Scopata per bene sul balcone
Non so nemmeno perché sto scrivendo questa cosa, forse ho solo bisogno di sfogarmi. Mi chiamo Sara, ho 34 anni, e sì, sono una che piace. Non lo dico per vantarmi, ma me lo sento negli sguardi, nel modo in cui gli uomini mi fissano. Ho i capelli lunghi neri, un corpo che curo con fatica in palestra, e un sorriso che, a detta di molti, fa perdere la testa. Vivo da sola in un appartamento in centro, con un bel balcone che dà su una strada trafficata. Ed è proprio lì che è successa una cosa che non dimenticherò mai.
Era un sabato sera, avevo voglia di divertirmi. Non ero in cerca di niente di serio, solo di una serata che mi facesse sentire viva. Ho invitato due colleghi, Marco e Luca, a casa mia. Sono amici da anni, entrambi sulla trentina, tipi normali, non dei modelli, ma con un loro fascino. Marco è più robusto, con una barba corta e un modo di fare sicuro; Luca è più magro, timido, ma con degli occhi che parlano. Li ho convinti a venire con la scusa di bere qualcosa insieme, “una cosa tranquilla”, ho detto. Ma dentro di me sapevo che non sarebbe finita lì. Avevo un’idea, un desiderio che mi girava in testa da settimane: volevo vederli perdere il controllo, volevo spingerli oltre i loro limiti.
Abbiamo iniziato a bere, birra, poi vino, poi ho tirato fuori una bottiglia di vodka che avevo in frigo. Ridevamo, parlavamo di stupidaggini, ma io continuavo a riempire i loro bicchieri. Li vedevo rilassarsi, le guance arrossate, le parole più sciolte. A un certo punto, ho messo su della musica, un ritmo lento, e ho iniziato a muovermi un po’, a ballare davanti a loro. Sentivo i loro occhi su di me, e mi piaceva. Mi sono avvicinata a Marco, gli ho messo una mano sulla spalla, gli ho sussurrato qualcosa all’orecchio, tipo “non ti fai mai avanti, eh?”. Lui ha riso, ma era nervoso. Poi mi sono girata verso Luca, gli ho sfiorato il braccio, e ho visto che tratteneva il respiro. Dentro di me ero combattuta: una parte diceva “fermati, sei pazza”, l’altra mi spingeva a continuare, a vedere fino a dove potevo arrivare.
Dopo un po’, l’alcol ha fatto effetto. Erano entrambi sbronzi, ridevano per qualsiasi cosa, si toccavano le spalle come fanno gli amici un po’ troppo ubriachi. Io ho approfittato del momento. Mi sono seduta sul divano tra loro due, le gambe accavallate, la gonna che saliva appena. Ho iniziato a toccarli, prima con leggerezza, una mano sulla gamba di Marco, poi sull’altra di Luca. “Dai, ragazzi, rilassatevi, siamo tra amici”, ho detto con un sorriso. Marco mi guardava con gli occhi lucidi, Luca sembrava non sapere dove mettere le mani. Ho preso la mano di Luca e l’ho appoggiata sulla mia coscia, poi ho fatto lo stesso con Marco. Sentivo il loro respiro accelerare, e dentro di me sentivo un mix di potere e desiderio. Ma non era abbastanza. Volevo di più, volevo vedere loro due insieme, una cosa che non avrebbero mai fatto se fossero stati sobri.
Ho iniziato a stuzzicarli, a dirgli cose tipo “non avete il coraggio di fare niente, vero?”. Li ho provocati, ho detto che erano due fifoni, che non sapevano divertirsi. Poi ho preso Marco per la nuca e l’ho spinto verso Luca, “dai, bacialo, vediamo se sei uomo”. Non ci potevo credere, ma Marco, ridendo, gli ha dato un bacio veloce sulla bocca. Luca è arrossito, ma non si è tirato indietro. Ho continuato a spingerli, con le mani li ho avvicinati, e loro, tra risate e imbarazzo, hanno iniziato a baciarsi davvero. Io ero eccitata da morire, ma non lo davo a vedere. Li guardavo, li incitavo, e loro, ormai fuori controllo, si toccavano, si baciavano con più foga. Marco ha messo una mano sotto la maglietta di Luca, e io ho sentito un calore dentro che quasi mi faceva tremare.
Dopo un po’, erano entrambi con le camicie sbottonate, le mani che esploravano. Io mi sono alzata, ho preso i loro bicchieri vuoti e li ho portati in cucina, solo per farli aspettare un attimo, per far crescere la tensione. Quando sono tornata, li ho trovati ancora avvinghiati, e ho detto: “Bravi, ora vi meritate il premio”. Mi sono tolta la gonna davanti a loro, lentamente, lasciandola cadere a terra. Indossavo solo un perizoma nero e un reggiseno dello stesso colore. Li ho guardati negli occhi, ho visto il desiderio nei loro sguardi, e ho detto: “Andiamo sul balcone, voglio sentire l’aria mentre lo facciamo”.
Siamo usciti fuori, la notte era fresca, si sentivano i rumori della strada sotto di noi. Li ho fatti avvicinare alla ringhiera, io mi sono messa in mezzo. Marco era dietro di me, Luca davanti. Marco mi ha messo le mani sui fianchi, ha iniziato a strusciarsi contro di me, e io sentivo la sua eccitazione attraverso i jeans. Luca, più timido, mi guardava, ma io gli ho preso le mani e me le sono messe sul seno. “Dai, non fare il timido, toccami”, gli ho detto. Marco mi ha baciato il collo, le sue mani sono scese dentro il perizoma, e io ho gemuto piano, sentendo le sue dita che mi esploravano. Luca si è abbassato, mi ha baciato il ventre, poi più giù, mentre io mi appoggiavo alla ringhiera. Sentivo l’aria fresca sul corpo, i rumori della strada, e il piacere che cresceva.
Poi ho detto a Marco di togliersi i pantaloni. L’ha fatto subito, e io mi sono girata, mettendomi a quattro zampe sul pavimento del balcone, con il culo verso di lui. “Scopami forte”, gli ho detto senza giri di parole. Lui non se l’è fatto ripetere, mi ha penetrata da dietro, e io ho urlato un “cazzo, sì!” mentre sentivo ogni spinta. Luca era davanti a me, gli ho slacciato i pantaloni, gli ho preso il cazzo in bocca, sentendo il suo sapore salato, i suoi gemiti mentre lo succhiavo. Marco mi sbatteva con forza, il rumore dei nostri corpi che sbattevano insieme si mescolava ai suoni della strada. Sentivo l’odore del suo sudore, il calore del suo corpo, e ogni tanto guardavo di lato, verso l’altro lato della strada. Lì, in una finestra illuminata, c’era un uomo che ci guardava, con una mano nei pantaloni. Mi guardava e si toccava, e questo mi faceva impazzire ancora di più.
Abbiamo continuato così per un po’, poi Marco è venuto, con un gemito forte, dentro di me. Io mi sono girata, ho fatto sdraiare Luca per terra, mi sono messa sopra di lui, cavalcandolo mentre ansimavo e gli dicevo “dammi tutto, dai”. È venuto anche lui, e io ho raggiunto l’orgasmo proprio in quel momento, tremando tutta.
Alla fine, ci siamo rivestiti in silenzio, sudati e stanchi. Siamo rientrati in casa, l’uomo alla finestra era sparito.
