Racconti Piccanti
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Acqua ai piedi

Acqua ai piedi

26 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Edoardo, ho 21 anni e studio ingegneria all’università. Vivo in un condominio vecchio, di quelli con le scale che scricchiolano e il seminterrato che puzza di muffa. È sabato pomeriggio, e come al solito mi tocca fare il bucato. Scendo con il cesto pieno di vestiti, un misto di magliette sporche di sudore e jeans macchiati di caffè. Indosso solo una vecchia t-shirt grigia e un paio di slip neri, tanto non c’è mai nessuno giù in lavanderia a quest’ora. Il seminterrato è un buco umido, con due lavatrici scassate e un pavimento di piastrelle crepate. Metto tutto dentro una delle macchine, infilo le monete e avvio il ciclo. Dopo qualche minuto, però, sento un rumore strano, un gorgoglio che non promette niente di buono. La lavatrice inizia a tremare, poi si ferma di colpo. Un getto d’acqua schizza fuori dal tubo sul retro, inondando il pavimento. Merda. Provo a spegnere tutto, ma è troppo tardi: l’acqua mi arriva già alle caviglie, fredda e appiccicosa.

Non so che fare, sono incazzato e mezzo disperato. Ho i piedi bagnati, il cesto con i vestiti zuppo, e non ho idea di come fermare questo casino. È in quel momento che sento dei passi sulle scale. Due voci maschili, profonde, che parlano tra loro. Alzo lo sguardo e vedo scendere Marco, il vicino del terzo piano, un tipo di 34 anni che mi ha sempre dato un’aria da stronzo sicuro di sé. È alto, con i capelli corti neri e una barba curata, e ha un fisico massiccio, di quelli che passi ore in palestra. Con lui c’è un altro tizio, un amico credo, sui 33 anni, più magro ma con spalle larghe e un tatuaggio che gli spunta dal collo della maglia. Marco mi vede e ghigna subito.

“Che cazzo hai combinato, ragazzino?” dice, scendendo gli ultimi gradini. L’acqua gli bagna le sneakers, ma non sembra fregarsene.

“Si è rotta la lavatrice, non so come. Ha iniziato a perdere acqua,” balbetto, sentendomi un idiota. Sono praticamente nudo, con solo gli slip addosso, e l’acqua fredda mi fa venire la pelle d’oca.

L’amico di Marco, che poi scopro si chiama Luca, ride sotto i baffi. “Ma guardalo, sembra un pulcino bagnato. Ti sei fatto una piscina tutta tua, eh?” Ha un tono sarcastico, ma i suoi occhi mi fissano in un modo che mi mette a disagio. Non so perché, ma sento un nodo allo stomaco.

“Vi prego, aiutatemi a chiudere il tubo o qualcosa,” dico, cercando di sembrare calmo. Mi giro verso la lavatrice per vedere se riesco a staccare il tubo, ma in un attimo li sento avvicinarsi. Troppo vicino. Marco mi afferra per un braccio, con una presa forte, e mi tira indietro.

“Dove cazzo vai? Stai fermo,” ringhia. La sua voce è bassa, minacciosa. Mi spinge contro la lavatrice, il metallo freddo mi preme sulla schiena nuda. L’acqua mi schizza sui polpacci, e il cuore mi batte così forte che lo sento nelle orecchie.

“Che fai, Marco? Lasciami,” dico, ma la voce mi trema. Luca si piazza dall’altra parte, bloccandomi. Sono in trappola, con loro due che torreggiano su di me. Marco mi guarda dall’alto, i suoi occhi scuri che mi trapassano.

“Sei proprio un bel pezzo di ragazzo, lo sai? Così, mezzo nudo, con l’acqua ai piedi… mi fai venir voglia di giocarci un po’,” dice, e il suo tono è un misto di scherno e desiderio. Mi si gela il sangue, ma allo stesso tempo sento un calore strano nello stomaco. Non capisco cosa mi sta succedendo.

Luca ride piano, si passa una mano sul mento. “Dai, non fare il santarellino. Si vede che ti piace essere guardato. Sennò perché giri così, con solo quei cazzetti di slip?”

“Non è vero, smettetela,” protesto, ma Marco mi interrompe afferrandomi i fianchi. Le sue mani sono ruvide, forti, e mi tengono fermo contro la lavatrice. Poi, con un gesto rapido, mi strappa via gli slip. Il tessuto si strappa con un rumore secco, e l’aria fredda mi colpisce la pelle. Sono nudo, esposto, con l’acqua che mi bagna i piedi e il cuore che mi martella nel petto.

“Guarda che bel culetto,” dice Luca, avvicinandosi. Mi giro di scatto, cercando di coprirmi, ma Marco mi blocca di nuovo, spingendomi con la faccia contro il bordo della lavatrice. Il metallo è gelido contro la mia guancia, e sento il suo corpo premere dietro di me. La sua cintura mi graffia la schiena mentre si china per parlarmi all’orecchio.

“Stai fermo, capito? Ti faremo divertire, fidati,” sussurra, e il suo fiato caldo mi fa rabbrividire. Non so se è paura o qualcos’altro, ma il mio corpo reagisce in un modo che non voglio ammettere. Sento un’erezione crescere, nonostante tutto, e mi vergogno da morire.

Luca si slaccia i jeans con un movimento lento, lasciandoli cadere a terra con un tonfo bagnato. “Io vado per primo, Marco. Tu tienilo fermo,” dice, e la sua voce è rauca, carica di eccitazione. Marco mi stringe i polsi dietro la schiena, tenendomi bloccato. Sento l’acqua fredda sotto i piedi, il pavimento scivoloso, e il rumore dei jeans di Luca che sfregano contro la sua pelle mentre si avvicina. Mi mordo il labbro, il cuore che mi esplode nel petto.

“Ti prego, non…” inizio a dire, ma Luca mi interrompe con una risata bassa. “Non fare storie. Lo vuoi, si vede. Guarda come ti tremi tutto.” Si posiziona dietro di me, le sue mani mi afferrano i fianchi con una presa ferrea. Sento il suo membro, duro e caldo, premere contro di me. È grosso, molto più di quanto mi aspettassi, e la paura si mischia a un’eccitazione che non riesco a controllare. Spinge piano, la pressione aumenta, e io stringo i denti per non gridare. Il dolore è acuto, ma c’è anche qualcos’altro, una sensazione che mi fa girare la testa.

“Rilassati, cazzo, o ti faccio male sul serio,” grugnisce Luca, mentre continua a spingere. La sua voce è tesa, il fiato corto. Sento ogni centimetro che entra, lento ma deciso, e il mio corpo si tende sotto di lui. L’acqua sotto i piedi mi fa quasi perdere l’equilibrio, ma Marco mi tiene fermo, le sue mani come una morsa. Il suo respiro è pesante, lo sento vicino al mio collo.

“Guardalo, Marco, come lo prende bene,” dice Luca, con un tono quasi ammirato. Ogni spinta è più profonda, più intensa, e io non riesco a trattenere un gemito. È un suono che mi vergogno di fare, ma non posso farci niente. Il dolore si mischia a un piacere che non capisco, e il mio membro pulsa, duro contro la lavatrice fredda.

“Lo senti, vero? Ti piace,” ringhia Luca, accelerando il ritmo. Il suono della sua pelle che sbatte contro la mia è osceno, mescolato al rumore dell’acqua che schizza sotto di noi. L’odore di sudore e umidità mi riempie le narici, e il calore del suo corpo dietro di me mi fa impazzire. Ogni movimento è un’esplosione di sensazioni, il tatto della sua pelle ruvida contro la mia, il sapore salato del mio stesso sudore che mi cola sulle labbra.

“Fottiti, Luca, sbrigati. Voglio il mio turno,” dice Marco, con la voce carica di impazienza. Mi lascia i polsi per un attimo, solo per slacciarsi i pantaloni. Il rumore della zip che scende mi fa sobbalzare, ma non ho il tempo di pensare. Luca continua a spingere, le sue mani che mi stringono i fianchi così forte che so che mi lasceranno i segni. “Sto per venire, cazzo, preparati,” ansima, e il suo ritmo diventa frenetico. Sento il calore dentro di me, un’esplosione che mi fa gemere forte, nonostante la vergogna. Si ritira con un grugnito, lasciandomi tremante, con l’acqua che mi bagna i piedi e il corpo che brucia.

Non ho nemmeno il tempo di riprendere fiato che Marco prende il suo posto. “Ora tocca a me, ragazzino. Vediamo quanto reggi,” dice, e la sua voce è un ringhio basso. È più grosso di Luca, lo sento subito. Quando spinge, il dolore è più forte, ma sono già aperto, il corpo che si adegua nonostante tutto. Mi aggrappo al bordo della lavatrice, le dita che scivolano sul metallo bagnato. Ogni spinta è un colpo secco, profondo, e io non riesco a trattenere i gemiti. “Cazzo, sei stretto,” grugnisce Marco, le mani che mi stringono il collo, appena sotto la nuca, tenendomi fermo. Il suo ritmo è più lento ma più duro, ogni movimento calcolato per farmi sentire tutto.

“Ti piace, eh? Dimmi che ti piace,” mi ordina, e io scuoto la testa, anche se il mio corpo dice altro. “Non mentire, lo sento come ti stringi intorno a me,” insiste, e la sua voce mi fa arrossire ancora di più. Non voglio dargli soddisfazione, ma un altro gemito mi sfugge, e lui ride. “Ecco, bravo. Fammi sentire quanto ti piace.”

Luca, che si è tirato su i pantaloni, si avvicina al mio viso. “Apri la bocca, dai. Non vuoi lasciarmi così, no?” dice, con un ghigno. Sono troppo sconvolto per resistere, e lui me lo infila dentro senza tante cerimonie. Il sapore è forte, salato, e il calore della sua pelle mi riempie la bocca. Marco continua a spingere dietro di me, il ritmo che aumenta, e io sono intrappolato tra loro due, il corpo che trema sotto le loro mani. Ogni sensazione è amplificata: il freddo dell’acqua sui piedi, il metallo della lavatrice contro il mio stomaco, il calore dei loro corpi, il suono dei loro respiri pesanti e dei gemiti che non riesco a trattenere.

“Sto per venirti dentro, cazzo,” ansima Marco, e le sue spinte diventano irregolari, disperate. Sento il suo membro pulsare, il calore che mi riempie di nuovo, e il mio corpo reagisce, il piacere che esplode nonostante tutto. Vengo anch’io, senza nemmeno toccarmi, un’ondata che mi travolge e mi lascia senza fiato. Luca si ritira dalla mia bocca con un gemito, schizzando sul mio viso, e io chiudo gli occhi, sopraffatto da tutto.

Rimaniamo così per qualche istante, il silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua che gocciola da qualche parte. Sono esausto, il corpo dolorante ma ancora tremante per quello che è appena successo. Marco si ritira piano, dandomi una pacca sul fianco. “Bravo, ragazzino. Ci vediamo alla prossima lavatrice rotta,” dice, con un tono che non so se è serio o scherzoso. Luca ride, tirandosi su la zip. “Già, magari la prossima volta porti meno vestiti.”

Mi lasciano lì, nudo, con l’acqua ai piedi e il corpo che brucia. Non so cosa dire, non so nemmeno cosa pensare. Mi appoggio alla lavatrice, il metallo freddo contro la mia pelle, e cerco di riprendere fiato mentre loro salgono le scale, le loro voci che si allontanano piano.

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