La puttana del fiume (parte 4)
Nei giorni successivi al terzo appuntamento, Giorgio non riusciva a stare tranquillo. Ogni rumore, ogni ombra gli ricordava quello che era successo. Alla fine scrisse a Luca:
«Devi smetterla con questo giochetto. Giurami che non c’è nulla di strano sotto. Mi fai troppa paura.»
Luca rispose con calma:
«Tranquillo, non c’è nulla. Ho solo capito che ti eccita da morire quando ti faccio credere che ci sia qualcuno. Mi diverto a stuzzicarti così, tutto qui. So esattamente quello che faccio. Se vuoi continuare a vedermi, lasciami fare. Fidati di me.»
Poi, dopo qualche secondo, aggiunse:
«Per il prossimo incontro ho un’idea. Ti lego e ti bendo. Niente vista, niente mani libere. Ti sentirai completamente vulnerabile. Ti va?»
Giorgio esitò a lungo, il cuore che batteva forte. Alla fine rispose solo:
«…Ok.»
Quando arrivò al fiume, il pomeriggio era già avanzato e la luce era bassa. Luca lo aspettava nello stesso punto nascosto.
«Spogliati completamente» ordinò.
Giorgio obbedì, rimanendo nudo. L’aria fresca gli fece venire i brividi.
Luca gli mise la benda nera sugli occhi e la legò stretta. Poi prese le corde: legò i polsi uno contro l’altro davanti al petto di Giorgio, e gli legò anche le caviglie, lasciando però abbastanza spazio da poterlo mettere a quattro zampe.
«Mettiti a pecora» disse con voce bassa.
Giorgio, bendato e parzialmente immobilizzato, si posizionò goffamente sulle ginocchia e sulle mani. Luca si abbassò solo i pantaloni, si sputò sul cazzo e si mise dietro di lui.
Iniziò lentamente. La cappella premette contro il buco, poi entrò piano, centimetro dopo centimetro, fino a riempirlo del tutto. Giorgio emise un gemito lungo. Luca cominciò a muoversi con colpi lenti, profondi, controllati. Il ritmo era quasi dolce all’inizio.
Poi Giorgio sentì qualcosa.
Un passo leggero sulla sabbia, poco distante. Un fruscio tra gli alberi.
Si irrigidì.
Luca se ne accorse e aumentò appena la velocità, i colpi che diventavano un po’ più decisi.
«Luca… ho sentito un passo…» sussurrò Giorgio con voce tremante.
Luca si chinò su di lui e gli sussurrò all’orecchio, calmo:
«Shh… non c’è nessuno.»
Ma il tono era strano, quasi divertito.
Pochi secondi dopo arrivò una risatina bassa, soffocata. Poi un sospiro.
Giorgio cercò di muoversi, ma con i polsi e le caviglie legati non poteva fare molto.
«Luca… ti prego… sento delle risate…»
Luca non rispose subito. Continuò a scoparlo, aumentando gradualmente il ritmo. I colpi diventavano più forti, più profondi. La pelle iniziava a sbattere con più forza.
Poi si chinò di nuovo e gli sussurrò direttamente nell’orecchio, con voce bassa ma chiara:
«Ci sono tre ragazzi qui. Stanno guardando. Uno ha il telefono e vi sta filmando mentre ti sfondo.»
Giorgio si dimenò di colpo, il panico che gli saliva nel petto.
«No… no, ti prego…»
Luca gli tappò la bocca con una mano e aumentò ancora il ritmo. Ora i colpi erano più veloci, più aggressivi. Il cazzo entrava e usciva con forza crescente.
«Stai fermo» gli sussurrò all’orecchio, la voce roca. «Ti stanno fissando il culo. Gli piace vederti legato e bendato che prendi il cazzo come una troia.»
Giorgio mugolava contro la mano di Luca, il terrore che gli stringeva lo stomaco. Sentiva altri rumori: passi che si spostavano lentamente, altre risatine basse, un sospiro più vicino.
Luca continuava a scoparlo sempre più forte, il ritmo che saliva progressivamente. Ogni colpo era più violento del precedente. Il corpo di Giorgio sobbalzava in avanti a ogni affondo.
«Guardano quanto sei aperto… quanto ti piace farti sfondare» gli sussurrò di nuovo, la bocca vicinissima all’orecchio. «Uno si sta toccando mentre ti filma.»
Giorgio tremava violentemente. Cercava di urlare contro la mano di Luca, ma uscivano solo gemiti soffocati. La paura era reale, opprimente. Essere bendato e legato lo faceva sentire completamente indifeso.
Luca ora lo stava inculando con forza brutale, i colpi rapidi, profondi, rabbiosi. Il suono della pelle che sbatteva riempiva l’aria insieme ai gemiti di Giorgio.
«Ti stanno guardando venire» gli sussurrò Luca con voce roca. «Fai vedere quanto sei troia.»
Il crescendo fu devastante. La paura, l’impotenza, le parole di Luca e la brutalità crescente lo travolsero. Giorgio venne senza toccarsi, il corpo scosso da spasmi violenti mentre il buco si contraeva forte intorno al cazzo di Luca. Schizzò sulla sabbia sotto di lui con fiotti potenti, gemendo disperatamente contro la mano che gli tappava la bocca.
Luca ringhiò di piacere e continuò a sfondarlo per qualche altro secondo, poi spinse fino in fondo e venne dentro di lui, riempiendogli il culo di sborra calda con lunghi, potenti fiotti.
Quando finì, rimase qualche istante dentro, ansimando. Poi si tirò fuori lentamente.
Con calma gli tolse la benda e sciolse le corde.
Giorgio, ancora tremante e con le gambe molli, guardò subito intorno con gli occhi spalancati.
Non c’era nessuno.
Solo gli alberi che si muovevano per il vento e il rumore del fiume.
Luca gli accarezzò la schiena sudata e gli disse con tono tranquillo, quasi dolce:
«Hai visto? Non c’era nessuno. L’ho fatto solo per farti divertire per bene.»
Poi sorrise e aggiunse:
«Stai tranquillo. Era solo un gioco.»
Giorgio rimase in silenzio, il respiro ancora accelerato, senza sapere più cosa fosse reale e cosa no.
