece girare, lo sollevò sul tavolo con le gambe all’aria e lo inculò guardandolo negli occhi.
«Voglio vederti in faccia mentre vieni» disse.
Tommaso venne per primo, schizzando sul suo stomaco senza toccarsi, mentre Matteo continuava a martellarlo. Poco dopo anche Matteo venne, spingendo fino in fondo e riempiendolo di sperma caldo.
Rimasero così per qualche secondo, ansimanti. Poi Matteo si tirò fuori lentamente, guardando lo sperma che colava fuori dal buco del suo migliore amico.
Si pulirono in silenzio. Matteo si rivestì e prima di andare verso la porta si fermò.
«Domani allenamento normale… ma dopo, se vuoi, posso passare di nuovo.»
Tommaso, ancora seduto sul tavolo con il culo dolorante e pieno, annuì piano.
«Sì… passa.»
Matteo sorrise, un sorriso diverso dal solito, più possessivo.
«Bene. Allora ci vediamo, Tommy.»
Chiuse la porta dietro di sé.
Tommaso rimase solo, il cuore che batteva forte, il culo che pulsava di nuovo… e la consapevolezza che niente sarebbe più stato come prima tra lui e il suo migliore amico.
