Racconti Piccanti
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Un bravo cuginetto

Un bravo cuginetto

13 Marzo 2026·6 min di lettura

Eccomi qua, Davide, 23 anni, studente di economia con la capacità di conversazione di un comodino. Sono magro, con le spalle strette e le braccia che sembrano spaghetti, sempre un po’ curvo come se volessi sparire dentro me stesso. Non sono mai stato bravo con le ragazze, figuriamoci con i ragazzi. Arrossisco solo a pensarci. E poi c’è lui, mio cugino Nico, 26 anni, barista con un fisico da palestra che sembra scolpito da un dio greco. Muscoli definiti, tatuaggi discreti che spuntano dalle maniche corte, un sorriso da stronzo che ti fa venir voglia di dargli ragione anche quando ti insulta. La sua voce è bassa, quasi ipnotica, di quelle che ti fanno drizzare i peli sulla nuca. Siamo cugini di primo grado, cresciuti praticamente insieme, ma lui è sempre stato il figo e io… beh, io il secchione imbranato.

I nostri genitori hanno avuto la brillante idea di lasciarci soli per un weekend lungo nel loro appartamento condiviso, una specie di pied-à-terre in centro. “Tanto siete grandi, non farete casini”, hanno detto. E così, venerdì sera, ci ritroviamo sul divano con un paio di birre fredde e la PlayStation accesa. Giochiamo a FIFA, ma io sono una frana. Nico non perde occasione di sfottermi. “Cazzo, Dave, sembri una femminuccia con quel controller in mano. Non riesci nemmeno a fare un passaggio decente.” Ride, e io rido con lui, ma mi sento le guance calde. “Hai pure le spalle da dodicenne, dovresti venire in palestra con me. Ti farei diventare un uomo.” Continua a pungermi, e io incasso, cercando di non far vedere che ogni sua parola mi fa sentire piccolo, ma anche… strano. Un misto di vergogna e qualcosa che non riesco a definire.

La seconda sera, dopo cena, Nico si alza per cambiarsi. Si toglie la maglietta davanti a me, senza un minimo di pudore, mostrando quel torace scolpito, i pettorali tesi, l’addome che sembra un maledetto washboard. Mi guarda dritto negli occhi, con quel ghigno che usa quando vuole provocare. “Che c’è, ti piace lo spettacolo?” Io balbetto un “No, ma che dici?”, ma la voce mi trema. Lui scoppia a ridere e si avvicina, posandomi una mano sulla nuca. La sua presa è ferma, ma non minacciosa. “Tranquillo, non mordo… a meno che non me lo chiedi tu.” Mi strizza l’occhio e si allontana per mettere una maglietta pulita. Io resto lì, con il cuore che mi batte come un tamburo e un casino di pensieri in testa. Perché cazzo mi sento così agitato? Non dovrebbe succedere. È mio cugino, per la miseria.

Più passano le ore, più le sue prese in giro si fanno intime. Siamo di nuovo sul divano, un po’ brilli dopo un paio di birre in più. “Scommetto che non hai mai preso un cazzo in vita tua,” dice, guardandomi con quell’aria di sfida. Io nego, ovviamente, ma lui insiste. “Dai, ammettilo che ti eccita quando ti parlo così.” Io scuoto la testa, ma il problema è che… ha ragione. Ogni volta che mi parla con quel tono, sento un calore strano nello stomaco, e non solo lì. Mi odio per questo, ma non riesco a controllarlo. Cerco di cambiare argomento, ma lui non molla, e io mi ritrovo a combattere con me stesso per non fargli vedere che sono duro sotto i pantaloni.

La terza notte è quella in cui tutto crolla. Abbiamo guardato un film, uno di quei thriller che non lasciano spazio a pensieri, ma l’aria tra noi è carica, pesante. Quando i titoli di coda scorrono, Nico si avvicina, troppo vicino. Mi blocca contro lo schienale del divano con un braccio, il suo viso a pochi centimetri dal mio. “Sai che ti vedo tremare ogni volta che ti sfotto? Vuoi che smetta o vuoi che continui fino a farti implorare?” La sua voce è un sussurro, ma mi colpisce come un pugno. Io resto fermo, con il fiato corto, combattuto. Una parte di me vuole dirgli di smettere, di andare via, ma l’altra… l’altra vuole sentire cosa succede se dico di continuare. Passano minuti che sembrano ore, e alla fine, con un filo di voce, cedo. “Continua…”

Il suo sorriso si allarga, quasi predatorio. “Bravo, Dave.” Mi spoglia piano, con una calma che mi fa impazzire. Mi toglie la maglietta, scoprendo il mio torace magro, quasi inesistente rispetto al suo. Le sue mani sono calde sulla mia pelle, e io tremo, non so se per la vergogna o per l’eccitazione. Mi fa alzare, mi guida con una mano sulla schiena fino a farmi inginocchiare davanti a lui. Si slaccia i pantaloni, tira fuori il suo cazzo, duro e grosso, molto più di quanto mi aspettassi. “Guardami negli occhi, cuginetto,” dice, e io obbedisco, anche se mi sento morire dentro. “Succhialo. Dai, non fare il timido.” Esito, ma poi lo prendo in bocca, goffo all’inizio, sentendo il sapore salato, la consistenza dura contro la lingua. Lui geme piano, una mano nei miei capelli. “Bravo, proprio così… ci sai fare per essere la prima volta.”

Mi guida con la mano, spingendomi a prenderlo più a fondo, e io cerco di non soffocare, mentre il cuore mi martella nel petto. Dopo un po’ mi tira indietro, con un sorriso soddisfatto. “Ora girati e mostrami quel culo vergine.” Mi sento gelare, ma il desiderio è più forte della paura. Mi giro, mi appoggio al bracciolo del divano, con le ginocchia sul cuscino e il culo esposto. Lui si inginocchia dietro di me, mi abbassa i pantaloni e gli slip in un solo movimento. Sento le sue mani sulle mie natiche, che le aprono, e poi la sua lingua, calda e bagnata, che mi esplora in un modo che non avevo mai immaginato. Mi scappa un gemito, e lui ride piano. “Ti piace, eh? Lo sapevo.”

Passano minuti in cui mi lecca e mi prepara con le dita, usando del lubrificante che deve aver preso da qualche parte. Ogni tocco è un misto di disagio e piacere, e io mi ritrovo a spingermi contro di lui, nonostante tutto. Poi sento la punta del suo cazzo contro di me, e mi irrigidisco. “Rilassati, Dave,” sussurra. “Farà male all’inizio, ma poi ti piacerà, fidati.” Spinge piano, e io stringo i denti, sentendo il bruciore mentre mi penetra. Si ferma, lasciandomi abituare, poi avanza ancora, centimetro dopo centimetro, finché non lo sento tutto dentro. È una sensazione strana, piena, quasi soffocante, ma non del tutto spiacevole.

“Stringi forte, Dave… dimmi quanto ti piace essere la mia troietta,” dice, con quella voce bassa che mi fa impazzire. Io gemo, incapace di rispondere, mentre lui inizia a muoversi, prima lento, poi più deciso. Ogni spinta mi scuote, facendomi aggrappare al divano. Il suono dei nostri corpi che si scontrano riempie la stanza, insieme ai suoi respiri pesanti e ai miei gemiti che non riesco a trattenere. L’odore di sudore e sesso mi avvolge, e io perdo ogni controllo. “Sì… sfondami, Nico… sono tuo,” mormoro, senza quasi rendermene conto, e vengo senza nemmeno toccarmi, sentendo l’orgasmo esplodermi dentro come un’onda. Lui ride piano, continuando a spingere più forte. “Visto? Alla fine lo volevi eccome.” Pochi secondi dopo, lo sento irrigidirsi, un gemito profondo gli sfugge mentre mi riempie, caldo e appiccicoso.

Rimaniamo così per un attimo, ansimando, prima che lui si ritiri con cautela. Mi volto a guardarlo, ancora scosso, con il corpo che trema per l’adrenalina e il piacere. Lui si pulisce con un fazzoletto, mi guarda con quel sorriso da stronzo e dice solo: “Non male, cuginetto.” Io non so cosa rispondere, ma non mi sento in colpa. Non ancora, almeno. È successo, e in qualche modo… ne sono contento.

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