Dalla finestra del soggiorno
Sono Marco, ho 34 anni, e faccio l’ingegnere informatico. Non sono uno che si perde in chiacchiere o emozioni, sono più il tipo che analizza, che cerca di capire il perché delle cose. Ho un fisico normale, niente di che, né grasso né palestrato, solo nella media. Vivo con Giulia, mia moglie da sette anni. Lei ha 31 anni, un corpo scolpito, frutto di ore e ore passate con il suo personal trainer. Ha lunghi capelli castani che le cadono sulle spalle in onde morbide, un sorriso che illumina qualsiasi stanza, ma sotto quella luce c’è sempre stato un’ombra, un’insoddisfazione che non ho mai davvero capito. O forse non ho voluto capire.
Quel giorno ero tornato prima da un viaggio di lavoro a Milano. Un progetto finito in anticipo, un treno preso al volo. Non l’avevo avvertita, volevo farle una sorpresa. Ero stanco, ma contento di essere a casa. Parcheggio la macchina sotto il nostro condominio, prendo la valigia e salgo le scale. Arrivato alla porta, però, qualcosa mi ferma. Sento delle risate dall’interno, la voce di Giulia e quella di un uomo. Non è una novità che lei faccia allenamenti a casa, ma quel tono, quel modo di ridere, mi fa esitare. Invece di aprire la porta, mi sposto sul balcone attiguo al soggiorno. Da lì, attraverso la finestra, posso vedere senza essere visto. Mi nascondo dietro la tenda, il cuore che già batte forte, anche se ancora non so bene perché.
La vedo subito. Giulia è in leggings aderenti e top sportivo, i capelli legati in una coda alta. Sta ridendo, con una mano sul braccio di lui, il suo personal trainer. Un tipo alto, muscoloso, con una maglietta aderente che mette in mostra ogni linea del suo corpo. Non so il suo nome, non me ne è mai importato. Ma ora lo guardo e sento una fitta allo stomaco. Lei ride di nuovo, poi si avvicina al tappetino da yoga steso in mezzo al soggiorno. “Facciamo un po’ di stretching prima di iniziare,” dice, con un tono che sembra normale, ma che a me, da qui, suona diverso. Troppo confidenziale.
Cominciano gli esercizi, ma c’è qualcosa di sbagliato. Lei si piega in avanti, il sedere in alto, e lui le mette le mani sui fianchi per “correggerla”. La tocco non è professionale, è troppo lenta, troppo intima. E lei non si tira indietro. Sento il sangue pulsarmi nelle tempie, ma non riesco a muovermi. Sono inchiodato lì, dietro quella tenda. Poi, mentre si rialza, Giulia si toglie il top, restando con un reggiseno sportivo nero. “Fa troppo caldo qui dentro,” dice, con un sorrisetto. Lui annuisce, si passa una mano sul collo e si toglie anche la maglietta, mostrando un torace perfetto, lucido di sudore. Io stringo i pugni, ma non faccio nulla. Non so perché non faccio nulla.
La tensione mi stringe il petto, ma c’è anche qualcos’altro. Un calore che non voglio ammettere, che mi sale lungo le gambe. Odio quello che vedo, ma non riesco a distogliere lo sguardo. Giulia si piega di nuovo, e lui le sta dietro, troppo vicino. Le sue mani scivolano dai fianchi verso il basso, e lei non dice niente. Poi si gira, lo guarda negli occhi e gli sorride. Non c’è più nessun pretesto di allenamento. Si avvicinano, le loro labbra si sfiorano, e io sento un nodo in gola, ma anche un’erezione che mi tira i pantaloni. Sono confuso, arrabbiato, eccitato. Mi odio per questo, ma non smetto di guardare.
Il bacio diventa più intenso. Le mani di lui le scivolano sotto i leggings, glieli abbassano lentamente fino alle caviglie. Lei non porta niente sotto, e io vedo tutto: la pelle liscia, le curve che conosco a memoria, ma che ora sembrano diverse, come se appartenessero a un’altra. Lei si sfila il reggiseno, i seni pieni e sodi esposti, i capezzoli già duri. Lui si abbassa, le bacia il collo, scende sul petto, prende un capezzolo tra le labbra mentre lei geme piano, chiudendo gli occhi. Io stringo la tenda tra le dita, il respiro corto. Vorrei urlare, ma non lo faccio. Non posso.
Si sdraiano sul tappetino, lei sotto, lui sopra. Le sue mani esplorano ogni centimetro del suo corpo, scendendo tra le gambe. La vedo inarcarsi, aprire la bocca in un gemito che non sento bene da qui, ma che immagino. Lui le apre le cosce, si inginocchia tra di esse, e vedo le sue dita muoversi, entrare dentro di lei. Giulia ansima, si morde il labbro, gli mette una mano tra i capelli per spingerlo più in basso. Lui obbedisce, la sua testa scompare tra le sue gambe, e lei getta la testa indietro, le mani che stringono il bordo del tappetino. Io sento il cuore martellarmi nel petto, ma anche il mio corpo reagire in un modo che non capisco. Mi tocco sopra i pantaloni, senza pensarci, solo per alleviare quel dolore, quella pressione insostenibile.
Passano minuti che sembrano ore. Lei si contorce sotto di lui, i gemiti diventano più forti, anche attraverso il vetro li sento. Poi si rialza, lo spinge indietro e gli slaccia i pantaloni della tuta. Lui non porta boxer, e vedo il suo cazzo, duro, grosso, che lei prende in mano senza esitazione. Lo accarezza, lo guarda con un’espressione che non le ho mai visto, poi si china e lo prende in bocca. La scena mi colpisce come un pugno. La mia Giulia, la donna con cui divido il letto da anni, sta succhiando il cazzo di un altro, e lo fa con una foga che con me non ha mai avuto. Muove la testa avanti e indietro, le labbra strette intorno a lui, mentre lui le tiene i capelli e geme parole che non sento. Io mi sbottono i pantaloni, senza pensarci, la mano che scivola dentro. Sono fuori di me, ma non riesco a fermarmi.
Dopo un po’, lui la tira su, la bacia di nuovo, un bacio profondo, sporco. Le dice qualcosa, e lei ride, poi si gira, mettendosi a quattro zampe sul tappetino. La sua posizione è proprio di fronte alla finestra, i suoi occhi sembrano guardare nella mia direzione, anche se so che non può vedermi. Il suo sguardo mi trafigge, anche se non sa che sono qui. Lui le sta dietro, le afferra i fianchi, e la penetra con un colpo deciso. Lei urla, un suono acuto, selvaggio, che mi arriva dritto allo stomaco. Io mi tocco più forte, il cuore che mi scoppia, le lacrime che mi scendono lungo le guance senza che io riesca a controllarle. Sono furioso, distrutto, ma non smetto.
“Sì, così, scopami più forte,” dice lei, la voce roca, spezzata dal ritmo dei loro movimenti. Lui grugnisce, le dà uno schiaffo sul culo che la fa sobbalzare, ma lei ride, si spinge indietro contro di lui. “Ti piace, eh? Sei una troia,” le dice, e lei risponde con un gemito, “Sì, sono la tua troia, non smettere.” Le parole mi bruciano, ma mi eccitano ancora di più. Lui la gira di lato, una gamba sollevata, e continua a spingere, il suo cazzo che entra ed esce da lei, lucido, mentre il corpo di Giulia trema ad ogni colpo. I suoi seni ballano con ogni spinta, il sudore le scorre lungo la schiena, i capelli incollati al collo. Io vedo tutto, ogni dettaglio, l’odore del sesso che immagino, i rumori che mi arrivano attutiti ma chiari. Lei si tocca tra le gambe mentre lui la scopa, e i suoi gemiti diventano urla, sempre più forti.
“Cazzo, sto per venire,” dice lui, rallentando un attimo, ma lei lo spinge a continuare. “No, dentro, vieni dentro di me,” gli ordina, e lui obbedisce, riprendendo il ritmo. Io sono al limite, la mano che si muove frenetica, il respiro corto. Quando lei urla, un grido lungo e spezzato, so che sta venendo. Il suo corpo si tende, trema, mentre lui le affonda dentro con un ultimo colpo, grugnendo forte. Io vengo nello stesso momento, un’esplosione che mi fa quasi cedere le gambe, il seme che mi bagna la mano, i pantaloni. Sono un disastro, dentro e fuori. Le lacrime mi rigano il viso, ma il piacere è ancora lì, bruciante, insostenibile.
Resto fermo per qualche minuto, il respiro che torna piano alla normalità. Li vedo alzarsi, lei che ride, lui che si riveste. Non c’è imbarazzo, non c’è fretta. È tutto normale per loro. Io mi sistemo, mi pulisco come posso con un fazzoletto, e mi preparo. Aspetto che lui se ne vada, poi entro in casa come se nulla fosse. La porta si apre con il solito cigolio, e Giulia mi vede. “Marco! Sei già tornato?” dice, con un sorriso che sembra sincero. Viene verso di me, mi abbraccia, mi bacia sulle labbra. Sento l’odore di lui su di lei, un misto di sudore e qualcosa di più intimo, ma non dico nulla. Ricambio il bacio, il cuore che batte ancora forte, ma per motivi diversi ora.
“Sì, ho finito prima,” rispondo, la voce che cerco di tenere ferma. Lei mi guarda, solare come sempre, e non sospetta niente. Ma io so. E da quella sera, non riesco a smettere di controllare il suo telefono, di cercare tracce, messaggi, prove. Non le dico nulla, non ancora. Ma qualcosa dentro di me è cambiato, e non so se tornerà mai come prima.
